giovedì 17 marzo 2016

Circa un tema in breve.

Che è l'epica e la controepica. Primo: l'epos è parola; quindi ogni narrazione anche orale si potrebbe ritenere epica. In secondo luogo poi, se anche ci stringiamo di più all'idea vulgata di epica, non c'è scampo: quando si comincia a fare una controepica del vincente, si vedrà che si fa una epica del perdente. L'eroe è colui che lotta contro un nemico la cui superiorità militare è talmente schiacciante, che la sconfitta è certa. In un grado non così forte, se si ignora volutamente che nell'eroico arcaico non esiste la tensione per scoprire la conclusione di una vicenda il cui finale sia sconosciuto al lettore / ascoltatore, una certa visione romantica o protoromantica dell'Iliade di Omero è già controepica, andando apertamente le simpatie del lettore ad Ettore, al semplice uomo che, pur essendo in fondo debole, accetta lo scontro senza scampo con un semidio, sicché Melchiorre Cesarotti intitolò una delle sue versioni dell'Iliade col titolo La morte di Ettore. Nella controepica c'è dunque il rischio (?) congenito di trasformare il perdente nell'eroe della narrazione, e quindi di fare infine epica come è generalmente intesa quando si vorrebbe fare controepica. La questione dell'eroe è già stata esposta in forma compendiosa, mentre il tema dell'eroe connesso all'epica ed oltre è in attesa di essere dettagliato in uno dei tanti incompiuti.

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