sabato 31 dicembre 2016

Continuità.

Una posa fotografica da pittura vascolare greca nell'insegna di un negozio presente, in cui è ben visibile l'uso di filtri: evocare una proclamata novità citando la ceramica a figure nere con immagini d'atleti odierni.

giovedì 29 dicembre 2016

Farla.

"Farla facile" rende in primo luogo semplice la vita a chi presenta in tal modo "le cose"; difficilmente addestra e fortifica e rende aperto colui al quale s'insegna.

La luce postromantica.

Che è quella emergente da questo brano: "[...] era attratto dalla vita vera, dall'umanità che si muoveva fra le strade, dall'umidità che fioriva sui muri dei palazzi, dalla terra sollevata dai carri, dai personaggi malinconici agli angoli delle vie, dalle tegole rotte sui tetti spioventi, dai ponti strangolati dai rampicanti". Si scrive qui sopra, in un fastoso efflorescere d'anafora insistita, circa Bernardo Bellotto, il quale fallì, morse, lasciò questa lacrimosa valle terrena nel 1780, ch'ancora quasi vagiva in cuna l'Illuminismo. Ma la scrittura dalle movenze manzoniane (si confronti: "dalle tegole rotte sui tetti spioventi" col passo dal coro dell'Adelchi: "dagli atri muscosi, dai fori cadenti", letto da qualsiasi studente italiano, e perciò destinato a rimanere nella memoria inconscia) ne fa un Frühromantik, un preraffaellita antelitteram, un anticipatore del Romanticismo - almeno se si considera veramente romantica l'arte prodotta solo a partire dall'ultimo trentennio del XVIII secolo, quando Bellotto aveva oramai resa visibile la maggior parte delle sue opere - traslatosi fra l'altro a cercare il riscatto dallo zio Antonio Canal detto il Canaletto (altro protagonista del testo, deuteragonista dell'eroe Bellotto) proprio in Germania: la luce postromantica lo investe in pieno, lo illumina anche in senso miniaturistico, e difatti quanto sopra descritto è fornito come esplicita chiave interpretativa dell'arte del sottovalutato nipote, sebbene già più che intuita dal lettore nelle righe precedenti, alla fine del passo, e per così dire allusa più avanti, quando vien descritta la scoperta bellottiana della "bellezza delle rovine", del "volto macero", accennante ai ricchi e forti tempi trascorsi, di Roma. Indicheremo dunque che il rimpianto per un glorioso passato non è topos bastevole a far divenire un artista romantico o preromantico. Si vedano anche: D'attorno alla pia "ipocrisia" di Enea ed Un inganno ben fatto.

martedì 27 dicembre 2016

Se la filologia...

...è "ars humanitatis", come qualcuno afferma in una mia odierna lettura (affermazione che non contesto, anzi...), essa è tecnica, per il principio secondo cui "ars" è la traduzione latina di techne; se è tecnica, è disciplina; se è disciplina, è scienza. Ogni scienza, terenzianamente, riguarda l'uomo. E dunque la filologia è scienza: scienza dell'uomo sull'uomo, in quanto discorre scrivendo (logoi) di ciò che l'uomo sa o pensa di sapere dal proprio punto di vista: o sugli altri uomini, o sulla natura. Potremmo dunque definire in conclusione la filologia logica, forse riproponendo il problema che Bertrand Russell dava per risolto nella prefazione alla seconda edizione dei Principia mathematica e, dando continuità al percorso di Perelman, giungere al "paradosso" di allargare l'oltrepassamento della semplice distinzione della logica fra logica matematica e logica filosofica per giungere alla logica retorica (sillogismo ed entimema) (e) letterario - filologica, oltre che giuridica - la retorica e la sua "logica" sono parte di quella giuridica, ma contemporaneamente la storia ci dice che la retorica ha investito un dominio più ampio ruotando intorno ai varii tipi di discorso -.

lunedì 26 dicembre 2016

Automatismi.

