mercoledì 31 agosto 2016

Bernardo Tasso in un classico.

Certo nel Primo libro degli Amori I xxvii pone una domanda giunti alle terzine. A caccia di possibili risposte già formulate; e poi si tratterebbe di vedere se mi convincono.

In questo quadro.

Di ripresa "prodigiosa" dell'attività economica e delle assunzioni - precarizzate anche quando dette a tempo indeterminato, scegliendo il senso dell'aggettivo - il motto plerorum rimane: "mediocrità o morte". Afferrare fortemente il primo stipendio che si trova, sebbene si possa pensare la mansione provvisoria mentre per esempio si completa gli studi, ma preparandosi all'eventualità di dover accantonare le proprie aspirazioni in favore del pratico argent en la poche temporaneamente fornito da quell'attività a volte senza alcuna attrattiva per chi con disprezzo la esercita al minimo indispensabile. O, come si esprimerebbe la italica saggezza del popolo: "meglio un uovo oggi che la gallina domani"; che quindi molto probabilmente non arriverà, e con immensi evidenti vantaggi per una arrembante crescita del reddito nazionale.

Dare.

Chiamare "autocrate" un capetto di provincia che si presenta troppo spesso nella "capitale sbagliata" di uno stato a piacere, per quanto teoricamente corretto sotto il profilo del significato, è uno storico insulto verso un titolo ufficiale di una lunga fila di capi di stato importanti che invece quand'erano così appellati stavano la maggior parte del tempo nella capitale giusta. Qualcuno ha avuto i suoi non stupidi motivi, quando ha spostato la capitale di un certo stato.

Antropocentrismo.

Leggo che la religione cristiana sarebbe antropocentrica; posto che una considerazione del genere potrebbe essere fatta - e sarà pure stata fatta - per altre religioni monoteiste da parte di praticanti, studiosi praticanti e non praticanti di ciascuna di esse, sarei più propenso a credere che la religione cristiana, per utilizzare come punto di riferimento della discussione quello assunto da chi considerava, separi l'individuo da una visione definita genericamente pagana per la quale esso sarebbe cellula di un organismo policellulare "terreno" - ho già annotato che almeno il politeismo romano era tale per cui la religione era faccenda di stato al punto che un incarico sacerdotale era magistratura - per spostarlo in un altro organismo policellulare, questa volta ultraterreno. Dunque in una visione cristiana semplificata a scopo esplicativo l'uomo qui non è importante, e lo è solo alla condizione di operare in terra in funzione dell'ottenimento del premio in coelo.

E'.

E' come individuo che provi stupore nell'emergere dalla consuetudine allo sguardo improvviso nella grandezza della Natura (che proprio in quel momento "rischi" di avvertire divina); senti te stesso piccolo di fronte ad essa, ed il pensiero dell'insignificanza dell'umanità come insieme unito / separato è "solo" un'estensione sentimental - razionale, analogica, della tua impressione (dato il caso sommariamente descritto...) singola. Il "nulla" di entrambi è l'iperbole che indica la sensazione avvertita dal portatore di nome di minimo così minimo del proprio sé concreto che oltre una certa distanza non si vede attualmente, ossia in atto, in effetto; e che quindi, per alcuni, non è. Il che si potrebbe definire parzialmente giusto.

martedì 30 agosto 2016

Per paradosso (Delle filosofie II).

La parte di Bertrand Russell che non mi piace ha mosso alla filosofia del secondo Wittgenstein la stessa obiezione di fondo mia ad una certa idea di filosofia nel primo post di questa serie: d'essere una filosofia che permetta di non pensare. Certe interpretazioni della filosofia di Bertrand Russell, volendo insegnare come pensare correttamente; e nel passo successivo, che pensare su certe questioni è pensare correttamente, mentre pensare su altre è non pensare correttamente - il che implica che certe cose non vanno pensate - rischiano anch'esse di approdare ad essere filosofie che permettono di non pensare, almeno certi pensieri. Di non cercare domande, ancor prima di cercare risposte a certe domande.

Il Concilio di Trento.

Ha fissato la definizione di diritto canonico [del cristianesimo cattolico] circa il matrimonio. So che mi si dirà: "E' stato scritto così per brevità". Eppure, una frase in corpo minore come: "Perché resiste un modello di unione sancito dal concilio di Trento", afferma comunque un'ideologia - di lungo termine nelle varie chiese nonché nei monoteismi - proprio all'interno di un discorso che poi si mostrerà socinianamente teso ad una lettura che qualcuno potrebbe trovare eccessivamente moderna del diritto canonico stesso, benché brillantemente fondata nella lettera d'esso. Tale ideologia è (presente) che il matrimonio sia cristiano, ebraico etc. Certo, sacralizzare un istituto facendolo creare da Dio è normale nelle religioni; per quel che riguarda il matrimonio, potrei persino dire che è una legge. Tuttavia, poiché per esempio il levirato risale a ben prima del Concilio di Trento, della chiesa cattolica, dell'ebraismo (dato che sospetto che il matrimonio, anzi l'unione dell'uomo colla donna, persino non volontaria - e l'unione volontaria ancor oggi, considerando il complesso del mondo, è meno frequente di quanto, giustappunto, si voglia credere - sia stato precedente a qualsiasi religione, od al massimo contemporaneo a qualunque embrione di religione, la quale è l'ammantamento colla divinità delle tradizioni di un popolo, onde rimanga popolo), par chiaro che la sanzione conciliare non ha stabilito il matrimonio; non ha dimostrato l'appartenenza esclusiva dell'istituto alla religione particolare, nella misura in cui la parola stessa è parola ereditata dal "paganesimo" (e si veda la storia della parola heres), nel caso in questione latino. Come ammette anche l'estensore dello scritto che qui si commenta, il decreto Tametsi "fissava la cornice giuridica" - invero di diritto canonico; si dava allora per presupposto che il codice civile avrebbe seguito: oggi non più si presuppone - "e concettuale del matrimonio". Accennare che fino ad allora si era sostanzialmente adattato il matrimonium latino al contesto cristiano è una operazione di messa in secondo piano di un elemento "pericoloso": una concessio. Che poi la citazione di "coitus matrimonium non facit, sed maritalis affectio" possa fungere da pezza per appoggiarvi il discorso successivo secondo cui il matrimonio non è vincolato ad un solo tipo di coppia, stando aderentissimi a quanto è in encausto, certo risulta soluzione brillante; ma è come citare l'altro canone secondo cui il matrimonio deve essere libera scelta dei due contraenti: si cerca un'interpretazione utile all'argomento; ma, rimanendo entro il quadro, si riconferma la validità generale e giustifica l'altra lettura: il problema per cui tale secondo è stato per secoli in effetto, come si dice, "lettera morta", non si sposta affatto; e così sarebbe anche per la visione rigida dell'altro. In teoria quindi, basterebbe stabilire che il matrimonio, nel quadro della convivenza civile, non è affatto legge divina, ma umano istituto, regolato a scopo d'ordine il rapporto liberamente contratto fra due individui finché concordi a mantenerlo valido. Tale umano istituto ha avuto ed ha déi diversi a "legittimarlo". E questi déi sono alle volte la "stesso" dio, viste le divisioni interne a quelle religioni che insistono a definirsi, quando enunciano i grandi principi, una sola religione che poi nella pratica nega la propria unità; religioni tali son piene di "fratelli che sbagliano" (gli altri), i quali molto spesso vengono piamente corretti colla soppressione della vita fisica, non bastasse casomai la certa nella fede del soppressore eterna punizione metafisica futura di colui che è in errore.

