giovedì 31 marzo 2016

Infiltrazione e tempi giusti.

Panfilo de' Renaldini, Innamoramento di Ruggeretto XXIV lxxiii, 6 - 8: "E io dal mio saper chiaro comprendo, / dannosa guerra più non v'è nei siti / di quella che si fa per fuorusciti". E per infiltrati: anche perché i fuorusciti si possono infiltrare in anticipo per preparare il terreno, o forniscono indicazioni autoptiche durante lo svolgimento della campagna, posto che gli infiltrati non sono necessariamente fuorusciti. XXIV lxxv, 8: "e 'l troppo ritardar delle persone". Come accadde in Russia nei primi dell'Ottocento ad un corso, ed ad altri poco dopo l'anno quarantesimo del Novecento.

RVF LXXXIV.

9 - 11: "Non son, come a voi par, le ragion pari: / ché pur voi foste ne la prima vista / del vostro e del suo mal cotanto avari".

De.

A Panfilo de Renaldinibus ad Franciscum Mariam Plavem.

Spirto gentil...

Riscrittura amplificata di Petrarca da parte di Panfilo de' Renaldini in Innamoramento di Ruggeretto XXIV i, 1 - 2: "Alma cortese, affabile, e gentile, / che degnamente quelle membra reggi".

Il discorso...

...d'Abraino sulla milizia in Innamoramento di Ruggeretto XXIII è sensato; solo scorda che milizia mercenaria e sacco non sono tali per cui senza l'una manchi anche l'altra.

E dopo...

..."Rodomonte all'inferno", "Andrea Doria all'inferno". Panfilo de' Renaldini, Innamoramento di Ruggeretto XXIII xxix - xxx: "Dicesi, ch'egli è stato a l'onde stigie, / e ha fugato il gran vecchio Caronte, / e a le triste ombre mostrà l'effigie / scoprendo la superba e oscura fronte. / E qual'è quel di noi che sue vestigie / in parte segua, e 'l suo valor raffronte? / Lingua qua giù non è che dir il possa, / quant'è l'ardir, l'ingegno, forza e possa. // Dicesi ancor, ch'egli è così potente, / che 'l par giamai non si trovò ab eterno, / e che non pur di lui trema Oriente, / ma tutto il mondo, per Macon superno; / e che gli è stato con l'armata, e gente, / dov'è propio Sathan dentro l'Inferno, / e d'indi ritornato a la secura, / senza di loro aver scontro, o paura".

Principio base?

Ciò che semplifica un'azione od una sequenza di azioni ne complica un'altra.

mercoledì 30 marzo 2016

Illusioni (?) cinquecentesche.

Panfilo de' Renaldini, Innamoramento di Ruggeretto XXII xxix, 7 - xxxii, 7: "Che sol d'Italia, fermo e principale / fondamento, e di sue forze reale. // Sede d'ogni superbo e grave impero, / e de l'altezze tutte ancor del mondo, / perché di lei chi tiene il scettro vero, / convien per forza aver di tutto il mondo / la monarchia e reggimento intero, / per esser la fortezza e fior del mondo, / come già fecer tanti imperadori / romani, e in fine di qua giù signori. // Ch'in quella sta riposto pienamente / tutto ciò che bramar un signor possa / per essaltarsi, e porsi arditamente / in una monarchia di tanta possa. / Tal che, se un capitan saggio e valente / fusse signor pacifico (rimossa / ogni ostinata sua ferma sciocchezza), / forza non le varrebbe a sua grandezza. / Né la tua gravità, né tutto il resto / de' cristiani vi saria possente / di far un tanto impero afflitto e mesto, / né di mirarlo pur con aspra mente. / E le ragion particular di questo / più volte son fra noi state altamente / discorse, onde redir più non accade". Tre secoli circa dopo, l'Italia ha raggiunto l'unità; ma, o non si son visti capitani validi, o l'Italia non era già più quella d'un tempo ed era stata vagheggiata risorgere per secoli. Almeno, così sembra.

Proposte filologiche XLVII.

Panfilo de' Renaldini Innamoramento di Ruggeretto XX lxxxi, 2 - 3: "ché la superba si converse in drago, / e la testa del superba al busto unita, / formosse in donna". Evidente risulta la lezione erronea del verso 2: "superba" ha sostituito il même "drago" adatto al contesto; si correggerà quindi: "ché la superba si converse in drago, / e la testa del drago al busto unita, / formosse in donna".

Madri surrogate.

In certi luoghi, ad oggi lo sono ancora più nella considerazione dei genitori le insegnanti; ma per certi aspetti della formazione del bambino e dell'adolescente, l'insegnante dovrebbe ricoprire un ruolo di supporto ai genitori, non il contrario.

Napoli.

