lunedì 29 febbraio 2016

Ciò che elideisticamente dispiace.

Una disciplina vista come una scatola che contiene uno strumento per un unico uso.

Idee.

Secondo una certa idea di democrazia, quella che tutela unicamente i "diritti" della maggioranza, che il Chaos ci salvi dall'unione politica dell'attuale Unione Europea, altrimenti anche i novantenni saranno obbligati a studiare la lingua della maggioranza linguistica madrelingua dell'Unione, ed a parlare solo quella...

domenica 28 febbraio 2016

Intreccio.

Cercando le differenze si trovano somiglianze più a monte. È un inestricabile intreccio. Cercando le somiglianze si trovano le differenze. Si veda la sintesi precedente.

sabato 27 febbraio 2016

Le parole.

Sembrerebbe che il fatto sia che Juncker abbia detto - problema del sovrapporsi alle parole della traduzione simultanea - che c'è una austerità sciocca, e non che l'austerità è sciocca. Così può sottintendere - nonostante certe interpretazioni di comodo - che esista una austerità non sciocca.

Il problema delle medie.

A parte che aumentare il tasso di crescita economica di un paese al doppio di quella presente impresa non è troppo facile, bisognerà pur notare un principio circa le medie matematiche: se la media viene raggiunta dagli elementi "bassi", il ricalcolo porterà ad un innalzamento della media, quindi ad un nuovo inizio delle Lamentazioni circa la crescita inferiore alla media etc.

venerdì 26 febbraio 2016

Si.

Si le chiffres economiques sont bonnes, mais les personnes n'ont pas d'argent en la poche...

giovedì 25 febbraio 2016

Semplicismo.

Checché se ne dica per mancanza di elementi atti ad una ricostruzione bastevolmente dettagliata o per impulso semplificatorio, ritengo che nessun fenomeno culturale sia mai totalmente superato. Si possono sostituire certi elementi; parte del passato sistema può "decadere" a livello non conscio; ma non viene mai totalmente superato. Gilson in "La philosophie au Moyen Age", indica alcune continuità, come ho già scritto, e ne tralascia altre, sbagliando - o forse dimenticando -.

martedì 23 febbraio 2016

lunedì 22 febbraio 2016

Bipartizione.

Ciò che è "creato" dall'uomo lo è con un senso. A ciò che è "esterno" all'uomo, egli assegna un senso.

Conferma (U.E. II).

Certi attacchi a cadavere ancora caldo sembrano confermare che presto Umberto Eco nella cultura italiana farà la fine di Benedetto Croce. Troppo ingombrante, pur se in maniera differente da Croce.

domenica 21 febbraio 2016

Invenzione.

L'anima non è stata "inventata" - nel senso di creata - dal Cristianesimo, neppure in Europa; l'anima è stata "inventata" da moltissime religioni, ben prima del Cristianesimo, prima dell'ebraismo. Eurocentrismo cieco.

sabato 20 febbraio 2016

U.E.

Umberto Eco ridotto a Il nome della rosa e, se va bene, al Trattato di semiotica generale; e non parliamo della figura indegna fatta dall'Unione Europea in recentissime trattative: per quanto l'atteggiamento si possa spiegare in varî modi.

venerdì 19 febbraio 2016

Punto.

Le innovazioni linguistiche non compaiono nel "territorio" di una lingua contemporaneamente; così per gli esseri umani.

Principio.

Essere convinti della superiorità di uno sviluppo della civiltà in linea di principio non autorizza a non riconoscerne le radici in una fase precedente. E riconoscimento significa diritto alla conservazione. Dovere della conservazione.

giovedì 18 febbraio 2016

Anatolia XVII.

Alle volte l'incrocio fra indagini criminali e geopolitica permette di prevedere i risultati delle prime pressoché dal loro inizio.

lunedì 15 febbraio 2016

Divisione delle parole.