Il ripristino...

...delle condizioni naturali di talune aree, od il tentativo di avvicinarvisi, ha pure effetti "sgradevoli" per l'agricoltura / allevamento o per la vita urbana. Si può ritenere con sufficiente attendibilità inevitabile. Un tempo c'erano le mura e di notte si chiudevan le porte: all'inizio i recinti, e quindi le mura, servivano prima a tener fuori gli animali carnivori per natura; solo poi per escludere le belve a stazione eretta. È aspirazione impossibile di tutta la storia umana che la Natura dia e stia tranquilla di fianco all'opera dell'uomo, mantenendosi da sola, per quanto la richiesta di spazio e risorse acceleri.

lunedì 29 agosto 2016

Come già in precedenza.

Considerai "discutendo" con Tommaso d'Aquino a margine del De malo, spontaneamente, naturalmente il primo bene dell'uomo, il primo bene per l'uomo singolo è quello che gli appare tale; in un certo senso astenersi dal fare qualcosa in quanto causa "male" a qualcun altro è una ulteriore manifestazione dell'egoismo umano, nella misura in cui l'astensione si ha in quanto si teme di perdere il rapporto coll'altro, desiderato come suo atto di volontà: il primo sorgere della libertà.

Delle filosofie.

Leggo un filosofo "non ufficiale". Sostiene che sia impossibile pensare senza conoscere il pensiero filosofico. Dipende dalla definizione che si fornisce di "pensiero". Alcuni refuterebbero, refellerebbero una simile affermazione, dato il legame, nell'uomo, fra pensiero e gesto: si dice dall'uomo "comune", in terra italica: "fare le cose sovra - soprappensiero", ed ancor più è retorica - per come si intende in genere sotto il profilo negativo - l'espressione: "l'ho fatto senza pensarci"; poi scrive: "il design è una filosofia della forma". Ancor oggi con "filosofia della forma" si intende perlopiù la filosofia il cui discorrere ruota intorno alla definizione di "bello", particolarmente il bello artistico: tale filosofia viene detta un poco scorrettamente estetica; oppure il discorso intorno alle forme "originali" dell'essere, ovvero conclusivamente il tormento principale dell'umanità, la metafisica. Tormento perché il discorso metafisico pressoché sempre approda alla discussione sulla immortalità dell'uomo. Dire che il design, una delle tante specializzazioni, linee tracciate a dare un'identità a qualcuno, che abbiamo istituito di recente, è una filosofia della forma, è riportarsi alla prima definizione, ossia che il design è un'estetica. Replicavo in quella maniera per cui l'affermazione non sarebbe falsa, ma troppo recisa: "Una disciplina fa emergere una propria filosofia allorché cerca i motivi per cui si giustifica oltre l'utilità pratica (che uso fai di ciò?)" - e qui aggiungevo di non sapere decidere se l'utilità pratica come criterio unico sia peggio nella sua "forma", per l'appunto, personale o sociale, ossia per il fatto di somministrare denaro all'individuo od in quanto utile a fini più ampi); quindi proseguivo affermando che proprio nel momento in cui cogliamo che la filosofia di una disciplina è la riflessione, la costruzione di una "apologia sociale" di essa nei confronti della domanda di un altro individuo circa il perché dell'esercizio che portiamo avanti, o di quella della "società", tuttavia proprio per tale motivo non tutti i pensieri di un uomo circa un'attività sono filosofia: si può pensare ad una soluzione senza riflettere sul perché e come si è arrivati ad esercitarla (anche poiché un tempo la risposta sarebbe stata: "In quanto la mia famiglia fa questo da generazioni"); perché si è scelto di fare ciò che si fa e perché, ad ogni snodo, si è scelta quella direzione per portare a termine il singolo risultato, piuttosto che un'altra. Quindi segnalavo che ad oggi spesso, nonostante si trovino alcuni coraggiosi sì tanto da affermare che per un problema possono esserci più soluzioni, tuttavia al povero individuo un metodo viene nella maggior parte dei casi presentato come l'unico possibile. In genere questo unico metodo è stato trasformato in unico perché è quello che raggiunge il risultato cercato nel tempo più rapido: nel mondo della produzione che viviamo... Ancora: spesso si sente parlare di "filosofia di vita"; spessissimo queste filosofie di vita sono solo comportamenti abituali che consentono di facilitare lo scopo minimo di non "penare a vivere": lo Zarathustra di Nietzsche parla non troppo bene di quei filosofi la cui filosofia è essenzialmente insegnare a dormire nel modo giusto. Le filosofie di vita odierne sono quindi ripetutamente ed intenzionalmente solo risposta: una sola semplice risposta per essenzialmente nessuna domanda; persino, si potrebbe concludere, imparare a non avere domande qui ed ora, semmai per "dopo". Socrate polemizzava cogli altri Sofisti, in parte sbagliando, presumibilmente perché intendeva che davano soltanto risposte senza far crescere l'intelligenza degli allievi ponendo domande. Qualcuno ritiene che se Socrate (o meglio, il Socrate di Platone) avesse sotto risposte "provocatorie", sotto lo stesso atteggiamento da "ho tutte le risposte", avesse cercato, probabilmente avrebbe anche trovato domande. Ma anche il Socrate di Platone (per quanto il socratismo ed il platonismo poi abbiano sfiorato la costituzione in "fede") a ben guardare, pone domande assai più che dare risposte.

Conferma.

