martedì 31 maggio 2016

Ovvietà.

Un titolo: "Datemi un libro, vi costruirò un palazzo. Le 'strutture architettoniche' di un testo rivelano cose che non sapevamo di sapere". Ho "corretto" del testo in di un, per cominciare. Sarà perché, essendo - pare - "specialista", leggo talmente tanto in un paese dove si dice tutti i giorni che non legge nessuno (spesso in realtà confondendo volutamente gli acquirenti con i "lettori", ed aspirando più ai primi che ai secondi), ma di fronte alla "considerazione" riportata più su non posso che sorridere per la disperazione che l'estensore manifesta (inscena?) facendola. Bisogna scrivere rivolgendosi a gente che non legge neppure l'articolo che sta scorrendo - appunto -, per farla. Lasciamo da parte Giulio Camillo; accantoniamo l'idea che il Palazzo di Atlante e in Boiardo ed in Ariosto sia (poniamolo come ipotesi) un riflesso della struttura del poema, della strategia dell'entrelacement; non analizziamo la "costruzione" di Gadda, per avvicinarci di più al contemporaneo. Davvero chi abbia letto più di due periodi di un testo, mi domando, anche solo di un "elaborato" accettabile prodotto da un un alunno di scuola primaria ad un livello relativamente avanzato, ha bisogno che gli sia di- spiegato davanti il parallelo fra testo scritto (ma non solo...), e palazzo? Cosa bisogna essere, un ingegnere, per vederlo? Anche concependo i capitoli etc. solo come una consecuzione, dovrebbe sorgere pressoché spontanea alla mente l'immagine di una galleria (o Galeria, per citare), sempre ammesso che si sappia almeno che cos'è una galleria, anche in trompe l'oeil. Ma scrivo tutto questo da un paese che non legge (vedi sopra) e dove tuttavia, essendosi sembra persa l'idea della letteratura (e di certa musica quantomeno) come arte, si scrive moltissimo. E, leggendo troppo, prendo per ovvio troppo. Tutto ciò, oltre ad annotare che secondo alcuni ciò che non sappiamo di sapere è che non sappiamo, anche se certuni dicevano di saperlo.

Socializzazione.

E' un eufemismo che per la maggioranza delle occasioni sostituisce l'espressione: "Lotta incruenta per la supremazia". Ha pure il pregio oggi molto apprezzato della sinteticità.

La direttura.

Comedia di Dante degli Allagherii col commento di Jacopo di Giovanni dalla Lana bolognese, Paradiso XXVI:"la quale direttura si era che la ragione che era in l'uomo si era suddita a Dio, le possanze dell'anima erano suddite alla ragione, le possanze del corpo erano suddite all'anima, e così ordinatamente ogni minor possanza o virtude era suddita alla ragione". Or, direbbe alcuno che, se la ragione corrisponde all'ordine del mondo, non doverebbe abbisognare che l'omo avesse la ragione suddita a Dio, ma, nel grado più eccellente dello libero arbitrio che a Deo ricevé, compiere le azioni correttamente sua sponte sanza alcuna sudditanza. Come in certuni degli altri post odierni, anche qui si vede che o si ammette che non vi è un'unica logica, o non si spiega, se si parte dal presupposto che l'uomo, di fronte all'unico ragionamento effettivamente corretto, non possa sottrarre il suo assenso - costruendo il ragionamento su altre basi, anche studiatamente opposte a quelle ammesse dalla tradizione: geometrie non euclidee - non si spiega in che modo abbia potuto peccare, anche considerando che sopra si discute di un uomo che parla con Dio, non ha ancora perduto il suo udito.

Il toro.

Ci si dice che il dio Acheloo ha sembianze taurine, e così il Tevere virgiliano. Nell'Europa mediterranea, sarei propenso a credere che il fiume habbia aspetto taurino per due motivi: a)perché il fiume, specie nelle alluvioni, mostra forza distruttiva che, se non ha la cultura assunto tramite transcontinentale nell'immagine del leone ovvero della tigre, tolto l'orso ha nel toro uno dei simboli più validi ed accessibili ad una conoscenza diffusa; b) il fiume mediterraneo ha la foce a delta, quindi "cornuta".

Vedi.

Alle volte il timor, che tanto preme, / è ben ritratto, e assai fallace speme.

Il crimine.

Di qualunque tipo sia, non può essere soppresso. E' provato che comminare la morte come pena di un crimine non cancella tale delitto dalle statistiche di quelli commessi. Infliggere come pena la vita - nonostante la gravità della condanna - non ottiene risultati. Ed anche la morte civile è inefficace, come la seconda morte è miseramente inutile. Dunque le pene possono solo contenere i fenomeni indicati quali crimini.

Un ottuso.

Intelligente. Ossimoro stimolante.

lunedì 30 maggio 2016

Quando...

...si "replica" manu propria da un modello, dopo averlo precedentemente riportato in altra forma per poterla usare come indirizzo, di chi è il vanto del risultato eccellente?

Alla.

