domenica 31 dicembre 2017

Ancora stupore (Anatolia ed Albione)?

La sorpresa, si nota a leggere con appena un poco d'attenzione, è almeno in parte artefatta (retorica, direbbero alcuni). Pur non essendo necessario che lo sia, una volta esclusa l'eventualità bisognerebbe però credere di conseguenza non che chi ne fa mostra fosse totalmente incapace di considerare i futuri possibili in anticipo, ma qualcosa di più profondamente vuoto. Lo scenario è questo: uno stato isolàno, lasciata una organizzazione internazionale nel suo più profondo ed intangibile nocciolo economica ed in difficoltà nelle acrobazie diplomatiche delle trattative non soltanto per non perdere tutti i vantaggi, ma per limitare l'entità delle perdite, appoggia platealmente il dissenso di una parte dei paesi membri della supposta unione abbandonata circa temi che si dimostrano in modo crescente nient'affatto secondari anche per il tema principe dell'accordo generale. Solo uno stupido o (si spera) finto tale non sospetterebbe nell'atto una reazione geopolitica, un gambetto, per fare analogie scacchistiche, nel tentativo di: a) trovare un appoggio per sé in cambio del proprio; b) tentare la via del divide et impera per riequilibrare se non capovolgere i rapporti di forza. ...un patto di cooperazione militare di uno stato fuoruscito con paesi dissidenti potrebbe pur essere una perfetta "manovra di copertura", particolarmente se tutti i soggetti coinvolti fanno già parte di un più ampio trattato per la difesa comune...

sabato 30 dicembre 2017

Il doppio passaporto...

...di certo per un cittadino di uno stato dell'Unione Europea, non ha alcun senso. Non sul piano "interno" perché, rifacendoci per esempio all'Italia, onde circolare all'interno della "comunità" basta la carta d'identità; non su quello esterno, perché è sufficiente il passaporto del paese di prima cittadinanza: a meno che la provenienza della persona da un certo stato non impedisca di entrare in un altro, ed il secondo non serva ad aggirare il divieto.

venerdì 29 dicembre 2017

In Sicilia...

...dice un "sant'uomo", sono passati (Sicani, Siculi ed Elimi, Fenici) Greci (e Punici) Romani (Vandali, Goti e Romani di madrelingua greca in massima parte), Arabi, Normanni, Svevi, Francesi, catalan - aragonesi - la capitale del Regno d'Aragona fu Barcellona - Spagnoli, brevemente Austriaci e Sabaudi, Borboni. Quasi tutti invasori nient'affatto ben visti da chi li aveva preceduti.

martedì 26 dicembre 2017

Non bastava...

...di certo, negli anni '30 del XIX secolo p. C. n., l'insurrezione a fare di una "mera espressione geografica" uno stato; od ancor più una nazione. Ma il buon conte Terenzio Mamiani della Rovere vedrebbe ancor oggi come non basti neppure la cultura organizzata appositamente come strumento, a formarla. Avrebbe certo dovuto comprenderlo anch'esso, se solo avesse pensato che erano alcuni secoli che scrittori in verso ed in prosa nati nella penisola italica celebravano l'Italia come una, e come nonostante ciò essa fosse testardamente rimasta divisa. Oggi, il Regno delle Spagne ripete ossessivamente che la Spagna è una: eppure la Catalogna reclama l'indipendenza, a più di cinquecento anni dal matrimonio dinastico e dalla scomparsa dello stato granadino. Certo, una pianificazione culturale è utile, ma a lungo termine: serve dunque, senza possibilità di compiere salti, anche il tempo. V'è poi federalismo e federalismo: la discussione che si ha in The Federalist non solo su "che tipo di stato", ma anche su "che tipo di federalismo", indica che si tratta[va] di un problema: viene là scartato un federalismo "tra sovrani" che sembra in effetti presentare delle difficoltà, sebbene la soluzione statunitense non sia fattualmente l'unica ad aver mostrato capacità di durata, come già indicato anni fa negli interventi comparsi qui proprio sul tema del federalismo.

domenica 24 dicembre 2017

Dunque...

...ormai si corregge l'uso di "protestanti" in 'coloro i quali / quelli che protestano', perché anche in questo caso il particolare participio presente, che varrebbe in senso generale 'gli esseri umani che protestano' presi singolarmente od in gruppo, è stato esclusivizzato / burocraticizzato per la definizione: 'relativo a una delle confessioni religiose [cristiane] che costituiscono il protestantesimo'; 'che, chi professa il protestantesimo'. Ma questa esclusiva si può rompere, ché nulla impedisce al singolo di usare la forma nel suo precedente modo non burocratico.

sabato 23 dicembre 2017

Daniel Heinsius...

...Oratio VII, pagina 170 edizione 1512: "primo lapides cum patre, tandem homines cum philosophis formare incoepit". Nella lingua greca antica "scultore" si rendeva anche - perdonate la mancanza dei caratteri - andriantopoios; e dunque l'ornato della frase appare spontaneo.

venerdì 22 dicembre 2017

giovedì 21 dicembre 2017

Diciamo che...

...Thomas Stanley non si sbilancia tanto da sostenere che Senofonte riferisce nelle sue opere la vera dottrina di Socrate ed invece Platone quella falsa: afferma più cautamente che Senofonte fu "il primo cui venne affidato l'incarico di mettere per iscritto le dispute del suo maestro Socrate", e che lo fece "con molta fedeltà, senza inserire arbitrariamente digressioni, come fece Platone" (The history of philosophy..., pag. 107).

mercoledì 20 dicembre 2017

Se, come...

...pare ad alcuni, il volere divino è la sustanziazione di uno degli opposti attraverso il confronto dei quali il più delle volte l'umano determina i propri concetti, si potrà in ultima analisi avere una opposizione od una contraddizione fra volere umano e volere divino?

martedì 19 dicembre 2017

E dunque (scippo culturale III)...

...il Fascio operaio di Andrea Costa ed Alceste Luigi Faggioli (nonché Giuseppe Garibaldi) era un'associazione di sinistra fondata nel 1871, ossia più di quarant'anni prima del partito fascista, che aderì, prima in Italia, all'Internazionale. Ricordo incidentalmente che Giuseppe Garibaldi morì nel 1882. Fu un passo fondamentale verso la creazione del PSI. I Fasci siciliani dei lavoratori, cui diede vita il procuratore legale Giuseppe De Felice Giuffrida nel 1891, erano anch'essi un movimento di sinistra. Un "dotto intervento" da quotidiano vorrebbe spiegarci che il fascismo è solo di destra. La documentazione, come si vede da quanto sopra, è più che chiaramente incompleta. Per mezzo di quanto scritto si indica il modo in cui una parte politica teoricamente storicista ma ormai ristretta ad usare i sensi più recenti delle parole può colpevolmente avallare, per mancanza di studio storico, uno scippo culturale, quello mussoliniano, posto che per i nomi citati sopra bisogna considerare il richiamo alla cultura agricola ed antico romana (citazione da vocabolario: "Fascio 1: 'un fascio di erba, di spighe'. - Connaissez - vous "falce e martello"? -; 8a: 'fascio littorio'; 8b: 'organizzazione politico - sindacale operaia o contadina, specialmente a carattere rivoluzionario: fascio operaio'. Dizionario italiano dell'uso II, 1049, Utet).

lunedì 18 dicembre 2017

Il conflitto intestino...