Che si intenda la filosofia come fabbrica di risposte si ricava da questo profilo del filosofo "fatto" che compare su di un sito ecuadoriano per la formazione in filosofia: "Aplicar herramientas conceptuales, cognitivas y argumentativas para ofrecer soluciones relevantes a los problemas filosóficos de manera convincente". Ossia: "Applicare strumenti concettuali, cognitivi e argomentativi per offrire soluzioni rilevanti ai problemi filosofici in modo convincente".

Novellamente.

Se noi cerchiamo di comprendere la stipulazione maggioritaria antica, i cui "resti" - secondo certo "razionalismo" - permangono nel fenomeno religioso, ripeto che saremo obbligati a distinguere fra concreto e reale: dove "concreto" è il variamente percepito coi sensi e loro ausili, ed il "reale" è quel campo assai più ampio del creduto. Molti esseri che duecento anni fa erano impossibili, almeno in linea di principio oggi sono creduti da "chiunque". E' questo il problema che si pone discutendo pure della "esistenza" in frasi come "La montagna d'oro non esiste" o "il circolo quadrato non esiste"; il problema che è posto dal fatto che Venere si chiama Venere, Stella del mattino, Stella della sera, Espero, Lucifero etc. Le frasi pur sempre sono pronunciate; Espero e Lucifero sono epiteti - appunto - di Venere che, d'altra parte, altri popoli chiamano diversamente, non di necessità il nome avendo un significato equivalente od identico a quello che ricevono con i precedenti. Etc. Su Russell, su Meinong, e su certe definizioni ancor più recenti che ho discusso in quello scritto pubblico di quattro anni e mezzo fa.

Questione.

Quella principale da porre nel tema è se una filosofia, per essere definita tale, debba dare tante risposte brevi e semplici, o non piuttosto fare domande. Le risposte sono degli scientismi degli ultimi trecento anni e delle religioni, meglio che delle filosofie, anche quelle delle singole scienze.

sabato 27 agosto 2016

Desiderio (Sullo scrittore III).

Che quindi sarebbe la tensione ad un autore dissol(u)to.

Sullo scrittore II.

Con tutte le esortazioni filosofico / religiose anche odierne a cancellare l'individuale "egoismo" in una qualche comunità, preferirei decisamente, in modo diciamo così arcaico, la perdita della voce dell'autore, il vanire dello stesso tutto autore nell'opera.

venerdì 26 agosto 2016

Quale abbozzo.

Qualcosa più ampio, questa è una frase: "all'inizio del sonetto ed alla fine, all'inizio ed alla fine dell'ottava (stanza), il cui trattamento, data la prossimità della struttura rimica a quella del sonetto, consideriamo unitamente ad esso"; di sotto annoto: "L'alternanza di rime ABABAB dei primi sei versi dell'ottava "toscana", l'ottava delle stanze liriche e dei canti cavallereschi, si avvicina a quella delle quartine di un sonetto abbastanza usato alle origini della poesia italiana, poiché ancora la sfruttava Cino da Pistoia: ABABABAB; ed all'ottava "siciliana" ABABABAB: ciò favorisce trattamenti prossimi anche delle altre strutture a causa della memoria (per quanto imperfetta nel momento creativo: nell'allusione imitativa l'imperfezione riguardo al richiamo letterale del modello è spesso ricercata col libro a fronte, ed anche se involontaria può persino essere ritenuta una risorsa)". Che poi la conclusione del sonetto - per fare un'estravaganza xenofila rispetto al tecnicismo del capoverso precedente - in rima baciata venisse "spontanea in chiunque perdesse di vista il principio musicale su cui era basato il sonetto: una parte pari contrastata con una dispari", e quindi tanto più ai non italiani che avessero voluto far proprio il sonetto (il quale perciò, si dovrebbe dedurre, era destinato a nascere in Italia) è idea che non mi sento di abbracciare con calore, anzi.

Sullo scrittore I.

Contemporaneo: "Ho provato ad inserire la vicenda [di un romanzo] in varie epoche storiche, e quella vittoriana" le apparve come la più adatta. Ed anche, le televisioni tedesche "a caccia" di una scrittrice italiana invisibile per scelta. Il primo punto: una descrizione per quanto dettagliata di un'epoca da parte della ricerca storica, è sempre per capi: complimenti per la fiducia seguendo la quale la propria narrazione può essere "incastrata" in uno schizzo, provando la propria "tessera" in vari puzzle (invariabile) tutti compostamente in fila. Secondo punto: dopo che alcuni si dolgono di come gli scrittori siano "trascinati" dalle fiere agli aperitivi ai dibattiti politici televisivi, pare quasi d'avvertire un lamento perché ad una interessa "solo" scrivere. L'anonimato, certo è anche una provocazione; eppure dal punto di vista teorico potrebbe essere valutato come un'ipotetica "norma ideale", il famoso 'parlo attraverso i miei libri'.

Una vista.

Bisogna forse considerare fortemente la possibilità che una verità sia una interpretazione?

giovedì 25 agosto 2016

Tuttavia.

L'esortazione ad aiutare per un terremoto con un messaggio di testo mandato da una poltrona è comoda per molti, non solo di quelli seduti in poltrona a mandare i messaggi.

Basso.

Non per fare il biblico - non è il mio riferimento principale la Bibbia - né l'agostiniano od il crociano; ma...cos'è il "basso"? Anch'esso cambia per tempo, per luogo. Per persona.

mercoledì 24 agosto 2016

Antidoti.

Carri armati "pericolosi" in casa mandati all'estero a prevenire due problemi, di cui uno ignorato a lungo. In corrispondenza di una visita diplomatica.

È raro.

Che, affrontando un tema consueto, si assuma una certa prospettiva. Adamo prima della colpa, e la sua "signoria" sul mondo: "la fatica, non certo troppo lieta, di Adamo, allorché dovette popolare di nomi l'universo".

martedì 23 agosto 2016

Una frase.

Meno ovvia di quanto possa inizialmente apparire, di Jacob Moleschott in italiano ai tempi in cui già era professore universitario in Italia, quindi, tradotta non senza motivo: "Io ho procurato di scrivere per tutti, perché attribuisco a tutti la vera natura umana".

Da sottolineare.

