venerdì 22 aprile 2016

Il mito.

Meglio, la religione olimpica greca, lega forza e capriccio e, più che sembrar affermare l'inutilità degli dei - inutilità per gli uomini, che non vorrebbero conoscere contrasto alla realizzazione della loro volontà, dolore, malattia e morte -, come affermato da qualcuno (e certi greci avranno pure espresso ciò), tratteggia nei loro "abusi" l'indipendenza del cosmo dall'uomo: che ci sia una volontà di far dipendere il dio dall'uomo ancora si evidenzia in certe preghiere del primo cristianesimo, che afferma di giudicare "degno" il proprio dio di venerazione. Esso cosmo invece nei miti violenti della prima grecità può procedere anche se il suo scorrere danneggia o sopprime il singolo uomo, parte o tutte le società che egli costruisce lungo il corso del tempo nella pretesa di dominare il mondo. Il mito prometeico o quello di Pandora o di Licaone tentano, separatamente ed insieme, di inserire in questo quadro una forma di Provvidenza, presumibilmente seguita sul piano cronologico dai racconti di amori fra dei ed umani, segno dell'acquisita centralità della creatura razionale, se gli dei di essa si preoccupano al punto di punire o premiare le sue azioni e di creare con essa una discendenza eroica. La questione venne per i greci risolta (?) poi da Evemero a vantaggio dell'umanità, quando ridusse gli dei ad uomini molto antichi "premiati" per i vantaggi dispensati con la divinità.

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