...non sanabile dell'arte postromantica ristrettamente intesa (lo quale potrebbe essere uno dei motivi per cui ha avuto così fortuna in italiano ed altre lingue la distinzione fra il valore più oggi diffuso del sostantivo che apre questo intervento e la parola "mestiere") è quello fra il teorico possesso che il poeta ha della sua opera, e la pratica costrizione allo stile unico - piano, chiaro: in italiano "distinto" fa guerra fino ad un certa epoca però a Cartesio - ed al solo significato: un'anarchia incatenata. La libertà di tale arte è reale solo nell'esteta.

domenica 17 dicembre 2017

sabato 16 dicembre 2017

Se discendente...

...dei coloni terei, non si può ancor oggi definire il cirenaico o cireneo Aristippo barbaro solo perché non nato nella penisola greca o nelle città costiere dell'Asia minore.

venerdì 15 dicembre 2017

In una "maligna"

...autocritica, il "fondatore dell'elideismo" potrebbe dirsi che in fondo, là dove egli radica la sorgente della morale nei costumi del popolo, e vede i primi testi di Fisica ed Etica nei poeti in versi, si potrebbe pensare che anch'egli sia in fondo un romantico. Chiamato al banco, risponderebbe che, come ha ammesso di essere in qualche modo un socratista senza però essere un evangelista socratico; come dunque confessò il proprio postsocratismo parziale, così egli concederebbe di essere un postromantico, allo stesso modo in cui fu un postromantico Friedrich Nietzsche.

giovedì 14 dicembre 2017

Lo "stile"...

...non è solo parole, la questione non si riduce alla loro scelta. Coinvolge, per iniziare, la loro disposizione, a livello micro e macrostrutturale. Investe la discrezione e contemporaneamente la varietà, dato che i motti non hanno un solo luogo ma, anche limitandosi ad una rassegna "scolastica" delle tradizioni, plurimi. La difficoltà è riuscire a variare gli stili, magari cercando appositamente gli stridori, senza farsi dominare da una tradizione, che il testo si possa dividere troppo facilmente in blocchi, senza farsi schiacciare da una rigida teoria del costume etc. etc. etc. Difficile...

mercoledì 13 dicembre 2017

Come un bibliotecario...

...può offrire il fianco ad un facile attacco ed ad una definizione di arretratezza e snobismo? Per esempio affermando che, dei fondi disponibili per acquisti, una certa quota è destinata agli e - book, e niente ai libri. Anche un bambino si darebbe ad un riso sardonico appena prima di replicare strumentalmente - ovvio - che anche gli e - book sono libri, almeno in rapporto alle consuetudini odierne.

martedì 12 dicembre 2017

Oggi...

...quando, almeno formalmente, una serie di stati si regge con un sistema democratico, il principio del silenzio - assenso è preso come assodato. Non discutiamo dei vari ostacoli che, in regimi formalmente democratici, possono impedire l'espressione libera del dissenso, come per esempio il sistema ancien regime del cahier de doleance rivisto e corretto, per cui chi abbia rimostranze da fare su aspetti della gestione della cosa pubblica, di competenza ed incidenza locale, di organi amministrativi periferici, è perfettamente libero di redarre un documento in cui esibisce con le dovute circonlocuzioni le proprie rimostranze, destinato spesso a lungamente riposare in un cassetto, per esempio. Ammettiamo pure che l'Italia postunitaria retta dal "paterno" governo sabaudo fosse negli anni '70 del secolo XIX uno stato illuminista dove, ricevuto l'apparato burocratico l'avviso di un problema da parte di qualsiasi "minimo" cittadino, esso reagisse per risolverlo, compatibilmente colle procedure costruite per accertamenti necessari a verificare la sua insistenza e disposizione delle risorse a conseguire il fine successiva, con prontezza, e dunque che le lentezze non inficiassero il principio per cui, potendo il cittadino di cui sopra esporre liberamente i problemi che lo affliggevano, il suo silenzio ovvero il mancato inoltro di una rimostranza significasse l'assenza di difficoltà e dunque l'accordo della volontà del singolo coll'operato dello Stato. Tuttavia, ciò è applicabile, se ci stringiamo per esempio al caso italiano, alla storia del regno d'Italia terzo fino al 1926 ad esser ottimisti; in linea teorica al Regno di Sardegna dopo l'entrata in vigore dello Statuto Albertino: che il silenzio conseguente ad un atto dello Stato significasse, nel 1858 in Lombardo - Veneto o nel Regno delle Due Sicilie, ma anche nello Stato della Chiesa, libero assenso dei presi singolarmente ed in gruppo sudditi di uno di quegli Stati, come sembrò supporre un giovane herbartiano pochi anni dopo la liberazione del Veneto dagli austriaci ed in tempi ancora più prossimi all'evento di Porta Pia e quanto ne seguì, nonché più di quarant'anni prima che Trieste, Trento, e Bolzano entrassero a far parte del Regno...beh, mette forse in dubbio l'universalità effettiva del principio secondo cui silenzio equivale ad assenso.

lunedì 11 dicembre 2017

Una possibile difesa...

..."socialista e marxista" dell'interventismo italiano avrebbe potuto essere che abbattere gli Imperi Centrali sarebbe stato un modo per liberare i lavoratori dall'oppressione aristocratico - borghese che stava alla guida di tali mostri storici.

domenica 10 dicembre 2017

Ma la regola...

...interna ed "universale" cui il singolo si adeguerebbe volontariamente a prescindere da condizionamenti esterni, è infine l'interiorizzazione subconscia - non del tutto inconscia - di abitudini contratte da varie fonti d'esempio quando non da precetti esplicitamente ricevuti: famiglia, scuola, relazioni amicali...questo insieme di costumi implica ammissioni e censure che non sono al tutto identiche in ogni cultura umana, anzi. In fondo, a Kant si potrebbe dire che il cielo stesso muta, pure se i più non se ne accorgono. E' dunque che quale sia la parte migliore dell'uomo, e soprattutto quali atti particolari vi corrispondano nello scorrere del fenomeno, non è così semplice, posto che questa cultura trova lodevole un atto che un'altra considera degno del più profondo spregio.

sabato 9 dicembre 2017

Stiamo assistendo...

...per tramite di un concetto d'inoffensività, di "innocenza della cultura" ad una progressiva - e, per l'elideista, giusta - lunga risacralizzazione del paganesimo antico, ossia all'espandersi della considerazione che le religioni pagane sono state nel loro contesto sacre e vere allo stesso modo in cui, per coloro che attualmente le professano, sono tali le loro religioni. Così, gli a noi contemporanei politeismi.

venerdì 8 dicembre 2017

La continua...

...negazione diegetica del libero arbitrio non può forse venir vista come il lato "in sottrazione" di un discutere circa esso? Perché, in una civiltà occidentale come quella odierna altamente propensa ad unificare ogni manifestazione, si dovrebbe sostenere che se ne parli soltanto quando si abbia una successione temporale nella quale sia chiaramente esposto in positivo? Trattare della privazione dei diritti non è comunque presentare il nodo di quali essi siano, nel quadro ragionativo delineato sopra? Esibire il servo arbitrio sotto forma di problema da risolvere non è domandarsi - o chiedere ad altri - quando questo sia libero?

giovedì 7 dicembre 2017

Leggendo...

