giovedì 4 agosto 2016

Prova?

La dimostrazione - o no? - che c'è qualcosa che unisce, oltre la sterilmente ripetuta comune discendenza abramitica, stereotipo riecheggiato ad ogni fatto duro senza convinzione da esponenti delle tre parti, il tricefalo monoteismo mediterraneo, sta nelle due considerazioni seguenti, una non mia ed una mia, coordinate e coordinabili, oserei proporre, coordinande: "Dal Cantico dei Cantici a Agostino, sublimi dialoghi hanno dato al divino del tu; un Tu di cui si ha fame e sete, che ci tocca e ci infiamma e ci consuma nella consapevolezza che la fonte del desiderio non è di questo mondo [...] "amore di terra lontana"; ma, notiamo, pure un poeta del "Medioevo" islamico persiano dava del Tu al suo Dio, e ne parlava come di un amante, di un "amico", del Massimo, del Migliore fra gli amanti (Hafez). E dunque sarebbe quasi superfluo osservare che anche il poeta latino di Bourgeil indicava alle monache Dio come il migliore degli sposi, quale Lo Sposo, preferibilissimo a quelli terreni perché, allo stesso modo di Tertulliano, manifestava la convinzione che per Dio non bisogna rassettare i capelli ed ingioiellare le vesti.

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