E' una città nuova; è quasi greca; è epicurea; è una città di due tombe: quella della sirena, e quella di Virgilio. Ed almeno settecento anni della sua storia sono dunque più che degnamente pagani. E' da questa necessaria fierezza, non abbastanza presente anche in alcuni di quelli i quali piangono certe cose, che discende l'odio di alcuni, e la banale strategia che seguono nel distruggere.

Un dibattito sano.

Quando, in uno stato il cui territorio giace tutto nella fascia temperata settentrionale, dopo un inverno più che anomalo ed un inizio di primavera nel quale in alcune città viene rilevata un' escursione termica giornaliera di quindici gradi, la prima preoccupazione manifestata a livello pubblico è quella per una stagione sciistica rovinata, non c'è da sperare molto sulla soluzione del problema.

martedì 29 marzo 2016

Civile.

Una convinzione civile non esige di convertire l'altro.

Proposte filologiche XLVI.

Panfilo de' Renaldini, Innamoramento di Ruggeretto XVI lviii, 1 - 3: "Avea di quel bambino il bel parlare / di Cino molto l'animo addolcito, / tal che 'l conoscimento (a quel ch'apparve)"; come si vede, la rima A non è corretta al verso 3. Il verso 5 ha un infinito sostantivato (il mormorare); apparve è la parola - rima del verso 5 dell'ottava precedente. E' motivato dal tempo storico del verso successivo (4: stat'era ad altro tempo differito); ma l'infinito in rima al posto del perfetto - la rima in infinito è la tipica rima facile - non è immotivato. Si legga 3 - 4: "sicché l'emissione della sentenza (a quel che appare),/ era stata rimandata ad altro tempo", e quindi si ripristini la rima con appar[v]e.

Allorché...

Allorché gli officianti umili di una altrettanto umile religione i cui fedeli non hanno bisogno di nulla se non adorare il proprio dio cominciano a reclamare luoghi di culto "dignitosi" - “non per me, ma pel mio Dio” -, in genere: a) tali luoghi diventano ben presto fastosi; b) gli officianti stessi, se non cominciano ad essere distinguibili quanto i luoghi che solo "servono", poco ci manca; c) gli altri loro "fratelli" spesso non ricavano altrettanto giovamento dall'acquisto di dignità dell'umile religione che professano.

venerdì 25 marzo 2016

Proposte (?) filologiche XLV.

Panfil de' Renaldini, Innamoramento di Ruggeretto XIII, lxxxvi, 1 - 8: "Deh, più non tardi quel aspetto umìle, / venga, e traami omai fuor di martiro, / venga, che veggia la faccia gentile, / e s'adempino in parte i miei desiri: / crudeltà lunga non è d'uom virile, / né d'alcun cor, ch'a gentilezza aspiri, / ma di silvestre fiera, e rio tiranno, / che cerca il suo ben sol, con l'altrui danno". Basta leggere l'intera ottava e si noterà l'errore di rima; dunque si correggerà il verso 2: "Venga, e traami omai fuor di martiri.

Della scrittura "minore".

Panfilo de' Renaldini, Innamoramento di Ruggeretto XIII lxxxviii,7 - 8: "Perché l'alma mia / di tutto 'l mondo omai favola sia". Variazione al femminile di Rerum Vulgarium Fragmenta I, 9 - 10: "al popol tutto / favola fui gran tempo". Sarebbe importante notare che sia una variazione e non una copia, benché senza dimenticare la fonte.

Quattro brevi movimenti sulle lingue.

Ogni lingua ha i suoi pregi ed i suoi difetti. Se non avesse difetti, non avrebbe neppure pregi. E come si stabiliscono i suoi pregi ed i suoi difetti? In rapporto alle altre lingue. E dunque una lingua vive - pure da morta - in rapporto alle altre. Solamente in rapporto alle altre. Una lingua unica che riuscisse a rimanere inoltre immobile, parafrasando un uomo del Quattrocento, sarebbe praticamente viva senza vita.

giovedì 24 marzo 2016

Due versi.

Panfilo de' Renaldini, Innamoramento di Ruggeretto XI xl, 7 - 8: "ché spesse volte a l'huom questo interviene, / che lo meglior per lo peggior si tiene"; ma anche l'inverso.

Determinazione.

Anche ciò la cui misura è formalmente determinata, ma la cui quantità risulta inimmaginabile, appare comunque alla mente illimitato. L'estensione dell'universo è persino determinata in un numero singolo: ciò non toglie che la mente umana non riesca a costruire (sto lavorando ad un post dove entra anche il tema della costruzione del mondo) un'immagine di un qualche grado di precisione circa questo numero così "semplice".

Qualsiasi...

Qualsiasi cosa, elemento, semplice pare vada bene, basta che riesca a fungere, supportato con una giustificazione "scientifica", da chiave unica di decrittazione del mondo: persino il modo di ordinare i peli del viso, come mi è capitato di leggere. E poi si deprecavano i sonetti barocchi sul pettine di bella donna e sui pidocchi...

mercoledì 23 marzo 2016

Un antiepicureo?

