lunedì 23 gennaio 2017

Avere.

Poter "vantare" cinque / sei autori che vendono diritti è segno di vita strabordante di una letteratura? Una volta si sarebbe preteso che fosse nel suo complesso guida, modello, riferimento al di fuori dei propri confini ed oltre. Se si cita Welles bisognerà notare che, almeno al momento, un certo paese si può dire sulla soglia (au seuil) di una guerra fors'anco intestina, ma in guerra no. Quel paese oggi risulta assai distante dal vivere un Rinascimento, persino dall'intravvederlo, nonostante i quotidiani proclami, per cui Il terzo uomo è sommamente disadatt(at)o al contesto, nonostante si possa apprezzare l'escamotage retorico. La conclusione poi qual si dovrebbe trarre dalla chiusa è che, pur se fosse il punto in cui ci si trova basso, essendo esso parte di un incontrastabile processo planetario di decadenza della scrittura rispetto a quella degli antichi, non solo l'unica via di valore sarebbe a ciò rassegnarsi; ma anche esserne contenti, con quella soddisfazione già altrove stigmatizzata (si veda http://www.elideismo.com/2015/12/della-corruzione-delle-lingue.html) d'essere i meno peggio in mezzo al pessimo. Che splendore.

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