Una delle basi della filologia. Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero XL xxvii, 1 - 2: "Perché d'intorno ventimila, e forse / più, d'albergar non gli eran tetti e case". Pare ovvio dividere diversamente la parola in terza sede del verso 1, che altrimenti farebbe pensare al numerale ventimila, e non essendo possibile che Pescatore intenda che attorno al castello da cui Astolfo sta uscendo non ci siano 'più di ventimila abitazioni': altrimenti il cavaliere che Astolfo incontra avrebbe dovuto condurre una lunghissima ricerca e sarebbe stato estremamente fortunato ad incontrare chi gli aveva sottratto l'armatura. Dunque, ha senso dividere: "Perché d'intorno venti mila, e forse / più, d'albergar non gli eran tetti e case"; ossia, che non c'erano case nel raggio di venti miglia dal luogo dove si erano scontrati, salvo il castello in cui Astolfo aveva trascorso la notte, sicché il cavaliere arrogante era giunto al luogo colla certezza di potersi vendicare. Perciò "mila" deve intendersi 'miglia', misura di distanza.

Oltrecanone.

Ogni opera è oltre il canone: consciamente, o per errore, anche quando l'autore voglia rispettare in tutto un canone supposto condiviso dalla totalità.

giovedì 11 febbraio 2016

Proposte filologiche XLIII.

Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero XXXVII x, 8: "con una lettera di cotal sentenza". Proposta: "con una lett[e]ra di cotal sentenza. L'eliminazione della e atona, dando la forma lettra, ammessa stilisticamente all'epoca, sana l'ipermetria del testo trasmesso.

Circolo storico.

Nam barbarae nationes - scilicet exterae, ac cuius gentes non lingua patriae loquuntur -, odio diuturnae servitus, ac delendi nominis dominantis et divitis rei publicae cupiditate, in eam tamquam certam praedam confluunt, ex quo tantae calamitates consequuntur, ut cives suis domibus pellant, immanes gentes in genus infundant, et civitates evertant, et fortunatissima quondam res publica dilabantur.

Sulla costanza del carattere del personaggio.

Nonostante molti pareri moderni, e nonostante le parole - per far cenno di uno - del buon Giraldi Cintio, leggo in Il Belisario XV vii, 1 - 2: "Volge la rota sua la cieca dea / instabilmente stabile, e costante"; Ora, per quanto Angelita Scaramuccia sia conosciuto in veste di critico di Poetica ancor meno che come poeta (verseggiatore, direbbero alcuni, ma non riferendosi alla definizione di Roman Jakobson); e sebbene l'esposizione "drammatica" di questo concetto sia riferita alla Fortuna, un personaggio per il quale la figurazione è topica e, si potrebbe pensare, la meno adatta ad una generalizzazione circa il "costume"; tuttavia, se si parla del supposto rigido monolite che sarebbe l'interpretazione di Aristotele nel Cinque / Seicento, direi che questi due versi raffigurano perfettamente l'interpretazione trissiniana circa il fatto che la costanza del carattere riguardi anche la necessità di mantenere nella caratterizzazione costante anche l'incostanza di carattere di un personaggio. Dunque, per parafrasare un titolo di Averroé e rigettarlo in certo qual modo in questo contesto (e Averroé, il suo commento alla Poetica di Aristotele, è importante nei secoli XVI e XVII dell'era cristiana), non l'incostanza dell'incostanza, ma la costanza dell'incostanza, o nell'incostanza. La strada di Trissino è anche quella di, a leggere il testo critico della Poetica, Aristotele stesso, per quanto Giraldi abbia notato delle incongruenze nell'Etica nicomachea: incongruenze cui poi non seppe in proprio sottrarsi allorché espose la teoria del costume in poetica.

mercoledì 10 febbraio 2016

Difetto stilistico.

Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero XXXII lvi, 7 - 8 / lvii, 1 - 3: "si sente il cuore in gioia, in allegrezza / cangiato, dianzi pien d'ogni tristezza. // E vinto da improvisa tal dolcezza, / le labbra apena per parlar può aprire, / da gli occhi, da la somma alta allegrezza...". Già usare il medesimo finale di parola (rima) in due ottave consecutive non è prova di ricchezza verbale a disposizione; se poi si incorre nella rima identica (lvi, 7 / lvii, 3) a meno di forti ragioni di focalizzazione sul particolare, il difetto viene esaltato, pur ricordando le osservazioni di Lausberg.

