venerdì 29 gennaio 2016

Con occhi moderni.

Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero I lxxxvi, 1 - 4 (Venezia, Paolo Gherardo 1549): "Tu, ch'hai sembiante di guerrier gagliardo, / e mostri avere in ciò discorso assai, / di grazia dì: non mal fa Manilardo, / negando quel, che non dovea giammai?". La domanda retorica implica, per l'epoca, la successiva risposta di Sacripante (I lxxxvi, 5 - 8: "Certo sì" - rispos'egli - "Baleardo / ragione ha in questo, se sta come m'hai / racconto, e grand'error commette, e fallo, / negargli quel che car potria costallo"). Ma... ad oggi la risposta sarebbe, condizionatamente, no: se il rifiuto venisse opposto in accordo colla figlia, non vi sarebbe alcunché di sbagliato, poiché si tratta di libera scelta, e non d'obbligo. Certo, è pur vero che oggi la risposta giacerebbe tutta in potere della figlia, e quindi il rifiuto di Manilardo non avrebbe alcun peso. Eppure... Eppure, se leggiamo L'Italia liberata da' gotti, finita di stampare l'anno precedente, possiamo vedere che una cosa è la consuetudine, ed una cosa il diritto; infatti, tali sono le parole che l'autore Giangiorgio Trissino mette in bocca a Belisario, rispettando il precetto di drammatizzare, con l'autore che non si intromette: "Se ‘l matrimonio libero esser deve" (libro VI, verso 627) ispirato al diritto canonico. Così per altre consuetudini fatte passare per cose diverse; d'altronde, anche nel poema citato, la peripezia dell'ira del guerriero scita Corsamonte, e della disputa che ne segue fino alle armi, è fondata sul conflitto fra "accordo verbale" e "scelta personale" successiva al vincolo preso coll'accordo.

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