Alla domanda che leggo "Che ruolo ha nelle zone di guerra una disciplina nata per costruire?", prima di rispondere nel dettaglio, bisogna inizialmente precisare che chi fa questa domanda intende rivolgerla circa il ruolo dell'architettura. Tralasciando tutta una serie di questioni, e stringendosi al minimo della domanda, un cinico dei peggiori potrebbe rispondere: "Incentivante. Della guerra: così si può ricostruire dove è stato distrutto e guadagnare". Anche Augusto aveva trovato Roma città di mattoni e la lasciò di marmo, e se ne vantò. Dimenticò di dire: "Dopo tre guerre civili che avevano fatto spazio".

Fede.

Giulio Strozzi, La Venezia edificata X 44, 3 - 4: "e sprezzando la Fé candida e bella, / a nozze tali abbia il pensier ritroso". La Fé che non aveva data ella, ma un altro. Come da diritto canonico, colle parole del Giangiorgio (Trissino): "[...] 'l matrimonio libero esser deve" (Italia liberata da' gotti VI, 627).

Finali.

C'era la possibilità, per stare più dappresso, pur nella differenza, ad Omero, di tralasciare la parte successiva alla fine fra cavalieri goti e bizantini, nel ventisettesimo libro de L'Italia liberata da' gotti.

Distinguere.

Almeno se si pretende che una società si basi sulla proprietà privata, con molta accuratezza, fra possessore, e proprietario: le due figure non necessariamente sono l'identico individuo.

mercoledì 25 maggio 2016

Riscrittura XX.

Poiché i versi fanno parte di un passo in cui si descrivere il risorgere della speranza in uomini assediati che si armano in preda alla fame, quelli di La Venezia edificata III 23, 5 - 6, stesi da Giulio Strozzi, potrebbe qualcuno riscriverli così: "già s'arma ogni guerrier, s'arma il pallore, / e le scale e le faci altri procaccia".

Subitaneità.

Mario Reitani Spatafora, Il Rogiero in Sicilia XX 18, 1 - 2: "Salse ella sopra, e con la mano atroce, / simulato piegò l'ondante briglia". Non si tratta di un errore di genere grammaticale: Qui la Furia subitaneamente si sostituisce all'auriga, abbattendolo dal carro e prendendone la figura ed il posto in modo così veloce che un attimo prima è sé stessa, ed un attimo dopo già ha l'aspetto di chi guidava il carro: di chi guida il carro. A proposito di realtà e finzione.

Un caso d'oppressione.

Giacinto Andrea Cicognini, La caduta del gran capitano Belisario sotto la condanna di Giustiniano imperatore. Leonzio in disparte: "O che veggio, chi ardirà attraversarsi ad un uomo valoroso e da bene? Come potrà la mia crudeltà dar morte a Belisario, se oppresso si vede da sì gran pietà?" Dunque la pietà può opprimere, ed un tipo d'oppressione esser bene.

martedì 24 maggio 2016

"Imagine".

Che non è - senza disprezzo - citazione di un titolo di una canzone di John Lennon, bensì di Il Rogiero in Sicilia XVI 58, 5 - 6: "Tal spaventosa, ed avida di preda, / rassembrava l'imagine del Mauro".

Della creazione.

Il concreto - meglio che il reale; o quantomeno, l'elideismo distingue il reale dal concreto, definendo il primo come "ciò che è creduto vero", quindi anche i sistemi religiosi, ciascuno nel suo tempo e nel suo spazio - è sempre la base delle arti nel senso inteso da Batteaux, ma non si ha mai coincidenza assoluta fra arte e concreto, fra oggetto rappresentato dall'arte ed oggetto solido etc., a causa dei limiti dei sensi e dei limiti degli strumenti con cui l'oggetto rappresentato è prodotto. Tuttavia, l'oggetto artistico è per l'appunto prodotto, ha una propria autonomia in quanto non riprodotto in senso ristretto, non è in tutto e per tutto ciò da cui l'artista ha preso spunto; è contemporaneamente di meno e di più proprio in grazia della differenza, di quella che alcuni chiamerebbero imperfezione rispetto all'originale (poiché così si tende a definirlo). Una rappresentazione, per essere perfetta dovrebbe essere riproduzione; ma la "vera" riproduzione sarebbe soltanto l'identità, per cui...

Checché se ne dica...

...la strada della cooptazione al potere centrale, che è insita nell'integrare una parte della dirigenza politica "locale" in uno degli organismi centrali, dispensando a tali membri gli stessi "privilegi" riconosciuti ai membri eletti direttamente alla camera in cui i dirigenti locali vengono integrati, non è un buon segno per la democrazia che sceglie una simile strada, per tutta una serie di motivi, fra i quali uno cui alcuni di questi inseriti col meccanismo dell'elezione di secondo grado potrebbero non pensare, ossia che essi possono diventare i colpevoli di non aver impedito certi sviluppi malvisti dalle realtà locali, sui quali i membri eletti direttamente potrebbero scaricare una accusa di "lassismo" nell'esercitare un ruolo di tutela degli interessi particolari etc.

lunedì 23 maggio 2016

Per il pensiero...

...di qualcuno è forse quanto segue fin troppo contemporaneo; ossia si legga Il Rogiero in Sicilia XV 61, 7 - 8: "per legge stabilita in tutti i lochi / nasce il genere humano a servir pochi". Si ricordi che in latino "servus" è lo schiavo.

Riscrittura XIX.

"De l'erbe più funeste, e la potenza"; presumibilmente preferito da alcuni a: "de l'herbette funeste, e la potenza".