...un'intervista, ci si imbatte in un esordio secondo il quale scrivere sarebbe l'unico sistema efficace contro la morte, pure se gli uomini, non solo per l'intervistato, avrebbero tentato altre strategie come la preghiera, i farmaci, la magia o l'immobilità. Mettiamo momentaneamente da parte la questione della scrittura e tutti i connessi (se si pensa al campo verbale antico greco inerente al pittore ed al dipingere, già in àmbito occidentale il tema si pone in modo diverso rispetto a quello più "volgare"); scartiamo la polemica elideista coll'Hegel della filosofia della storia sulla mancanza di una "vera" religione africana (nera, leggendo accuratamente il testo: ma si sa, la riduzione ad uno ha nell'uomo di Stoccarda il proprio monumento più grande), sostituita dalla magia, la quale sancirebbe la posizione dominante dell'essere umano nel cosmo in un pensiero primitivo - si potrebbe con un ossimoro dire un "pensiero bestiale", ed implicazioni - dato che l'elaborazione non è conclusa, e giochiamo allo "illuminista" circa le parole evidenziate nel testo sopra: l'intervistato distingue fra "preghiera" (scil. "religione") e "magia"; però molti illuministi valutavano le pratiche religiose niente altro che magia camuffata: dunque, rimarrebbero solamente tre termini - per molti, "definizioni", o "concetti", bastevoli a possedere quelle tre parti del mondo -. L'estensore di questo scritto ha personalmente raccolto la testimonianza orale di un fedele di religione monoteista che affermò alcuni pochi anni fa la lettura di brani del testo sacro avere effetti magici, che tale atto curi le malattie. Si noterà che la formula magica in latino si disse pure carmen, allo stesso modo della preghiera. Sull'almeno duplice ed opposto significato della parola farmaco in greco antico qui si è già scritto.

mercoledì 6 dicembre 2017

Tacciare (Provincialismo VIII)...

...di provincialismo culturale su organi riconosciuti di stampa oggi gli Stati Uniti d'America, quando basta che là qualcuno respiri e subito non solamente in Europa ma anche altrove si dà fiato alle trombe celebrative della "invenzione 'americana' di questo fenomeno innovativo mai attestato ab antiquo: il respiro", ha un che di vertiginosamente ridicolo. Comunque pare che qualcuno in questo mondo contemporaneo sia ancora capace della distinzione fra la più ampia dottrina del liberalismo politico occidentale ed il più ristretto Vangelo del liberismo economico.

martedì 5 dicembre 2017

Ma la domanda è:

"Perché dovremmo interessarci principalmente o solo di letturatura afrostatunitense (afroamericana è tutta quella letteratura composta da africani neri - vedremo sotto delle precisazioni ulteriori - con cittadinanza di uno Stato che si trova nel continente americano, dal Canada al Cile ed all'Argentina) e non di letteratura propriamente africana? Oppure "afroeuropea" etc.? Ma prima africana. Benché ci si debba ricordare che l'attuale "spazio semantico", oltre che geografico, del termine Africa comprende anche stati la cui popolazione parla in maggioranza un idioma di ceppo linguistico semitico, e di come il restringimento del prefisso afro- ad indicare popolazioni il cui colore di pelle viene semplicisticamente definito nero sia un altro indizio di un prevalente eurocentrismo cui alcuni fra coloro che l'hanno fieramente assunto come segno "identitario" non ha fatto caso in maniera particolareggiata, posto che la restrizione ai territori subsahariani fa seguito ad un allargamento dal termine applicato dai romani alle loro province. L'estensore ricorda come su libri di testo scolastici quarant'anni fa in Italia (libri di un paese democratico, dunque, il quale aveva già assunto quella costituzione repubblicana che contrasta la distinzione su base razziale, di cui l'indizio esteriore più evidente sarebbe il differente colore della pelle: certo, per i cittadini italiani) gli stati del Maghreb etc. a prevalenza linguistica araba e confessionale di una religione riconoscente un solo dio fossero definiti "Africa bianca", istituendo - per comodità, certo - una esplicita separazione nel continente e forse una più sottintesa unificazione dell'Africa settentrionale "ovviamente" coi paesi dell'Asia occidentale; ma in un certo qual modo una senza dubbio involontaria unificazione di essa coll'Europa "chiara e monoteista" come la sopracitata parte del continente contro l'Africa meridionale (Nera e politeista? Meno religiosamente evoluta - e forse non solo religiosamente - come sostenne non per secondo e non ultimo Hegel?). Perciò, avanzata l'obiezione in base alla quale non è affatto detto che il monoteismo sia un progresso rispetto al politeismo in ambito religioso, essendo stato qui già notato che si considera un regime democratico parlamentare, repubblicano o monarchico, un avanzamento in campo politico, se lo si confronta con una monarchia assoluta, concludiamo di nuovo chiedendo: "Perché interessarci della letteratura afrostatunitense prima della letteratura africana tout court?" Non è che quest'ultima si possa ritenere - nel "cosmo" transatlantico settentrionale, poi - talmente al centro del dibattito culturale da non necessitare di un richiamo all'attenzione.

lunedì 4 dicembre 2017

Come per le parole (Scippo culturale II)...

...se degli incompetenti - certuni direbbero ignoranti o stupidi - usano una bandiera come simbolo di una ideologia con la quale essa non ha a che fare, le persone intelligenti dovrebbero spiegare che quella bandiera non è ciò che pensano quegli stupidi, liberandola da una colpa che non ha ed evitando di farla sequestrare da una (pare ancora minore) massa di illecebri.

domenica 3 dicembre 2017

Nel capitalismo...

...dei nostri giorni - che, come cerco di spiegare in uno scritto incompiuto, è solo una delle varianti del capitalismo come genere, e non Il capitalismo, pur riconoscendo la sua diversità dalle forme precedenti - è pratica certamente perigliosa per molti (azionisti in specie piccoli, dipendenti, fornitori etc.) fondere due o più società con alti debiti in singolo ente il quale tende al solo ed unico scopo di creare una massa la quale sconsigli a creditori anche grandi di chiederne il fallimento: perché a quel punto la società, prima che beni mobili ed immobili, prima che flussi di cassa effettivi, predicibili od anche unicamente sperati ed altro, è principalmente, nell'intenzione dei titolari, una "apprezzabile" e rischiosa massa cospicua di debiti difficilmente riscuotibili; con certezza non integralmente riscuotibili.

sabato 2 dicembre 2017

Gli studiosi odierni...

...non solo di letteratura, persistono nell'idea, almeno a giudicare dalle loro più frequenti dichiarazioni tramite varii mezzi, che quanto per noi oggi è poco conosciuto, lo fosse anche quando, trecento, ottocento, duemilacinquecento anni fa venne alla luce un testo scritto, superstite di un gruppo d'opere ben più ricco e diffuso ai suoi tempi, che ci fornisce un dato. Quanti dei nei tempi antichi non scarsi attidografi (storici etc. dell'Attica), per esempio, ci sono rimasti? Qual'è la dimensione del testo superstite di alcuni di questi talvolta disponibile per tramite di discorso indiretto e non con citazione esplicita il quale possiamo ricostruire attraverso i frammenti che ne sono avanzati nel poco ancora esistente della letteratura greca antica (e ciò benché, lo sappiamo, una parte cospicua della letteratura detta greca sia attica od elaborata da meteci in Attica)? Dunque un autore greco che scrive di cose a noi mal note non necessariamente descriveva elementi avvolti ai suoi tempi e per i suoi lettori nella nebbia. Si ripeta per qualsiasi letteratura, anche con riguardo ad epoche relativamente vicine.

venerdì 1 dicembre 2017

Nell'eventualità...

...che Elena avesse scelto la morte prima di seguire Paride, avrebbe dal punto di vista antico greco non solo avuto la gloria del preservamento dell'onore, ma evitato la vergogna del tradimento; invece, dopo essere giunta a Troia, forse avrebbe salvato, soppresso insieme alla vita l'onore proprio carnale, ma non schivato l'incluso nella fuga peccato del tradimento. Almeno, se non si dà retta a Gorgia che la fa nell'Encomio indifesa di fronte a forze irresistibilmente superiori.

giovedì 30 novembre 2017

L'occasione.

