venerdì 5 agosto 2016

Se dunque.

Se la scelta, per iniziare un discorso su di uno scritto che ha settant'anni; se la parola eletta per ciò, se la prima parola che sorge alla penna di qualcuno che scrive dell'argomento; se quella naturale, spontanea è "resuscitare", dandolo per già morto, sicché dovremmo andarlo a recuperare fin nel ventre dell'impervia natura, allora siamo sicuri che la società contemporanea cui lo scrivente si riferisce come pubblico abbia perso il rapporto colla morte, il rispetto per essa? Forse sì: ad oggi in "Occidente" molti settantenni son vivi. Per fortuna loro non sono oggetti, di nuovo, poiché ammettendo che un oggetto come uno scritto teoricamente pure famoso sia già morto, qualcuno potrebbe sottintendere la necessità di morte anche per altro. Rileggendo una certa visione in questo processo di "cosificazione", ci si spiega... Il presente certo scompare rapidissimamente, ma torniamo al discorso dell'idea di presente greco - romano, di un'altra attualità del tempo.

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