martedì 25 ottobre 2016

Ed anche questo.

La "parola" dell'Antico Testamento è "nuda"? La "parola" della prima parte della Bibbia è "autentica"? Dovrò riprendere in mano l'Auerbach di Istanbul che interruppi mesi fa: in Mimesis il grande filologo - col quale, come con ogni autore, litigo, essendo io italiano - affronta quei libri importantissimi per l'Occidente, che hanno fatto da filtro e da addobbo, camuffamento all'indispensabile cultura classica. Se mi ricordo bene, la conclusione è che, assumendo l'orientamento interpretativo cristiano esemplificato con Agostino che è servito a preservare anche ciò che era spesso presentato quale opposto, la "sacra rethorica" dell'Antico e del Nuovo Testamento è una diversa retorica, ma sempre una retorica; che è una "rethorica plena" di significato di salvezza, volutamente dimessa per avvicinare i più all'immortalità, contro la "vacua rethorica" dei testi pagani, troppo compiaciuti d'essa e tesi ad unicamente allettare, quando non strumenti del Demonio. A volte dai cristiani viene pure ammesso che la strumentazione retorica dei libri profetici ed altri è povera confrontata coi testi classici; ed allora la "precedenza", l'antichità della Parola di Dio serve a giustificare tale "debolezza", rivendicata come una punta avanzata in relazione ai bui, rozzi secoli in cui venne comunicata. Ma che tale Parola sia poi così "nuda" e così "autentica"... Debbo pure rileggermi il De doctrina christiana, in relazione al tema.

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