venerdì 29 luglio 2016

Due letture.

Scorro un intervento sulla dignità della canzone popular - già altrimenti detta in italiano "canzonetta" o semplicemente "canzone" -, e mi pongo una (falsa) domanda: " pòpular o populàr?" Inglese o spagnolo? Ancora pochi decenni fa una canzone di successo poteva intonare in Italia: "...la canzone popolare", con un significato che non era quello di "famosa". Tutto ciò, direbbero alcuni, è in realtà superato: basta "pop". Il che rilancia la provocazione dell'intervento che sto leggendo: la canzone "commerciale" - altro sinonimo - ha una sua dignità artistica? Giustamente torna a galla la solita obiezione circa lo studio della poesia per musica, valido discorso in linea teorica: analizzare separatamente testo e musica, come per il melodramma, ha senso per praticità di studio, ma (nuovamente, in teoria, ipotizzando una coscienza stilistica) il metodo corretto imporrebbe poi di riunificare le due parti ed analizzare il complesso - che non è la "band" - perché la poesia per musica dovrebbe essere concepita per essere porta in complesso, e non separatamente. Tornerebbe quindi pure la disputa per la supremazia fra chi scrive le parole e chi scrive la musica. E tornerebbe pure quel divertissement di Eco nel "Diario minimo", quella dotta conferenza filologica condotta su testi antichi che sarebbero le "canzonette" di oggi sopravvissute alle "ingurie del tempo". Potere della posizione dell'accento.

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