Cimosco "nobilitato" in cavallo.

Se Cimosco, il crudele ed empio re di Frisia descritto da Ludovico Ariosto nell'Orlando Furioso (canti IX - XI) si guadagnò una "apparizione" nella Gerusalemme Conquistata di Torquato Tasso sotto le spoglie di frisone abbattuto in combattimento da Rodoano ("E Rodoan sotto il piloso mento / a Cimosco il Frison gran lancia affisse"); se ricavò un breve cenno ne L'asino di Carlo de' Dottori "non camuffato" (I ix, 1 - 2: "Stava del re Cimosco lo strumento / sepolto in mar, dove tuffollo Orlando"); possiamo altresì segnalare il passo del Rogiero in Sicilia XIII 97, 5 - 6: "Corse inscio de la preda a l'ombra Altruce, / e le terga lasciò del suo Cimosco". Si può provocatoriamente dire che un re quale è quello descritto da Ariosto nel Furioso, mancatore di fede, data la considerazione di cui è oggetto nel poema epico il cavallo, guadagna dalla metamorfosi in pregio.

Conflitti culturali.

Sono con l'esterno, od iniziano all'interno di "una" cultura? Né una totale apertura, né una completa chiusura a ciò che viene dal di fuori sono presumibilmente un segno di forza culturale, bensì l'opposto. Anche, quando "una" cultura si confronta con l'alienazione di ciò che ancora in qualche misura ritiene proprio, e coglie che quel patrimonio le viene riproposto come di qualcun altro, senza avere la forza di riappropriarsene in qualche modo - il migliore è chiaramente rielabolarlo in maniera diversa sia dal "concorrente" che dal proprio passato; ma si ripropone il problema per cui "tutto è già fatto" - la cultura ricevente aggrava la propria crisi (perché pare che, se deve confrontarsi con una tale situazione, allora era già da qualche tempo in crisi). Ed oltre.

venerdì 20 maggio 2016

Allorché...

...all'interno di un supposto "mondo della politica" sorge una polemica sul pauperismo, mi domando: a) non era una discussione già vista tra i francescani, spirituali e conventuali? Quindi: il "mondo della politica", è una Chiesa? Poi: è un buon segno che un "assalto" dai toni decisamente conventuali parta da un governo?

Forti.

Forti sono gli argomenti, nel leggere un passo, dovendo interpretare, a favore di una preferenza per la lectio difficilior, soprattutto in contesti che sembrano "forzare" alla facilior.

Proposte filologiche L.

Leggiamo a Il Rogiero in Sicilia XI 71, 1 - 4: "Fuori de l'Universo un pian s'estende / per gli spazii del nulla a l'infinito, / che non prova in sé stesso unqua vicende / di gelido Aquilone, o d'Austro ignoto". La lezione del verso 4 manifesta nella rima erronea un errore più generale, indotto o da Universo ad 1, o da "nulla" od "infinito" a 2: la grandezza dell'Universo lo rende inconoscibile in maniera completa; l'infinito non avendo fine non conclude nemmeno la conoscenza; il nulla non è comprensibile, se si può conoscere ciò che è, e solo ciò che è: dunque, l'Austro diviene ignoto. Risolvere l'errore? Attraverso la figura dell'opposizione ed un poco di latino. L'Aquilone, vento del Nord, è freddo, "gelido"; l'Austro (pure scritto Ostro) è vento meridionale e quindi caldo; ignitus, -a, -um latino è aggettivo che vale 'infiammato', 'ardente', e perciò 'caldo'. Dunque, sostituendo -i- ad -o- nella parola - rima, si ripristina la lezione corretta: "di gelido Aquilone, o d'Austro ignito", e si interpreta: "Fuori dei (limiti) dell'Universo si estende infinitamente negli spazi del nulla una pianura in cui non si alternano mai il freddo vento del Nord o quello caldo del Sud", ossia 'non si alternano caldo e freddo'.

Chi ha detto che...

Colui chi è il quale abbia detto che la famiglia si oppone alla "società"? Una volta (o tempora!) si diceva la famiglia di liberi essere il primo nucleo della società naturale; ma se è nucleo, è essa stessa in piccolo una società; ciò s'affermava nonostante, sia nel paganesimo, sia nelle religioni monoteiste - per semplificare momentaneamente le contrapposizioni storiche - le famiglie siano state fin quasi a ieri un obbligo, una situazione pianificata, prestabilita da altri già coatti sopra le teste dei contraenti del momento per gli interessi di una gentilità (che non è sinonimo di "massa politeista"), di una stirpe, di una genialità che veniva prima di loro e che sarebbe andata oltre loro nel progredire, nella successione del tempo - ed è anche appunto una questione di "cedere", di arrendersi -. Nella opposizione di cui all'inizio c'è una sottolineatura, che si enfatizza ancor più per fare un esempio nella situazione attuale italiana di progressivo disgravamento delle responsabilità dello Stato nei confronti di coloro che in linea teorica ne sono l'autentico fondamento, della condizione di nido protetto assegnata alla famiglia contro i flutti feroci dell'esterno, avverso il mare in tempesta della appunto insicura società individualizzata, per usare un ossimoro. Certo, ciò si spiega perché il cucciolo umano viene al mondo perlopiù entro una famiglia, si trova involontariamente in un gruppo che gli "sorge" di fronte, in cui la sua posizione è nella maggioranza dei casi fissata da una congiunzione, da una convergenza - forse meglio - di almeno due volontà. Ma se le due volontà, pur individuali, sono congiunte su di una serie di punti, allora sono volontà alleate, ossia sono volontà quantomeno temporaneamente associate, e quanto ne deriva è perciò anch'esso una società. Le norme che regolano la vita di tale società vengono fissate dalle varie leggi, giustificate o meno - nei loro primi tempi, pressoché sempre - su base religiosa. Dunque, la famiglia apparendo come una società, si può opporre società a società? Quando, nell'intento di circoscrivere l'agognato Concetto, dall'isolamento / delimitazione si finisce per approdare all'Opposizione.