Recensione italiana del romanzo - biografia d'un autore francese "narrante" (?) la vita "dissoluta" ed il processo intentato ad una giovane altrettanto francese. Ad un certo punto si legge: "la scrittore". Infatti il compositore del romanzo, è stato doviziosamente spiegato fin dall'esordio, è un uomo. Ma qui, nella correzione parziale, emerge l'automatismo. Perché chi, se non una donna, potrebbe scrivere un romanzo che cerca di riscattare almeno per una qualche parte la reputazione d'una infamata? Alcuni direbbero, quantomeno oltre il necessario? Dunque, il lapsus s'incarica di smentire in anticipo la tutto sommato ampia precisazione finale. Risalire a Come individuare.

domenica 25 dicembre 2016

La fine.

Pare che in pittura sia stato Caravaggio ad abbattere l'ordinamento gerarchico fra gli innumerevoli generi di quella nobile arte (scalzando che? Il ritratto?), dalla sua posizione di vertice. Altrettanto pare che lo stesso abbia sancito la posizione all'apice dell'immaginifico, ossia il luogo in cima ai soggetti degni per la tradizione pittorica d'essere oggetto di rappresentazione, della natura morta. Dunque anche la critica figurativa postromantica inciampa a volte casualmente nell'esercizio "insensato" di conferire maggiore o minor dignità alle singole opere in quanto questa dà forma al tal soggetto e quella al talaltro, appoggiando tale disposizione piramidale a gradoni sul genio particolare di quei venti pittori, scultori, ed architettori volgarmente conosciuti - si fa per dire - proprio perché appoggiati e propalati dalla scuola, dal "mondo" accademico, dalla comunicazione. Nel globo in cui il canone deve essere singolarmente estravagante anche nel senso più diffuso del sintagma, questo ammasso per lo più d'acqua e d'aria non solo abbisogna di individuare, di limitare, di separare dal resto una qualche nuova o recente gerarchia universale, ma addirittura il momento esatto della svolta o del rovesciarsi, perfino la precisa persona che ha dato inizio al suo stabilimento. L'ordine della mente anarchica, la tradizione dell'uomo antitradizionale. Fra l'altro, isoliamo anche qui un tema tipicamente moderno sulla cui importanza l'elideismo sta insistendo: "[...] l'affermarsi di una moderna mentalità [...] disciplinata" (si notino le risonanze del participio passato) "dalla vista". Nell'ampio scritto di quasi cinque anni fa, e poi successivamente nei testi raccolti in questo sito, qualcuno ha sottolineato più volte il passaggio dal senso principe aristotelista dell'udito che coglie gli insegnamenti, a quello immediato della vista: nel testo che si commenta il senso sommerso dalla soverchiante capacità dell'occhio è l'olfatto, ed ecco che il primo assume non a caso (subconsciamente?)una "funzione ordinatrice essenziale nella stesura lucida" - sottolineatura doppia per l'aggettivo - "del 'Maestro delle mele rosa' [...] sempre comunque in nome di un'esattezza percettiva" (circa percettiva si equipari la considerazione a quella fatta intorno a lucida sopra)"che tende a riprodurre" - ma il verbo produrre è equivoco - "la cartografia del reale". L'insistenza tradisce ossessione, la quale in maggioranza nel contemporaneo vien letta come fragilità, insicurezza.

sabato 24 dicembre 2016

Avete...

...avuto occasione di studiare la prassi anticamente giapponese del cosiddetto imperatore claustrale, che io incontrai ormai un numero considerevole di anni fa? Certi "passi indietro" prossimi sia spazialmente che temporalmente in un punto dell'ammasso continentale più ampio del pianeta fanno paventare appunto un agire, se non identico, quantomeno che arieggia quello.

venerdì 23 dicembre 2016

Solitudine.

Gettarsi in una distesa tempestosa di rumori, di persone che corrono in tutte le direzioni, di luci ferme, che lampeggiano, rotanti; tuffarsi fra ondosi fumi - quando visibili - perlopiù nocivi, biciclette, automobili, mezzi pubblici sterzanti, zigzaganti, improvvisamente frenanti ed altro ancora: è tutto ciò sottrarsi alla solitudine, o perdersi in un affollato deserto?

giovedì 22 dicembre 2016

La mia fortuna...

