lunedì 25 gennaio 2016

Reale (Elideismo VIII)

Sistemi filosofici in primo luogo costruiti per "agguantare l'intero reale". La teoria principale di chi scrive è che ogni disciplina possa fornire un approccio proprio ad un quadro generale del "mondo", ma nessuna possa - dalla prospettiva d'essa, può - "agguantare l'intero reale"; si aggiunga la consapevolezza che l'estensione, ramificazione, suddivisione in campi ulteriormente specialistici di ogni disciplina "generale" possa produrre nei suoi cultori l'erronea convinzione di avere la via a disposizione, lo strumento abbastanza maneggevole per ordinare, sistemare il mondo ed utile a mettere in fila tutti i concetti necessari a dominarlo. Un impulso del genere si manifesta particolarmente nelle religioni e nelle filosofie - nelle filosofie delle religioni, addirittura -: per esempio è stato particolarmente forte nell'interpretazione platonica del socratismo, nella Scolastica - tomistica e scotistica - e nel sistematismo germanico tra Sei e Novecento, in specie nel sistema hegeliano. Un tale equivoco, ancora più accentuato dal fatto che quella che noi chiamiamo "tradizione filosofica greca" è, nei suoi esemplari scritti conservati più compiutamente, invero una tradizione ben precisa, ossia quella platonico - spiritualista (il Socrate di Platone fu considerato l'unico Socrate credibile da Giovanni Reale: le opere di quasi tutti i discepoli di Socrate, è vero, sono andate perdute, ne rimangono frammenti di vario tipo; ma al di là del fatto che la qualità stilistica della prosa platonica ha favorito la conservazione della sua versione del socratismo, elementi fortissimi per dire che essa è certamente una versione vera del socratismo, a discapito per esempio di quella fornita da Senofonte - per non discutere di quanto scritto nel ciclo di In fondo, di socratismo si tratta - non ci sono). Possiamo dire che essa versione è quella che ha avuto successo, che i successivi sviluppi religiosi del bacino del Mediterraneo hanno favorito il suo affermarsi a danno della trasmissione delle altre; possiamo dire che la necessità di conservare all'agire dell'uomo determinate caratteristiche ha portato a preferire lo spiritualismo platonico a quello stoico; che la mancanza di una antropocentrica Provvidenza ha penalizzato l'epicureismo; che l'arcaicità dei fisici - anche in termini di "principi" - ha portato a scartarli; che la troppo "feroce" visione dei sofisti li ha condannati al silenzio. Non possiamo propriamente dire che la tradizione che descrive un cosmo provvidenzialmente retto da Uno sia la "tradizione filosofica greca". Consideriamo i vari tentativi di recupero del pensiero greco non platonista verificatisi nella storia: ossia, vi sono state emersioni di altre tradizioni filosofiche greche: in fondo l'elideismo è un ulteriore tentativo di uscire dalla gabbia neoplatonica e dell'aristotelismo metafisicista, valorizzando altre parti del pensiero dello Stagirita insieme con sofistica e scetticismo, per esempio. Inoltre: sarebbe un passo avanti l'ammissione da parte delle varie discipline - e delle loro filosofie, ossia della riflessione teorica che trova spazio al loro interno con intento cosmico - pur senza interrompere lo sforzo di descrivere il più credibilmente possibile - di non potere spiegare tutto, di non potere esaurire la molteplicità del reale; l'elideista ritiene che proprio la pretesa opposta dei vari sistemi di avere trovato tutte le risposte essenziali (o di poterle infallibilmente trovare in futuro), cioè una spiegazione relativamente breve e valida di numerosi concetti, non una esplicazione dettagliata, sia uno, se non il problema che porta al dogmatismo come modernamente inteso ed a tutto quanto di negativo ne consegue.

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