giovedì 19 maggio 2016

La punizione produttiva.

Certe concezioni neppure proprio di ieri, intorno al carcere, fanno dell'incarcerato un "punito operoso" - per redimerlo, certo - che contribuisce all'economia con un basso costo diretto per lo Stato: quindi non è più condannato a non operare, ma tutto il contrario. Tra l'altro, pure la parola "redimere" ha un sostrato economico nel senso attuale della parola.

Imago ardita (Riscrittura XVIII).

Mario Reitani Spatafora in Il Rogiero in Sicilia IX 60, 1 - 4 scrisse: "Là di sua dotta man chiare memorie / quest'atrii gloriosi egli si eresse, / in cui d'illustri fatti e d'alme istorie / i tetti incise, i pavimenti impresse". Seguendo un'espressione consueta come "storia gravida di conseguenze, fatti gravidi di conseguenze", qualcuno potrebbe riscrivere: "Là di sua dotta man chiare memorie / quest'atrii gloriosi egli si eresse, / in cui d'illustri fatti e d'alme istorie / i tetti inci(n)se, i pavimenti impresse".

Punire.

I modi "sociali" di punire sono varii, non necessariamente violenti, non esercitati di necessità per sanzionare una violenza su altri, ma punire si può per omologare, per confondere in entrambi i sensi, per eremitare - attenzione alla polisemia, poiché leggevo un lamento sulla perdita occidentale della coscienza della parola come stratificata; per quanto già insista sul tema - anche nel legame, con una varietà di strumenti, in una varietà di luoghi (intesi spessissimo come delimitazioni), pluralità di luoghi - strumenti che incarcerano parti di vita come se fossero vite diverse, fra sé aliene. Si può ricollegare quanto sopra a "Generi" e "1957".

mercoledì 18 maggio 2016

Scritto.

Volti si sono a cento a cento i giorni: / ben sto lontano, ma non si spegne nulla.

Assai probabilmente vero.

Mario Reitani Spatafora, Il Rogiero in Sicilia VII 29, 3 - 4: "[...] e l'odio infido, / che ne l'uom per periglio unqua non langue". Buon attributo, "infido", segnala cose interessanti: infido non solo a chi è odiato, sarei propenso a credere.

La domanda è.

In breve: "La soluzione al crollo della natalità di uno stato è un sussidio economico temporaneo vincolato al partorire figli; oppure un reddito adeguato e costante da esercizio di professione?" Il primo tipo di intervento a certe menti darebbe da pensare che possa apparire buono strumento pro electo consule oggi che allo medesimo è permesso essere reinvestito consecutivamente della carica; ma probabilmente non saprebbero dire se sia esso adeguato ad una risoluzione soddisfacente della difficoltà pro republica. Alcuni direbbero come non rimanga che aspettare la futura proposta di una "democratica" legge che punisca chi entro una certa età non sia almeno legalmente sposato, come in una fase altamente appunto "democratica" - sarcasmo - della storia italiana.

In attesa...

...di finire uno scritto più ampio sul tema, prendo atto che c'è ancora qualcuno capace, a parole, di distinguere fra cultura e turismo (nella sua declinazione economica), in questo mondo.

martedì 17 maggio 2016

Genealogie onomastiche eroiche II.

Mario Reitani Spatafora, Il Rogerio in Sicilia IV 60, 5 - 6: "Garzon di nobil sangue, il bel Silvarte / nel suo corpo accettò l'aste cristiane". Terzo personaggio dal medesimo nome da me "incontrato" in poemi eroico - cavallereschi italiani del Cinque / Seicento: a settant'anni dal riscontro nel poema di Stigliani, un'apparizione fugace "dalla parte sbagliata".

Un'immagine.

Mario Reitani Spatafora, Il Rogiero in Sicilia III 58, 1 - 2: "Che più? Poco mancò che non rompesse / la flegrea gioventù l'atra prigione". Già notavo circa un altro autore una specie di compiacimento nella descrizione degli Avversari (Giovanni Carlo Coppola, in "Curioso"); ma questa della gioventù infera mi giunge piuttosto nuova, nella sua mancanza di tratti orridi - che, come spiegavo in una critica inedita ad una introduzione alle Dionisiache di Nonno, non sono necessari: uno stile ampio non è uno stile che deve inevitabilmente descrivere, è uno stile che spesso si dà all'acribia, ma che alcune volte per varietà, sorvola; qui per esempio Spatafora aveva tratteggiato i demoni poco prima -.

lunedì 16 maggio 2016

Riscrittura XVII.

