martedì 22 dicembre 2015

Pensare.

"Notai, precettori, librai e giornalisti. Altro che philosophes". Su chi fece la Rivoluzione francese. Non ci vuol molto per comprendere un bonario disprezzo: disprezzo per l'immagine "falsa" di una rivoluzione guidata dai filosofi; ma anche (parbleu!) per i gazzettieri da parte di un giornalista contemporaneo. Un disprezzo magari simulato, che si addobba delle piume - nom de plume - della scarsa considerazione che circondava all'epoca "gente" insaccata alla meglio in abiti un tempo di qualità in cui capitava però di notar certe toppe, che pur striscia fuori. Osservando di passaggio che filosofi in certi periodi storici furono definiti pure gli scultori, e non per burla, quale categoria, ed a lungo anche i medecins (medico et philosofo nel Seicento italiano era più d'uno, venendo da lunga tradizione, e non l'escluderei nella Francia settecentesca), sarei propenso a continuare l'annotazioni indicando che, per esempio in Germania, Fichte ed Hegel (e non solo) vissero per un certo periodo - senza discutere se nell'agio o meno - facendo i precettori: quindi si poté essere precettori e philosophes. Notaio ed avvocato - gli studi di diritto - sono le professioni predilette dai genitori per figli che vogliono fare tutt'altro (artista, filosofo) da tempi immemorabili, e ci son stati tuttavia casi di notari poeti - tanto che uno di questi guadagnò antonomastico articolo e la maiuscola: il Notaro Giacomo da Lentini -. Per un libraio (che, agli esordi della stampa, era spesso anche uno stampatore) è stato a lungo difficile non leggere, ed eventualmente scrivere, attività che in linea teorica si esercitano pensando, a volte magari riflettendo su testi filosofici. Filosofi e romanzieri e poeti han fatto i giornalisti od in attesa di qualcuno che pubblicasse i loro libri nel cassetto o mentre scrivevano articoli per quotidiani etc. da più di duecento anni a questa parte. Nobili ribelli, ché d'essi m'ero scordato: assai di questi ribelli eran cadetti i quali, esclusi dal patrimonio di famiglia ma non dall'educazione liberale, riuscivano anch'essi a speculare, a guardar là in alto nel cielo - la specola - delle questioni non "meccaniche" e / o "mercantesche" del "vil denaro" e, per il tramite dell'esposizione al vento dell'opinione pubblica dei propri pensieri e - perché no? - dei rancori che, per differenti motivi, condividevano con gli appartenenti ad altre classi nei confronti dei privilegiati coi quali non potevano rapportarsi alla pari, contribuivano a diffondere certi orientamenti presenti nei philosophes, mentre si davano di che vivere. Quindi quegli stessi, se si adottano certe prospettive storiche, erano più di quanti noi siamo propensi a credere - d'altra parte, non dobbiamo pensare che i filosofi delle varie epoche fossero soltanto gli intestatari di capitoli dei manuali scolastici. Nel turbine dei presenti vi furono tanti filosofi pensatori e scrittori che oggi sono intrappolati in brevi cenni od addirittura esposti al ludibrio, ma che ebbero una loro influenza: quei cosiddetti "minori" - quando non minimi - i quali a volte (molte volte) vennero persino letti, assimilati e trasformati dai "grandi".

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