Una delle "lotte" dell'elideismo contro la contemporaneità è quella che combatte il "comun sentire" d'oggi per cui si va sempre più consolidando la separazione fra istruzione utile ed istruzione inutile. E' una divisione che prima o poi tutti fanno; e che almeno alcuni ad un certo punto si accorgono essere un'assurdità: in qualche momento della vita qualcosa che abbiamo tralasciato perché non funzionale ci si staglierà davanti agli occhi come qualcosa che in quel momento ci servirebbe a risolvere il problema che abbiamo. Dunque, nell'istruzione, si deve tentare di impedire l'accantomento da parte dello studente dell'apprendimento di una disciplina: il livello di profondità potrà essere differente, ma mantenuto entro una sufficienza, non mai azzerato.

Forse che...

Il classicismo è (o dovrebbe essere, per essere "davvero" sé stesso?) un lavoro di cammuffamento della parola - singola: è sempre una parola che ci attira, all'inizio, assai probabilmente - da cui si è partiti? Imitazione? Allusione? In un certo qual modo comunque, anche il solo ripetere ci dice la forza del modello, sebbene nessuna meccanica ripetizione, almeno fino a Didot, sia così perfettamente meccanica da essere una integrale replica dell'originale - che ben presto è più "lontano" di quanto si creda.

Alcune volte.

Solo alcune? Mi sorge il sospetto, oppure ben più, che il "mondo globalizzato" sia la proiezione del punto di vista di una parte del mondo sul resto del pianeta. Esistono sicuramente sezioni di società "non occidentalizzate", che ipocritamente usano il sistema soprattutto economico euro - statunitense per da una parte arricchire e dall'altra mostrare una propria "pia" immagine; tuttavia, fenomenicamente è pur vero che i "valori" occidentali non sono così universalmente condivisi quanto l'Occidente si dice da solo davanti allo specchio mentre ammira le proprie "bellezze" (c'è un incompiuto che ha circa tre anni, il quale unicamente imposta la questione, allo stato).

Avere...

...preso in considerazione Moleschott ben prima che qualcuno ne scrivesse su di un quotidiano, è fatto che consola quell'orribile difetto che alcuni definiscono in me snobismo (del tutto immotivato pare, tra l'altro).

Resto.

Pervicace di una formazione umanistica "pratica" quale quella di una scuola indirizzata a diplomare insegnanti elementari, con un curriculum comprendente psicologia e pedagogia, è la refrattarietà ad identificare lingua e linguaggio. Per me, nonostante l'altissima considerazione verso lingua e letteratura, la lingua è linguaggio verbale fra linguaggi, arte fra le arti e mezzo, tecnica - ancor meglio - comunicativa fra tecniche, arti comunicative: posso propendere come Aristotele per la parola come linguaggio eccellente; non come unico linguaggio vero.

lunedì 22 agosto 2016

Si rifletta.

Il giudizio sommario, la sentenza nel senso di breve frase definito - e reciso - ria è fra gli esercizi umani più economici.

Le origini.

Come i fini, sono più e meno lontane: in genere, si sceglie le più vicine.

sabato 20 agosto 2016

In Italia.

Dove un buon numero delle generazioni anche più "medie" è abituata da secoli a ricevere appelli ad un "ultimo" - per quanto lungo - "sforzo" a pro delle patrie più numerose e diverse, nonché mutevoli nell'estensione territoriale e nel modo d'organizzare la vita politica, perlopiù manifestantesi nel prelievo fiscale sempre in vista di una futura riduzione (e, come già scritto, il futuro prossimo diviene con prestezza presente e passato), non necessariamente la raffinata cultura sarà stata la causa unica della fievole tempra morale.

Deuxieme ecrit.

Jeu sur un vers: "Et je les ecoutais", ou: "et je, l'exécuté". C'est une partie, veritablement

Mais.

La culture est identité; l'identité est culture. Identité ouverte et culture ouverte, mais toutjours en partie individuelle, particuliere.

venerdì 19 agosto 2016

Per questo (Comunque II).

"Paradossalmente", la Sofistica è Filosofia Prima (sono stato tentato di scrivere: "fondamento"; e "radice" dell'Occidente. Ma entrambi, in senso stretto, sono più lontani assai, nonostante la sua importanza).

Comunque.

Non posso non oppormi alla frase di Schopenauer: "Come è possibile evitare [...] che la filosofia [...] degeneri in sofistica?"; perché la sofistica, quantomeno la prima, è filosofia; la prima filosofia che prenda esplicitamente come centro della propria indagine l'uomo (prima esso l'era, fin da Omero, solo implicitamente; per quanto: "Cantami, o diva, del Pelìde Achille l'ira funesta..."); quella da cui discende Socrate e tutti i socratismi, vivi e morti, che ancor occupano buona parte delle terre almeno intorno al Mediterraneo. E quindi, m'oppongo.

Il problema.

Quello del ricercatore divenuto ricercatore / docente e poi docente, è che si limita il suo impulso alla ricerca sotto l'aspetto temporale a vantaggio di qualcosa ai suoi occhi (quando "egoisti", e la ricerca pura sembrerebbe nel suo movente una ricerca per sé) accessorio - Accessus, accidentale. D'altra parte perlopiù, senza insegnamento, non si avranno altri egoisti (ricercatori) per far sussistere il sapere.

Fra i motivi...

...per cui rigetto la parte di Hegel che ho affrontato non v'è il procedere brachilogico dell'esposizione in alcuni passi della Fenomenologia dello Spirito: la brachilogia può ben essere soltanto la presupposizione, il pregiudizio il quale ritiene che il lettore abbia già letto gli antecedenti necessari - necessari - a comprendere la parte del tema sviluppato nel punto. Non è una questione di stile, per quanto lo stile potrebbe certo essere migliore senza essere obbligatoriamente bloccato in un ordinamento lineare (leggo Contini che indica il "vezzo" di Claudel: "lo spostamento dell'avverbio verso il sostantivo". In un francese).

giovedì 18 agosto 2016

Riflessioni.

Sulla presentazione di un corso universitario, alcuni anni fa; od una. Sarebbe meglio rinunciare alla pretesa di insegnare il metodo per pensare, ed ammettere che si propone un metodo per organizzare il già presente pensiero.

La prova...

...del successo del crocianesimo "puramente filosofico" in Italia vivente Croce è la pressoché totale assenza di certe opere dal catalogo delle biblioteche; le copie del Furioso del 1516 e del 1521 sono rarissime in quanto quasi tutte andate distrutte per eccesso di lettura. Si estenda.

Gli atti.

Vanno distinti fra volontarii e costretti; in democrazia si sanzionano, impediscono i secondi, non i primi. A meno che non si provi con forza altissima, pressoché irraggiungibile, come metta a rischio la sicurezza individuale e generale.

In Blondel...

