lunedì 1 agosto 2016

Il cuore (Potrà pur essere II).

Il nòcciolo duro della questione dello "sport" è appunto quest'uno: che inizialmente la ginnastica è vista proprio (o proprie) come ausilio alla salute fisica; e - si potrebbe dire soprattutto, similmente alla caccia - come addestramento in funzione della guerra, che non manca mai (ho già segnalato la concezione della guerra greca contro i barbari come caccia, espressa da Aristotele). La disciplina del, circa il corpo non ha funzione propria, non è autoreferenziale, in questo ordinamento; non è in sé alcunché, nulla. Osserva giustamente qualcuno che, nel momento in cui il risultato agonistico - meglio, perché in questo metabolismo l'allenarsi è in vista del puro conseguimento del premio in palio nella gara - atletico diviene l'aspetto più importante, la necessità "sportiva" contraddice la pratica della salute. D'altra parte, la tendenza antielideista non solo europea a separare le discipline e creare specialisti è una tendenza di lunga durata. Dalla specializzazione può, sempre nel lungo termine, derivare il "pericolo" per cui la distinzione disciplinare porta poi a distinguere ulteriormente esse discipline in utili ed inutili, col risultato, quando si chiude l'uomo entro la sua disciplina, di in seguito distinguere pure fra uomini utili ed uomini inutili. Si veda pure 1957.

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