lunedì 31 ottobre 2016

Monumento.

Ogni monumento architettonico, e non solo, è prima di tutto un simbolo dell'ingegno umano. Del singolo essere umano e dell'insieme delle ingegnose singolarità umane, della collaborazione degli individui: tale insieme di particolari è l'umanità, non la massa informe ed indistinta, anche forzata.

domenica 30 ottobre 2016

Ammira.

Vènera a parole un modello; ma tieniti a più che abbondante ed accurata distanza anche solo dal pensare di imitarlo ed in ancora maggior misura di citarlo: così nel Cinquecento per cominciare italiano riguardo ad Omero; così in tutto il periodo turbolentemente classicista posteriore fino alla "alba" romantica (Fruhromantik tedesca; e prima in Gran Bretagna). Figurarsi sfidarlo e / o superarlo, cosa che oggi, in atmosfera post - romantica, è praticamente inesistente da qualsiasi cervello "occidentale".

sabato 29 ottobre 2016

Dovrebbe...

...essere banale; ma poiché leggo, prima che una certa cosa fu donata, poi la medesima, identica operazione definita vendita, bisognerà pur notare che una cosa donata non è venduta, né una cosa venduta donata: che "donare" e "vendere" non sono sinonimi. Entrambi i verbi attengono all'area di significato del dare; ma sono due perché uno qualifica il dare gratuitamente, mentre l'altro delimita il dare in cambio di qualcos'altro, un atto per così dire economico. La cosa donata è semmai ceduta, concessa, sinanco tradotta, ossia 'condotta tra' una ed un'altra persona, uno ed un diverso gruppo: condotta da...a, senza tornaconto concreto sul momento.

venerdì 28 ottobre 2016

Per adesso (La questione delle lingue VII).

Cominciamo colla citazione di un articolo di quotidiano: "i popoli dell'Unione [...] per comprendersi continueranno a comunicare nel linguaggio di Shakespeare [la lingua inglese: calco (linguaggio: inglese language) e retorica: l'autore per la lingua]: l'idioma è quello". Tralasciando la curiosità che il nesso "idioma globale" è idealmente un ossimoro, dato che idiotes vale egoista - vedi il post Idiozia, di quasi tre anni fa - e "globale" si intende 'di tutto il pianeta', quindi ne viene 'particolare di tutto il globo', ciò che preme sottolineare di nuovo è quanto già scritto: nessuna lingua è eterna, nessuna civiltà; dunque neppure la supremazia "universale" di una lingua. Anche l'inglese perciò abdicherà: non sappiamo in che tempi ed in quale modo, ma verrà sostituìto da qualche altra lingua nel suo attuale ruolo, poi "scomparirà" lasciando dietro di sé eredi di vita non si sa quanto lunga nella loro identificabile discendenza da tanto padre. Dunque: per adesso.

giovedì 27 ottobre 2016

mercoledì 26 ottobre 2016

Delle regole...

...secondo le quali, allorché una persona dà cento, gli verrà periodicamente in termini brevi retrocesso da chi ha ricevuto centodieci, sono il sogno di ogni uomo. Peccato che: 1) ciò spieghi il "curioso" fenomeno del deficit e del debito; 2) una pratica del genere da parte del singolo cittadino sia generalmente definita "insensata" quando egli tenti di ottenerne l'applicazione nel rapporto col singolo stato in cui risiede, in qualità di residente / contribuente.

martedì 25 ottobre 2016

Ed anche questo.