La grande occasione perduta del comunismo (scientifico) mondiale è stata probabilmente Weimar. Insediato in un grande stato industriale, benché prostrato dalle spese per i danni di guerra, esso avrebbe avuto a disposizione il sistema produttivo perfetto (predominio del settore secondario, con stretta dipendenza da esso di un primario in via di riduzione e di un terziario in fasce; grosse masse di salariati vessati e di espulsi dalle falangi produttive) per mettere davvero alla prova il proprio modello. La "Germania" era comunque uno dei principali centri delle relazioni commerciali europee insieme a Francia e Gran Bretagna - il che potrebbe ricordare la Triarchia di Moses Hess - difficile da isolare e che invece avrebbe potuto aggredire via merci gli stati capitalisti orientando una parte dei propri opifici al guadagno del predominio nei loro mercati circa i beni maggiormente appetibili (negli anni '20 - '30 del XX secolo già l'automobile ed in parte la radio; successivamente la televisione ed altri prodotti). Da lì il "contagio" si sarebbe potuto trasmettere, nonostante la presenza di un marxismo nazionalista in Austria, al resto del continente - meglio se, prima di tutti, agli altri stati europei citati sopra - creando, allora sì, una "massa critica" economico / industriale che la Russia non possedeva e che non avrebbero in futuro avuto neppure la Cina e Cuba. La dittatura di destra in Austria (Dollfuss, von Schuschnigg, Seyss-Inquart) che poi sarebbe approdata abbastanza controvoglia all'Anschluss (la Marca Orientale, pur parlando tedesco, era ancora aggrappata alla recentemente perduta "lunga grandezza" dell'Austria - Ungheria di contro all'inatteso rinovellamento del cesarismo tedesco unitario malamente - sebbene non abbastanza per un mancato futuro successo nella conquista del potere - naufragato nel giro di poco più di otto lustri a causa della Prima guerra mondiale: rammarichi per essersi "fatti trascinare" in un'avventura bellica di dimensioni insopportabili solo per quantomeno controbilanciare ad Est le perdite territoriali subite in Italia, per quanto poi il "tradimento" abbia in seguito teoricamente offerto il pretesto perfetto per ripristinare i "propri diritti"?) era assai probabilmente una reazione all'instabilità boreale, come i regimi fascisti dell'Europa orientale una misura contro la minaccia "imperiale" sovietica (già è stato qui scritto che non paiono "coincidenze" la guerra sovietico / finlandese del 1939 - 40 e la spartizione della Polonia colla Germania nazionalsocialista, bensì due momenti di un tentativo di restaurare i confini della Russia zarista prima di dedicarsi alla "diffusione del marxismo - leninismo nel mondo": una continuità geopolitica tra due costituzioni differenti). Se l'interpretazione elideista della teoria marxiana circa il comunismo, e quindi del sistema produttivo nel quale era "storicisticamente" destinato a concretizzare la propria vittoria il proletariato fino alla penultima fase collettivista, è corretta, rivoluzioni comuniste in paesi prevalentemente agricoli erano destinate, prescindendo da altri elementi, a far fallire il "comunismo reale", perché premature.

mercoledì 29 novembre 2017

La "convivenza",

muoversi cioè nella struttura sociale, è la cosa più terrorizzante che esista al mondo, perché basta un gesto minimo interpretato negativamente per farla precipitare negli abissi dell'assenza, o peggio, della ferocia cruenta.

martedì 28 novembre 2017

Se Socrate...

...come per esempio vuole Giusto Lipsio nella sua introduzione alla filosofia stoica (Iusti Lipsi manuductionis ad stoicam philosophiam, libro I, Dissertazione VIII): "ha riportato il filosofo dal cielo in terra", è pur vero che ben presto Platone, ed in certa qual misura pure Aristotele, l'hanno trascinato grave di pesanti catene ancora sulle nuvole, ma non per discutere principalmente di astri. In questo Senofonte è un'altra via, ben presto almeno esplicitamente chiusa, all'espressione dell'eredità socratica.

lunedì 27 novembre 2017

Una cosa che...

...anche "fini intellettuali" non comprendono o fanno mostra di non comprendere è che l'uomo "politicus", in una democrazia, non è solo colui che raggiunge il "seggio" (vedi Napoli ancien regime) ed annesso "gettone" o stipendio a qualche livello della (sovra?)struttura statale, e neppure solamente l'iscritto che si trovi in qualche grado di un partito giuridicamente e gerarchicamente sistematizzato; è invece uomo politico, in tale ordinamento della gestione della cosa pubblica, ogni cittadino di pieno diritto nei suoi rapporti sociali e burocratici: in questi ultimi, per esempio, non solo il cosiddetto "impiegato" statale esplica funzioni politiche; non solo le dispiegano allo sportello od alla scrivania il dipendente parastatale o "privato"; ma pure l'individuo parte del pubblico che certuni amano appellare "indistinto". Anche nei casi sopra appena abbozzati, le due "parti" sono comunque cittadini singoli, detentori in quanto tali di sovranità, e dunque uomini politici. Essere uomini politici è diverso, precede l'essere "professionista dell'attingere e mantenere seggi in assemblee rappresentative". E' l'equivoco superiormente descritto che porta l'elideista a sostenere la necessità di un ampliamento del ricorso al voto diretto del popolo, per cominciare in quegli stati democratici la cui consistenza territoriale e demografica consentirebbe di organizzare la sua consultazione su ogni provvedimento con poca spesa ed in tempi ristretti, se si volesse. Casomai ci fosse maggiore rispetto per il "comune cittadino" democratico quale individuo educato, competente almeno in un campo particolare - considerata poi l'esaltazione attuale dello specialismo - ed infine detentore di diritti e sovranità, senza continuamente trattarlo come spregevole "canaille" volterriana buona solo a pagare muta le tasse, per quanto non ci si possa nascondere eventuali pericoli... Ma non è che il sistema esclusivista in vigore non abbia difetti e rischi anch'esso.

domenica 26 novembre 2017

Smaterializzando (L'ostacolo II)...

...o simbolizzando i beni, si smaterializza in moltissimi casi la lotta per essi: non la si elimina. D'altra parte, moltiplicando i livelli virtuali dei beni (che si mutano essi stessi in beni nel momento in cui vengono fatti oggetto di contratto: vedi per un esempio "paradossale" ma ammissibile ancor oggi in base alla mancata proibizione esplicita da parte di una legge divina in ampie zone del mondo, Et. Nic. VIII 13 1161b, 5 - 7) si: a) incrementa la leva del rischio e cioè dell'impoverimento od arricchimento; b) va incontro ad una moltiplicazione degli scontri e dei "terreni" sui quali si svolgono.

sabato 25 novembre 2017

La "dottrina"...

...nietzschiana è individualista (egometista?), non razzista. Se in essa si può forse trovare un "razzismo", è culturale: un disprezzo per quelle culture che, schiacciate dalla storia, non resistono nobilmente ai flutti degli eventi, ma si rifugiano in una vittoria alla fine dei tempi od in glorie passate abbandonate però al loro essere mummie, senza divenire fermento dell'innovazione (un elideista direbbe: della trasformazione) presente - che è più importante - ed eventualmente futura, (ma il futuro è irrilevante, ciò che conta è la terra sotto i piedi oggi). Chiaramente, le culture si manifestano nel modo più chiaro dove? Nell'individuo che agisce, il quale in molti casi è sottomesso due volte in terra: alla gerarchia del suo stato hic et nunc, ed alla morale, all'autofustigazione della colpa e della pena, prolungata nell'eternità per mezzo del suo dio o dei suoi dei. S'è scritto "dottrina", ma per certuni si potrebbe scrivere, a scopo d'irrisione, "fede", "vangelo", falsamente interpretato.

venerdì 24 novembre 2017

L'ostacolo (I)...

