martedì 12 luglio 2016

Alcune.

Alcune questioni preliminari su di una scrittura. In principio era il fatto che scrivere sembra facile. Oggi, persino poesia; ossia, vulgariter, versi. Tecnicamente, è scomparso qualsiasi obbligo formale, qualsiasi precetto, che ha soltanto una dimensione storica, ossia proiettata dal passato sulla parete del sempre mosso presente. Niente misure fisse, niente rime, niente strofi - rifacendosi per brevità ad una tradizione -. Ed invece è difficile scrivere. Scrivere romanzi in prosa. Assunto poi che si voglia comporre l'ennesimo individuo potenziale esemplare di questo genere cannibale, divoratore di tutte le alternative, in prosa; perché se qualcuno non aderisce all'invasivo monismo imperante, secondo cui si possono creare miliardi di cose ma, una volta deciso che cosa, in questa libertà universale della creazione dal nulla, conclusivamente, c'è un solo modo per condurre in porto esattamente l'opera, a partire da quell'uscita si affacciano possibilità, piste differenti. Allora, deciso di scrivere un romanzo, ci sono almeno (al meno, non al più; quindi potenzialmente anche altre) due iniziali decisioni distinguibili da prendere: a) in che lingua (ed invero, chi dice che la lingua debba essere una?); b) Romanzo: 1) in prosa; 2) in versi; 3) prosimetro? Risolti questi iniziali problemi teorici, ecco che si pone il primo problema pratico, dato che la prefazione e l'introduzione possono essere lasciate per ultime, una od entrambe eventualmente affidate ad altri: in che maniera cominciare? L'esordio. O meglio - si vede la complessità - cominciare a tracciare almeno un abbozzo del primo personaggio e dell'iniziale ambientazione - persino il vuoto, od il tentativo di rendere una dimensione sospesa ed indelineata, uno sfondo volutamente vago etc. -, anche coll'unità di tempo e di luogo. Quindi, se si è deciso per un ambiente tratteggiato con linee distanziate più o meno, bisogna sciogliere il dubbio se iniziare con una descrizione "pura" o per mezzo di una azione; se il primo attore nel seguito risulterà il protagonista, oppure ce ne saranno vari. Il personaggio con cui si inizia potrà inoltre essere il narratore, ma non d'obbligo per l'intero svolgersi della vicenda. Et cetera. Tralascio la disputa interiore circa il modo di esprimersi dei personaggi che agita l'onnipotente, ed una infinità di altri particolari, come per esempio il bisogno di contenere in dimensioni accettabili, o di transfigurare, gli elementi autobiografici mentre si cerca di non eccedere all'opposto nei rimandi ad altre opere che possano essere troppo facilmente sottoposti a rintracciamento di ascendenti, sapendo bene che entrambi i fenomeni non possono essere al tutto eradicati dall'esercizio scrittorio, ovverosia sono inevitabili. Solo alcune linee fondamentali del problema.

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