Panfilo de' Renaldini, Innamoramento di Ruggeretto VII, terzultima ottava, 7 - 8: "Ché chi qua giù lasciar non vol memoria, / degno non è di nome, e men di gloria". Diceva qualcuno: "Vivi nascosto".

Rifacimento (Riscrittura XIII, 2).

E ridarà pria vita ogni veleno.

Riscrittura XIII.

E darà prima vita ogni veleno.

Quando...

Quando non si cominci, né a mezzo né a fine si giunge.

Fuor di contesto...

...è quanto segue un verso ben equivoco. Si veda: "O per uscir di duol mezzo perfetto". Pluralità di sensi.

Titolo perso.

Il tempo tutto distrugge e rimette in circolo tutto. Nulla e nessuno permane integro nell'eternità. Forse neppure il tempo.

martedì 22 marzo 2016

Brano estratto.

Colma d'amor, e inconvencibil fede.

Hybris.

Ogni cultura va incontro a due possibili eventi relazionali: o, ignorando le proprie differenze interne, propone quei criteri individuati come più condivisi quali principi da adottare comunemente a livello universale, e quindi fa ciò anche quella che attualmente viene definita "civiltà occidentale"; oppure uno sguardo "esterno" ne semplifica la complessità per i più vari fini, onde renderla facilmente spendibile a scopi interni. Ognuna di queste interpretazioni, varie sincronicamente e diacronicamente, per quanto il loro motivo sia comprensibile ed il comparir loro sia inevitabile, è umiliante per la civiltà "analizzata" - ma in realtà racchiusa in comode bustine dal contenuto solubile nell'acqua dei cervelli umani, come del the industriale - e pericolosa, se mantenuta appositamente ad un simile livello ed utilizzata in tale forma.

lunedì 21 marzo 2016

Nella disgrazia...

...avendo finalmente sentito parlare catalano, comprendo perché alcuni italiani provano in Catalogna quasi la sensazione di trovarsi a casa propria. Tuttavia, l'insegnamento della lingue conosce i "falsi amici": mai troppa sicurezza.

Celebrare.

Un articolo celebrativo della giornata internazionale della poesia sarebbe buona cosa; se solo, leggendolo, non ti accorgessi che esso non è altro che il pretesto per parlare di due recenti traduzioni di cui si vuol promuovere la vendita. Ora, avendo io un'ottica ampia per cui ogni opera d'arte, addirittura ogni opera umana si potrebbe definire poesia, assumendo una prospettiva di storia della lingua, non protesterò perché una delle opere che erano promosse era un romanzo; tuttavia, noterò che proprio per un inutile "inganno" di questo tipo, lettori anche meno smaliziati di me ma meno comprensivi finiscono per catalogare qualsiasi tipo di scrittura come il luogo della menzogna. Continuo a pensare che si possa scrivere la verità elegantemente.

domenica 20 marzo 2016

In una democrazia (La democrazia I).

In una democrazia sana, ma anche in una non troppo malata, nessun partito esprime una posizione secondo cui i cittadini possono disertare una votazione.

sabato 19 marzo 2016

Solo antichità?

"Il problema rientra in quello più ampio dell'organizzazione della ricerca e della comunicazione dei risultati nel mondo antico, e del rapporto tra la parola e la realtà cui essa viene applicata, rapporto variamente sentito e motivato". Siamo sicuri che tale varietà non esista più nel mondo a noi contemporaneo, tanto più al di fuori delle cerchie di specialisti delle diverse discipline?

venerdì 18 marzo 2016

Taru e Zeus (I).

