venerdì 8 aprile 2016

Anatolia XVIII.

Molto rumore per la bocciatura tramite referendum (consultivo per evitare "problemi") dell'accordo di associazione dell'Ucraina all'Unione Europea verificatosi in Olanda. Tralasciando le questioni, irrisolte non solo a livello dei rapporti rapprensentativi all'interno dell'Unione, circa l'idea di democrazia (di "ribaltamento della legittimazione" parlo da molto, anche se in questa sede non ho affrontato il tema spesso ed articolatamente), "omologazione" e sovranità nazionali, l'obiettivo dell'Unione che ho indicato fin dall'inizio di questo ciclo di post è quasi raggiunto. Certo: a) il peso geopolitico di quella CEE che da qualche anno si fa chiamare Unione Europea (soprattutto il peso diplomatico nei confronti della Russia) ed aspira, seguendo l'esempio altrui, a sovrapporre illegittimamente sé all'intero continente nei meccanismi mentali dell'opinione pubblica mondiale, il quale al di fuori delle trattative economiche come persona giuridica, associazione, equivale pressoché a zero, cambierà quasi per nulla, e quindi l'Ucraina stessa probabilmente non ne trarrà particolare - termine usato apposta - giovamento; b)gli olandesi potrebbero (anche se è improbabile) aver considerato la carica di problema inclusa nel fatto che i confini ad oriente dello stato aspirante ad oggi sono confini de iure e non de facto, ed i confini per uno stato e per l'associazione anche solo economica di cui in futuro dovrebbe far parte sono importanti. Lavorare con alacrità come soggetto giuridico alla soluzione del secondo punto potrebbe aiutare per tutto il resto.

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