martedì 29 dicembre 2015

Dietro.

Trovo scritto in una recensione: "In età classica c'era la convinzione che dietro la realtà - un 'mondo dietro il mondo'? - vi fosse una trama segreta fatta di affinità e corrispondenze". Insisto a distinguere fra "concreto" e "visibile" in quella che veniva chiamata - l'imperfetto, seguendo certe interpretazioni, è tempo valido per il punto - doxa ed opinio plurimorum, la convinzione della maggioranza perlopiù anafalbeta. Sono cinque anni che insisto sulla differenza fra la compresenza di visibile ed invisibile, di mondo sacro e mondo profano (Eliade) nella stipulazione "selvaggia", in cui entrambi sono reali anche se uno non è solido, tangibile, percepibile; e quella "moderna" dove reale e concreto tendono a sovrapporsi. La mia interpretazione è che nell'antichità non vi era qualcosa dietro la realtà, ma dentro, ma fra la realtà.

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