giovedì 14 luglio 2016

Dove sono l'opposto.

Il contrario di un applicatore estremista del De interpretatione aristotelico è proprio là, di fronte a frasi granitiche come: "Pochi aggettivi, li tolga quasi tutti, non servono. E poi semmai molto precisi". Assai dialettico. Il maestro sopravvissuto della Retorica ("inventata" da altri), nel testo succitato, sfronda: hanno valore solo nome e verbo, il resto è sincategorematico. La cosa, in una prospettiva sulla parola all'ingrosso "mediterranea", da un angolo soprattutto antico, ha senso: coniugazione e declinazione includendo già una dimensione "relativa", adattabile, si potrebbe dire pieghevole circa quanto è fuori e quanto sta dentro, espansibile inoltre se necessario coi costrutti preposizionali in primo luogo, teoricamente ha poca necessità di "estensioni" quali l'ag- gettivo e l'av- verbio (assimilazioni di prefissi): le lingue classiche sono, almeno in rapporto alle lingue romanze attuali - e, vedremo, in parte pure altre - lingue "sintetiche", ossia che mantengono insieme in una sola 'posizione' più qualifiche. Il sanscrito aveva nella declinazione ancor più casi del latino, il latino più del greco, il quale però conosceva il duale ed era più ramificato temporalmente (si parla sempre dei periodi "aurei", per così dire). Ma le lingue moderne romanze, e l'italiano perciò anche, sono, più accentuatamente sul versante del nome, lingue analitiche, in cui le determinazioni si configurano assai più attraverso legami con preposizioni ed altri "accessori" - vedremo poi la dissenzione sul punto - in cui anche e soprattutto il nome è assai più "rigido". La censura della retorica come disciplina circa l'inganno si può dire nasca, oltre che per motivi di tipo differente, da una accusa assai più razionalmente fondata guardando alla "natura" od "essenza" delle lingue classiche, che a quella di quante hanno preso il loro posto. Di fronte appunto agli aspetti naturalmente "integrativi", inclusivi delle determinazioni, presenti nelle lingue classiche, nella loro declinazione e coniugazione, appaiono esaltate la ridondanza e la decoratività delle ulteriori "partes orationis"; risulta, secondo un certo angolo visuale fisso, sottolineato come, per usare una terminologia orientalista, l'aggettivo - e, parzialmente, l'avverbio - sembrino "parole vuote", raffrontate alla "pienezza" del nome e del verbo. Tuttavia, il francese, l'italiano, lo spagnolo, non sono così inclusivi: il francese antico aveva due casi; il tedesco attuale ne ha quattro, ma spesso le forme che si presentano nella declinazione (come, certo, già succedeva nelle lingue classiche e nel sanscrito) sono in numero inferiore. Consideriamo che certe lingue dell'Estremo Oriente "rinunciano" a distinzioni per noi ovvie, ad esempio, accennando ad un possibile ampliamento del discorso. Dunque, la retorica è in parte, come precedentemente scrivevo, necessaria alle lingue, per sostituire con circonlocuzioni ed altri mezzi termini che la lingua particolare non ha; tanto più in una lingua analitica la quale, rispetto ad una sintetica, è obbligatoriamente "più lunga" nell'espressione del pensiero; in misura ancora maggiore se la lingua analitica dà voce ad una cultura fortemente tradizionalista e perciò propensa ad opporre resistenza quando si tratta di assumere una parola che racchiude brevemente un concetto ma è "straniera". In particolare, nella posizione elideista,l'individuo è il centro, non il genere. Anche in questo caso ho già scritto che si tratta di esaminare, di rilevare, ed ancor più, di affermare come il singolo sia senza dubbio alcuno - a parte il del singolo dubbio continuo - sinolo: insieme unico di caratteristiche, al massimo della concessione mescolanza od equilibrio singolare di un insieme di caratteristiche le quali, seppur si ammettesse fossero tutte in un altro individuo, vi si troverebbero in una diversa gradazione rispetto a tutti gli altri. In linea di principio - in un caso particolare, di fatto - la relazione si instaura, od è tentata, con un oggetto, un animale, una persona particolare, per quanto gradito della inevitabilmente parziale percezione (ed iniziale elaborazione) dei vari aspetti di questi, che si dovrebbe tentare costantemente di approfondire, e di cui si dovrebbe cercare di cogliere ed accettare per quanto possibile i mutamenti sempre in corso nel "permanere" della relazione. La costruzione non si tenta con un concetto come oggi volgarmente inteso, e si vorrebbe non prendesse la forma di un gioco anche duro al prevalere dell'uno sull'altro; quindi aggettivo ed avverbio sono inscindibili dal resto dell'individuo, si oserebbe dire con paradosso fondamentali o sostanziali.

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