sabato 30 gennaio 2016

Solo.

Solo poeti e navigatori non è bene; ma neppure solo economisti ed ingegneri.

venerdì 29 gennaio 2016

Con occhi moderni.

Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero I lxxxvi, 1 - 4 (Venezia, Paolo Gherardo 1549): "Tu, ch'hai sembiante di guerrier gagliardo, / e mostri avere in ciò discorso assai, / di grazia dì: non mal fa Manilardo, / negando quel, che non dovea giammai?". La domanda retorica implica, per l'epoca, la successiva risposta di Sacripante (I lxxxvi, 5 - 8: "Certo sì" - rispos'egli - "Baleardo / ragione ha in questo, se sta come m'hai / racconto, e grand'error commette, e fallo, / negargli quel che car potria costallo"). Ma... ad oggi la risposta sarebbe, condizionatamente, no: se il rifiuto venisse opposto in accordo colla figlia, non vi sarebbe alcunché di sbagliato, poiché si tratta di libera scelta, e non d'obbligo. Certo, è pur vero che oggi la risposta giacerebbe tutta in potere della figlia, e quindi il rifiuto di Manilardo non avrebbe alcun peso. Eppure... Eppure, se leggiamo L'Italia liberata da' gotti, finita di stampare l'anno precedente, possiamo vedere che una cosa è la consuetudine, ed una cosa il diritto; infatti, tali sono le parole che l'autore Giangiorgio Trissino mette in bocca a Belisario, rispettando il precetto di drammatizzare, con l'autore che non si intromette: "Se ‘l matrimonio libero esser deve" (libro VI, verso 627) ispirato al diritto canonico. Così per altre consuetudini fatte passare per cose diverse; d'altronde, anche nel poema citato, la peripezia dell'ira del guerriero scita Corsamonte, e della disputa che ne segue fino alle armi, è fondata sul conflitto fra "accordo verbale" e "scelta personale" successiva al vincolo preso coll'accordo.

Di nuovo.

Tocca lottare contro l'idea non strisciante che "lettore" sia l'acquirente di libri. I libri si possono comprare e non leggere; ma soprattutto, da quando e fin quando esistono nonché esisteranno le biblioteche pubbliche, i libri si possono - e potranno - leggere senza acquisto, quindi esser lettore senza essere compratore di libri. Il problema nasce quando non si è compratori e quando non si è lettori, come spesso in Italia già prima di dover scegliere fra risparmiare per mangiare e risparmiare per comprar libri: quando tale fosse la scelta da fare, mi sento di accordare esattezza al parere di Nietzsche.

Aiòn.

Che, guarda caso, nasce il 6 Gennaio, nascita festeggiata presso il tempio di Core.

giovedì 28 gennaio 2016

La storia.

Volgarmente intesa, la storia è memoria. E già Aristotele nel De memoria connette la memoria al passato. Se l'interpretazione è storica, è interpretazione del passato. E poiché il passato è subitaneo, qualsiasi interpretazione è storica. Dunque, la distanza temporale ha il suo peso nell'interpretazione da secoli.

Dominare.

È differente da "gestire". La volontà, il desiderio perenne dell'uomo è di spiegare totalmente il mondo, il fenomeno - irriducibilmente plurale - allo scopo di dominarlo; ma pare possa solo (temporaneamente, ed a fatica) gestirlo.

L'eccesso.

Nell'uso di certi mezzi, induce un effetto in retorica definito sazietà.

mercoledì 27 gennaio 2016

Allusione.

Allusione di "arte" da parte di Francesco Bolognetti ne La cristiana vittoria marittima II xxxiv, 3 - 5: "Proprio adunque Satan quando l'Aurora / al mondo apporta la diurna luce, / con l'armi uscito del suo albergo fuora". Che Satana "sorga" al mondo sul far dell'aurora, quando appare la luce del giorno, non è un caso, se si considera per esempio che uno dei suoi nomi è Lucifero (latino Lucifer), che vale "portatore di luce", nome pure di Venere, pianeta visibile poco prima dell'alba.

E' proprio vero.

Che si sente la mancanza di qualcosa o qualcuno solo esperimentando la sua assenza: come per il latino e la filosofia quali materie pubblicamente insegnate. Certe proposte circolanti oggi in Italia non esisterebbero, se le materie del cui stato si discute avessero conservato ancora intatta la propria posizione curricolare. La "lotta" precedente(?) esprimeva comunque il naturale umano tendere alla semplificazione: e ciò espresso da chi sostiene la varietà quale necessaria. Il greco insegnato allo stesso livello per il quale si richiede la reintroduzione del latino, per esempio, non farebbe male. E la varietà delle lingue "vive", anche solo come possibilità di optare, di scegliere. Et cetera.

