giovedì 21 luglio 2016

Lo stato.

Più che "la nazione": ho già fatto appunti sull'utilità di distinguere le due nozioni. Ma anche, e più e prima ancora, la nazione. Nella cosiddetta Turchia asiatica, per fare un solo esempio - perché di Turchie, linguisticamente parlando, ve ne sono varie separate fra loro, in Asia -, ossia in quella che fu pure precedentemente e attualmente per esigenza sinonimica chiamata Asia Minore, Anatolia etc., lungo una sequenza di secoli i sudditi han professato in maggioranza il cristianesimo ortodosso; ancor prima, per millenni, svariatissime forme di paganesimo. Così nel resto dell'orbe terracqueo, dove le religioni, se non son le foglie dell'albero, che ad ogni soffiar forte di vento o a ciascun autunno cadono al suolo della foresta dell'umanità, si potranno assomigliare ai rami, i quali dopo più tempeste si spezzano e pur essi cadono a terra e marciscono, nutrendo ciò che ad esse segue. Ogni popolo che s'atteggia a possessore eterno d'un territorio, lungi dall'essere autoctono, fu precedentemente altrove, e da quell'altrove giunse nel posto dove da un tempo relativo permane ottimamente; ogni popolo - o meglio, le sue classi dirigenti - che si presenta aborigeno di una religione non fu tale, ma sostituì con essa una precedente: in altri tempi ed in altri luoghi, nomade come tutti in tutto, ebbe altre religioni, come fu diversamente esso stesso composto, prima. Stato e religione, nazione e "fede" non s'identificano, ovunque. Non ho alcuna difficoltà a rifiutare la teoria delle "radici cristiane" d'Europa, se intesa in un certo modo, perché si basa su di una visione storicamente parziale, perché confonde volutamente un lungo periodo che si può dividere in due parti, quello del contrastato successo di una religione che, più d'essere nuova, si presentava come tale, e quello di religione ufficiale (e quindi obbligatoria), con tutta la lunga storia religiosa del continente. Così, ogni religione lungamente professata in un territorio, per secoli professata da un mutevole popolo i confini dei cui stati sono più volte cambiati, è parte importante della cultura (e perciò del riconoscersi) di un popolo in quel momento per lui attuale, tanto che anche chi quella religione rifiuta, ne è influenzato per varii aspetti; ma non è la sua radice.

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