mercoledì 7 dicembre 2016

Ordinatori.

Leggendo un articolo sul Kamasutra, viene in mente il termine francese per "elaboratore elettronico", volgarmente oggi non solo in italiano "computer": voglio dire, "ordinateur". Viene affermato che leggendo il volume si ritrova una caratteristica costante dei testi indiani: l'impossibilità "disperante" come sempre (e "sempre" è un avverbio ogni volta falso) di stabilire una sequenza temporale rigorosa. Cioè, risulta frustrato l'impulso ad ordinare nel tempo. Ma lo stesso istante è plurale; ma, data la sua fuggevolezza, s'ordina ciò che è già trascorso proprio mentre cerchiamo il suo posto: ogni oggetto - miliardi di miliardi di miliardi di esseri - "occupa" lo stesso decimillesimo di secondo col suo proprio mutamento. L'emergente istinto accennato sopra a mettere in sequenza, questo "ordinare" francese dunque in minima parte simbolizza una certa prevalente idea guida dell'Occidente euroamericano (intesa la seconda parte del composto anche in senso esteso). Ma, come accenna l'estensore, non essendo, secondo una tradizione indiana, l'opera discussa solamente un trattato erotico, piuttosto simultaneamente un trattato politico ed un "romanzo" etc. etc. etc., il "sequenziare" il testo sarebbe poi la chiave interpretativa giusta? Per concludere: non è forse vero che pure la cultura greca conosce la circolarità del tempo, in particolare la grecità arcaica? Ed esiste daddovero una "opera piatta"?

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