Il problema complesso sembra colto solo in parte; perciò altrettanto pare che la risposta, volendo essere esauriente, sia incompleta e semplificante, indi da rifiutare. Appunto, promemoria in vista d'approfondimento.

mercoledì 17 agosto 2016

Se non...

Se non tanto "per caso" la demagogia fosse, invece che una degenerazione della democrazia (meglio, politia), indizio di deriva oligarchica, anche di plutocrazia etnica? Quello scritto sulle solidarietà anche negative - dalla prospettiva di una certa idea di democrazia moderna liberale - non liberista, ché il liberismo oggi è un laissez - faire finanziario all'ennesima potenza - andrebbe ripreso e finito.

Gadda.

M'illumina pure quando ne scrivono bene - col che non si intende 'lo elogiano' -.

Limiti.

Come già scritto, la mente umana è capacissima di superare i confini del concreto, del visibile in atto, ed immaginare l'invisibile; l'immagine sarà incompleta e distorta, ma sarà comunque. Ricordare la diffusione della reticenza in certi contesti scrittorî.

Per la sinolità.

A causa d'essa quasi s'innalzerebbe l'impulso di mutare l'aggettivo in iniettivo.

martedì 16 agosto 2016

Uno dei difetti...

...della vulgata liberista in economia è sostenere che ogni risparmio sul costo del lavoro a vantaggio dei datori di lavoro si converta per la maggior parte in creazione di occupazione od in aumento dei salari. Sospetto che per lo più si tramuti quando va bene in aumento delle riserve dell'impresa. Un eventuale aumento dei dividendi - là dove sono previsti - induce prevalentemente tesaurizzazione, immobilizzazioni di vario tipo, dato che la maggior parte del capitale distribuito finisce agli azionisti maggiori, con alto surplus rispetto alle esigenze di base.

Il problema.

Persino il cruccio della formazione ad alto livello, si potrebbe dire, è il dopo; e non la mancanza di una posizione lavorativa legata ai titoli - o non esclusivamente - quanto la necessità antieconomica (economia delle forze psichiche) di rinunciare nella pubblicistica alla terminologia specializzata appresa durante gli studi, giustamente richiesta durante anni di studi, a favore della diffusione. È anche tale domanda comprensibile, ma è come buttare anni di sforzi per mettere la punta del dito mignolo oltre la soglia della "torre d'avorio" specialistica.

lunedì 15 agosto 2016

Nel canto.

Alcune volte (si ricordi) s'avverte la diversità fra l'accento melodico e quello intensivo, per quanto fin forzato; fra l'accento del modulare e quello "di parola" - virgolettato non a caso. Ci furono pure discussioni teoriche.

domenica 14 agosto 2016

Perciò...

...se quanto è pensabile esiste - che è quello che afferma l'elideismo allorché introduce la distinzione fra reale e concreto, in una certa forma - allora Gorgia aveva ragione, contrariamente a quanto sostenuto da un gesuit-hegeliano più di vent'anni fa.

Animale.

Comprendendo l'animalità nel senso fisico intermedio anche l'uomo, si può supporre che anche l'esperienza umana del mondo, sia individualmente che congeriamente, debba definirsi limitata. La conoscenza umana pare essere una serie di sistemi più cumulati che collegati, a prescindere dal fatto che anche un sistema effettivamente integrato sarebbe comunque incompleto rispetto ai fenomeni - più che al Fenomeno -.

sabato 13 agosto 2016

Ed...

"Il costituirsi in 'religione' delle teorie economiche"? E mettere religione fra virgolette è forse stato uno scrupolo innecessario.

Differenza.

C'è diversità fra voglia - più che volontà - di risposte facili, che si fanno, e la loro effettualità.

Non fare...

...attrarre il testo del commento dai valori fonici - ed eventualmente oltre - di quello commentato?

Del nome.

Nomina sine homine non sunt.

venerdì 12 agosto 2016

Fatiche.

Stare in pena per gli Uomini non ha senso, è inane. Per alcuni d'essi: che, come è stato fatto notare, spesso non contraccambiano. Ma anche in quel caso non importa, nel senso di un positivo disinteresse.

giovedì 11 agosto 2016

Un passo.

Scrisse Contini "che in Ungaretti il discorso nasce successivamente alla parola". Ho il dubbio (dubbio) si possa dire sia sempre così. Il concetto è descrizione; la parola può forse essere pensata come il minimo di definizione, ossia di fermo, la posizione di un confine alla cosa, alla res - e si veda giustapponto il discorso di Giacomo Devoto sul valore di "res" latino in Storia della lingua di Roma. Spesso oggi il concetto - quando sostengo che è descrizione mi allaccio al "corrispondente" greco - è sinonimo (a caso?) di "termine" nel senso di parola (unica). Una prima parola dev'essere ben pronunciata o scritta per iniziare il discorso. Questo anche se la poesia scritta in alcuni è nettamente un discorso giunto sulla pagina compiuto, sviluppato, ragionato, limato al di fuori.

mercoledì 10 agosto 2016

Per "sinonimi".

D'una parte dell'umanità qualcuno disse, intendendo rimanere in bilico fra universale e particolare: "che ognuna sia con la sua sola persona tutta una specie per sé"? Di nuovo, il diritto universale dell'individuo ad esistere deriva dal fatto di essere sé e non un altro, irripetibilmente.

venerdì 5 agosto 2016

Se dunque.

Se la scelta, per iniziare un discorso su di uno scritto che ha settant'anni; se la parola eletta per ciò, se la prima parola che sorge alla penna di qualcuno che scrive dell'argomento; se quella naturale, spontanea è "resuscitare", dandolo per già morto, sicché dovremmo andarlo a recuperare fin nel ventre dell'impervia natura, allora siamo sicuri che la società contemporanea cui lo scrivente si riferisce come pubblico abbia perso il rapporto colla morte, il rispetto per essa? Forse sì: ad oggi in "Occidente" molti settantenni son vivi. Per fortuna loro non sono oggetti, di nuovo, poiché ammettendo che un oggetto come uno scritto teoricamente pure famoso sia già morto, qualcuno potrebbe sottintendere la necessità di morte anche per altro. Rileggendo una certa visione in questo processo di "cosificazione", ci si spiega... Il presente certo scompare rapidissimamente, ma torniamo al discorso dell'idea di presente greco - romano, di un'altra attualità del tempo.

Persuasione (e la rettorica II).

