venerdì 26 agosto 2016

Quale abbozzo.

Qualcosa più ampio, questa è una frase: "all'inizio del sonetto ed alla fine, all'inizio ed alla fine dell'ottava (stanza), il cui trattamento, data la prossimità della struttura rimica a quella del sonetto, consideriamo unitamente ad esso"; di sotto annoto: "L'alternanza di rime ABABAB dei primi sei versi dell'ottava 'toscana', l'ottava delle stanze liriche e dei canti cavallereschi, si avvicina a quella delle quartine di un sonetto abbastanza usato alle origini della poesia italiana, poiché ancora la sfruttava Cino da Pistoia: ABABABAB; ed all'ottava "siciliana" ABABABAB: ciò favorisce trattamenti prossimi anche delle altre strutture a causa della memoria (per quanto imperfetta nel momento creativo: nell'allusione imitativa l'imperfezione riguardo al richiamo letterale del modello è spesso ricercata col libro a fronte, ed anche se involontaria può persino essere ritenuta una risorsa)". Che poi la conclusione del sonetto - per fare un'estravaganza xenofila rispetto al tecnicismo del capoverso precedente - in rima baciata venisse "spontanea in chiunque perdesse di vista il principio musicale su cui era basato il sonetto: una parte pari contrastata con una dispari", e quindi tanto più ai non italiani che avessero voluto far proprio il sonetto (il quale perciò, si dovrebbe dedurre, era destinato a nascere in Italia) è idea che non mi sento di abbracciare con calore, anzi.

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