La "parola" dell'Antico Testamento è "nuda"? La "parola" della prima parte della Bibbia è "autentica"? Dovrò riprendere in mano l'Auerbach di Istanbul che interruppi mesi fa: in Mimesis il grande filologo - col quale, come con ogni autore, litigo, essendo io italiano - affronta quei libri importantissimi per l'Occidente, che hanno fatto da filtro e da addobbo, camuffamento all'indispensabile cultura classica. Se mi ricordo bene, la conclusione è che, assumendo l'orientamento interpretativo cristiano esemplificato con Agostino che è servito a preservare anche ciò che era spesso presentato quale opposto, la "sacra rethorica" dell'Antico e del Nuovo Testamento è una diversa retorica, ma sempre una retorica; che è una "rethorica plena" di significato di salvezza, volutamente dimessa per avvicinare i più all'immortalità, contro la "vacua rethorica" dei testi pagani, troppo compiaciuti d'essa e tesi ad unicamente allettare, quando non strumenti del Demonio. A volte dai cristiani viene pure ammesso che la strumentazione retorica dei libri profetici ed altri è povera confrontata coi testi classici; ed allora la "precedenza", l'antichità della Parola di Dio serve a giustificare tale "debolezza", rivendicata come una punta avanzata in relazione ai bui, rozzi secoli in cui venne comunicata. Ma che tale Parola sia poi così "nuda" e così "autentica"... Debbo pure rileggermi il De doctrina christiana, in relazione al tema.

lunedì 24 ottobre 2016

Per quanto (La democrazia IV)...

L'efficienza del Terzo Potere sia migliorabile; per quanto si possa potenziare tramite attrezzature più moderne ed aumento numerico del personale; dovrebbe rimanere chiaro un elemento: il numero di sentenze non si aumenta "su richiesta". Almeno in democrazia.

venerdì 21 ottobre 2016

Segnalerei...

...in questo dibattito italicamente infuocato sulla Costituzione [della Repubblica] Italiana, l'ultima parte dell'articolo 2: "doveri inderogabili di solidarieta` politica, economica e sociale". Ciò indica pure che, quando si accenna al diritto di associazione, non si sta trattando soltanto dei cosiddetti partiti politici. Si consideri infatti il testo dell'articolo 17, commi 1 e 2; articolo 18, comma 1; articolo 39, commi 1 e 2; articolo 43, comma 1 (estremamente importante: "a comunità di lavoratori o di utenti"); articolo 45. Interessante l'articolo 46. Articolo 47, in particolare comma 2. L'articolo 49 viene per ultimo riguardo alle associazioni poiché il partito politico è solo il coronamento di una libertà decisamente più ampia.

giovedì 20 ottobre 2016

Quando.

Quando di un'arte qualcuno afferma che le espressioni più belle sono quelle maggiormente semplici, si può avanzare il sospetto che lo faccia o perché non ha gli strumenti per valutare pienamente quelle più complesse; o poiché, anche avendoli, non vuole o non può, per motivi di spazio e tempo, utilizzarli e poi dispiegare i risultati che ne derivano.

mercoledì 19 ottobre 2016

Leggo.

Leggo un'obiezione ad un intervento inizialmente intorno a questioni linguistiche da parte di qualcuno che si occupa di lingua, secondo il quale il combat search and rescue non sarebbe fare la guerra. Ora: cercare (search) e salvare (rescue) in zona di guerra persone (perlopiù soldati dispersi in combattimento) eventualmente combattendo (combat) contro reparti (di un "esercito" nemico di uno stato non riconosciuto), non è fare la guerra? Voglio dire: nell'eventualità di un contatto con armati ostili (anche sentinelle di un "carcere"); nell'eventualità che tali armati aprano il fuoco sugli aspiranti salvatori, i soldati in missione non sono autorizzati a rispondere, con armi bianche o, di nuovo, da fuoco? O sono obbligati (obbligo piuttosto difficile da rispettare) a ritirarsi senza replicare, rinunciando a qualsiasi forma di (auto)difesa? E' ovvio che, nel caso il nemico non tenti in alcun modo di opporsi alla liberazione, al salvataggio (sempre rescue) susseguente all'attività di ricerca (sempre search) nulla obbliga un soldato a ferire e / o uccidere il nemico; ma sostenere che solo le attività di uccisione di avversari armati siano guerra, è come dire che le attività di esplorazione, di spionaggio, di sabotaggio delle infrastrutture e delle armi del nemico non siano operazioni belliche. Si può essere convinti che siano azioni di guerra giuste; si dovrebbe non negare che siano azioni di guerra, addirittura quando rivolte al salvataggio di civili, potendo rischiare la taccia di ipocrito.

Radice.