La mia fortuna è che col passare degli anni, invece di mandare il cervello in girotondo, gli interessi vanno ampliandosi. Poi, ci sono aspetti sommamente concreti della vita che impediscono al cervello di realizzare, o di tentare di realizzare, ciò che pensa: ma questa è un'altra storia.

mercoledì 21 dicembre 2016

All'erta.

Agli occhi di chi ha fatto certe letture, definire una certa persona ora un "equilibrista", ora un "funambolo", rischia di sminuirla. Non ho bisogno di ricordarvi la scena dello Zarathustra, non è vero? Tra l'altro, mentre per simil via si adombra una contaminazione tra l'arte e la moda, almeno una delle scritture che "parla" di questo fenomeno sembra sforzarsi di riuscire a tracciare una linea che ottenga di tenerle separate tuttavia. E' questo (oltre allo spargimento per il testo dell'India più "conosciuta", cioè due parole in tutto) che, se fossi uno stilista, un "alto sartore", mi lascerebbe perplesso, leggendo un elogio. Infatti "confusione dei generi", verso la fine del secondo scritto, può esser letto in due modi.

martedì 20 dicembre 2016

Nei paesi...

...non propriamente democratici i processi, purtroppo, sono tra i più veloci al mondo: dunque, nonostante le discussioni infinite intorno al tema dell'efficienza nella "giustizia" in certi paesi democratici esse hanno bisogno di alcune precisazioni.

lunedì 19 dicembre 2016

Della tragedia.

Già nel Cinquecento italiano il modello di finale negativo come unico della tragedia era (quale che sia il parere che se n'abbia) "superato" non solo nella pratica, ma anche nella teoria: basti pensare a quanto scrive Giovanbattista Giraldi detto Cinzio nel suo Discorso intorno al comporre delle commedie, e delle tragedie. Per tale superamento ci si appoggiava alla prassi "censurata" del finale lieto presente in alcune tragedie di Euripide come le Ifigenie. Dunque, l'osservazione che trovo scritta: "L'ultima caratteristica importante della tragédie lyrique concerne i suoi soggetti, che erano per lo più di argomento mitologico, ma che non necessariamente davano esito a finali negativi, come il sostantivo tragédie potrebbe far pensare", non per tutti è stata corretta. Tra l'altro, anche qui si confonde "drammatico" con 'non - comico': "l'azione drammatica non doveva costituirne l'elemento centrale, ma dovevano trovare espressione i sentimenti dei personaggi". Il “dramma” è l’azione di qualunque tipo, ed i sentimenti, non dovrebbe esser ritenuto così insensato, vengono rappresentati al vivo pure - per alcuni, più - con quanto il personaggio compie, agisce sulla scena. Può essere compiuta l’azione di narrare, e: “ora entrare in un personaggio, ora in un altro”. Qualcuno deve leggersi Robortello, Castelvetro etc. etc.

domenica 18 dicembre 2016

Prezioso II.

Tornare ad un tema "vecchio". Estratto: "Questa volta il patrimonio finito all'asta a Milano [...] comprendeva trentasei manoscritti di Giovanni Verga, insieme con centinaia di lettere autografe, bozze, disegni ed appunti [...] Valore complessivo quattro milioni di euro". Non che io sia un fanatico, un adoratore, un evangelista verghiano; ma le carte che non siano pura "argenteria" oleografica secondo lo schizzo di Pagine sono un patrimonio nazionale, per definizione inestimabile.

sabato 17 dicembre 2016

In linea di principio...

...non è impossibile per una piuma sola informare più stili di scrittura; tuttavia: 1) un'attenta ricerca dovrebbe riuscire ad individuare i resti, volontari od involontari, di un fondo comune celato sotto la varia superficie; 2) scrivere "piano", eventualmente semplificare lo stile sia in termini di tesoro lessicale sia di usi sintattici, è meno ovvio di quanto generalmente si tenda a credere.

venerdì 16 dicembre 2016

Da "esercizi di ripasso"...