...che sembra insuperabile per ogni dottrina la quale propugni l'eguaglianza prima di tutto economica fra gli esseri umani è il bestiale istinto che spinge il singolo alla proprietà. Le pulsioni principali della bestia, di cui almeno una correlata direttamente col principio di autoconservazione dell'individuo, sembrano essere la delimitazione di un territorio e l'esclusività di un serraglio. L'umanità ha via via "simbolizzato" il primo elemento - per il mantenimento e l'estensione del quale anche in quello stato lotta in modo acerrimo - a partire dalla moneta, mentre è rimasto più naturale riguardo alla concretezza del secondo, sebbene non circa i mezzi adeguati ad ottenerlo, pur ristretto in molti casi l'esercizio legalmente riconosciuto al rapporto di uno con uno.

giovedì 23 novembre 2017

L'ipocrisia (II)...

...del libero che, stando da questa parte delle sbarre, dice all'imprigionato: "resisti confortato dal Bene, che in fine vincerai", a parte ricordare a certuni così en passant l'aria della Turandot di Giacomo Puccini, provoca un poco di brividi in talune coscienze, pur se essa fosse poi nell'esprimente di un candore non consapevole, perché l'altro non è detto varcherà respirante la porta della cella in cui è rinchiuso. Alle volte i regimi costrittivi, dopo lunghe carcerazioni, ti "liberano" perché tutto abbia un anticipato "decesso naturale" non in catene, come nel caso per esempio di Antonio Gramsci.

mercoledì 22 novembre 2017

L'ipocrisia (I).

Ci sono stati più autori che hanno scritto in carcere, e non necessariamente su di esso - spesso appositamente su altro -. E' anche vero che scrivere in carcere non significa riuscire a farlo una volta uscitine, nemmeno in un dialogo interiore quale può prender forma in un diario privato o pre - destinato alla pubblicazione. E poi dipende dalle condizioni in cui si viene messi una volta chiusi là dentro, pure senza essere materialmente vincolati. Qualcuno già mise in dubbio che la libertà del Sé sia sempre certa.

martedì 21 novembre 2017

In un certo qual senso (La gelosia II)...

...la concezione teorica occidentale dell'amicizia è prevalentemente fin da Aristotele quella di, come ha scritto qualcuno recentemente, un "possesso feticistico di cose" - forse meglio di oggetti, essendo che oggetto è tutto ciò che ci "giace" attorno (in un certo senso, circumstans), seppure in un caso specifico... -. Viene in mente Esiodo, Opere, 405: "οἶκον μὲν πρώτιστα γυναῖκά τε βοῦν τ᾽ ἀροτῆρα". E lo schiavo, e l'amico, che deve rimanere immutato (E.N. VIII 9, 1159a 8 - 10).

lunedì 20 novembre 2017

La gelosia...

...e dunque anche la fine violenta di certi "amori", non potrebbe forse discendere da philotimia di una delle parti, sia per quel che riguarda i rapporti interni alla coppia, sia circa la rappresentazione di colui che intende dominarli, al suo esterno? Aristotele, E.N. VIII, 9, 1159a 13. Da qualche parte c'è pure una nota su come la descrizione "aristotelica" dell'amicizia sembri delineare una seconda "monogamia".

domenica 19 novembre 2017

Le precedenze...

...son precedenze; per esempio, se proprio non si vuol definire i cosiddetti nativi americani (che in realtà pare si siano stanziati nel continente oggi chiamato America, e che termina come terre emerse a Capo Horn, circa dodicimila anni fa, e dunque pure essi non sono aborigeni od autoctoni) americani, ma tali si vogliono considerare solo gli esseri umani di origine europea abitantivi, dobbiamo esaminare bene la questione. Ora, il primo stato europeo a sistemare coloni in America (sostantivo tratto dal nome dello scopritore fiorentino del Brasile per conto della corona di Portogallo, Amerigo Vespucci, per celebrarlo) pare sia stata la Spagna, che aveva insediamenti nelle isole caraibiche agli inizi del XVI secolo, mentre i Padri Pellegrini sbarcarono dal Mayflower nel 1626; conclusione: qualsiasi iberoamericano che possa vantare antenati giunti nei possedimenti delle due corone prima del 1626 può dirsi a piena ragione americano: tanto più di qualunque statunitense che derivi la propria origine dai Padri Pellegrini, quanto più antico è lo stanziamento della sua famiglia sul continente. Questo se proprio si vuole escludere dall'uso del geonimo chi più sarebbe legittimato - ferma la pratica attuale - ad utilizzarlo. Aggettivo più corretto per definire in breve una persona abitante negli Stati Uniti d'America e cittadino dello stato federale in questione sarebbe statunitense, estadounidense (d'America, de America), come esemplarmente si trova in italiano e spagnolo. L'aggettivo per una serie di motivi non esiste nella lingua degli statunitensi stessi.

sabato 18 novembre 2017

L'immagine...

...della macchina umana è conosciuta da lungo tempo in un alto numero di variazioni. Persino quella della macchina imperscrutabile - quale è appunto pure quella antropina in uno scrittore odierno - che risulta il "cosmo" ha migliaia d'anni.

venerdì 17 novembre 2017

Se la fama...

...di un individuo è diffusa da altri nel silenzio (nella mutezza) del protagonista, ha forse maggiore speranza di sopravvivere rispetto al caso in cui il suo fondamento principale sia un'autobiografia. Questo almeno potrebbe indurre alcuni a credere il rifarsi ad un esempio particolare italiano per cui, dovendo trattare un argomento caro a molti, è più facile sia citato Don Giovanni, che Giacomo Casanova. E se fosse invece (quasi) tutto merito di Mozart e Da Ponte - di cui invero pochi parlano - in luogo di un titolo d'onore posto a fregio del nome di Tirso de Molina, Moliere e di altri meno noti (i quali sono di numero ben più che pochi: Onofrio Giliberto, Gazzaniga e Bertati etc.)?

giovedì 16 novembre 2017

La questione...

...si pone così, almeno vista dall'angolo individuale: il coro del Nabucco o meglio Nabucodonosor verdiano - il quale canto di gruppo, come disse un musicologo sei anni fa, all'epoca era un pezzo operistico canonico, che non poteva mancare, elemento di valutazione che riduce la portata "esoterica" del suo "messaggio", amplificata dai riceventi, come quella di "O signore dal tetto natio", coro invece de I lombardi alla prima crociata - è un appello alla lotta per l'indipendenza della penisola centrale del Mediterraneo solo se si vede un "integumento" rivestire le parole. Fratelli d'Italia è esplicitamente, au contraire, un inno indipendentista, anche se avesse ai tempi suoi voluto riguardare la sola libertà di Roma (e contado) - non sarà necessario indicare come una situazione in cui Roma fosse stata indipendente e repubblica in senso ristretto, per gli italici cresciuti leggendo il pompeiano Livio, avrebbe posto in evidenza - pose in evidenza, per un breve periodo - tutta una carica simbolica rivolta all'intera penisola che poi fu distrutta dalla realtà geopolitica una volta raggiunto lo scopo ultramillenario.

mercoledì 15 novembre 2017

L'aspettativa...

...di vita, se durante un lungo periodo di crisi economica le persone non hanno a disposizione le risorse per curarsi quanto necessario, diminuisce, non aumenta.

martedì 14 novembre 2017

domenica 12 novembre 2017

Il conveniente...

...nella parola stessa non è del singolo, benché certi usi dell'espressione italiana l'abbiano eretto e simbolo dell'egoismo. Infatti, "conveniente per me" somiglia piuttosto ad un non - senso, che all'opposto.

sabato 11 novembre 2017

Iniziare...