A proposito di epìgoni, come scrisse qualcuno circa la situazione attuale, io tendo ad obiettare una serie di cose, di cui quella fondamentale è: ogni civiltà umana è epìgona non di una, ma di più civiltà diverse. Figura fondamentale della civiltà letteraria europea è Zeus, cui è collegata la versione di Esiodo del mito di Urano e Crono. Nella versione hurrita della narrazione riguardante Taru, si ha che il corrispondente hurrita di Taru, ossia Teshub, nacque quando Kumarbi morse i genitali del padre Anu, svolgimento che ricorda da vicino come Crono nella versione del mito esposta da Esiodo nella Teogonia, tagliò i genitali di Urano con una falce e li gettò in mare. Ora, la città di Troia dell'Iliade essendo secondo alcuni città ittita, ecco un collegamento possibile fra mito del Vicino Oriente e mito greco. Dunque il mito greco fa seguito a quello del Vicino Oriente, la grecità è in certa forma epigona dell'Anatolia. Il problema divorante di affermare l'assoluta originalità, di trovare almeno una forma di "indipendenza" dai predecessori, è problema che scava le viscere di ogni civiltà. E' il problema soprattutto europeo - quale “maggiormente sviluppato” - di come fare a liberarsi di Atene e di Roma che sorge collo stesso nascere e crescere del Cristianesimo; è il problema che perseguita l'America (soprattutto una certa America) di come riscattarsi dalla "Vecchia Europa". E perciò, di nuovo... Per usare una paretimologia, parlando della sensazione di essere dopo una civiltà che opprime col suo affermare di aver fatto tutto, col suo apparire come qualcosa che, pur nel suo essere decadente o decaduta, appare aver dato un aspetto compiuto ed "insuperabile" ad alcune forme culturali, potremmo risolvere colla paraetimologia epì - gonos interpretata '(colui che) sta sul ginocchio'. Uno dei giochi - principalmente - che spesso un padre fa coi propri figli è tenerli in equilibrio a cavalcioni sulla propria gamba, poco distante o sopra il ginocchio, e muovendo quella a scosse per mettere alla prova il senso dell'equilibrio loro: ogni civiltà susseguente ad un'altra è cresciuta "sulle ginocchia" di quelle che l'hanno preceduta ed ha in sé qualcosa di esse, sente venir dei sussulti dalle proprie profondità; prima o poi sentirà pure che quelle hanno fatto qualcosa di mirabile anche se non ortodossamente condivisibile: mirabile e, persino, irraggiungibile per il successore, perché gli mancano le condizioni di allora; mirabile ed a rigore, rigidamente interpretando la propria cultura, spregevole. Dunque, la prospettiva preoccupante della decadenza per le interpretazioni rigide è che la decadenza ha un suo fascino perché conserva un'immagine dell'apogeo, perché scavando si scopre elideisticamente che in una certa misura il presente porta con sé il passato, che quanto persino i decadenti vedono come la propria fine può ripetutamente negarsi nel culturale tornare in vita, riprendere il ruolo guida dopo un periodo di compressione, ed il passato riproporre più volte la propria forza radicale. La Grecia è morta tre volte: i poemi omerici sono le splendide bare del suo primo funerale; l'Europa ancor più, e l'Asia è il massimo di questo fenomeno. Eppure si discute dell'eredità dell'antica Grecia in una certa parte del mondo ancor oggi, a duemilasettecento anni almeno dal suo sorgere; e delle altre eredità pure, adesso. La distruzione di ciò che è ancora lì di quanto ci ha preceduto è il concretizzarsi di una volontà palingenetica che crede di riuscire a ricreare il mondo totalmente una volta distrutto tutto ciò che le ricorda di avere avuto degli antenati, che essi hanno già fatto pressoché tutto quello che facciamo anche oggi, e che in alcuni casi l'hanno fatto fin troppo bene. Questo morire e risorgere continuo ci si presenta davanti agli occhi soprattutto se ci occupiamo delle due eterne rivali, ossia l'Asia e l'Europa, la cui dinamica di offese, vendette, e controvendette fu già scolpita drammaticamente millenni fa nell'Alessandra di Licofrone percorrendo la via del mito. E che si sono scambiate tante cose anche mentre si vendicavano l'una dell'altra.

Cetera desiderantur.

Il più del patrimonio librario delle biblioteche d'Alessandria d'Egitto - altre Alessandrie si trovavano entro i limiti dei territori soggiogati dal figlio di Filippo II di Macedonia o forse di Zeus - e di Pergamo è andato perduto; delle opere di Caio Giulio Cesare abbiamo soltanto i due Commentarii; ciò si ripeta per biblioteche innumeri ed innumeri autori. Quando si parla della cultura classica e delle sue conquiste.

giovedì 17 marzo 2016

Chiaro come il sole.

Vincenzo Brusantini, Angelica innamorata XXX cviii, 1 - 4: "Nel mezzogiorno, ne l'uscir del bosco, / incontrò un cavallier con l'elmo in testa, / che per impresa un sol in penne fosco / portava sculto in ricca sopravesta". Il cavaliere è una guerriera di nome Bellisaria. Il generale Belisario ne L'Italia liberata da' gotti di Giangiorgio Trissino è a capo della Compagnia del sole, il gruppo di migliori guerrieri nel campo bizantino, i quali portano tutti per cimiero un sole. Si veda L'Italia II,405 - 07: "Ε perché ogniun di questi avea ne l’elmo / per suo cimiero il sol, però da tutti / la Compagnia del Sole eran chiamati". Ora, se si esclude la variazione (per cui si veda il post "L'originalità della variazione") del sole "sculto in ricca sopravesta", io non riesco a non vedere in queste due coincidenze una piccola citazione - omaggio di Brusantini a Trissino, che alla prima comparsa di Bellisaria in scena era solo un sospetto: siamo verso la fine del poema, stampato nel 1550, ossia due anni dopo che si era conclusa la stampa del poema di Trissino.

Circa un tema in breve.