Senza individui non esistono comunità.

martedì 18 ottobre 2016

Non è del tutto vero.

Almeno se si assume "vero" in un certo senso, non si può negare la presenza del male nella vita: certo, come sempre (...) nell'elideismo, si rigetta l'esistenza del Male; si assume che le varie culture intese in senso generico lungo il proprio mutare propongano liste diverse di mali per tempo e per luogo, aspirando ad individuare il Male universale, valido per chiunque, proiettando in fondo la definizione più condivisa all'interno della specifica "società" sul resto del mondo. Tuttavia, è solo nella vita che si manifesta il male: senza vita razionale non si avrebbe il male, bensì un semplice corso degli eventi. Qui si ha l'esattezza di quello che è un eccesso kantiano: senza la riflessione, sine humana cogitatione sul supposto cosmo, ordinato dalla mente pensante, non vi sarebbe male, sebbene l'assenza dell'uomo, o la sua incapacità di meditare, non cancellerebbe il sussistere del pianeta e di ciò che lo circonda. Hegel nella Fenomenologia afferma che il mondo è male: ciò basta per capire che esso non è solo male, benché quest'ultimo sia effettivamente molto, per ciascuna cultura.

lunedì 17 ottobre 2016

La notte.

E' un ladro, un borseggiatore, un involatore con destrezza che poco alla volta sottrae luce, tanto che tu sia sorpreso un giorno da un buio che ti piomba addosso dalla lunga brillantezza della nuda estate. E a primavera fugge.

sabato 15 ottobre 2016

Centro.

Il centro culturale si sposta, nel mondo; ancor più: i centri culturali mutano luogo. C'è pur oggi più d'un centro culturale nel globo, seppure la trasformazione di quelli che in una determinata area venivano (vengono: accade persino ora; sta accadendo) considerati centri culturali in periferia trattata con diffidenza in aree contigue risultasse più percepibile in passato rispetto ad oggi. Per l'elideismo, in conclusione, ogni singolo essere umano quantomeno è un "centro culturale".

venerdì 14 ottobre 2016

Interesse.

E' a volte soltanto una serie di gesti che accadono nello spazio tra una o più persone ed una o differenti cose. Ora, poiché il gesto, l'azione, è uno dei fondamenti dell'attorialità...

Il libro...

E' passato da una funzionalità almeno parziale rispetto ad altri (esseri umani: lettura pubblica etc.) ad una funzionalità rispetto ad altro (economia, movimento di certificati di valore; ancor meglio: il certificato è convenzionale).

La democrazia (La democrazia III)...

...rappresentativa è una "necessità" degli stati liberali moderni, troppo estesi e popolosi perché gli aventi diritto possano esprimersi su ogni atto di governo e su ogni materia: ciò non significa che solo la forma rappresentativa della democrazia sia essa stessa; anzi, in alcuni stati particolarmente piccoli si potrebbe ritenere un non - senso. Il problema delle attuali democrazie rappresentative è che si è ribaltato il rapporto. L'assemblea dovrebbe esprimere la volontà del popolo, e non: "La volontà dell'assemblea deve essere assunta dal popolo come propria". È certo una difficoltà non da poco.

giovedì 13 ottobre 2016

Semmai...

Il culto religioso è “coltivare” il rapporto colla divinità attraverso gesti fissi, pratiche rituali (rite: ‘correttamente’, ‘come è giusto’) il più possibile simili a quelle approvate dalla tradizione - simili “solo” perché l’elideista parte dal presupposto che l’identità sia impossibile, secondo la peculiare lettura di “identico” -, allo stesso modo in cui i gesti, i riti della coltura del campo perlopiù nella realtà, sempre nelle intenzioni, portano al raccolto, ed abbondante. Ed i bisogni in questa ottica, singoli nonché comunitari, ottengono risposta positiva attraverso il rito (“Pregate così”: anche in privato).

giovedì 6 ottobre 2016

In fondo...

