lunedì 5 settembre 2016

Frammento.

Dunque (e non era certo difficile giungere ad una simile conclusione, dato che basterebbe fare il nome di Curtius e leggere quel suo libro molto citato ma probabilmente meno letto) la cultura umanistica viva, storicamente di sé cosciente, è una dialettica fra la sua radice “nazionale” greco – latina - italiana (in realtà assai più complessa di una parola composta di questo tipo, che già a certi occhi potrebbe bastare a mettere in crisi l'idea di “nazionale”, visto che richiama tre nazioni) e la sua evoluzione storica di dimensione europea.

La differenza fra questo movimento nell'Umanesimo – Rinascimento, e quello che più volte si è ripetuto nel Medioevo, sta nello svincolamento teorico di esso da una base religiosa (l'“epicureismo” di Lorenzo Valla, posto poi che la lettura dell'epicureismo come filosofia “atea” sia una lettura corretta: essa rifiuta determinati “eccessi” della religione, come il sacrificio umano, e rifiuta la Provvidenza, ma rimane da vedere se una religione non rimanga tale senza Provvidenza), certamente più forte nel primo caso che nel secondo (la circolazione dei modelli della poesia cortese e del romanzo cavalleresco, letta laicamente, è di certo ugualmente europea, fino al Tristano biancorusso, ma più conosciuta in Europa occidentale, per quanto riguarda l'Italia, nella filiazione della Scuola Siciliana, dei Siculo – toscani e degli Stilnovisti, fino a Petrarca ed “epigoni”, dalla poesia cortese provenzale, che diede origine anche alle cantigas gallego – portoghesi ed ai Minnesänger tedeschi; o come i cicli francesi di chansons in versi o di romanzi in prosa trovarono imitatori italiani spagnoli e tedeschi dagli intenti più e meno artistici), seppure bisogna tener conto del fatto che il tempo non si cancella, ed il fenomeno contemporaneo neppure.

Per quanto riguarda la “dequalificazione” degli studi umanistici e la frantumazione e moltiplicazione delle materie, il problema va semmai posto nell'incapacità di comunicare che le materie si possono ed il più possibile si dovrebbero integrare in uno studioso: si dovrebbe significare che la letteratura italiana fino almeno alla fine del Settecento (ma poi ben più in là, a voler guardare) è francamente incomprensibile senza la letteratura latina, quella greca, quella francese medievale, senza la diffusione dei romanzi cavallereschi spagnoli etc. fra il Cinquecento ed il Settecento etc., con tutte le reciproche loro interferenze, come della pubblicistica filosofica, della musica, delle arti figurative, della critica filologica che riprende coll'umanesimo più consapevole interessato anche all'ebraico ed al testo sacro, per esempio: il che implica un continuo recupero, nell'indagine su di un'opera, delle discipline extra – letterarie, e tanto più di uno sguardo non recluso in una branca specifica della letteratura, delle arti figurative e di quella musicale ed oltre.

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