Che è l'epica e la controepica. Primo: l'epos è parola; quindi ogni narrazione anche orale si potrebbe ritenere epica. In secondo luogo poi, se anche ci stringiamo di più all'idea vulgata di epica, non c'è scampo: quando si comincia a fare una controepica del vincente, si vedrà che si fa una epica del perdente. L'eroe è colui che lotta contro un nemico la cui superiorità militare è talmente schiacciante, che la sconfitta è certa. In un grado non così forte, se si ignora volutamente che nell'eroico arcaico non esiste la tensione per scoprire la conclusione di una vicenda il cui finale sia sconosciuto al lettore / ascoltatore, una certa visione romantica o protoromantica dell'Iliade di Omero è già controepica, andando apertamente le simpatie del lettore ad Ettore, al semplice uomo che, pur essendo in fondo debole, accetta lo scontro senza scampo con un semidio, sicché Melchiorre Cesarotti intitolò una delle sue versioni dell'Iliade col titolo La morte di Ettore. Nella controepica c'è dunque il rischio (?) congenito di trasformare il perdente nell'eroe della narrazione, e quindi di fare infine epica come è generalmente intesa quando si vorrebbe fare controepica. La questione dell'eroe è già stata esposta in forma compendiosa, mentre il tema dell'eroe connesso all'epica ed oltre è in attesa di essere dettagliato in uno dei tanti incompiuti.

mercoledì 16 marzo 2016

Speranza.

"Non si teme per lei quasi paura / [...] / Né di rea sorte o alcun periglio cura, / credendo ritrovar perfette scorte". E più di una volta si erra con danno espresso.

Difficile.

"Ché mai non deve l'huom perdere il core; / anzi nel caso rio farlo maggiore".

Del comando.

Vincenzo Brusantini, Angelica innamorata XXV lxxxii 1 - 3: "Per questo il saggio Carlo pien di tema / si misse per placar il Ciel irato: / fe' far digiuni, e penitenza estrema". Si noti che al verso 3 non è scritto: "Fece digiuni, e penitenza estrema"; oppure: "Fece digiuno, e penitenza estrema", come pure sarebbe stato possibile scrivere: chissà come mai, casuali privilegi...

Parlare.

Come ho cercato di spiegare altrove nel confrontarmi con "Aristotele" ed ancor più colla varietà delle interpretazioni dei cinque - seicenteschi commentatori della Poetica dello Stagirita, per i greci parlare è il segno dell'umano: è in quanto parlano ed agiscono in conseguenza di ciò che dicono che il "selvaggio pensiero" greco vede gli dei con aspetto antropomorfo. Il parlare ed agire secondo una disposizione prospettica dei fini implica l'umanità quantomeno esteriore; in questo quadro dà un che di non - senso un agire disposto secondo fini - scopi - più prossimi e più lontani consequenzialmente, senza una forma esteriore che corrisponda a quella dell'animale razionale e mortale. Il dramma perciò, che è agire, è necessariamente anche parlare, e gli dei compaiono nel dramma in palco - posto che esiste anche un poema prevalentemente drammatico che non è in palco, definito da molti epico e da altri all'epoca eroico - fra le maschere parlando perché vi appaiono in forma umana, e vi sono presenti in tal modo perché altrimenti non potrebbero parlare. Paradossalmente, essendo la figura retorica della prosopopea etimologicamente parlando 'dare un volto' a concetti etc. - meno a morti ed assenti, se l'idea elideista di stipulazione antica del mondo è corretta - in teoria potrebbe solo limitarsi a tratteggiare una immagine umana muta, mentre in generale questa figura si declina in una immagine umana parlante (il primo esempio che mi viene in mente è la Patria lucanea): ciò per quanto sopra, perché ciò che ha forma umana parla, deve parlare. Un resto di grecità.

martedì 15 marzo 2016

Libertà e prigionia (Intrecci II).

Anche il nostro avversario o nemico lascia in noi qualcosa che non è solo una più o meno precisa individuazione da ciò che ci separa da lui; e le nostre convinzioni più profonde sono anche le nostre catene - vincula - più forti.

Intrecci.

Quando si scrive che un morto ha intrecciato il pragmatismo americano (nord - americano? E rimase anche solo americano in esclusiva?), l'illuminismo europeo ed altro di proprio, non viene da pensare che la stessa fondazione della cultura filosofica statunitense "di base" possa essere o sia un intreccio fra Illuminismo - e perciò ascendenti cartesiani, par exemple, con ciò che seguì - ed empirismo britannico? Lo stabilimento della geometria analitica e del calcolo infinitesimale, onde limitarci a due casi, fu un "comp - lotto" insulo - continentale o, in alternativa, continental - insulare.

lunedì 14 marzo 2016

I fenomeni.

Almeno certi fenomeni culturali, "movimenti di pensiero"... Nascono quasi "da soli"; poi qualcuno - un gruppo in espansione - vi vede qualcosa che gli è utile, e si dedica a potenziarlo nell'intento di sollevarsi; tuttavia questa estensione lo rende via via meno controllabile, va oltre qualsiasi pianificazione, e la perdita di controllo induce panico in chi pensava di avere il dominio sulla "propria" creatura.