Mario Reitani Spatafora Il Rogiero in Sicilia III 6, 4: "Al suol intra le viscere s'interna". Dato il tema erebico, qualcuno potrebbe pure proporre: "Al suol intra le viscere s'inferna".

La tattica.

La "grandemente innovativa" tattica economica dello stato liberale neocapitalista è uscire da qualsiasi voce di spesa diretta e limitarsi ai costi di riscossione dei guadagni. E' semplicissimo: basta passare da "statale" a "pubblico", dove "pubblico" sta per "società etc. esercitante attività ufficialmente rivolta all'universale gestita con criteri privatistici". Cioè finalmente arrivare all'esplicazione pura del principio enunciato molti anni fa dal mio docente di Diritto: "Lo Stato non impone le tasse in cambio di servizi erogati, ma perché può avendo l'imperio". Pratiche controcorrente sono resistenze momentanee ed ancor più eccezioni che, in quanto tali, confermano la regola.

giovedì 12 maggio 2016

Dettaglio di stile.

Scrivere una buona aristia, dettagliata non all'eccesso ma in cui lo sviluppo culminante non sia mortificato in un angolo, è difficile.

Pensiero breve.

L'Uomo della Provvidenza è uno dei riflessi fisici di una metafisica dell'Unica Via. Ma la Provvidenza nel concreto è un concetto: per ciò stesso essa in tale concreto non essendo, tantomeno può incarnarsi in un uomo, riciclandosi ad intervalli quasi fissi; ed anche potendo, almeno per chi crede in una certa religione dovrebbe valere ancora il monito del suo fondatore a stare in guardia contro chi avrebbe detto di essere Lui. Al di fuori dello specifico, il richiamo vale circa ogni Salvatore.

Tattica base.

Tiberio Ceuli, L'Oriente conquistato XVII iv, 7 - v, 4: "Mentre però n'andrai, senza intervallo / Bimarte assaglia de' nemici il vallo. // E spinga le sue genti in quella parte / ch'al sentier, che tu prendi, è più remota, / onde raccoglier tu le schiere sparte / possa, e la d'armi trovar più vota". Un diversivo atto a coprire il comandante Aronte che introduce in Costantinopoli assediata alleati in ausilio dei difensori.

L'uomo medio.

Esso gradisce: avere gli stessi diritti degli altri, assai meno gli stessi doveri; ama essere simile all'altro, meglio se affine, ma è assai poco propenso a confondersi, all'identità. L'essere che deve cedere all'impossibilità di avere tutto per sempre, non può rinunciare a circoscrivere qualcosa temporaneamente entro il proprio agro o tenitoro, a segnare una differenza, pur solo in sé stesso. Che poi raggiunga il proprio obiettivo, non credo. Anche perché l'Uomo Medio è giustappunto una media, e poiché la media non è l'ineccepibile - anzi -, l'Uomo Medio non esiste, è soltanto un facilitante Concetto.

mercoledì 11 maggio 2016

Dell'armato scontro.

L'Oriente conquistato XV xix, 3 - 4: "ma perché il lume al senno ed a la mano / il vigor tolto ha la percossa ria"; ovvero, come si può citare efficacemente pur dislocando, ossia non trasferendo nel proprio brano tutto il contesto che lo circonda nella fonte. Infatti qui siamo di fronte ad una delle variazioni presenti nel poema di uno dei più famosi passi del poema "eroico" di Torquato Tasso, la Gerusalemme liberata I i, 3 "molto egli oprò col senno e con la mano", ma adattato ad una singolar tenzone a cavallo. Non sarà necessario far notare come "mano" sia in rima al verso 3 dell'ottava sia in Tasso che in Ceuli.

La Democrazia (II).

Certe volte in Occidente la democrazia sembra una "cosa" la quale più che altro appare in un organismo non saprei dire se sociale, teoricamente fluido, ma di cui la fluidità è molto a compartimenti stagni. Si divide tutto in parti minute, e per stare in qualcosa devi rigidamente essere al di qua, in un "settore" ben definibile a giovamento dei più diversi fini; mai al di là, e di certo non qui e là, almeno finché non diventi un "caso": ed eccoti allora incasellato come interdisciplinare.

Il problema...

...della "scienza" oggi potrebbe parere la sua trasformazione in Eu àngelos.

E siamo ancora...

E di nuovo siamo di fronte al problema di Lucio Anneo Seneca. Se un personaggio di Maylis de Kerangal può affermare la certezza che il mare è percorso da strade, le rotte, e merci ed uomini - uomini e merci: senza la volontà dei primi di spostare oggetti, cose gettate lì avanti, per portarle altrove e "trasformarle" in capitale crescente, le merci neppure raggiungerebbero quel nome - ossia navi, marinai e passeggeri, si dà per scontata la funzione che altri non davano per così sicura: Seneca appunto si chiedeva, nella Medea, per tramite del coro, cosa avesse spinto gli uomini a costruire un insieme di sottili pareti che a fatica li separava fragilmente dalla morte per acqua onde, gettando il risultato in acqua, violare lo spazio che gli dei avevano posto grande, profondo e feroce, fra i popoli allo scopo di evitare le guerre. Invero, alla domanda rispondeva anche e, come "tipico" del Seneca tragico della cui visione a lungo s'è dibattuto in quelle "torri d'avorio" che si rinfacciò agli studiosi già all'esordio della moderna filologia, non in maniera incoraggiante. Tuttavia si potrebbe rispondere anche che per certuni fu, come pare di dedurre anche oggi, la fame, la malattia, il terrore e la guerra, che pazientemente percorre la terra: rischiare una morte incerta per evitare quella che pare certa. Ma Giàsone si mostra, per esempio, inconsapevole del rischio personale allorché parte alla ricerca del Vello, e spinto da altro. Dunque...

martedì 10 maggio 2016

Ogni ricerca.