...liceali sulla dottrina di Socrate colti dal vivo, si ricava che i manuali di filosofia in trent'anni sull'uomo dal grosso naso non hanno fatto un passo avanti: ancora e sempre la sua filosofia è attestata, è quella del solo Platone, niente Senofonte, non vi è alcuna possibilità che, là dove Senofonte si distacca da Platone, sia il primo ad avere anche solo il rischio dell'esattezza. La filologia ci insegna che non è significativa la concordanza di due o più fonti sulla lezione "esatta" - anche perché alcune volte la lezione sembra esatta, ma non la è - ma la concordanza di essi nella lezione erronea: essenzialmente dunque, un punto che può sembrare esatto, ha pur la possibilità di essere erroneo; ed in determinate situazioni, la coerenza interna non corrobora necessariamente la deduzione che dunque la tesi sia giusta, ma solo che chi la espone pure la riconferma. Item, si continua a sostenere che Socrate portasse avanti la lotta sotto il vessillo della Verità contro la "vuota retorica" sofistica: su ciò, e sul rapporto di Socrate con i Sofisti, si veda l'argomento "socratismo" in questo blog, dopo aver considerato che (cfr. sopra) il "Socrate" di cui si parla è il Socrate che Platone "rappresenta" nei suoi dialoghi, il quale è tutto da vedere se poi fosse il vero Socrate. Sulla "rappresentazione", si veda Schopenauer, si veda Sperone Speroni in Apologia dei Dialogi, parte prima: "Socrate è ritratto ed imitato comicamente e tragicamente da buon dialogo [...] in questi dialoghi non parli Socrate né Alcibiade, né Gorgia ma alli lor nomi [...] si fa parlare a quel modo, che si teneva da tutti tre nel contendere". D'altronde, quantomeno in Italia, circa Socrate siamo immersi nel "realismo", ossia s'assume come vangelo l'interpretazione di Giovanni Reale.

giovedì 15 dicembre 2016

In una foto.

La domanda che viene spontaneo porsi è se il soggetto dell'opera sia il treno futurista, colto in linee sfumate, imprecise che ne indicano il movimento (quelle che alcuni descriverebbero come la sensibilità delle "linee dinamiche" di un'altra disciplina, grafica) pur fissando di esso un momento; od il paesaggio apparentemente immobile che si vede sullo sfondo ed in un primissimo piano i cui elementi vivono il pericolo di scivolare, per l'occhio dell'osservatore, nell'invisibile.

mercoledì 14 dicembre 2016

Nell'anno 1937...

...dopo la nascita di Cristo, ossia meno di cento anni fa, in apertura all'edizione di un'opera di un autore, circolava ancora l'idea che vi fosse, fra "filosofia" ed "organizzazione sistematica del pensiero", un inalienabile rapporto d'identità. E per "sistema" s'intende una esposizione ordinata e conseguente dei temi del cogitato che li gerarchicamente e causalmente connette, alla maniera dai più ritenuta in quest'epoca specifica dell'alemanno tipo, e nel passato del greco. Ciò accade a ripetizione nonostante più d'un esempio di filosofia oramai riconosciuta tale che di certo si presenta asistematica, presumibilmente contando sulla tendenza umana ad ordinare, categorizzare, immancabilmente gerarchizzare. Il che non vuol dire che tale tendenza abbia in alcuni casi fondamento effettivo.

martedì 13 dicembre 2016

Con la...

..."popolare" estetica romantica della rovina, il lamento sullo sciupìo dell'aspetto di Cuba può spiegarsi: perché, non essendo in totale rovina, deve ancora raggiungere il colmo della sua bellezza; ovvero come un elogio camuffato da pianto.

domenica 11 dicembre 2016

Dopo secoli...

