lunedì 26 settembre 2016

A.

A continuare nella trascuratezza retorica della scrittura (e stilistica: ne sto "discutendo" in questi giorni con un critico morto) quando in un genere in voga qualcuno sfrutta una metafora mezzo "originale" - anche metafora è parola di successo, se riesci ad ottenere quanto si accennerà) il novanta per cento dei quotidiani mondiali scolpirà nelle nuvole l'elogio di come tu sappia sondare le oscure profondità della lingua. Diceva quel belga che la retorica è quotidiana e che a volte la genialità di un retore - scrittura e parola in pubblico, quantomeno - è saper ridare potenza ad una figura banalizzata; dunque semmai la superficialità è doppia: degli scrittori, ma forse ancor più dei critici, in questo mondo in cui un'arrembante massa che ripete: "Senza fare retorica", forse neppure si rende conto di contraddire quel che dice o scrive nel mentre stesso in cui pone i caratteri sulla pagina od emette un'articolata di senso massa d'aria al di là del limite segnato dalle labbra.

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