lunedì 25 luglio 2016

Potrà pur essere.

Si potrebbe anche dir vero che oggi si conferisce in "Occidente" troppa importanza al benessere fisico ed a quello economico; ma da qui giungere ad affermare che la buona vita degli antichi riguarda "parametri spirituali" v'è strada da fare: sembra una forzatura. Si capisce la prospettiva (casualmente, postsocratica) quando si legge: "che è alla base di una buona disposizione dell'animo". Platone la chiama eufrosine". Passiamo oltre l'uso di "animo" per 'anima', come sembra dal seguito, e tralasciamo la glossa immediatamente successiva. Ci troviamo di fronte alla scontata antonomasia per cui Platone - un certo Platone - è la Grecità, è il Greco; è anzi l'Uomo Antico in toto. Eppure...eppure la Grecità - se è legittimo usare la maiuscola - la Grecia era piena di palestre, dove certo si trovavano pure le biblioteche; eppure solo dopo mille anni Teodosio abolì la più grande celebrazione greca del corpo, le Olimpiadi; eppure nella kaloagathia greca pre- e -classica prima viene la bellezza, quindi la bontà della psiche; anche in Platone emerge che il bello è buono. Nel detto latino, la mente è sana "in un corpo sano", cioè serve un corpo in salute per pensare bene. E, tornando ai greci, se Aristotele non sostanzia il successo nella ricchezza, non propugna cinicamente la povertà: sarebbe meglio dire che non spinge al lusso, al fasto, all'esibizionismo. Questi sono sviluppi al limite alessandrini, ellenistici (cinismo, stoicismo; anche se non so si possano vedere Panezio e Posidonio come sostenitori della povertà, per indicare due stoici); per quello poi che ne sappiamo perlopiù da un tramite "ascetico" neoplatonico e neopitagorico frutto anche di selezione e trascrizione. L'autarchia, delle disponibilità di beni materiali che consentano di aiutare gli amici quando necessario, addirittura, non mi pare siano ritenuti una colpa. Tutto sta nella misura: non si proibisce l'esercizio fisico; non si pretende l'indigenza; non si sconsiglia il sesso: si censurano gli eccessi, si indica che sono dannosi. Si cerca di insegnare a sopportare anche le difficoltà. Poi sì, l'anima è superiore ed il corpo è uno strumento; ma anche il saggio abbisogna di uno strumento efficiente, e quindi il corpo deve essere curato, affinché possa svolgere correttamente il ruolo di supporto alle funzioni d'eccellenza dell'anima umana, quelle razionali. Il punto è che bello e buono sono connessi: in entrambi c'è una base da cui partire (vedi il brano citato sopra) la quale va migliorata, ampliata, educata, cercando un equilibrio funzionale. Soprattutto dopo Socrate la parte mentale è indicata come la più importante (tanto che all'interno del postsocratismo nasce la polemica cirenaica e poi al di fuori si sviluppa il Giardino); ma ciò non vuole automaticamente significare contemptus mundi quanto, oserei dire, un elideistico equilibrio fra mente e corpo.

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