...di lotte per dare alla penisola europea che occupa il centro del Mediterraneo una lingua sola (chiamandola or uno volgare, or l'altro toscana, ed a lungo il minor numero dei sapienti italiana); dopo che s'è avuta necessità d'un secolo perché la maggior parte dei cittadini di uno stato unito in quella stessa penisola riuscisse ad ottenere che la maggioranza di tali cittadini parlasse correntemente una lingua a sufficienza unitaria; dopo tutto ciò, com'è naturale la lingua non s'è mantenuta "incorrotta". E tuttavia, i più che sostennero le varie posizioni su come nominare la lingua concordando nell'opinione che per esempio sostenne il Galeani Napione nel Dell'uso e dei pregi della lingua italiana libri tre (si veda l'indice del primo volume): "La lingua è uno dei più forti vincoli, che stringa la patria", bisogna pur ammettere oggi, a novantotto anni da una più o meno completa unità territoriale italiana, che: a) gli italiani sono ancora riottosi a ritenersi fra di loro concittadini; b) che proprio il ritenere la lingua nativa, induce più d'uno a valutare non solo che non si debba studiarne la letteratura, ma che non si debba proprio studiare essa lingua, poiché s'impara col latte materno (o, più spesso, insieme con quello in polvere).

sabato 10 dicembre 2016

La (come dire)...

...perfetta padronanza di una lingua non s'ha in alcun luogo in terra, in mare, in cielo, negli Elisi o nelle più oscure profondità del Tartaro. Allo stesso modo l'esatto possesso della drammaturgia o di cos'altro.

venerdì 9 dicembre 2016

Fin quando...

...le "elite" si autoinvestiranno del ruolo di tali non appena raggiunta la "sedia", incorporando inoltre automaticamente il diritto al mantenimento eterno d'essa in quanto Sotere di turno, in una democrazia non ancor morta (RVF CXXVIII, 96 con variazione) dovranno fronteggiare l'ostilità del "comune cittadino": punto.

giovedì 8 dicembre 2016

Santità (Anche gli oranghi II).

La santità coincide storicamente colla totale non - violenza? Pensando, così d'acchito, a Luigi IX re di Francia, vien da pensare: "No". Esempio infelice, quello qui all'inizio, di un etologo che non considera la violenza "per mezzo", quale può anche servire a scaricare altrove la "colpa" morale sia di chi usa, che di colui che è usato - conosciamo il meccanismo: "obbedivo solo agli ordini", non è vero? - Ed è solo una delle possibili modalità. I parametri di una definizione, tanto più univerbale, cambiano nel tempo, e nessuna corrispondenza è scontata in partenza come totalità. E così, a mo' di corollario: spesso gli ecosistemi divengono fragili non perché assolutamente tali (benché in linea di principio ogni ambiente si trovi sul filo dell'equilibrio), ma per la pressione antropica o per influsso dei comportamenti umani nei confronti di un punto della catena environnemental, per dirla in francese. E "noi occidentali" solo in parte "proveniamo da una religione nata nel deserto", a meno che con "deserto" non s'intendano, come è certo possibile appigliandosi ad usi trascorsi dell'italiano, le steppe e foreste dell'Asia centrale e dell'Europa orientale tanto più in antico; altrimenti si tratta del solito esclusivismo monoteistico.

mercoledì 7 dicembre 2016

Ordinatori.

Leggendo un articolo sul Kamasutra, viene in mente il termine francese per "elaboratore elettronico", volgarmente oggi non solo in italiano "computer": voglio dire, "ordinateur". Viene affermato che leggendo il volume si ritrova una caratteristica costante dei testi indiani: l'impossibilità "disperante" come sempre (e "sempre" è un avverbio ogni volta falso) di stabilire una sequenza temporale rigorosa. Cioè, risulta frustrato l'impulso ad ordinare nel tempo. Ma lo stesso istante è plurale; ma, data la sua fuggevolezza, s'ordina ciò che è già trascorso proprio mentre cerchiamo il suo posto: ogni oggetto - miliardi di miliardi di miliardi di esseri - "occupa" lo stesso decimillesimo di secondo col suo proprio mutamento. L'emergente istinto accennato sopra a mettere in sequenza, questo "ordinare" francese dunque in minima parte simbolizza una certa prevalente idea guida dell'Occidente euroamericano (intesa la seconda parte del composto anche in senso esteso). Ma, come accenna l'estensore, non essendo, secondo una tradizione indiana, l'opera discussa solamente un trattato erotico, piuttosto simultaneamente un trattato politico ed un "romanzo" etc. etc. etc., il "sequenziare" il testo sarebbe poi la chiave interpretativa giusta? Per concludere: non è forse vero che pure la cultura greca conosce la circolarità del tempo, in particolare la grecità arcaica? Ed esiste daddovero una "opera piatta"?

martedì 6 dicembre 2016

Gente.