Disarmante.

C'è sempre qualcosa di sbagliato in una persona, agli occhi di qualcun altro.

martedì 26 gennaio 2016

Undici sillabe.

Metriche: "Or, or, vie più che mai, la cosa importa".

Deprecare.

Deprecare la falsità del politeismo antico in un'opera ambientata nell'antichità, e non sempre in forma drammatica, ma anche con interventi d'autore nel corpo del poema, è pratica che certi teorici della poetica, per quanto non apertamente, anni prima ed anche contemporaneamente, avrebbero trovato inopportuna.

lunedì 25 gennaio 2016

Fu abbastanza...

...per essere un dio, essere incomparabilmente più potente di qualsiasi essere umano ed immortale, non onnipotente (e si veda il tema aristotelico della perfezione relativa).

Riscrittura IX.

L'alte machie visìta, e pur rimira. L'idea archetipica del venerando bosco, indotta dal contesto che sta attorno a Tito Vespasiano, overo Gierusalemme disolata di Giovanbattista Lalli, II 76, 2: "L'alte machine visita, e rimira". Si veda infatti II 75, 5 - 6: "Eccelse piante atte a navigli imprende / ad atterrar d'antico bosco ombroso".

Reale (Elideismo VIII)

Sistemi filosofici in primo luogo costruiti per "agguantare l'intero reale". La teoria principale di chi scrive è che ogni disciplina possa fornire un approccio proprio ad un quadro generale del "mondo", ma nessuna possa - dalla prospettiva d'essa, può - "agguantare l'intero reale"; si aggiunga la consapevolezza che l'estensione, ramificazione, suddivisione in campi ulteriormente specialistici di ogni disciplina "generale" possa produrre nei suoi cultori l'erronea convinzione di avere la via a disposizione, lo strumento abbastanza maneggevole per ordinare, sistemare il mondo ed utile a mettere in fila tutti i concetti necessari a dominarlo. Un impulso del genere si manifesta particolarmente nelle religioni e nelle filosofie - nelle filosofie delle religioni, addirittura -: per esempio è stato particolarmente forte nell'interpretazione platonica del socratismo, nella Scolastica - tomistica e scotistica - e nel sistematismo germanico tra Sei e Novecento, in specie nel sistema hegeliano. Un tale equivoco, ancora più accentuato dal fatto che quella che noi chiamiamo "tradizione filosofica greca" è, nei suoi esemplari scritti conservati più compiutamente, invero una tradizione ben precisa, ossia quella platonico - spiritualista (il Socrate di Platone fu considerato l'unico Socrate credibile da Giovanni Reale: le opere di quasi tutti i discepoli di Socrate, è vero, sono andate perdute, ne rimangono frammenti di vario tipo; ma al di là del fatto che la qualità stilistica della prosa platonica ha favorito la conservazione della sua versione del socratismo, elementi fortissimi per dire che essa è certamente una versione vera del socratismo, a discapito per esempio di quella fornita da Senofonte - per non discutere di quanto scritto nel ciclo di In fondo, di socratismo si tratta - non ci sono). Possiamo dire che essa versione è quella che ha avuto successo, che i successivi sviluppi religiosi del bacino del Mediterraneo hanno favorito il suo affermarsi a danno della trasmissione delle altre; possiamo dire che la necessità di conservare all'agire dell'uomo determinate caratteristiche ha portato a preferire lo spiritualismo platonico a quello stoico; che la mancanza di una antropocentrica Provvidenza ha penalizzato l'epicureismo; che l'arcaicità dei fisici - anche in termini di "principi" - ha portato a scartarli; che la troppo "feroce" visione dei sofisti li ha condannati al silenzio. Non possiamo propriamente dire che la tradizione che descrive un cosmo provvidenzialmente retto da Uno sia la "tradizione filosofica greca". Consideriamo i vari tentativi di recupero del pensiero greco non platonista verificatisi nella storia: ossia, vi sono state emersioni di altre tradizioni filosofiche greche: in fondo l'elideismo è un ulteriore tentativo di uscire dalla gabbia neoplatonica e dell'aristotelismo metafisicista, valorizzando altre parti del pensiero dello Stagirita insieme con sofistica e scetticismo, per esempio. Inoltre: sarebbe un passo avanti l'ammissione da parte delle varie discipline - e delle loro filosofie, ossia della riflessione teorica che trova spazio al loro interno con intento cosmico - pur senza interrompere lo sforzo di descrivere il più credibilmente possibile - di non potere spiegare tutto, di non potere esaurire la molteplicità del reale; l'elideista ritiene che proprio la pretesa opposta dei vari sistemi di avere trovato tutte le risposte essenziali (o di poterle infallibilmente trovare in futuro), cioè una spiegazione relativamente breve e valida di numerosi concetti, non una esplicazione dettagliata, sia uno, se non il problema che porta al dogmatismo come modernamente inteso ed a tutto quanto di negativo ne consegue.

