giovedì 14 aprile 2016

Sul semplice e sul complesso.

Almeno quando si discute di opere umane, e tanto più d'opere d'arte nel senso oggi vulgato del termine in "Occidente", osservando che l'intera complessità è, consiste di singoli atti, tendo ad osservare che tuttavia ogni grado di complessità - essendo che vi sono varie complessità - ha diritto a tre "onori", che sarebbero poi corrispondenti carichi, obblighi (altrimenti detti oneri) da parte di colui che l'opera vuol valutare: 1) che l'opera finita, pur essendo unità, non è individua sotto un certo rispetto, ed ha anzi diritto alla propria dignità di risultato complesso; 2) che il secondo onore che gli è dovuto è quello all'ingegno dell'autore (od autori) che ne ha - hanno - concepito il semplice congegnarla; 3) che il terzo onore cui ha diritto è quello all'analisi profonda ed articolata della sua struttura mantenendo sempre la coscienza che il processo e le parti permangono un tutto la cui complessità è voluta e contemporaneamente il tutto non si spiega bene senza soppesare l'importanza delle parti, entrambi gli aspetti essendo, quantomeno nell'attività umana, essa tale quasi tutta od in considerevole consistenza.

Nessun commento:

Posta un commento