mercoledì 13 luglio 2016

Una visione...

Una analisi di un processo di creazione umana che tenga in considerazione i limiti delle capacità non soltanto del singolo uomo, ma anche dei gruppi di uomini, disposti sia sincronicamente che diacronicamente, ai miei occhi valuterà altamente probabile che le formule, per quanto utili a mantenere una stabilità in virtù del proprio essere memorabili, del proprio essere un supporto alla memoria, vadano incontro ad errore e degradazione, che le formule siano intaccate, e non solo perché la capacità umana ha termine ma, in alcuni casi, volontariamente. Per stringerci ad un tema "specialistico", il fatto che il verso omerico manifesti una formularità la quale, alcune frequenti volte, si incarna in una identità, non vuol dire che verso formulare e verso identico siano tutt'uno. Anche nel caso in cui i materiali tradizionali vengano custoditi da memorizzatori specializzati che intervengono durante l'esecuzione per suggerire all'aedo in difficoltà od addirittura per correggerlo durante la pubblica declamazione, sarei propenso a credere che queste cautele riducano ma non impediscano "errori". Dunque, un verso formulare non è un verso che è sempre identico a sé stesso, ed un testo formulare non è un testo in cui alcuni più o meno numerosi versi formulari ritornano in parti differenti del o dei testi sempre, invariabilmente, immutabilissimamente uguali a sé stessi, anche in ragione del fatto che la variazione in alcuni casi può essere voluta. Ciò mi ricorda una vecchia bozza di critica ad uno scritto introduttivo delle Dionisiache di Nonno di Panopoli, dove osservavo che alle volte i critici individuano in un autore una tendenza stilistica fortemente maggioritaria e la trasformano in una costante; peggio, in una legge che non può non avere perpetuo ricorrere là dove il critico si attende che ricorra. Ma la varietà signori, la varietà: lo stile è una tendenza maggioritaria. Variare sempre è impossibile, certo; ma l'artista, anche quello "classico" vario per quanto possibile, anche quello che, pur volendo essere tale, nei risultati si giudica generalmente non lo sia e perciò ripete oltre il voluto, anche quello, sempre parte del multiforme àmbito classicista, affezionato a certi punti, a "lasciar cadere" echi di alcuni testi nel proprio esattamente, a motivo del fatto che sono classici, prima o poi modifica consapevolmente - sebbene nella maggior parte dei casi lo faccia in un modo in cui la consapevolezza, l'autocoscienza può essere esclusa - la propria preferenza od il proprio limite; dalla parte opposta del crinale, persino il poeta arcaico od arcaicizzante farà alcune volte altrettanto appunto partendo da una impostazione "opposta", avendo anch'egli bisogno d'evitare all'ascoltatore o lettore l'orrido, informe mostro della sazietà. Dopo qualche tempo passato a leggere di formularità epica.

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