Giovanbattista.

Lalli descrive gli eroi del campo romano nel Tito Vespasiano I 11 - 2, quasi come Aldibaldo descrive i migliori del campo goto in L'Italia liberata da' gotti, libro VIII; ma il primo è l'autore, il secondo un personaggio: e qui si vede la differenza d'approccio.

venerdì 22 gennaio 2016

Riscrittura VIII.

La nostra gente ognor gente comparte. Certo meglio del verso originale di Ansaldo Cebà in Furio Camillo IV 58, 6: "La nostra gente gente ognor comparte", per quanto si tratti soltanto di spostare una parola.

La "peste" di Cebà.

Ansaldo Cebà, Furio Camillo IV 41, 7 - 8: "'Amico i' t'era pur' - colui seguìa - / e questi: 'Amica è più la vita mia'".

giovedì 21 gennaio 2016

Proposte filologiche XXXIX.

Bartolomeo Oriolo, I quattro canti di Ruggiero I xvi, 7: "verso Marfisa, a cui facevano guerra". Il verso è chiaramente ipermetro; proposta: "verso Marfisa, a cui face[v]ano guerra". Eliminare la preposizione a è, data la possibilità consueta di sinalefe, metricamente indifferente; non così espungere, come indicato sopra, la -v- di facevano, emendamento che economicamente ristabilisce la regolarità dell'endecasillabo piano.

Ottimismo (seicentesco) II.

Ascanio errante XXXI 72, 7 - 8: "Così, sperando ed operando bene, / doppo delle fatiche il gaudio viene". (Forse).

mercoledì 20 gennaio 2016

Proposte filologiche XXXVIII.

Ascanio errante XXVII 3, 1 - 5: "O cieco e vano amor di Citerea, / stolto è ben chi ti crede, e forsennato, / ché per la piaga incurabile e rea / ch'ai cuori fai, cavi ognun dell'usato: / non più seguite lui nella sua dea"; proposta: "O cieco e vano amor di Citerea, / stolto è ben chi ti crede, e forsennato, / ché per la piaga incurabile e rea / ch'ai cuori fai, cavi ognun dell'usato: / non più seguite lui né∙lla sua dea".

lunedì 18 gennaio 2016

Proposte filologiche XXXVII.

Ascanio errante XX 28, 7 - 8: "essa, ed il rege, e tutta la cittade, / se m'aiuton li Dii per lor bontà"; proposta: "essa, ed il rege, e tutta la cittade, / se m'aiuton li Dii per lor bonta".

Virtù.

O gran virtù de' gigantoni antiqui! / Era gigante, e combatteva errando / per quel che nella guerra aveva il torto, / ma liberò i prigioni, e fece andarli / a casa lor, senza sforzarli a nulla. Ascanio errante XVIII 38 - 40 in breve.

Il caffè della storia.

Della storia eurocentrica, visto che la prima uscita riguarda Pericle, e non Zoser od Ur - Nanshe. Ah, povera Ninive, che tutti piangono ma su cui poi quasi tutti sorvolano...

venerdì 15 gennaio 2016

Ascanio errante XVII 65, 6 - 8.

"Che quando è uno di travaglio fuori, / pensi d'entrarvi, perch'appo il sereno / l'aer tempesta, e si fa d'orror pieno".

Proposte filologiche XXXVI.

Ascanio errante XVII 45, 6: "Nuota il dalfino, e nuota, in no(n) vaneggio"; Proposta: "Nuota il dalfino, e nuota, i' nnon vaneggio".

De usitato defectu in epica.

