lunedì 29 agosto 2016

Delle filosofie.

Leggo un filosofo "non ufficiale". Sostiene che sia impossibile pensare senza conoscere il pensiero filosofico. Dipende dalla definizione che si fornisce di "pensiero". Alcuni refuterebbero, refellerebbero una simile affermazione, dato il legame, nell'uomo, fra pensiero e gesto: si dice dall'uomo "comune", in terra italica: "fare le cose sovra - soprappensiero", ed ancor più è retorica - per come si intende in genere sotto il profilo negativo - l'espressione: "l'ho fatto senza pensarci"; poi scrive: "il design è una filosofia della forma". Ancor oggi con "filosofia della forma" si intende perlopiù la filosofia il cui discorrere ruota intorno alla definizione di "bello", particolarmente il bello artistico: tale filosofia viene detta un poco scorrettamente estetica; oppure il discorso intorno alle forme "originali" dell'essere, ovvero conclusivamente il tormento principale dell'umanità, la metafisica. Tormento perché il discorso metafisico pressoché sempre approda alla discussione sulla immortalità dell'uomo. Dire che il design, una delle tante specializzazioni, linee tracciate a dare un'identità a qualcuno, che abbiamo istituito di recente, è una filosofia della forma, è riportarsi alla prima definizione, ossia che il design è un'estetica. Replicavo in quella maniera per cui l'affermazione non sarebbe falsa, ma troppo recisa: "Una disciplina fa emergere una propria filosofia allorché cerca i motivi per cui si giustifica oltre l'utilità pratica (che uso fai di ciò?)" - e qui aggiungevo di non sapere decidere se l'utilità pratica come criterio unico sia peggio nella sua "forma", per l'appunto, personale o sociale, ossia per il fatto di somministrare denaro all'individuo od in quanto utile a fini più ampi); quindi proseguivo affermando che proprio nel momento in cui cogliamo che la filosofia di una disciplina è la riflessione, la costruzione di una "apologia sociale" di essa nei confronti della domanda di un altro individuo circa il perché dell'esercizio che portiamo avanti, o di quella della "società", tuttavia proprio per tale motivo non tutti i pensieri di un uomo circa un'attività sono filosofia: si può pensare ad una soluzione senza riflettere sul perché e come si è arrivati ad esercitarla (anche poiché un tempo la risposta sarebbe stata: "In quanto la mia famiglia fa questo da generazioni"); perché si è scelto di fare ciò che si fa e perché, ad ogni snodo, si è scelta quella direzione per portare a termine il singolo risultato, piuttosto che un'altra. Quindi segnalavo che ad oggi spesso, nonostante si trovino alcuni coraggiosi sì tanto da affermare che per un problema possono esserci più soluzioni, tuttavia al povero individuo un metodo viene nella maggior parte dei casi presentato come l'unico possibile. In genere questo unico metodo è stato trasformato in unico perché è quello che raggiunge il risultato cercato nel tempo più rapido: nel mondo della produzione che viviamo... Ancora: spesso si sente parlare di "filosofia di vita"; spessissimo queste filosofie di vita sono solo comportamenti abituali che consentono di facilitare lo scopo minimo di non "penare a vivere": lo Zarathustra di Nietzsche parla non troppo bene di quei filosofi la cui filosofia è essenzialmente insegnare a dormire nel modo giusto. Le filosofie di vita odierne sono quindi ripetutamente ed intenzionalmente solo risposta: una sola semplice risposta per essenzialmente nessuna domanda; persino, si potrebbe concludere, imparare a non avere domande qui ed ora, semmai per "dopo". Socrate polemizzava cogli altri Sofisti, in parte sbagliando, presumibilmente perché intendeva che davano soltanto risposte senza far crescere l'intelligenza degli allievi ponendo domande. Qualcuno ritiene che se Socrate (o meglio, il Socrate di Platone) avesse sotto risposte "provocatorie", sotto lo stesso atteggiamento da "ho tutte le risposte", avesse cercato, probabilmente avrebbe anche trovato domande. Ma anche il Socrate di Platone (per quanto il socratismo ed il platonismo poi abbiano sfiorato la costituzione in "fede") a ben guardare, pone domande assai più che dare risposte.

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