Riscrittura XII.

Lo scontro, che non fece cader foglie.

La mostra II.

Non si può fare i romantici a tempo parziale: se l'opera d'arte è il frutto del genio d'un uomo solo, è lui soltanto che può scegliere se metterla in mostra o meno, di sicuro finché è vivo. L'opera, nell'ottica di cui sopra, è dell'autore, non diviene improvvisamente di tutti. Soprattutto perché l'opera può essere di tutti in vari modi. Di nuovo, la mostra c'è c'era, pubblica: le opere sono erano pubblicamente sui muri della città.

La mostra [c'è] già.

Uno "street artist" o graffittaro ha cancellato le proprie opere dai muri della città che ha organizzato una mostra su di lui. Chi ha avuto l'idea della mostra insiste. Il fatto semplicemente si è che la mostra esiste esisteva: è era sui muri della città.

Viste.

Se è corretto dire che i materiali utilizzati da un autore sono vari e che il peso relativo dei diversi elementi nella sua riflessione cambiano col passare del tempo - anche perché ciò che costruisce il pensiero, il confronto e scontro colle idee altrui, avviene lungo gli anni, e non istantaneamente - meno corretto pare scrivere: "cogli occhi di Machiavelli e di Burckhardt". Certo, all'inizio dello sviluppo del pensiero di un intellettuale - figura che secondo alcuni è oggi scomparsa, ma che riterrei piuttosto, in certi climi, umiliata - i suoi punti di riferimento appariranno quasi intatti; ma sempre più essi risulteranno col procedere del tempo rivisti dai vari apporti confluiti e ricostruiti dall'individuo, quindi si dovrà parlare di singolare interpretazione di Machiavelli e di Burckhardt, rimanendo all'esempio: la quale poi muta. Dunque, viste.

Sarà vero?

Sarà vero che l'uomo omerico è solo una giustapposizione di stati d'animo?

Calore.

Vincenzo Brusantini Angelica innamorata XIX v, 8: "Arde nel ghiaccio, scaccia, e poi richiama". A volte no.

Farmaco.

E' coll'essere entro le mura della città che il capro espiatorio si carica delle colpe dei suoi abitanti. E' con il mantenerlo a spese pubbliche che il capro è obbligato a farsi carico di quelle colpe; ma perciò è maligno, velenoso. Anche il veleno può essere sopportabile fino ad un certo punto, per un tempo limitato; ma va espulso prima che se ne accumuli troppo e / o prima che il suo permanere all'interno del corpo risulti eccessivamente lungo. Dato che le sostanze le quali sono curative per certe malattie possono essere dannose o mortali se usate per trattare malattie diverse da quella; o che la sostanza giusta può nuocere se somministrata in quantità eccessiva: il farmaco è potenzialmente sia cura che veleno.

La spirale.

Il cinghiale in francese è sanglier, da SINGULARIS latino; ma ciò che è singolare è proprio di una persona o cosa; ma ciò che è proprio è avuto, che sempre in latino è HABITUS, ovverosia l'abito. Propria di qualcuno o qualcosa è la sua essenza. Si proceda.

venerdì 11 marzo 2016

Sentenza.

"Per il lume di cui [l'intelletto] nel Ciel pian piano / si poggia con ragioni, e ne l'Inferno". I quali - alcuni potrebbero dire paradossalmente - son vari: i Cieli d'una parte son gli Inferni dell'altra, e viceversa.

Privilegiare.

Privilegiare le apparenze rispetto alle interpretazioni, leggo: ma anche le interpretazioni sono in qualche modo apparenze; al limite, le interpretazioni portano a nuove apparenze, a novelli modi temporanei - si potrebbero pure richiamare le Novellae - di leggere il fenomeno (il principale interpretato, la parola, muta cronologicamente il significato, attraversa fasi in cui, tra i varii possibili, un significato prevale, è il più popolare, il primo che sorge alla mente). Le apparenze pure - ovvero, anche - sono interpretazioni, possono essere, sono presumibilmente differenti per ogni singolo.

Pretendere.

Che? Brevemente, pretendere che uno scrittore il quale chieda molto a sé stesso non fatichi a scrivere, e che a motivo di ciò non rifaccia nel tempo le proprie opere, è una crudeltà tipicamente romantica; sottolineare che lo faccia è un'efferatezza gratuita.

giovedì 10 marzo 2016

Uno stile.