L'autrice dell'Ascanio errante compie un errore, nel quindicesimo canto del poema, che non è così infrequente: usare il medesimo topos a distanza troppo breve. Già lo "scribacchino" - come lo definì la mia relatrice di tesi di laurea anni fa - Spalenza, nel suo Ruggino, ne fece uno assai simile, sempre circa lo stesso "luogo": egli inserì in due canti successivi del testo (per la struttura, manifestamente un cantare cavalleresco) due rassegne di truppe, rischiando - se non fossero stati i difetti da metrica approssimativa ed altro, abbastanza - di saziare il lettore. Nell'Ascanio, due rassegne di truppe nel medesimo canto, a distanza di diciannove ottave: la metrica certo è migliore... Trissino inscenò una rassegna particolare nel secondo libro de L'Italia liberata da' gotti, e la successiva si trova nel decimo. Gli altri due non impararono dal vicentino: in questo egli, che li aveva preceduti (Trissino 1547 - 48; Spalenza ante 1555; Tagliamochi 1640) avrebbe potuto per loro risultare buon esempio.

Proposte filologiche XXXV.

Ascanio errante XV 15, 3 - 4: "Conosco, e da lei effetti chiari vedo, / l'incliti tuoi pensieri alti e potenti". Proposta: "Conosco, e da l[e]i effetti chiari vedo / l'incliti tuoi pensieri alti e potenti". Infatti, ammesso l'uso di "lei" per 'essa', ci si aspetterebbe nei versi successivi una parola come "azione" o simili, che non troviamo; la costruzione risulta: "Conosco [...] gli incliti, alti e potenti tuoi pensieri, e da (lei) effetti vedo in modo chiaro": tutto il contesto ci spinge ad una interpretazione: 'Conosco, comprendo i tuoi pensieri tesi a guadagnarti fama, degni di (un uomo) potente [che vuol far comprendere la sua potenza], e lo vedo chiaramente nei fatti'; perciò, il testo va corretto e, secondo un principio d'economia d'intervento, è decisamente più sensato cassare la -e- in "lei" e leggere 'e lo vedo chiaramente [l'uso dell'aggettivo in senso avverbiale è diffuso] dalle azioni [da li effetti= dagli effetti 'dal risultato pratico': per esempio dagli armati, promessi precedentemente, che sono appena sfilati nella rassegna, assegnati dal re ai suoi generali per aiutare in guerra Ascanio, e dagli uomini posti sotto il comando dei troiani dal re stesso]: dunque, la parola che ci si aspetterebbe se si conservasse "lei" nella lezione del verso 3, se si legge "li", risulta essere in realtà "effetti", dando un testo più che sensato in luogo di una ricerca che potrebbe addirittura portare a pesanti interventi di tagli ed aggiunte completamente immotivati di fronte a quanto proposto.

giovedì 14 gennaio 2016

Possibile.

Ascanio errante XI: 62, 3 - 4 "discontento / si stava il vecchio re con meste ciglia"; id., 8: "ch'increspò verso me il turbato ciglio"; 63 5 - 8, 64, 1 - 5: "ond'ei con cenno di vindice mani / legar mi fece come rio ladrone; / e, senz'altro processo, io fusse uccisa / diede commission chiara e precisa. // Senza considerar che meglio fora / aver contezza del suo caro figlio, / per poter trarlo di periglio fuora. / Fero, privo di senno, e di consiglio, / die' tal sentenza". Si confronti la notazione di Brunetto Latini su coloro che non sanno controllare la propria ira, in Tesoretto 2673 - 82: "Perciò, amico, penza / se 'n tanta malvoglienza / ver' Cristo ti crucciasti, / o se Lo biastimiasti, / o se battesti padre / od afendesti a madre / o cherico sagrato / o segnore o parlato: / cui l'ira dà di piglio, / perde  senno e consiglio", in specie gli ultimi tre versi.

Ottimismo (seicentesco) I.

Ascanio errante X 85: "Consolati" - diss'egli - "o bella dea, / ché vivo spero lo ritroveremo: / prendi conforto, ché non sempre rea / la sorte aviamo; anzi quand'all'estremo / par che sommerso alcuno perir dea, / allor la ruota sale, ed al supremo / dall'imo tira chi in miserie e 'n fondo / credi: così Fortuna guida il mondo".

Disciplina.