La singola ricerca che parte dalla lettura di un testo genera appunti per letture successive, nuove ricerche che rilanciano le letture, portano a nuove connessioni e correzioni - perlopiù aggiunte alle fonti di certi testi affrontati in precedenza che così dimostrano sempre più ricchezze che vanno oltre la consuetudine dei rimandi a dieci autori e cinquanta opere per l'intero arco storico di ciascuna disciplina -: è la disperata gioia dell'infinito muoversi dell'umano e del rifarsi dell'immensa ragnatela di un'opera insieme coll'accrescersi del cercare e del crearsi dell'opere "nuove".

In fondo...

...il denaro (meglio: la moneta in ogni sua forma) rimane uno strumento: è che è restato per i più l'unico strumento disponibile per accedere a tutto quanto abbisogna. Penso che si possa definire un problema. Non è l'opposizione concreto / virtuale, anche perché quello che stiamo vivendo è l'approdo di un lungo processo di virtualizzazione del mezzo di scambio, di un valore che è depositato altrove, e solo in parte: dal baratto alla moneta in metallo prezioso etc. E' in parte legato al commercio, al problema della trasportabilità dei beni, almeno è partito da lì: ma qualcosa che era stato inventato per facilitare il commercio è diventato l'unico modo possibile per commerciare, valore e commerciabilità sembrano essere divenuti sinonimo, per cui il bene è bene se è commerciabile, ed ancor meglio se il suo far parte dello scambio produce plusvalore. Anzi, può sembrare che lo scambio alla pari non esista più, e che ciò che non circola non sia. Non è problema di oggi, se il commercio in Europa Occidentale crollò quando si interruppe il corso della moneta, quando la moneta smise di circolare, anche se i beni erano ancora. Quando qualcuno sostiene il "ritorno alla terra", si risponde che si distruggerebbe l'economia. L'economia secondaria, quella della circolazione territoriale della moneta su scala statale o pluristatale - diversa da quella che, con una definizione discutibile, si definisce "internazionale": nella penisola italiana ci sono tre stati che da anni usano la stessa moneta; e si potrebbero fare altri esempi - ed ancor più in scala maggiormente ampia. Il problema è che una facilitazione è divenuta un vincolo, una prigione che lega la dignità del singolo alla disponibilità più o meno alta di un simbolo, di un strumento di scambio.

Alcuni segni.

Sono da ben verificare di una discendenza dell'Imperio vendicato di Antonio Caraccio da L'oriente conquistato di Ceuli.

Dettagli.

Svolgere le “stesse” funzioni non significa avere integralmente le stesse caratteristiche, e quindi reagire a certe operazioni teoricamente identiche nel medesimo modo. Attenzione ai limiti delle lingue.

Dell'eroismo.

L'oriente conquistato VII xxxvii, 1 - 2: "Pur, ripensando che è ben meglio ognora, / quanto si può, più prolongar la vita". Dei limiti pratici a quanto nel titolo.

lunedì 9 maggio 2016

All'accesa...

...curiosità ogni disponibilità è insufficiente.

L'Oriente conquistato IV lxxxv, 5 - 6.

"Udito il tutto, dal suo dir conforto / trae la regina, e più del ver si finge". Certo non infrequente. Si potrebbe anche riscrivere: "Udito il tutto, dal desio conforto / trae la regina, e più del ver si finge".

venerdì 6 maggio 2016

Cittadino.

Cittadino non parlamentare - la maggioranza -; cittadino parlamentare.

Circa le leggi...

...riguardanti certe forme di voto in Italia, credo qualcuno debba ripassare.

Ulisse e Bacco?

E'forse Osmano in L'Oriente conquistato III lxxxv, 5 - lxxxvii, 2: "Per dar ristoro ai bracci stanchi, immoto / sen va su l'onde, e i suoi furor delude; / ripiglia poi con franca lena il corso, / e frange ardito al mar cruccioso il dorso. // Ma nel lungo viaggio era già lasso, / quando, del Fato inaspettata aita, / vede un delfin fra l'onde ascoso e basso, / che qual destriero a cavalcar l'invita: / verso lui muove frettoloso il passo / e, giunto, il ferma con la mano ardita; / e, in tal guisa varcar quell'acque infide / tentando sovra al tergo, in lui s'asside. // Quello, amico dell'uom per sua natura, / suppone il dorso, e non ricusa il pondo". Si veda il quinto libro dell'Odissea e la vicendo di Bacco e dei marinai, col ruolo del delfino.

giovedì 5 maggio 2016

Tiberio.

