martedì 6 settembre 2016

Dei pericoli dell'idea augustea.

Come scritto a D'attorno alla "pia ipocrisia" di Enea, Enea è l'esempio dell'eroe fedele ai valori arcaici nell'idea augustea. Ma c'erano due possibilità circa i "valori arcaici" romani, come dimostrato da Lucano. Nell'idea augustea, la regalità da "princeps novus" di Enea è funzionale, anche se la tradizionale connessione propagandata dalla gens Iulia di una propria discendenza da Afrodite serve a qualificare l'ultimo Giulio come principe non del tutto nuovo. Enea fonda in Italia un nuovo regno - presentato come un ritorno in patria - come Augusto instaura una "nuova" monarchia dopo la prima, una monarchia rispettosa delle magistrature e del Senato, una monarchia "necessaria" ad impedire i disordini dello stato senatoriale. L'Eneide presenta la faccia buona della monarchia: Enea, Ascanio, Romolo fondatore di Roma, cercando l'Augusto per tale via di rafforzare la propria legittimità, per quanto "anomala", riconnettendo la propria "non regalità" colla regalità legittima di Enea e di Ascanio, cioè rifacendosi alla Roma arcaica. Ma ciò avrebbe potuto essere pericoloso. Restaurare i valori arcaici avrebbe potuto avere come conseguenza l'idea di un legittimo assassinio del princeps, poiché più di una volta sotto la repubblica erano stati elogiati gli assassinii di quelle persone sospettate di volersi fare re. Poiché vi sono più antichità, e più monarchie, e perciò più valori dei padri da difendere. Gli ultimi re furono etruschi; ma non furono forestieri gli ultimi a tentare di farsi re.

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