mercoledì 4 maggio 2016

Capitale e moneta (La politica della cultura IV).

Contrariamente a ciò che crede più di qualcuno, l'istruzione di base crea movimenti di masse monetarie (acquisto libri e cancelleria, spese di trasporto dal domicilio alla scuola, spese per alimentazione etc.); così quella secondaria e d'eccellenza, e come si sa ogni attività porta con sé un indotto; la conservazione delle antichità di vario genere, certo non al modo già così a lungo maestrevolmente praticato per esempio in Italia del "finché sta in piedi, bene", pur essa genera cassa nelle più differenti attività, benché si possa concedere che la parte più consistente derivi dal turismo - ma si ricordino le aste -; l'editoria di tascabili e non solo, bensì pure le pubblicazioni scientifiche di qualsiasi settore, creano mercato e capitale non unicamente entro i confini, se ben promosse; ogni specialista formato, adeguatamente pagato per le sue competenze con costanza, reimpiegherà altrettanto costantemente il reddito in spese non limitate alla pura sussistenza, perciò di nuovo muovendo risorse anche nell'indotto più vario (pigioni e costruzioni di nuove case, quest'ultime così care ai rilevamenti periodici di istituti specializzati nella predizione della positività o negatività del ciclo economico, anche se bisognerebbe badare a non eccedere nel consumo di suolo), ossia incentivando il tanto amato "mercato" e non inaridendosi in capitale immobile ed infruttuoso (in primis quello speso dalle famiglie anche solo nell'istruzione obbligatoria de iure: perché de facto il capitale sottoposto ad ammortamento, quello che dovrebbe essere recuperato attraverso la remunerazione che consente al formato di ripagarlo con le proprie spese derivanti dalle risorse disponibili per l'esercizio della professione; ma anche le spese collegate al sistema educativo ed al mantenimento della sua efficienza), come càpita oggi ad un numero non indifferente di persone: ma bisogna dimostrare fattivamente (legislativamente e con voci di bilancio) di saperlo comportandosi quindi di conseguenza.

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