Che è Tiberio Ceuli, autore de L'Oriente conquistato. Esordio con segni tasseschi da scavar bene: "Canto del pio guerrier l'armi e 'l valore etc.", ma contro un bizantino che non è molto differente da un non cristiano (ogni religione è facile a metter sullo stesso piano "eretici" ed esseri umani che non riconoscono l'autorità del dio che "teoricamente" l'eresia condivide con essa); ad I xxiii, diversamente dall'autore (/-i) del Primaleone richiama patentemente le sirene omeriche; anzi, le chiama patentemente col loro nome. Le differenze.

L'apertura...

...alla critica negativa (per esser precisi), pur minima, nonostante l'elogio fatto ai Greci antichi da Popper in Congetture e confutazioni per il loro atteggiamento, sospetto non sia la caratteristica principale della cultura umana.

Dei due Primaleone.

Ludovico Dolce, Primaleone figliuolo di Palmerino 1562 XXXVII lxiii, 1 - 8 : "E fe' pensier la sconsolata figlia / di condurre a Olorico, ch'è Soldano / di Babilonia, forte a maraviglia / e di consiglio, e con la spada in mano. / E posta in mar, Fortuna, ch'assottiglia / sempre il poter di lei noioso e strano / in offendere i miseri, confonde / e turba del gran mar le instabil onde". Primaleon 1534 III xxv: "y /la Reyna acordò de embiar esta infanta al Soldan Olorique de Babilonia a le deman / dar ayuda, porque era su pariente; y ella con dozientos cavalleros entrò en la mar: y la / Ventura, que es esquiva contra aquellos que le plaze [...] gran tormenta en la mar". Si noteranno alcune differenze, per cui il vertere non è un tradurre come si intende oggi in senso letterale; ma attiro l'attenzione sul brano "e di consiglio, e con la spada in mano", sottolineando che l'opera di Dolce fu stampata nel 1562, prima di "col senno e con la mano" della tassesca Gerusalemme liberata. Ora leggiamo quanto segue: "gran bene, e col consiglio e con la spada, che è L'Italia liberata da' gotti XIV, 831, di cui i primi due volumi furono pubblicati nel 1547. La nota su "spada e consiglio" manca nel Primaleon e compare invece in Primaleone XXXVII lxiii, 4. Potrebbe l'opera trissiniana essere fonte di una delle variazioni del testo di Dolce?

La prima cosa...

...che viene in mente leggendo la scena della battaglia sull'isola di Orano nel Primaleone di Ludovico Dolce e nella sua fonte (con tutte le attenzioni del caso) Primaleon spagnolo in prosa, è una scena delle Argonautiche di Apollonio Rodio, ossia la battaglia notturna fra gli Argonauti e i Dolioni, colla morte di Cizico. Si intende l'allusione, ossia l'arte allusiva di Giorgio Pasquali.

Il punto è...

...che l'angelo ed il demone combattentisi - e qual è senza dubbio angelo e senza dubbio demone se, limitandosi ad ebraismo e cristianesimo, il maggiore dei demoni fu (è, in quanto il senza fine non ha tempo?) il più grande degli angeli? - sono uno solo, piuttosto che entro un singolo?

Dovrò.

Dovrò finire quella nuga sulla misericordia, par proprio. Benché l'abbondanza di incompiuti, a causa dell'insoddisfazione, sia fatto che m'iscrivo a merito, e non a colpa.

E' una domanda.

Breve. Lo stato di diritto è un assoluto?

mercoledì 4 maggio 2016

Capitale e moneta (La politica della cultura IV).

Contrariamente a ciò che crede più di qualcuno, l'istruzione di base crea movimenti di masse monetarie (acquisto libri e cancelleria, spese di trasporto dal domicilio alla scuola, spese per alimentazione etc.); così quella secondaria e d'eccellenza, e come si sa ogni attività porta con sé un indotto; la conservazione delle antichità di vario genere, certo non al modo già così a lungo maestrevolmente praticato per esempio in Italia del "finché sta in piedi, bene", pur essa genera cassa nelle più differenti attività, benché si possa concedere che la parte più consistente derivi dal turismo - ma si ricordino le aste -; l'editoria di tascabili e non solo, bensì pure le pubblicazioni scientifiche di qualsiasi settore, creano mercato e capitale non unicamente entro i confini, se ben promosse; ogni specialista formato, adeguatamente pagato per le sue competenze con costanza, reimpiegherà altrettanto costantemente il reddito in spese non limitate alla pura sussistenza, perciò di nuovo muovendo risorse anche nell'indotto più vario (pigioni e costruzioni di nuove case, quest'ultime così care ai rilevamenti periodici di istituti specializzati nella predizione della positività o negatività del ciclo economico, anche se bisognerebbe badare a non eccedere nel consumo di suolo), ossia incentivando il tanto amato "mercato" e non inaridendosi in capitale immobile ed infruttuoso (in primis quello speso dalle famiglie anche solo nell'istruzione obbligatoria de iure: perché de facto il capitale sottoposto ad ammortamento, quello che dovrebbe essere recuperato attraverso la remunerazione che consente al formato di ripagarlo con le proprie spese derivanti dalle risorse disponibili per l'esercizio della professione; ma anche le spese collegate al sistema educativo ed al mantenimento della sua efficienza), come càpita oggi ad un numero non indifferente di persone: ma bisogna dimostrare fattivamente (legislativamente e con voci di bilancio) di saperlo comportandosi quindi di conseguenza.