Esplicando una "provocazione" di tempo fa: le tre facce di Peithò potrebbero richiamare le rappresentazioni "triformi" di Artemide / Selene e soprattutto Proserpina; e per alcuni, del portatore della luce. Ciò spiegherebbe il teorico aborrire la retorica da parte di correnti di pensiero oggi maggioritarie, se Tertulliano nell' Apologeticum 23, 4 non ha alcuna difficoltà a definire gli dei pagani "demoni": in pratica irride Socrate perché si faceva guidare da un demone, e quindi da uno spirito ingannatore, malvagio, e che vuole la dannazione dell'uomo (Apologeticum 22, 1); peccato che questa sia l'interpretazione cristiana di "demone", mentre il "demone" socratico, come spiega anche il titolo dell'opera di Apuleio De deo Socratis, non sarebbe affatto uno spirito malvagio, bensì - per dirla alla latina ma non in latino -, un "genio", quello spirito che accompagna ogni uomo dalla nascita, quello che i cristiani chiamerebbero angelo custode: la spiegazione di Apuleio in De deo 15 e 19 risulta talmente chiara che più non si può chiedere; quello che dice il nostro carissimo Giangiorgio Trissino ne L'Italia liberata da' gotti, libro II, versi 20 - 2: "Allωr l'angel Palladiω, che a la cura / di lui fu postω dal vωler supεrnω / il primω dì che fu prωdωttω al mωndω"; che il suo "discepolo" Torquato Tasso rappresenta difendere col suo scudo celeste Raimondo nella Gerusalemme liberata. In fin dei conti, dunque, una divinità minore, quasi minima se nel politeismo greco - romano al di sotto degli angeli (messaggeri) maggiori, Hermes ed Iris. Sembrerebbe ovvio che se la dea della persuasione, se la Persuasione stessa è un demone malvagio, un diavolo mentitore, circuitore, calunniatore (diabolé), sia da rifiutare. L'unico dettaglio che non torna in tutto ciò è soltanto che tradizionalmente Peithò è femminile, e come tale dovrebbe essere un demone succube; ma la Persuasione è dominatrice, è ricercata per esser servita(ma anche per servire: equivocità), e quindi secondo la divisione per esempio esposta da Gervasio di Tilbury negli Otia imperialia, dovrebbe essere un demone incubo. Dunque Peithò con le sue arti in toto, selon le christianisme, non può che essere demone, e diavolo assai forte, da evitare a tutta possa: ma quella cristiana, quella monoteista è una visione parziale, per non dire tendenziosa, che si radica nella semplicistica divisione (con un anacronismo, manichea) la quale identifica nel dio del nemico - militare ancor prima che religioso, in quanto la nimicizia, l'ostilità del dio deriva a me ai miei ed alla mia "nazione" inizialmente dal fatto che il suo popolo è avverso al mio, in ciò tale tradizione dell'alieno al resto rivelandosi perfettamente coerente con quanto sta attorno - il principio universo del male, il Male stesso.

giovedì 4 agosto 2016

Il principio dell'alternanza.

Non al comando di un paese democratico, nel quale comunque dovrebbe essere quasi presupposto, fondante; ma nelle varie strutture poetiche, non solo nelle macro, ma nelle microstrutture. Alle volte nelle microstrutture, quando le macro esibiscono rigidità (illusionismo).

A proposito...

Ma Jaufré Rudel non fu trovatore un tempo? In realtà, accennare al trovadorismo e a Jaufré Rudel, si sa, è un piccolo innocente tocco di retorica. Devo rileggermi il Dialogus di Abelardo per rinfrescarmi che filosofo è quello il quale partecipa nell'opera al dibattito. E, per concludere, l'amore in ogni sua forma non è il tema del 98,995% delle poesie intese in senso ristretto?

Prova?

La dimostrazione - o no? - che c'è qualcosa che unisce, oltre la sterilmente ripetuta comune discendenza abramitica, stereotipo riecheggiato ad ogni fatto duro senza convinzione da esponenti delle tre parti, il tricefalo monoteismo mediterraneo, sta nelle due considerazioni seguenti, una non mia ed una mia, coordinate e coordinabili, oserei proporre, coordinande: "Dal Cantico dei Cantici a Agostino, sublimi dialoghi hanno dato al divino del tu; un Tu di cui si ha fame e sete, che ci tocca e ci infiamma e ci consuma nella consapevolezza che la fonte del desiderio non è di questo mondo [...] "amore di terra lontana"; ma, notiamo, pure un poeta del "Medioevo" islamico persiano dava del Tu al suo Dio, e ne parlava come di un amante, di un "amico", del Massimo, del Migliore fra gli amanti (Hafez). E dunque sarebbe quasi superfluo osservare che anche il poeta latino di Bourgeil indicava alle monache Dio come il migliore degli sposi, quale Lo Sposo, preferibilissimo a quelli terreni perché, allo stesso modo di Tertulliano, manifestava la convinzione che per Dio non bisogna rassettare i capelli ed ingioiellare le vesti.

Non si può dir di no III.

Volendo ulteriormente precisare un passaggio del primo post sul tema, sottrarre alla rigidità la citazione latina, si potrebbe cambiarla, adattando: "Si vis pacem, gere bellum", sì da sottolineare la contraddizione fra teoria e pratica, dunque.

Non si può dir di no II (Federalismo III).

Persino per "creare" la Svizzera c'è voluta una guerra di liberazione / difensiva nei rispetti dell'Austriaco.

Differenze I.