...una storia della filosofia in prosa stesa per sette libri con una imitazione piuttosto aperta di Ovidio, Metamorphoseon I, 1 in età "barocca" non è inverecondo, mentre oggi tutti i loggionisti ti sommergerebbero di fischi. Il difetto: proprio I, 1?

venerdì 10 novembre 2017

E' sì vero...

...che i filosofi - e non solo - "accomodano" nel discorrere parole usate da quelli che taluni chiamerebbero loro colleghi ad un senso particolare e diverso da quello che i primi assegnavano ad esse; tuttavia, non sarebbe inopportuno verificare se ciò non segnali anche una fonte, con la quale l'autore successivo, poiché non è vero che la filosofia non ha tradizioni e non discute i predecessori, in tal modo od introduce una propria "affiliazione", o l'inizio di una polemica. Circa la tradizione filosofica si veda l'intervento su questo sito intitolato Quando il tempo non passa.

giovedì 9 novembre 2017

La base ideologica...

...del partito dovrebbe per alcuni originare un programma conseguente e stabile: da ciò deriverebbe poi il vincolo di voto da parte degli iscritti ad esso. Ma se la "tessera" deve obbligare l'iscritto a votare il partito anche quando addirittura il suo programma risulti inconseguente rispetto alle premesse ideologiche, financo opposto a quelle: ecco che il rifiuto dei partiti espresso da Simone Weil prende senso.

mercoledì 8 novembre 2017

Quel che resta...

...della "classe operaia" è quasi nulla. Le ripetute "crisi" degli ultimi decenni - ricordo soltanto, in aggiunta all'ultima, quella del 1998 - inserite in questo modello di mercato del lavoro ancora in corso di mutazione ed esemplarmente applicato come nel sogno di ogni scienza, inasprito perciò col passare degli anni ignorando i pianificatori, pro parte, perfino sé stessi (in Italia sui mezzi di comunicazione riconosciuti si sono dette dal 2008 ad oggi due cose poi fatte le quali nel modello di "logica" che si propugna volgarmente sono in contraddizione: a) le persone impoverite e / o licenziate non hanno i soldi per curarsi; b) la loro speranza di vita si è nonostante ciò allungata, e dunque risulta dovere quello di mandarle in pensione più tardi, ed è perciò auspicabile che il lavoratore stesso aderisca toto corde alla necessità dello Stato che paterna(listica)mente di lui si prende cura con sollecitudine, nonostante, come si è visto sopra, contraddica esso stesso alla logica che dice essere unica ed irrefragabile) l'hanno indotta ad autodistruggersi, giungendo, incanalata da leggi restrittive del diritto di sciopero, ad essere incapace di organizzare una protesta che sia effettivamente incisiva, in cui il blocco delle attività riesca a costringere le parti avverse a coloro che protestano a fare le concessioni necessarie perché essi riprendano la produzione: tale necessità non c'è più, anche perché non c'è più neppure un blocco effettivo e di lunghezza adeguata al raggiungimento dello scopo. Senza parlare dell'impossibilità, almeno in alcuni casi nazionali, di coordinamento delle "categorie" nella protesta (scioperi contemporanei di più d'una fra esse; scioperi separati ma consecutivi senza soluzione di continuità anche minima). Abbiamo invece una proletarizzazione, se si può dire questo quando la prole è quasi scomparsa poiché mancano risorse adeguate ad un allevamento dignitoso dei figli in rapporto all'epoca, e "meccanizzazione" della massa impiegatizia colla cosiddetta bassa burocrazia, le cui procedure di lavoro piuttosto che gli strumenti di esso sono state irrigidite. Proletari sterilizzati nel mentre il "proletariato" viene esteso.

martedì 7 novembre 2017

La parola...

..."extracomunitario" non è in sé una discriminazione culturale: in primo luogo dato che l'ortodossia cristiana russa è di derivazione greca, e se la Russia è fuori della Comunità Economica Europea, la Grecia appunto ortodossa anch'essa vi è dentro, e perciò si ha un primo "ponte" fra la precitata comunità - che non è l'Europa, pur se si canta d'esserlo - ed un gigantesco stato che, non si nega, è euro / asiatico; continuando in secundis circa la Russia e non solo, di nuovo la parola "extracomuntitario" non è una discriminazione culturale, poiché nella Comunità Economica Europea vi sono paesi di lingua prevalentemente slava, e di brodo culturale ancor più marcatamente tale, dunque affini in un aspetto non secondario (cui si unisce in molti casi quello già accennato sopra) alla Bielorussia, all'Ucraina ed alla Russia stessa: secondo ponte, linguistico. La parola oggetto di discussione indica soltanto la non appartenenza ad uno spazio economico comune - e, più teoricamente che altro, poiché è in aggiunta diviso al proprio interno per esempio nella separazione delle monete e nella suddivisa emissione dei titoli di debito, senza contare tutto il resto -, che ancor più in linea teorica fa mostra di voler divenire in futuro uno stato unico ed intanto cerca di accaparrarsi, ripetendo un'operazione culturale altrui, un nome che non è solo suo ma, (per fare un esempio provocatorio e tuttavia non sbagliato) della Gran Bretagna e - meno provocatoriamente; anzi - pure della "Ultima Thule" Islanda. E' la coperta e seminconscia operazione mentale delle "classi politiche" dei paesi fondatori che tende ad identificare scorrettamente il nucleo germanico - latino dell'organizzazione e la parola "Europa", ormai convertitasi in una sovrapposizione comune, a far pensare ai gazzettieri che l'uso di "extracomunitario" sia (persino) razzialmente discriminatorio: anche perché, essendo il termine, in usu vulgi, applicato non a tutti coloro i quali provengono dal di fuori dei confini "politici" (la "Comunità" non ha confini politici: li hanno gli Stati singoli) della Comunità Economica Europea, ma a quelli che vengono da oltre il supposto limite del continente - in particolar modo africani, poi asiatici, quindi sudamericani (chissà perché mai statunitensi: ops, scusate: "americani") -, un'altra mal motivata abitudine inganna certi "buoni uomini". Extracomunitario tende a divenire l'europeo effettivamente non cittadino di un paese appartenente alla "Comunità" per bassa politica quando commette un reato, non essendo in precedenza semplicemente distinguibile "al portatore" come altri. Inoltre, come già affermato, le parole sono innocenti, ed è generalmente il modo in cui sono pronunziate a stabilire se siano un insulto o meno.

lunedì 6 novembre 2017

Nonostante tutti...

...o pressoché tutti citino la definizione aristotelica secondo cui "l'uomo è un animale sociale", data una certa definizione di un'altra attività, insisto nel dire che la dignità umana non è ristretta al ruolo lavorativo del singolo uomo, per cui la posizione sociale, e la stessa definizione di umano, è nei fatti circoscritta dall'esercitare una professione (ed anche qui, si generalmente intende, con "esercitare una professione": 'ricavare da essa un reddito'): "Arbeit bestimmt, welche soziale Stellung wir haben". Finché si trattasse di soziale; ma spesso si tratta proprio di menschliche...

domenica 5 novembre 2017

Essenzialmente...

...quando scrive di "domande giuste" Kierkegaard ha torto, se preso in assoluto, poiché le "domande giuste" cambiano e nel tempo e nello spazio. Potremmo dire che sbaglia.

sabato 4 novembre 2017

venerdì 3 novembre 2017

Aggiungiamo (Biblioteca di Babele VII)...