Uno stile di scrittura parentetico potrebbe risultare, oltre che da un costante espansione della ricerca la quale generi continue addizioni in corso d'opera, anche perlopiù da una volontà non solo di stile ma tuttavia con influssi su di esso per cui compiendo la parentesi se non una pausa, quantomeno un rallentamento - spesso ma non sempre sotto forma di à rebours discorsivo - tende a "costringere" il lettore a soffermarsi su quanto espresso in forma "lineare" nel resto dello scritto, nella misura in cui l'impressione dello scrittore, la sua convinzione magari erronea di cui dovrebbe in parte liberarsi, sia che la linearità possa favorire, con una prevedibilità del corso d'esposizione dell'argomento che si presta facile a "strologamenti" abusivi, la disattenzione. In secondo luogo, l'estensore stesso si mette volutamente alla prova per quel che riguarda saper riprendere a distanza variabile un tema senza errare nello sviluppo dei temi pur errando, vagando tra le parole mentre scrive.

Sintetico.

Inteso come 'breve', alla moderna. Sulla vita, un personaggio dell'Angelica innamorata di Brusantini, canto XIII: "Donde nissuno mai si vorria tòrre".

mercoledì 9 marzo 2016

Il contrafattuale.

Spesso a lungo il contrafattuale è stato fatto, ed il finto per assai tempo vero, Verità: ricordarsene quando se ne discute l'elideista pensa non sarebbe dannoso.

Il problema.

Il problema radicale che l'elideista ha coll'idea odierna di conoscenza è che si tende a ritenere conoscenza solamente la via più diritta e sgombra alla soluzione di un problema. Già tempo fa almeno uno d’essi formulò un pensiero simile a quello seguente: "Il macigno sulla strada si può anche superare in cinque modi diversi".

Sistansne.

Limitata mobilitas, mens iterans.

Valorizzazione.

Se, per concretizzare un rilancio della cultura dei paesi neolatini europei (definita sociologicamente, antropologicamente, o come?) l'idea più brillante in circolazione attualmente fosse quella di affidare il compito al risultato della fusione di due compagnie telefoniche, il futuro di una cultura neolatina - con tutta la ricchezza delle differenze delle varie culture che essa è in effetto - mi appare fosco assai, e la capacità di progetto scarsissima.

Il tipo ideale.

In Max Weber, "è ottenuto mediante l'accentuazione unilaterale di uno o di alcuni punti di vista". Non somiglia forse ad una definizione breve della caricatura?

Flanerie III.

Ogni specialista è per qualcun altro un flaneur, poiché dedica una grande attenzione ad argomenti e - o - particolari d'esso che l'altro considera di poco o nessun interesse.

martedì 8 marzo 2016

Proposte filologiche XLIV.

Vincenzo Brusantini, Angelica innamorata VIII lxxx, 8: "che non aveva di vivo forma vera"; Come endecasillabo, il verso sopra trascritto è ipermetro; ed anche come dodecasillabo, la lettura "migliore" è quella con gli accenti in quarta, settima, nona ed undicesima sede, decisamente irregolare: in quanto endecasillabo ipermetro, la correzione più sensata, poste le possibilità stilistiche dell'epoca, è l'eliminazione della seconda -v- in "aveva", scrivendo: "che non ave[v]a di vivo forma vera".

L'arte...

L'arte dell'entrelacement in Vincenzo Brusantini, che pure non è il peggiore degli scrittori, è andata persa, se il più delle volte il passaggio di scena avviene quando la vicenda dell'episodio s'è conclusa del tutto.

Riscrittura XI.

"Raro veduta anco in la nostra etade".

Frammento.

"Infine, il filosofo è semmai colui che cerca - ed a volte vi riesce? - presumibilmente di farsi condizionare il meno possibile dalla parte di tradizione di cui è cosciente: non mai riesce a liberarsene egli ed a del totalmente liberarne gli altri. Non a caso, si potrebbe pensare, i tempi antichi parlavano con maggior frequenza di più libertà, piuttosto che di una Libertà: la Libertà totale del singolo non esiste, in quanto essa coinciderebbe con l'anarchia intesa negativamente (sulle condizioni per un'anarchia positiva il discorso sarebbe lungo, ammesso e non concesso che sia possibile)".

Strano mondo.

E' quello che si presenta sotto l'aspetto di un relativismo spinto. Un relativismo pieno zeppo fin oltre l'orlo di Verità di cui mostrarsi sicuri quando attinta,toccata, afferrata (attingo < -TANGO) una posizione.

lunedì 7 marzo 2016

Eresia.

A parte che la parola qualifica il saper pensare da sé, anche volendo utilizzarla in senso negativo chi la usa dovrebbe sapere che la parola vale solo all'interno della sua religione. Non ha senso alcuno definire "eresia" il culto di divinità femminili all'interno di religioni politeiste che riconoscono ad esse lo stato divino.

"Leggi newtoniane" della storia.

Ad ogni unificazione fa seguito un impulso centrifugo. Dove vediamo l'unificazione politica di territori distinti come l'azione, ed il tentativo manifesto o meno di recupero dell'indipendenza o di mantenimento di una forte autonomia ovvero caratteristica distintiva come reazione. Benché qualcuno abbia statisticamente calcolato il limite numerico, diciamo così, della “società diretta”; o persino: naturale.

venerdì 4 marzo 2016

Piccolo.