L'idea...

...odierna di lavoro sta tornando ad essere limitata al sollevamento pesi con busta paga conseguente. La prima parte mi ricorda la definizione di "lavoro" in fisica. E si va sempre più affermando il concetto - come l'idea, qualcosa di riduttivo - della prestazione professionale non salariata non solo quale ammissibile, ma come auspicabile: teoricamente e pubblicamente per la sua carica "etopoietica", formativa del sano cittadino; praticamente e privatamente per ridurre la spesa del personale statale (invero, di fascia bassa) e, nel settore non statale, aumentare gli utili dell'impresa ed / od i salari - guadagni degli amministratori delle società, cioè di quella parte della popolazione che tesaurizza e riduce la circolazione delle masse monetarie.

Intervento.

Intervenire: 'Venire (a mettersi) tra due o più'. Quando una terza (etc.) parte - tanto più militare - si inserisce tra due parti quasi sempre in conflitto, che esse siano o meno affini, interviene, anche se appoggia, assiste ("sta vicino") ad una delle due contro l'altra. Ogni assistenza è un intervento, checché ne dicano coram populo gli ambasciatori, i ministri, i capi di governo... Anche quando si possa ammettere - non universalmente, in genere - che colui il quale interviene abbia le ragioni più giuste del mondo, per farlo a favore di una delle parti.

lunedì 2 maggio 2016

Ci vorrà cura...

...per studiare l'eventuale collegamento di Gridonia (Primaleon spagnolo e quindi cinquant'anni dopo Primaleone di Ludovico Dolce) con un personaggio de L'Italia liberata da' gotti di Giangiorgio Trissino.

Il problema (la politica della cultura III).

La questione più importante per le istituzioni culturali come biblioteche, pinacoteche, archivi cinematografici ed altre (diversa in parte questione quella dei siti archeologici), per i loro spazi fisici, è il futuro. Non intendo la messa in discussione della loro utilità / redditività - perché in questo mondo "finanziarizzato" il senso della parola "utile" si va sempre più appiattendo sul significato di 'guadagno', capacità di generare una differenza monetariamente positiva di cassa fra ricavi e spese da parte di una qualunque attività: è recentissima la definizione di sistemi turistico - culturali da parte di un governo europeo, invece che sistemi cultural - turistici; l'ordine delle parole in questo caso ha una sua importanza: a) turistico in questo quadro significa prima di tutto "attività alberghiera e di ristorazione etc. che genera un giro d'affari tassabile"; b) la cultura essendo essenzialmente, così, turismo, viene declassata ad accessorio "divertimento" e non viene trattata come attività conoscitiva e formativa fondamentale per un cittadino intelligente ed aperto - bensì che nella progettazione e / o ricerca degli spazi di tali istituzioni sempre più difficilmente si tiene conto che un'opera di cultura genera studio, ricerche, scritti e non solo, e che quindi allorché si cerca uno spazio dove collocare quanto uno o più autori hanno creato, oltre a preoccuparsi che esso sia abbastanza grande per contenere tutto quanto il "poeta" ha fatto - uso il termine in senso artisticamente ampio, come ricavato dai miei studi sempre in corso sugli scrittori cinque - seicenteschi di poetica almeno in Italia - e quante analisi su di esso sono state condotte fino al reperimento dello spazio, nonché per il collocamento degli strumenti di studio, sia necessario un minimo di lungimiranza bassamente spaziale che superi la momentanea màscara (da cui mascàra, trucco, maquillage) - propagandistica da giro d'affari a breve termine in cui le spese future non si anticipano, generando tra l'altro un meccanismo di ammortamento, ma si rimanda la loro considerazione ad un futuro bisogno di emergenza - in senso "primitivo" - in cui anche eventualmente eliminare il problema con lo smantellamento. Tale visione a lungo termine, in cui la cultura diviene anche una risorsa economica non unicamente fossilizzata in una fruizione in cui masse umane si spostano attraverso confini per "ammirare" strutture fisse, ma è anche promozione dei supporti culturali mobili come libri e filmati, che comprendono pure gli studi, dovrà prevedere metrature adeguate per le inevitabili nuove acquisizioni future. Osservo ciò perché so direttamente di casi di "grandi spazi" acquisiti e costosamente ristrutturati per riunire materiali omogenei secondo determinate classificazioni e che risultavano sparsi, i quali si sono rivelati, immediatamente dopo il raggruppamento di quei materiali, al limite della capacità e quindi assolutamente insufficienti per una gestione adeguata in un immediato futuro. Di certo la soluzione di ridurre o cancellare le acquisizioni non è valida, anche se si troverà sempre qualche detrattore di qualsiasi disciplina convinto della sua integrale inutilità che avrà sorriso all'idea e caldeggerà la sua adozione. Discorro di questo futuro, anche se so che le risorse monetarie, i fondi sono importanti, perché la "secondarietà" - non così facilmente inquadrabile - di esso rispetto a collocare gli archivi, alla disponibilità di risorse per la gestione e, per l'appunto, nuove acquisizioni, non equivale (come sembra talvolta) a totale irrilevanza.