Quasi certo.

Chi si professa a qualcuno inferiore, di rado è ricercato da colui il quale egli riconosce come superiore a sé.

Contrariamente...

...a quanto credono alcuni, preponenti la propria facilità di spostamento alle necessità del ciclo dell'acqua in clima temperato - e non solo - è bene che piova quando la stagione è quella in cui piove da circa qualche migliaio di anni. Una assenza di pioggia e neve prolungata nei luoghi e nei tempi deputati (e qui il puto è utile) si convertirebbe non in un bene, quanto piuttosto in una impossibilità di movimento che sarebbe sgradita anche a chi ritiene il "maltempo" qualcosa di dannoso da mettere al bando.

martedì 9 febbraio 2016

Fermi al Settecento.

"L'autore ci introduce nel complicato labirinto dei vizi e delle virtù sia pubbliche che private di un popolo, il nostro [quello italiano]che stenta a riconoscersi nei luoghi comuni che lo etichettano, ma che poi fatica a esprimere tutte le potenzialità di un carattere definito". Così una "quarta di copertina". Primo: la potenza (=dynamis) non è l'atto (=energeia), e certe cose a volte rimangono irrisolte. Secondo: il "genio" di un popolo è una categoria di comodo in auge soprattutto nel Settecento, l'assurgere di una statistica - forse - ad una verità, quando si tratta piuttosto di qualcosa di simile ad un sintomo, di una coincidenza: esiste il carattere definito di un popolo? Ne dubito fortemente. Ed il popolo poi, n'abbisogna? Il carattere tende ad essere positivo quando applicato al proprio popolo, e negativo quando agli altri, ossia ha la tendenza a divenire un pregiudizio di parte, quando la formazione è differente per ciascun individuo. Sarebbe forse il caso, in specifico, di superare il Settecento.

Costruire.

Costruire l'individualismo sociale, cioè un modello sociale che sappia assecondare e valorizzare le inclinazioni del singolo.

lunedì 8 febbraio 2016

Ciascuna....

...lingua madre è un mare così ampio di parole, sintagmi, ed espressioni, che è una necessità del parlante studiarla, pur se la speranza di dominarla del tutto è completamente vana.

E lo riconduce...(Elideismo IX).

Antonio Ceruti La Seconda Spagna e L'Acquisto di Ponente ai tempi di Carlo Magno, Bologna, presso Gaetano Romagnoli 1871,pagina VI - VII: "Il filologo e il linguista rinvenendo idiomi smarriti, scopre il pensiero di popoli che non sono più, e lo riconduce al fondo comune dello spirito umano"; e contemporaneamente restituisce per quanto possibile la ricchezza delle forme, e le sfumature particolari di ogni individuale pensiero umano, continuo ad insistere io. E' nell'individualità dell'interpretazione del singolo, nell'irripetibilità di essa, nella singolarità anche del più ritrito "epigonismo" che si manifesta nella creazione di un'opera, il luogo ov'è il fondo dell'irrinunciabilità, dell'indispensabilità d'ogni particolare uomo.

Proposte filologiche XLII.

Giovanbattista Pescatore La morte di Ruggiero XXI xxi, 8: "stero, i denar lugrando insieme coi panni". Proposta: "stero, i denar lugrando insiem[e] coi panni".

venerdì 5 febbraio 2016

Proposte filologiche XLI (d'un possibile equivoco).

Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero XIX xlix, 1 - 2: "Ora ch'ha il libro, ora ch'a il corno volle / di tanta ingiuria vendicarsi appieno". proposta: "Ora ch'ha il libro, ora ch'ha il corno, volle". E' necessario integrare h davanti ad a nel secondo emistichio del verso 1, non potendo dar senso la preposizione a nel contesto. Si potrebbe pure, conservando nella trascrizione un uso frequente all'epoca in cui fu composto il testo, scrivere: "Ora ch'ha il libro, ora ch'à (à terza persona singolare del presente indicativo del verbo avere) il corno, volle". La scrittura "volle" del verbo in explicit del verso uno è, in un contesto linguistico d'esecuzione di tarda koiné padana, ammissibile quale uso grafico settentrionale per "vole" ossia "vuole", con ipercorrettistica pronuncia intensa della liquida sonora. Non si legge "volle" come terza persona singolare del perfetto del verbo "volere". Si inserisce virgola dopo "corno", interpretando: "Ora che ha il libro, ora che ha il corno, vuole vendicarsi totalmente di una così grave ingiuria".

giovedì 4 febbraio 2016

Riscrittura X.

Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero XIII lvii, 2 - 3: "Non sol fra noi, ma ancora fra li dei, / tanto divini, quanto imi e infernali". Qualcuno potrebbe proporre di riscrivere il verso 3: "tanto celesti, quanto imi e infernali".

Citazione IX.

Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero 1549, XIII xlii, 7 - 8: "Oltre era d'una fosca guardatura, / che ch'il mirava, al cuor mettea paura". Poco più su (stessa ottava, versi 1 - 2) afferma d'aver già detto perché Angelica odiava Ferraù: certo non si può dire non sia vero; ma si dovrebbe pensare, dopo una simile affermazione, che presupponesse nessuno leggesse più, all'epoca della pubblicazione della sua opera, L'inamoramento de Orlando di Matteo Maria Boiardo: celebre è infatti la descrizione che il poeta di Scandiano fa di Ferraù a L'inamoramento de Orlando I ii 10. Ciò sarebbe falso: gli studi che ho condotto negli ultimi quindici anni dimostrano come il poema di Boiardo fosse ancora letto - e non solo - alla metà del sedicesimo secolo.

Proposte filologiche XL.

Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero XIII xxxvii, 7: "dar non doveresti, né sforzar alcuno"; proposta: "dar non dov[e]resti, né sforzar alcuno". Il verbo del primo emistichio sarebbe certo ammissibile nella lingua dell'epoca; ma la prima forma del verso è chiaramente ipermetra, e cassare la -e- protonica come ci si permette di proporre risulta indubbiamente l'intervento più economico.

mercoledì 3 febbraio 2016

Citazione VIII.

Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero XI xviii, 3 - 4: "Ignudo di pietate; e sempre ha seco / pianti, doglie, sospir, tormenti e pene".

martedì 2 febbraio 2016

L'intelligenza.

"L'intelligenza è soluzione di problemi, superamento di difficoltà", dissero un tempo.

Lettura odierna.

Non si può più chiedere al lettore: a) di interrompere un pensiero in linea retta; b) di muovere la testa dall'alto al basso - e viceversa - durante la lettura. Meglio evolversi verso righe di sessantamila battute, quindi.

lunedì 1 febbraio 2016

Come nascono i nuovi romanzi.

A volte. Per esempio quelli in ottave. Giovanbattista Pescatore, La morte di Ruggiero VI lxxxi, 1 - 8: "Come qui capitasser le dongelle / Turpin non lo dicendo, anch'io nol dico. / Penso da vari casi, o da procelle / spinte sul lido tenebroso e ostìco, / venisser ne le man de le sue felle / genti, come fe' Angelica in l'aprico / bosco, o pur come Doralice ad arte / del vecchio ch'abitava in quella parte". "Turpin" è i vari autori di poemi del "ciclo", e la dichiarazione dei primi due versi dell'ottava, dire che Turpino non indica come le donne sono arrivate nel castello, è protesta di trovato originale. Un autore diverso, che avesse ritenuto interessante questo episodio, avrebbe potuto congegnare un poema in cui si spiegassero i precedenti, come tutte queste donzelle fossero giunte nel castello.

Che si sia.

"E fa de' servi suoi come a lui piace: / se guerra, guerra; s'ancor pace, pace". L'episodio de La morte di Ruggiero da cui i versi sono tratti vale come testimonianza della fortuna della novella decameroniana su Nastagio degli Onesti.