giovedì 29 dicembre 2016

La luce postromantica.

Che è quella emergente da questo brano: "[...] era attratto dalla vita vera, dall'umanità che si muoveva fra le strade, dall'umidità che fioriva sui muri dei palazzi, dalla terra sollevata dai carri, dai personaggi malinconici agli angoli delle vie, dalle tegole rotte sui tetti spioventi, dai ponti strangolati dai rampicanti". Si scrive qui sopra, in un fastoso efflorescere d'anafora insistita, circa Bernardo Bellotto, il quale fallì, morse, lasciò questa lacrimosa valle terrena nel 1780, ch'ancora quasi vagiva in cuna l'Illuminismo. Ma la scrittura dalle movenze manzoniane (si confronti: "dalle tegole rotte sui tetti spioventi" col passo dal coro dell'Adelchi: "dagli atri muscosi, dai fori cadenti", letto da qualsiasi studente italiano, e perciò destinato a rimanere nella memoria inconscia) ne fa un Frühromantik, un preraffaellita antelitteram, un anticipatore del Romanticismo - almeno se si considera veramente romantica l'arte prodotta solo a partire dall'ultimo trentennio del XVIII secolo, quando Bellotto aveva oramai resa visibile la maggior parte delle sue opere - traslatosi fra l'altro a cercare il riscatto dallo zio Antonio Canal detto il Canaletto (altro protagonista del testo, deuteragonista dell'eroe Bellotto) proprio in Germania: la luce postromantica lo investe in pieno, lo illumina anche in senso miniaturistico, e difatti quanto sopra descritto è fornito come esplicita chiave interpretativa dell'arte del sottovalutato nipote, sebbene già più che intuita dal lettore nelle righe precedenti, alla fine del passo, e per così dire allusa più avanti, quando vien descritta la scoperta bellottiana della "bellezza delle rovine", del "volto macero", accennante ai ricchi e forti tempi trascorsi, di Roma. Indicheremo dunque che il rimpianto per un glorioso passato non è topos bastevole a far divenire un artista romantico o preromantico. Si vedano anche: D'attorno alla pia "ipocrisia" di Enea ed Un inganno ben fatto.

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