Voi fate finta di non capire che certi "bizantinismi" della pratica parlamentare furono inseriti all'interno della Costituzione della Repubblica Italiana nell'intento, accrescendo i controlli, di impedire una deriva anche solo autoritaria. Come già scritto, in un regime (ossia modo di reggere uno stato) democratico, la tendenza delle istituzioni dovrebbe essere ad aumentare le libertà, e non a diminuirle, creando le condizioni perché non si abbia bisogno di forzare la legge, né tanto meno l'altrui azione; l'intervento delle istituzioni più ampie e quindi più rappresentative deve essere aumentato, e quelle numericamente minori devono svolgere sempre il loro ruolo di verifica ulteriore del mantenimento ed accrescimento delle libertà del singolo e dei gruppi attraverso le leggi; in un regime democratico le occasioni dirette di intervento del cittadino nel processo di tutela delle libertà e della loro moltiplicazione vanno accresciute.

lunedì 5 dicembre 2016

Dal punto di vista.

Di "Aristotele" e di coloro che nell'insegnamento di "Aristotele" si riconoscono, anche di buona parte dei suoi "interpreti", completo e perfetto sono usati come formula "in breve" da porre al luogo di più completo e più perfetto; quindi in senso - pare non così chiaro ad alcuni - relativo, e per niente, nient'affatto, in nessuna direzione assoluto. Tanto più discorrendo di "poetica" nell'accezione ristretta. Dunque Gervinus in Haendel und Shakespeare esagera in parte; ma può anche essere letto in maniera diversa, pur facendo riferimento ad un quadro culturale non contraddistinto, forse, da "attualità".

domenica 4 dicembre 2016

Alle volte.

L'assunzione, il "riporto" - come i capelli, per coprire quel che più non c'è - appare come incompetenza. Il termine "latinos" per esempio è a fatica tollerabile internamente ad un discorso nei cosiddetti paesi anglosassoni, meno angli e sassoni di quanto a volte sventolino facendo garrir la bandiera; ma usato in Italia (ed in Spagna, Portogallo, Andorra, Gibilterra, Francia, Romania, Svizzera francese italiana e romancia, Moldavia etc. etc. etc.) per definire i centro / sudamericani in contrapposizione ai cittadini "di sangue" è una ridicolaggine da minorità culturale: in primo luogo perché buon numero dei centro / sudamericani discende direttamente od indirettamente da spagnoli, portoghesi, francesi, italiani ed altri successori dei romano - latini; in secondo luogo potendosi dire non s'abbia niente di più "latino" nel mondo della maggioranza della popolazione dei territori europei citati. Non v'è bisogno dunque di assumere per definire i centro / sudamericani presenti nell'Europa di sudovest un termine di importazione anglosassone assolutamente fuori contesto.

sabato 3 dicembre 2016

Se vi dicono.

Che uno Stato è uniforme, risulterà d'un lucore accecante o che chi vi parla è stato ingannato o, peggio, che sta perpetrando volontariamente il tentativo di ingannarvi. E' più frequente il primo caso, avendo bisogno l'uomo di certezze.

venerdì 2 dicembre 2016

Tutti.

I dizionari / vocabolari, che siano "generali" d'una lingua quanto si voglia povera di lemmi, o specifici d'un qualsiasi limitato settore, sono incompleti. Non parliamo della conoscenza del mondo da parte dell'uomo; o del suo dominio.

giovedì 1 dicembre 2016

Correggi.

"Ah che signor da i barbareschi cani / salvar pur dianzi questo popol tutto, / per darlo poscia al monstruoso flutto?" Giovanni Fratta, La Malteide I lxxiii, 6 - 8. Correggere: "A che, signor, da i barbareschi cani etc." "Ah" è errore: preposizione finale (dunque a) e non esclamazione.