...a Biblioteca di Babele VI, che alcune volte, specie nel periodo pre - stampa, si può distinguere fra esperienza di lettura ed esperienza di copia, per quanto la seconda includa la prima: un testo non copiato poteva comunque essere letto, a volte da più generazioni di lettori, per quanto di nicchia, ossia ridotti circa il numero. Per questo l'elideista insiste: 1) sul parlare di tradizioni; b) che in questa nostra epoca archivistico - museale un'opera non si può dare mai al tutto per morta, potendo riemergere alla gloria dai polverosi scaffali in qualsiasi momento, favorita dalla mutevole nel tempo definizione di "classico". Senza accennare al fatto che certamente oggi se non in precedenza, ci sono i classici di settore.

giovedì 2 novembre 2017

Principiando...

...coll'ammissione che l'Europa è geograficamente un'appendice dell'Asia, per chi voglia distinguere secondo le convenzioni geografiche attuali l'Uzbekistan è in Asia. Si potrebbe dunque dire che qualcuno "molto importante" si sbaglia.

mercoledì 1 novembre 2017

Considerando che...

...viene utilizzato in continuazione il termine "guerra" per qualsiasi discussione, facendo retorica ovviamente senza dirlo, potrebbe stupire che molti mostrino di non aver capito come un altro termine venga utilizzato colla medesima funzione.

martedì 31 ottobre 2017

La "precedente...

...massima immorale" è tale per un uomo che voglia convertirne un altro in rapporto alla cultura del primo confrontata con quella del secondo. Il convertitore, che - come scrissi in una bozza - parte per abitudine dal presupposto che le prescrizioni, i modi di vita (diete) della sua cultura siano le migliori perché con quelle è stato educato, avvertendo una diseguaglianza nel comportamento del convertendo rispetto ad esse, per ciò stesso giudica quelle, e le massime che le sostengono, immorali, quando non amorali, e tende ad ottenere che il proprio "discepolo" adegui le une e le altre a quelle che ritiene giuste. In determinate situazioni, ciò genera quello che variamente è stato definito "ipocrisia", "socinianesimo", "comportamento da marrano", a seconda dei luoghi e dei tempi, poiché ogni essere umano desidera comportarsi in ogni tempo ed in tutti i luoghi seguendo le sue consuetudini e, se possibile, fare sì che piuttosto anche gli altri le seguano.

lunedì 30 ottobre 2017

domenica 29 ottobre 2017

Il sogno...

...alcuni potrebbero dire che sia modo per liberarci di "residui" - medicina greca e non solo - perigliosi.

sabato 28 ottobre 2017

C'è una sottile (Biblioteca di Babele VI)...

...differenza tra "esperienza estetica" ed estetica in senso ristretto, benché quest'ultima disciplina abbia l'intento di spiegare come avviene (e spesso, come dovrebbe avvenire) il primo fenomeno. La ricezione del lettore si può pure dividere in tre / quattro modalità: 1) quella del lettore senza formazione specifica; 2) quella di colui il quale ha tale formazione ma non un ruolo riconosciuto ufficialmente; 3) quella del critico riconosciuto - altrimenti detto "professionale" - del campo, eventualmente più aggiornato sulle ultime tendenze ermeneutiche rispetto agli altri "tipi" di lettore; 4) l'autore nell'atto della lettura. Quest'ultimo infatti è comunque lettore, delle opere altrui e delle proprie, sicché ogni volta che rilegge un libro dopo che ha inserito nuove letture prima di tornarvi, la sua percezione si può supporre modificata perché modificata la sua memoria letteraria. A quest'ultima, più fortemente ancora oggi che in passato, bisogna aggiungere l'influenza dell'incontro non solo con altre "arti" ma con altre discipline, non necessariamente voluta né analizzata (dibattito sull'influenza del ciclo figurativo della Gigantomachia rappresentata nel frontone dell'Olimpiaeon agrigentino sul testo del neviano Bellum poenicum, per rifarci ad un tema prossimo nel tempo: in questo senso si vorrebbe fosse possibile modificare la nozione di "orizzonte d'attesa"). E l'autore è lettore anche nell'atto di fare letteratura per la memoria di cui sopra benché, di nuovo, non sia cosciente di tutta la sua estensione né domini la sua interezza coscientemente.

venerdì 27 ottobre 2017

Pretendere...

...che il solido corpo dell'attore risponda nella sagoma alle linee della raffigurazione tradizionale del personaggio troppo precisamente - prima del fumetto, già esisteva l'illustrazione libraria, già pittura e scultura avevano disputato alle lettere la precedenza nella formazione dei cicli - vale come esigere che il primo, per interpretare sulla scena un satiro, debba esser nato col piè di capra. Tutt'al più indossi come nei tempi antichi una maschera colle corna, che sia interpretativamente di vetro.

giovedì 26 ottobre 2017

Un "luogo"...

...tende sempre a vedere sé come centro; dunque un dibattito europeo sulla demagogia che sarebbe sottesa allo "spostare il centro" della storia dal continente - appendice del nord a quel continente collegato da un piccolo cordone all'Asia ponendosi a sudovest di essa, ha un che di ridicolo. Nel momento in cui l'Africa può esprimersi indipendentemente sulla storia del mondo e sulla propria, cos'altro possiamo - dobbiamo, persino - aspettarci da essa, se non che si ponga al centro del mondo? Partirà dalla teoria ancora maggioritaria di essere stata la culla dell'umanità e di aver dato origine - quando proprio si voglia insistere ad esaltare i suoi "margini" - ad una delle più antiche, se non alla più vetusta ed a lungo maggiormente avanzata civiltà del pianeta; poi ci parlerà delle ripetute invasioni di quello stesso settentrione da parte di asiatici ed europei durante l'evo antico, dell'organizzazione di stati da parte di mauritani e numidi etc. etc. mentre a sud il continente proseguiva in uno sviluppo "originale, indipendente". Quindi, passata a quello che gli europei chiamano Medioevo, vedrà forse nell'arrivo degli Arabi e dell'Islam un movimento di liberazione politica e religiosa del Nord dall'oppressione asio - europea che si spinge fino al centro di essa - per quanto la cultura araba e la sua religione siano anch'esse qualcosa di esterno all'Africa che potrebbero sentirsi spinti certuni a rifiutare in quanto altrettanto estranei al continente ed altrettanto imposti colla violenza - per chiudere coll'occupazione di tutte le terre africane da parte dei regimi coloniali situati a nord delle coste mediterranee e durata, in forma politica diretta, nelle sue ultime propaggini fino a quarant'anni fa. Si può interpretare la storia anche attraverso una centralità "passiva" e tramite la narrazione della resistenza agli insulti e della riemersione da tutti i rivolgimenti, con tutti i vari cascami di una "pessima retorica" non sconosciuta a chi ora potrebbe sembrare voler strumentalmente richiamare all'ordine. Di nuovo, ogni "persona culturale" si pone al centro, e dunque l'Africa sarà pur sempre al centro di un dibattito storiografico, anche ammesso che venga scalzata da tale posizione in quello euro - occidentale (Europa, Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda e qualch'altro): il proprio. E non ha torto a farlo adesso, né lo avrebbe portando avanti il punto in futuro, come per mezzo di varie sfumature certo farà. La domanda se l'Egitto sia Africa, secondo la dottrina geografica attuale - in Europa, nelle Americhe, in Oceania, non solamente ed "egoisticamente" in Africa - può avere una sola risposta: sì. Certo, per le culture dislocate lungamente in Asia ed in Europa l'Egitto è stato, per vari motivi fra cui il significato della parola stessa in greco, Asia: come l'Europa finiva al Don.

mercoledì 25 ottobre 2017

Ci sono attese...

...le cui intenzioni sono genuinamente innocue, ed altre che si preparano a forzare la volontà del differente individuo: poiché però le interpretazioni della prossemica di un'altra persona sono per i più disparati motivi soggettive, può benissimo darsi che un comportamento il quale vorrebbe saldamente afferrato quale di primo tipo, sia letto dall'opposto nel turbine degli eventi come di secondo; ed uno ascrivibile al secondo nell'irrefrenabile susseguirsi degli accidenti venga visto come di primo.

martedì 24 ottobre 2017

Il Bellum poenicum...