Ogni disciplina manifesta prima o poi in qualche suo praticante l'aspirazione ad essere onnicomprensiva, ad essere la Via per la soluzione di qualsiasi problema, o singolarmente, o per divisione in branche specializzate.

martedì 12 gennaio 2016

Ascanio errante VIII 78, 7 - 8.

"Se le conosci non hai del virile, / poiché vedo le sprezzi, e tieni a vile". Ma esistono differenti richieste anche entro una lata norma: ciò che ad un piace, ad altro no. V'era a chi piaceva qual pittor Michelangelo, e chi preferiva Leonardo, e chi anteponeva ad entrambi Raffaello. Come disse qualcuno, che pur ammira Dante a livelli pressoché divini: "In una verità Dante ha sbagliato".

lunedì 11 gennaio 2016

Essere.

Essere da anni d'accordo con Stefano Carrai circa il rapporto fra Tesoretto di Brunetto Latini e Commedia di Dante Alighieri non mi genera certo fastidio. Contrariamente a recensori, le "accidentali" vicinanze sintagmatiche fra versi del Tesoretto e della Commedia sono per me fondamentali. Il memorabile parte dai sensi e viene rielaborato dalla mente, che sia grezzo o già elaborato, organizzato. Ed il "ritorno" di Jacopo di Dante ai couplets di settenari a parer mio può ben indicare una persistenza anche brunettiana.

venerdì 8 gennaio 2016

Riscritture (IV).

Dopo il Camerino sorpreso a riscrivere nel suo Quinto libro dell'Inamoramento de Orlando il duello tra Ferraguto e l'Argalia, ecco che nell'Ascanio errante l'autrice riscrive niente di meno che l'episodio odissiaco dell'accecamento di Polifemo. Ascanio errante IV 16 - 17.

Polemica.

L'inutile polemica odierna sulla dannosa - per i quotidiani - richiesta della competenza in francese per gli aspiranti ad un impiego pubblico in Val d'Aosta: a) conferma quanto scrissi tempo fa, cioè che gli stati democratici odierni - Italia compresa - formalmente tutelano le minoranze linguistiche storiche comprese all'interno dei propri confini (sarebbe utile perciò estendere tali tutele formali direi almeno allo "albanese", e - perché no? - al sardo, tendenzialmente nella variante logudurese, nella Repubblica Italiana),ma nei fatti non sembrano opporsi più di tanto all'inerzia omologativa che concretamente tende a cancellare le isole alloglotte. b) per ciò stesso, il bilinguismo non è forte dove potrebbe e teoricamente dovrebbe essere. c) le isole alloglotte non sono sfruttate come via al plurilinguismo dei parlanti nativi (per così dire) italiani etc. La francofonia - ormai minoritaria - della Val d'Aosta quindi non dovrebbe essere affatto vista come un problema, il bilinguismo italo - francese andrebbe consolidato, come quello italo - tedesco ed italo - ladino, anche in vista (nei primi due casi almeno; ma teoricamente non solo) della tanto amata dal centro burocratico del paese revisione al ribasso della spesa e dimensione europea dell'Italia. Dal punto di vista teorico si potrebbe approdare quantomeno ad un europeo trilinguismo degli italiani senza uscire dai confini. Capisco che la cosa, a strutture che "vedono" solo l'inglese, non interessi affatto.

Tema regredito.

1) Sia Psyché che Anima valgono "respiro"; 2) Animale è tutto ciò che è vivo, dalle piante agli dei - uno o più -; 3) siamo presto tornati all'anima come caratteristica esclusivamente umana. Ricominciare.

giovedì 7 gennaio 2016

Anatolia XVI.

Non è da otto anni che le amministrazioni statunitensi perseguono l'obiettivo geopolitico di una Persia / Iran abbastanza forte da mantenere in guardia gli "alleati" sunniti e contemporaneamente impedire che uno di essi divenga "troppo" importante. Come per la Francia repubblicana e quella imperiale rispetto all'Italia, gli Stati Uniti non possono essere nemici all'estremo dell'Iran, ed il loro atteggiamento cambia relativamente, che a Washington ci siano repubblicani o democratici; o che a Teheran ci siano scià od ayatollah.

martedì 5 gennaio 2016

Ancor valido.

L'Italia liberata da' gotti XIII, 730 - 33: "ch'andasse a por quelli edifici in terra, / con tutte l'altre belle cose antique, / che ritrovar potesse in quei contorni: / opra maligna veramente, e cruda".