domenica 25 dicembre 2016

La fine.

Pare che in pittura sia stato Caravaggio ad abbattere l'ordinamento gerarchico fra gli innumerevoli generi di quella nobile arte (scalzando che? Il ritratto?), dalla sua posizione di vertice. Altrettanto pare che lo stesso abbia sancito la posizione all'apice dell'immaginifico, ossia il luogo in cima ai soggetti degni per la tradizione pittorica d'essere oggetto di rappresentazione, della natura morta. Dunque anche la critica figurativa postromantica inciampa a volte casualmente nell'esercizio "insensato" di conferire maggiore o minor dignità alle singole opere in quanto questa dà forma al tal soggetto e quella al talaltro, appoggiando tale disposizione piramidale a gradoni sul genio particolare di quei venti pittori, scultori, ed architettori volgarmente conosciuti - si fa per dire - proprio perché appoggiati e propalati dalla scuola, dal "mondo" accademico, dalla comunicazione. Nel globo in cui il canone deve essere singolarmente estravagante anche nel senso più diffuso del sintagma, questo ammasso per lo più d'acqua e d'aria non solo abbisogna di individuare, di limitare, di separare dal resto una qualche nuova o recente gerarchia universale, ma addirittura il momento esatto della svolta o del rovesciarsi, perfino la precisa persona che ha dato inizio al suo stabilimento. L'ordine della mente anarchica, la tradizione dell'uomo antitradizionale. Fra l'altro, isoliamo anche qui un tema tipicamente moderno sulla cui importanza l'elideismo sta insistendo: "[...] l'affermarsi di una moderna mentalità [...] disciplinata" (si notino le risonanze del participio passato) "dalla vista". Nell'ampio scritto di quasi cinque anni fa, e poi successivamente nei testi raccolti in questo sito, qualcuno ha sottolineato più volte il passaggio dal senso principe aristotelista dell'udito che coglie gli insegnamenti, a quello immediato della vista: nel testo che si commenta il senso sommerso dalla soverchiante capacità dell'occhio è l'olfatto, ed ecco che il primo assume non a caso (subconsciamente?)una "funzione ordinatrice essenziale nella stesura lucida" - sottolineatura doppia per l'aggettivo - "del 'Maestro delle mele rosa' [...] sempre comunque in nome di un'esattezza percettiva" (circa percettiva si equipari la considerazione a quella fatta intorno a lucida sopra)"che tende a riprodurre" - ma il verbo produrre è equivoco - "la cartografia del reale". L'insistenza tradisce ossessione, la quale in maggioranza nel contemporaneo vien letta come fragilità, insicurezza.

Nessun commento:

Posta un commento