venerdì 10 giugno 2016

Un "paradosso".

Notai tempo fa in uno scritto rifiutato: "Rimangono, escluse appunto Cillenia ed Elpidia, alcune altre 'donne' messe in scena in questi primi libri, ma sono virtù, rappresentate in questa forma in quanto la virtù è bella, ed uno scrittore cristiano maschio rappresenta la bellezza, sia essa dall’effetto positivo o negativo, sotto forma femminile; tuttavia, è interessante osservare il finale del libro quinto, in quanto viene sollevata una questione da Corsamonte, che utilizza la consuetudine cui abbiamo appena accennato per mettere in luce un tratto del pudor sempre collegato alla donna, ma che coinvolge l’onore del cavaliere: la domanda che si ripropone costantemente in ogni esemplare di poema eroico – cavalleresco, ossia il comportamento che deve tenere una donna in un campo militare, o se la donna che non sia amazzone (nel caso dell’Italia, l’amazzone è Nicandra) non debba al tutto tenersene lontana; egli mostra infatti di essere contrario alla scelta di Areta di assegnare a ciascuno dei cavalieri una delle proprie figlie come scorta: ad ogni lettore del poema è certo evidente che essendo queste donzelle solo figure allegoriche, il problema non si pone; ma queste virtù hanno pur sempre forma femminile, e nella imitazione del poema, essendo visibili ai cavalieri, sono visibili in generale: così, tralasciando per il momento le implicazioni che una situazione del genere avrebbe per l’onorabilità femminile – tema che è quello il quale generalmente interessa agli altri autori - il personaggio è preoccupato di una ferita all’onore dei cavalieri, quando dice che "se venisser damigεlle noscω, / ci darian qualche biasmω appω le gεnti": certo, Corsamonte immediatamente prosegue il discorso in modo che viene sgomberato il campo da ulteriori sviluppi dell’argomentazione secondo la linea misogina (congenita debolezza della donna, sua naturale inclinazione alla lascivia e quant’altro del campionario era stato dispiegato in innumerevoli scritti precedenti che interpretavano la dignità dell’uomo,tema centrale della riflessione umanistico – rinascimentale, secondo la declinazione limitativa della dignità del maschio),poiché osserva che tale lesione sarebbe dovuta solamente al fatto che " ‘l vωlgω mai nωn suol pensare il drittω", tuttavia esso è qui a richiedere una soluzione: la risposta di Areta rigetta l’importanza dell’opinio plurimorum secondo la prospettiva filosofica che ritiene la virtù autosufficiente, ovverosia la sufficienza per il vir bonus dell’innocenza di fronte al tribunale della propria coscienza; chiaramente, pur se maggiormente condizionato, questo principio vale pure per la domina (ecco un modo in cui si può leggere la dama di Baldassar Castiglione nel Cortegiano, rinunciando alla valenza generica della parola donna anche nella consuetudine attuale: la donna dei Ritratti è certo donna per il rango conferitole dal suo sangue, ma lo è pure per un atteggiamento ed una formazione culturale di alto profilo che le consente di rapportarsi agli altri con l’urbanità e l’affabilità – capacità di sostenere una conversazione, da fateor – richiesta dalla società del tempo, eppure il suo non desiderare la vendetta e l’essere pronta a perdonare le offese subite, il saper sopportare le situazioni avverse l’avvicinano al sapiente quanto l’uomo), pur concedendo infine che siano coperte di nebbia, sicché non potranno macchiare i cavalieri di infamia alcuna". Non permettere al guerriero di accompagnarsi a donne, non consentire l'ingresso di donne nell'accampamento militare: qui si presenta come azione compiuta per proteggere l'onore dell'uomo, contrariamente a quanto i più sarebbero propensi a credere.

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