venerdì 20 maggio 2016

Proposte filologiche L.

Leggiamo a Il Rogiero in Sicilia XI 71, 1 - 4: "Fuori de l'Universo un pian s'estende / per gli spazii del nulla a l'infinito, / che non prova in sé stesso unqua vicende / di gelido Aquilone, o d'Austro ignoto". La lezione del verso 4 manifesta nella rima erronea un errore più generale, indotto o da Universo ad 1, o da "nulla" od "infinito" a 2: la grandezza dell'Universo lo rende inconoscibile in maniera completa; l'infinito non avendo fine non conclude nemmeno la conoscenza; il nulla non è comprensibile, se si può conoscere ciò che è, e solo ciò che è: dunque, l'Austro diviene ignoto. Risolvere l'errore? Attraverso la figura dell'opposizione ed un poco di latino. L'Aquilone, vento del Nord, è freddo, "gelido"; l'Austro (pure scritto Ostro) è vento meridionale e quindi caldo; ignitus, -a, -um latino è aggettivo che vale 'infiammato', 'ardente', e perciò 'caldo'. Dunque, sostituendo -i- ad -o- nella parola - rima, si ripristina la lezione corretta: "di gelido Aquilone, o d'Austro ignito", e si interpreta: "Fuori dei (limiti) dell'Universo si estende infinitamente negli spazi del nulla una pianura in cui non si alternano mai il freddo vento del Nord o quello caldo del Sud", ossia 'non si alternano caldo e freddo'.

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