I britannici sono diversi dai francesi. E' come per le lingue, che è assai più facile sfumino l'una nell'altra attraverso i confini, a cavallo dei limiti, oltre i termini, piuttosto che siano divise, amputate da questi ultimi. Ciò perché ancor oggi i confini sono più d'uno, e lungo il tempo sono cambiati un tale numero innumere di volte che, anche approssimandovisi, le lingue non hanno mai avuto età sufficiente a raggiungere la pietra che segnava la divisione fra le provincie, le diocesi, e qualsiasi altra transeunte divisione politico - religiosa - e spesso quando non sempre, la religione era, o finiva per diventare, un altro mezzo per la politica, una seconda forma di politica -; l'Inghilterra, la Britannia, quello stesso che oggi si chiama Regno Unito come divisione statale, è stato (stata) invaso(-a)e conquistato, anche la fortezza albionica. Invasa e conquistata tre volte almeno in meno di mille anni, essa si è poi giovata linguisticamente e culturalmente - se si può distinguere fra i due piani - della differenza / uguaglianza derivata, solo per fare l'esempio più chiaro, dalla seconda: anglo - normanno e franco - normanno sono sintagmi che, pur riassumendo fin troppo una complessità, indicano un contatto e, ad un certo livello, una mescolanza, che ha trascinato per secoli le sue anche non positive - se la distruzione delle guerre si intende non positiva - conseguenze politiche, per esempio; anche se invece la precedente occupazione romana, al di là di "insignificanti" lasciti edilizi, urbani come Eboriacum, che poi venne infatti irrilevantemente innovata in America settentrionale, ed altri piccoli pagi, si radicò più nei conventi che altrove grazie all'aiuto della seconda ondata latina, ecclesiastica - ringraziamo chicchessia per il successivo legame fra Inghilterra ed Irlanda e la "rinascenza" carolina del latino sul continente -. I secondi invasori, gli Angli, sono così scarsamente importanti che oggi moltissimi chiamano il Regno Unito "Terra degli Angli", nome a rigore di una parte sua sola. Senza dimenticare la "cultura anglosassone": altri germani, tedescacci i Sassoni, indi stranieri. Il Regno Unito stesso è frutto di sbarchi, guerre, cacciate incomplete e teste tagliate per ritardare l'arrivo sul trono di uno dei regni (Regni Uniti?) di una famiglia che ci arrivò per l'appunto un re dopo. Continuo a sostenere che ogni "unione" non sia mai una totale fusione, e mai una divisione completa scissione. Ho lasciato riposare questo scritto qualche tempo, aspettando divenisse inattuale rispetto ad eventi comunque da poco occorsi.

mercoledì 3 agosto 2016

Aliena II.

Si intende perciò che anche ogni statua, dipinto etc. è una "riscrittura" di un precedente dipinto, statua: il chiasmo intende sottolineare come si possa estendere - con tutte le attenzioni - la definizione di quel fenomeno conosciuto alla musica per cui un'opera composta per violoncello può essere riscritta, trascritta, adattata per organo - quindi per tutt'altra "famiglia", e persino pezzi da orchestra per strumenti singoli od organici comunque di numero e varietà inferiore, superando quelle che alcuni ancora suppongono invalicabili rigidità, confini, delimitazioni interne alla stessa. Nel medesimo modo si possono "trascrivere" dei dipinti raffaelleschi in incisioni, disegni, formelle, maioliche, armature, gioielli, arazzi. Aggiungerei bassorilievi, porte bronzee etc. etc. Non c'è bisogno di accennare alla Galeria di Giambattista Marino per indicare un intero genere di componimenti dedicati alle descrizioni d'opere figurative, la cui madre nobile era l'Antologia Palatina. Forse in futuro qualcosa di più ampio, al momento solo "in cartone".

Ancora questa noja...

...dell'impoeticità delle parti dottrinali della Divina Commedia, banalmente, romanticamente e, si potrebbe dire, crocianamente, perché sono parti dottrinali, a causa della loro materia, perché non fanno piangere, urlare etc. Ma; se un uomo al leggere la Commedia, avesse pianto, urlato in pubblico, si fosse in piazza strappato le vesti, sarebbe stato internato come pazzo da prima ancora che Dante nascesse e pensasse a scrivere il suo poema. E poi, forse è il caso di vedere la poeticità come qualcosa di più complesso, poiché il movere retorico è anch'esso più complicato, dato che l'uomo, diceva qualcuno, al di là dei bisogni di base, è prima di tutto mosso a conoscere colla mente. Mosso. Su come cominciare male un "commento" alla materia del canto XXI del Purgatorio.

Il quindici.

Od il venti per cento. In senso puramente enumerativo, e di rapporto fra le estensioni relative, è quanto presuntivamente si potrebbe definire, nel singolo caso, ciò che, di uno che manifesta opinioni, è rimasto incompleto fra quello che costui aveva cominciato a scrivere, o su di un cellulare o fra le bozze del solo blog, ed invece quanto ha terminato e messo alla luce dell'opinione; questo indefinito non conterebbe poi quanto rimasto in sospeso su di un altro telefono, eventualmente declassato dopo un teorico incidente anche d'esso a poco più che sveglia; quanto su spazi gratuiti di archiviazione pure ormai inaccessibili, chiavette USB; quanto sarebbe disposto su fogli di carta, agende, quaderni, blocchetti, in note a margine di libri e dischi rigidi di ordinatori casalinghi; potrebbe esibire solo parte di un testo più ampio perché quella porzione gli sembrerebbe reggere sotto tutti gli aspetti, mentre l'organismo più ampio avrebbe bisogno di essere meglio costruito; senza contare quanto poi sarebbe ancora "solo" in pubblicazioni cartaceo - elettroniche (per ipotesi due tesi di differente grado accademico ed un articolo: il quale potrebbe pure parere potesse essere seguito in futuro da un secondo); relazioni interne ad istituzioni. Anche gente che scrive, che espone frequentemente i propri scritti su di uno spazio pubblico più che altro ponendosi modelli di stile come aspirazione da approssimare, ma dalle cui "pedate" si sente talmente lontano da ritenere di non poterne pure osservare dappresso con la massima reverenza pensabile le impronte, può dunque mettere in atto sforzi di selezione non abbastanza magari severi per i criteri altrui, pur se la brevità prevalente degli scritti potrebbe essere fenomeno ricercato al fine di controllare meglio gli aspetti stilistici del testo, con maggiore attenzione osservabili adottando tale metodo. Per respingere il concetto di un filosofo in maggior parte più che di pregio, secondo il quale oggi qualsiasi balzana fantasia momentanea di un qualsivoglia essere cui sia stato insegnato a tracciare di seguito alcune lettere raggruppate in un passabile senso, prenderebbe forma di scritto pubblico. Anche in tempi anteriori al nostro sono state tuttavia passate al crivello opere offerte al lettore che, se conservate, accrescerebbero di molto i fogli per incartare il pesce, per usare parole di Catullo: quanto è sopravvissuto è appunto detto "tradizione", perché è ciò che è stato concretamente trasmesso fino a noi.

C'è, non si può dir di no.

