giovedì 1 settembre 2016

Non c'è niente...

...di assurdamente strano in una ricca tradizione poetica di una popolazione analfabeta; la poesia come "volgarmente" intesa è stata molto più a lungo una forma comunicativa orale basata sulla memorizzazione, che qualcosa di scritto. La poesia ha anche quasi sempre avuto uno stretto rapporto col sacro e colla legge, aspetti da ricordare e facilitati allo scopo dal carattere ritmico e melodico, nonché formulare (ma formula da una parte ed immutabilità, identità dall'altra non sono la medesima cosa: la formularità incorpora lievi variazioni diversamente motivate ancor prima che motivabili) della poesia nel senso più ristretto. Il fatto che nelle cosiddette culture evolute la poesia intesa come scrittura in versi - ma vedi le "contestazioni" di Aristotele e Jakobson - sia il cuore della letteratura ha favorito la generalizzazione della sineddoche, per cui può capitare di credere che la poesia abbia come presupposto necessario l'alfabetizzazione. Sia l'alfabetismo che l'analfabetismo innescano rigidità e fluidità nel fenomeno in questione.

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