...agire costantemente in vita non solo per ottenere l'immortalità metafisica, ma anche l'eterna felicità, non è agire per interesse - personale, individuale - non è forse ipocrita (si recita una parte per compenso: ipocrita= upokrites, ossia 'attore' in greco antico)? E' questo il problema radicale delle religioni che prima correlano necessariamente il "giusto" agire terreno al conseguimento di un premio ultraterreno, poi definiscono tale agire "disinteressato".

mercoledì 5 ottobre 2016

Ogni arte.

L'elideista sospetta che ciascuna arte, qualsivoglia sua manifestazione singola, dovrebbe saper nascondere il fatto di essere frutto di sforzi; colla capacità aggiuntiva di saper essere, a volte, appositamente affettata ed "esibizionista". Si consideri che "difficoltà" (quindi "sforzo") ed il suo opposto, "affettazione" e il suo contrario sono definiti diversamente nelle diverse epoche, nei vari luoghi e dalle differenti correnti artistiche e di pensiero, oltre che dalle capacità e dalla volontà od inclinazione - educazione del singolo interprete / esecutore dell'opera. Ma comunque lo sospetta soltanto.

Già II.

In ultima istanza, ed in prima, rispettare il singolo proprio perchè tale, soltanto qui e soltanto ora, in quanto irripetibile nella sua sinolità e quindi indispensabile, insostituibile; e non perché è "come tutti gli altri", e per un altrove.

martedì 4 ottobre 2016

Già...

...Tommaso d'Aquino nel De malo affermava l'esistenza di un ordine del pensiero e dell'agire che funge da norma, da legge certa (I art. 4 2): "Actus in quantum est inordinatus, est malus". Nota commentatoris: "Nell'ordinamento; non necessariamente nel risultato". I fini possono essere raggiunti con diversi ordinamenti degli stessi mezzi - si osservi che non è detto: "...con mezzi diversi" -. Dunque l'intenzionalità dell'azione morale (e si ricordi il discorso sull'assolutizzazione dei termini "morale" ed "etica" con eventuale e partigiano spostamento su due piani diversi dei due termini). La maniera in cui si fa, la disposizione con cui si fa, l'intenzione che sta dietro al fare prescritta da Kant non è nuova.

Pagine.

In una l'elogio dell'anonimato letterario; in quella vicina "l'inventario dell'argenteria" di un autore morto. Non c'è che dire. Vedi Per i morti I.

lunedì 3 ottobre 2016

Come far fuggire certe persone.

Basta scrivere: "una rivista di opinioni e discussioni sull'antropologia e il teatro con un comune denominatore: corretta e scientifica esposizione degli argomenti". Meglio: "il tentativo di esporre gli argomenti in modo meno parziale possibile".

Date.

Valutate le teorie filosofiche di alcuni, secondo le quali l'ippogrifo è solo una operazione - che si potrebbe perfino sospettare "fredda" - di composizione tra loro di dati dell'esperienza in qualcosa di inesperibile, leggendo la frase: "...le vicende di una famiglia attraverso più generazioni sembrano fatte apposta per essere affidate allo strumento romanzo, in questo caso docufiction, visto che tutto si appoggia al vero" altri potrebbero chiedersi quale opera letteraria, persino quale opera artistica non sia docufiction poiché, dalla prospettiva introdotta all'inizio - e la prospettiva nel senso più diffuso (non propriamente corretto) ha un unico punto di fuga, un solo punto di vista, all'infinito, anche - tutto nella produzione artistica è fondato attraverso la realtà. Certo: a) la deduzione potrebbe a certi individui parere banale; b) potremmo anche discutere del fatto che la "realtà" di un orbo è diversa da quella di un cieco, che la cecità di un cieco nato coi bulbi oculari è differente da quella di uno nato senza, da quella di uno che ci ha veduto, da quella di "un" ipovedente (giacché vi è chi ha undici o dodici decimi alla misurazione; ma, senza mostri, ossia prodigi altrimenti definibili casi eccezionali, uno ne ha dieci, uno ne ha nove: diversi limiti della realtà). Si ripeta per gli altri sensi, evitando di inserire nella discussione i differenti spettri percettivi delle bestie per semplicità - le bestie sono quelle che più comunemente vengono definite animali -. E nelle opere prospettiche si possono utilizzare anche più punti di fuga.