lunedì 4 aprile 2016

Polibio scrisse.

Polibio scrisse la sua storia fra il tramonto della Macedonia come potenza e quello di Cartagine. Perciò, tenderei a dare ragione a Polibio, il quale riteneva Roma avesse raggiunto il "dominio del mondo" nel 146 a. Cr., o che almeno forte segnale di una superiorità pressoché incontrastabile nel Mediterraneo potesse considerarsi la distruzione fino alle fondamenta di Cartagine stessa e di Corinto in quello stesso anno. Si potrebbe spostare la data con qualche ragione al successivo 133 a. Cr., anno della "donazione" testamentaria del regno di Pergamo alla romana respublica da parte di Attalo II: testamenti di questo tipo di solito si possono sospettare poco volontari, quindi indice di una posizione di forza dello "erede"; od agli ultimi tentativi di resistenza organizzati prima da Mitridate del Ponto e da Farnace, quindi - certo, tentando di approfittare delle divisioni intestine di Roma stessa - da Cleopatra fra gli anni 40 e 30 del I secolo. Tuttavia se, leggendo due articoli di giornale estremamente divulgativi sul medesimo argomento, al di là di certe rimasticature di ovvietà ed errori marchiani, ti capita di leggere che la letteratura latina sarebbe nata quando ormai Roma era una potenza che dominava il mondo, sapendo che il poema di Nevio fu scritto quasi mentre Annibale metteva a ferro e fuoco l'Italia, e che gli Annales di Ennio sono precedenti alla definitiva vittoria romana sulla Macedonia, quindi tanto più alla caduta di Cartagine e alla distruzione di Corinto, si potrebbe quantomeno ritenere l'affermazione di cui sopra "lievemente audace". Una piccola nota sull'immortalità conferita dai poemi omerici ad "Ettore e Achille", nonostante l'Iliade si concluda colla morte di Ettore, mi riporta a considerazioni sulla grecità e sulla interpretazione variamente romantica odierna dei poemi classici: sarebbe come osservare che l'Eneide ha reso immortale l'eroismo di "Turno ed Enea": non penso che Virgilio puntasse ad una preminenza di Turno nella memoria dei posteri, quando scrisse l'Eneide.

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