C'è un fondo cruento, anzi crudele, nell'uomo. Quello singolo, e poi potremmo riflettere sulla sociologia dei gruppi. Un fondo, una tentazione di sangue come cruor, di strazio della dura carne (crudo e croid: 'duro'). Nessuna civiltà, per quanto colta, ne va esente; anzi, il presupposto della fioritura di ogni civilisation è generalmente la conquista, che non si ha senza guerra, senza uccisioni, senza sangue. E si mantiene più facilmente sanguine. L'ipocrisia delle "moderne" religioni della pace è che hanno sempre nei fatti seguìto il motto latino: "Si vis pacem, para bellum". Ed in effetti, la frase così di successo fra quelli che vengono chiamati sprezzantemente pacifisti ad oltranza: "Fanno un deserto, e lo chiamano pace" - imitazione del carissimo Tacito -, potrebbe ben chiosare l'idea di pace di quei monisti estremisti in campo religioso - ma non solo -, per i quali la guerra è un modo "veloce" onde esportare la Verità. Il vantaggio del paganesimo in questo caso specifico è stato che tale ipocrisia - se si escludono i temi, invero bisognosi di analisi, dell'humanitas, della philantropia, e dell'ecumenismo - non l'ha mai avuta: tolleranza per la religione e la vita (dopo la resa) dei vinti, ma i vinti non sono identici ai vincitori, non hanno i loro stessi diritti, anche se alcuni di essi, nel sistema più lungamente romano, possono giuridicamente divenirlo in progresso di tempo. La "civiltà" postmonoteista - se riesce ad acquisire una manifestazione moderata - non è un vaccino, ma più sciarpa, guanti, cappotto e cuffia. Se dimenticati quando necessari, la malattia si ripresenta a volte perfino più forte di prima. Sulla domanda circa il perché del nazismo; l'Occidente nella sua accezione più ampia, - e magari anche altri - nel caso dovesse sopravvivere all'attuale tempesta, si farà in futuro una domanda simile, platonico - illuminista, intorno agli accadimenti di questi anni, guardando però l'acqua perigliosa dalla spiaggia e non mentre ha le orecchie invase dai tuoni e dal rumore del vento, sacrando le vesti grondanti in un tempio qual ex voto. Il paradosso dell'Unione Europea è proprio voler creare uno stato "continentale" senza usare le armi: ma poiché Bruxelles è una capitale "di compromesso"...

martedì 2 agosto 2016

Falsi amici (Sul significato contestuale dei termini).

Esempio personale: anni fa, in una biblioteca, uno studioso consultava documenti medievali su di una città universitaria italiana, assistito da un altro studioso; di fronte agli "Statuta universitatis", stava scivolando verso la traduzione: "Statuti dell'Università", sottintendendo "degli studi"; ora, a parte che in epoca medievale quelle che noi definiamo oggi "Università degli studi" venivano spesso chiamate "Universitas scholarium"; nel caso dovetti notare, osservando i documenti, che nel medioevo "Universitas", riferito a documenti di una città, valeva anche, spessissimo, come "comunità dei cittadini, assemblea, città di...". Quindi, sempre tenere conto del contesto. Attenzione al monismo delle essenze, a "una parola, un significato".

Aliena.

"Aliena scripta in usum suum conuertere": ciò che in qualche modo fa sempre qualsiasi scrittore. Si tratta di vedere se con banale trapianto oppure imitando; se coscientemente o meno. Aliena sculpta, aliena picta etc.

Scribi.

Poiché leggo in un testo il termine scriba come riduttivo di scrittore - invero, ancor peggio, come sinonimo di "imbrattacarte" in contrapposizione ad "intellettuale" -, tralasciando la pur possibile dimensione orale dell'intellettualità non riesco comunque ad astenermi dal ricordare che nell'Egitto antico (ma anche in tutto il Vicino Oriente ad esso contemporaneo) lo scriba fu l'intellettuale. Lungo sarebbe il discorso di vaglio odierno fra scrivente e scribacchino e imbrattacarte, e scrittore. Sulla "scribacchinità" e sulla diversa subordinazione dell'intellettuale nella società moderna rispetto a quella pre - illuminista, ho da parte due incompiuti.

Riconoscibilità.

Brevissimamente, non vuol dire identità con qualcos'altro.

lunedì 1 agosto 2016

Analisi.

Circa la maturità, o circa il momento in cui viene finalmente a maturazione una strategia di rilancio del discorso poetico tramite la voluta parziale sovrapposizione, ed attraverso il voluto scarto, fra i piani metrico e sintattico.

La distanza (Potrà pur essere III).

Fra libertà da operazioni faticose, "meccaniche" od humiles, - etimologicamente: Catone nel De agricultura spiega come dirigere una villa - e pigritia. L'adorazione del corpo dello sportivo infatti appare perlopiù non quale adorazione del proprio corpo come macchina efficiente e "poco" più (privazione della malattia etc.); bensì si mostra nella maggior parte dei casi come adorazione del corpo altrui, di un corpo che non deve lavorare (dove per lavoro si intende principalmente quelle attività salariate e perciò in massima parte dipendenti in cui lo sforzo è pressoché esclusivamente del corpo e non della mente)in grazia dei risultati atletici: essere pagati per giocare, per divertirsi; proiettare su "Milone" l'obiettivo irraggiungibile per i più di non dover fare assolutamente nulla (nella pubblica opinione).

Creazioni recenti.

Morire in combattimento? Ricoperti di una gloria eterna? Morire giovani in battaglia lasciando una memoria onorevole? Come Achille in Omero? Almeno come Achille nell'Iliade di Omero; come quindi in un monumento letterario pagano di migliaia d'anni fa. Almeno. Né una creazione dal nulla, né tantomeno recente.

Il cuore (Potrà pur essere II).

Il nòcciolo duro della questione dello "sport" è appunto quest'uno: che inizialmente la ginnastica è vista proprio (o proprie) come ausilio alla salute fisica; e - si potrebbe dire soprattutto, similmente alla caccia - come addestramento in funzione della guerra, che non manca mai (ho già segnalato la concezione della guerra greca contro i barbari come caccia, espressa da Aristotele). La disciplina del, circa il corpo non ha funzione propria, non è autoreferenziale, in questo ordinamento; non è in sé alcunché, nulla. Osserva giustamente qualcuno che, nel momento in cui il risultato agonistico - meglio, perché in questo metabolismo l'allenarsi è in vista del puro conseguimento del premio in palio nella gara - atletico diviene l'aspetto più importante, la necessità "sportiva" contraddice la pratica della salute. D'altra parte, la tendenza antielideista non solo europea a separare le discipline e creare specialisti è una tendenza di lunga durata. Dalla specializzazione può, sempre nel lungo termine, derivare il "pericolo" per cui la distinzione disciplinare porta poi a distinguere ulteriormente esse discipline in utili ed inutili, col risultato, quando si chiude l'uomo entro la sua disciplina, di in seguito distinguere pure fra uomini utili ed uomini inutili. Si veda pure 1957.