Vivere al buio, ed agognare il sole; / fuggire il sol, sapendo che sua luce / spegnerebbe da sé, per non brillar a uno.

Conseguenze incerte.

Esser presenti alla formazione d'un gruppo non rende certi d'entrarvi: può esserne rifiutato l'ingresso; possiamo decidere noi di non volerne far parte. Alle volte un evento non porta ad un altro necessariamente.

Cause.

Cause di perdita di tradizione(solo un elenco parziale). A) Rivolgimenti politico - sociali; b) selezioni classiciste; c) povertà; d) transizione fra supporti di trasmissione; e) ritenuta pericolosità ideologica. E' quasi un ordinamento per importanza.

giovedì 3 marzo 2016

Nel labirinto (Biblioteca di Babele II).

O nel Laborinto (Sanguineti, che il Caos ha beffato da poco)? Fra Aristotele, AntonFrancesco Oliviero, Vincenzo Metello, Tommaso Costo ed i Marginalisti, cercando di prendere da ciascuno per non essere alcuno. Benché ogni singolo non sia mai comunque totalmente un altro,anche perché è tutti insieme quelli che ha incontrato ed un singolo fra di loro per volta. Di nuovo, nel commentare l'opera sanguinetiana i critici continuano ad usare linguaggio e lingua quali sinonimi. Non sarebbe forse un problema, se non fosse che la sinonimia è ritenuta ovvia, senza necessità di spiegazione.

Prezioso.

Un libro, od altra opera umana, non è prezioso piuttosto quando è ceduto la prima volta, e non diviene semmai col tempo inestimabile? Sul prezzo - pretiosus, con pronuncia classica: 'di alto prezzo' - di una biblioteca antica saccheggiata di rari volumi.

Credenza / verità.

Ogni credenza / credulità - i due termini vengono anche troppo spesso utilizzati come sinonimi - è la Sapienza e la Verità di qualcun altro; anche la certezza e Scienza del singolo è per altri superstizione e falsità, Menzogna, spessissimamente incarnata, un poco meno spesso antropomorfizzata direttamente o per vie traverse. Persino il nostro io più "vero" è proprio la causa per cui alcuni ci rifiutano.

mercoledì 2 marzo 2016

Enigma etimologico.

Quando i cor son partiti.

Alle volte.

Un "epigono" può citare esplicitamente ciò che nella fonte è lasciato implicito. Essere in potenza commento.

Nulla.

Nulla è nuovo, ma rifatto: in genere trasformato. A volte genialmente.

Dei dubbi.

"Se" è la particella dei dubbi. Quando si scrive, quando si pronuncia, quanto la precede diviene in potenza ipotesi; ma nelle dimostrazioni la correlazione "se...allora" introduce ad una certezza. In una determinata situazione, visione delle cose, tale certezza è solo del sistema entro cui viene formulata, sebbene certi ambienti, o loro parti, tendano a proiettarla al di fuori di esso per ordinare rassicurantemente il mondo. Ma, essendo la correlazione "se...allora" una "domanda" che presuppone una risposta positiva - solo nell'errore di procedura od al di fuori di un preciso campo di valori la risposta è negativa - possiamo dire che la domanda è retorica. Quindi, i dubbi del "se" sono due, uno "finto", e uno "vero". Nonostante la retorica sia considerata un non - senso, per alcuni campi.

martedì 1 marzo 2016

Breve.

Dietro d'un viso sol molti stan volti (con che accento?).

Attualizzazione d'un titolo rinascimentale.

Ossia, riscrivendo il titolo del capitolo XIII del libro secondo de Il capitano generale di Girolamo Garimberti: "Che la troppa licenza de' propri offiziali sopra de' popoli molte volte suol partorir la vittoria al nimico". Dove per "offiziali" s'intendono pure i funzionari civili, in quanto si ricordino le osservazioni di storici su quanto le spoliazioni "legali" di certi funzionari soprattutto tributari romani abbiano contribuito a facilitare il crollo dell'Impero: si ponga attenzione alla cosa in certe situazioni odierne.

Ognuno (In fondo, di socratismo si tratta IV).

Riformulando dalla prospettiva "opposta" un parere già espresso, ognuno manca di qualcosa, benché non pochi specialisti di una disciplina tendano a convincersi che, estendendo il metodo d'essa al resto della pluralità del fenomeno, lo specialista possa salvare il mondo. Poiché, come scrissero già molti, nessuno può saper tutto, anche se la multidisciplinarietà dell'individuo divenisse normale, nessun singolo saggio, nessuna commissione di soli filosofi od ingegneri potrebbe salvare il mondo senza aedi, muratori o fisici od altri professanti differente disciplina, integranti ciò che il singolo o la commissione non sa. In ciò - di nuovo - l'elideismo è in fondo socratismo, ma non nella prospettiva e / o con l'intento platonico.