martedì 10 maggio 2016

In fondo...

...il denaro (meglio: la moneta in ogni sua forma) rimane uno strumento: è che è restato per i più l'unico strumento disponibile per accedere a tutto quanto abbisogna. Penso che si possa definire un problema. Non è l'opposizione concreto / virtuale, anche perché quello che stiamo vivendo è l'approdo di un lungo processo di virtualizzazione del mezzo di scambio, di un valore che è depositato altrove, e solo in parte: dal baratto alla moneta in metallo prezioso etc. E' in parte legato al commercio, al problema della trasportabilità dei beni, almeno è partito da lì: ma qualcosa che era stato inventato per facilitare il commercio è diventato l'unico modo possibile per commerciare, valore e commerciabilità sembrano essere divenuti sinonimo, per cui il bene è bene se è commerciabile, ed ancor meglio se il suo far parte dello scambio produce plusvalore. Anzi, può sembrare che lo scambio alla pari non esista più, e che ciò che non circola non sia. Non è problema di oggi, se il commercio in Europa Occidentale crollò quando si interruppe il corso della moneta, quando la moneta smise di circolare, anche se i beni erano ancora. Quando qualcuno sostiene il "ritorno alla terra", si risponde che si distruggerebbe l'economia. L'economia secondaria, quella della circolazione territoriale della moneta su scala statale o pluristatale - diversa da quella che, con una definizione discutibile, si definisce "internazionale": nella penisola italiana ci sono tre stati che da anni usano la stessa moneta; e si potrebbero fare altri esempi - ed ancor più in scala maggiormente ampia. Il problema è che una facilitazione è divenuta un vincolo, una prigione che lega la dignità del singolo alla disponibilità più o meno alta di un simbolo, di un strumento di scambio.

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