...fu considerato per qualche anno nei domini romani un "nuovo classico" della letteratura: presto venne sostituito dagli Annales di Quinto Ennio, i quali volarono per le bocche degli uomini mantenendo vivo il loro autore finché un'opera nel parere di Properzio più grande dell'Iliade non lo fece scender nell'Ade poetico. Per qualche tempo, ossia finché Frontone ed altri contemporanei non esaltarono (Manilio) per la seconda volta Ennio - e, nel mentre, ancora Nevio - preferendo il poema dell'uno e quello dell'altro al testo augusteo dell'Eneide, nella vulgata della scolastica irreversibile necessità evolutiva capolavoro eterno e inviolato - che pure ebbe a ritornare in seguito sulle vette (?). Circa un uomo che decreta per l'eternità quale libro sia degno dell'immortalità e per quale la dignità non valga.

lunedì 23 ottobre 2017

Che proprio...

...da una interpretazione "greco - alemannico - franca" della statistica, per cui dal fatto che una pratica sia maggioritaria in una o più popolazioni deriva l'obbligo delle minoranze ad adeguarsi a quella pratica, discendano certe leggi che in alcuni luoghi tempo fa comminavano multe ai giovini, tanto più se di sesso maschile, che non si fossero entro una certa età debitamente coniugati?

domenica 22 ottobre 2017

Non c'è...

...progresso, se ci si limita a voler eseguire solo quello che è effettivamente eseguibile nelle condizioni che ci sono attuali. Non solo a farlo, ma a voler farlo. Tentare di spostare il limite verso un ampliamento del numero di azioni effettivamente eseguibili è ciò che ha portato e porterà il progresso, benché pure il regresso sia occorso. Altro aspetto da discutere sarà poi se il progresso per esser tale debba manifestarsi a salti, o con un procedere più continuo.

sabato 21 ottobre 2017

Alla fine...

...di dotte o meno discussioni sul tema, si potrebbe perfino concludere in favore del fatto che nessun sentire è "nostro", in uno scrittore. Anzi, affermando vari critici intervenire un distacco, un'estraniazione dell'autore dall'opera pressoché immediatamente dopo la conclusione dei preparativi per la pubblicazione del manoscritto, potrebbe sintetizzarsi il concetto coll'affermazione che nemmeno l'autore è proprio, se si affrontano da un lato l'idea dell'autore proveniente dall'opera, e la sua mutevole permanenza fisica e mentale, che la prima oltrepassa nella maggioranza dei casi. Alcuni in opposto segnalerebbero più casi di note d'autore ad esemplari della propria opera, che si tratti di copie non allestite dall'autore, o di esemplari della stampa. Tuttavia, continuando l'elideista a propugnare la non esistenza di una "cultura occidentale", di una "cultura indiana" etc. quale iperuranica unità da cui discenda ad particularem l'opera e l'individuo singolo, deriva che è più credibile sia solo astraendo dalla letteratura incarnata nel singolo volume, unicamente attraverso il confronto fra più opere e copie, e generalizzazioni operate dal particolare lettore - guidate o meno - che l'uomo costruisce la Letteratura e la "letterarietà". Dunque qualsiasi Nobel della letteratura "non è nostro" (come potrebbe, se non è neppure proprio?), e tutti possono divenire tali solo parzialmente, come i non premiati dall'Accademia di Svezia in qual si voglia "campo".

venerdì 20 ottobre 2017

La domanda...

...sarà pure paradossale, provocatoria ed indignante, ma: insomma, quando è "permesso" a Madonna Morte prendere un essere umano?

giovedì 19 ottobre 2017

Per spiegarsi...

...la reazione di certi stati alle richieste recenti d'indipendenza di proprie parti, si può per esempio leggere l'esordio del corpo principale dell'Orbis politicus imperiorum di Georg Horn, risalente al 1670 (2): "I. Supremus scopus omnium politiarum est propria conservatio". Continua: "Haec conservatio, quae est anima rempublicarum et vita, complectitur duas partes: conservationem quocumque modo, etiam cum iactura vel opum atque divitiarum, vel regionum atque subditorum [...] Nam non tantum debet conservari respublica in eodem statu, sed quantum fieri potest [...] eius incrementum et propagatio quaeritur" (2r). Se è vero che fra "potest" e "eius" si trova l'inciso "quantum fieri potest per licita media", non si potrebbe poi così assurdamente pensare che esso sia riferito ad una limitazione che riguarda gli strumenti da usare per l'ampliamento del dominio, mentre nel caso del mantenimento bisogna riferirsi al precedente "in qualunque modo", precisato dal "anche dilapidando beni e ricchezze (con rovina) delle regioni e dei sudditi". Aggiungete che in Marsilio da Padova il "lecito" fa parte di una triade, non è uno dei termini di una coppia.

mercoledì 18 ottobre 2017

È essenziale...

...imparare a sopportare la mancanza delle cose e delle persone: soprattutto di queste ultime, più facili a perdersi di quanto ritiene la comune opinione.

martedì 17 ottobre 2017

Ordunque...

...come potrà un "filosofo greco", che quando non legge, ascolta recitare Omero nelle più varie forme ed occasioni; al quale sarà capitato di assistere a tragedie e commedie; come potrà un "filosofo greco", che sente parlare del tale e del tal altro eroe come discendente diretto od indiretto di un dio, farsi un concetto dell'anima - della psuche - come "partecipe della natura divina"? Forse ricavandolo analogicamente dalle narrazioni di cui sopra?

lunedì 16 ottobre 2017

Nella prospettiva...

...elideista, una eventuale non conoscenza del greco (classico: normativo, "grammaticale". Una base ed un punto di partenza, non una verità immobile ed esaurita), come non sapere il serbo - croato, è solo uno stimolo ad imparare: sia nel primo caso, che nel secondo.

domenica 15 ottobre 2017

Tocca ascoltare...

...una distinzione tra bene culturale e musica: saranno contenti i conservatori, i teatri coi loro archivi di musica e pubblicazioni sulla musica. Dichiarazione di chi ha la presidenza di un'associazione culturale.

sabato 14 ottobre 2017

Il dimezzamento...

...di una minoranza non è il raddoppio di una maggioranza. 16 - 8= - 50%; ma 84 + 8= 92 = +9,52 % (concediamo 9,53. Ossia approssimazione per eccesso), non + 100%. Qualcuno già in passato sottolineò l'esistenza di una "pessima retorica" dei numeri.

venerdì 13 ottobre 2017

Nulla impedisce...

...in una democrazia parlamentare il cui sistema per le elezioni sia proporzionale, di presentare ai comitia, alle elezioni, una coalizione "bloccata", per cui ciascun partito che ne sia componente prometta ai cittadini di formare il governo solo se quel ben preciso gruppo di partiti raggiungesse colla somma delle proprie percentuali di voto la maggioranza perlomeno relativa, e non con chiunque. Per confutare chi istituisce una relazione necessaria fra proporzionalità ed impossibilità di coalizioni stabili formate anteriormente al voto. Pare possibile, ed anzi, più che auspicabile perfino necessario, che l'accordo di coalizione sia fondato su di un pregresso ed autentico consenso circa un programma d'azione politica.

giovedì 12 ottobre 2017

Socialmente...

...risultano tre verità dell'azione: 1) quella che si conforma, volontariamente od obbligata, alla particolare convenzione maggioritaria; 2) quella che palesemente le si oppone; 3) quella in cui praticamente - non in senso lato - il soggetto si adegua alla convenzione, ma l'Altro interpreta che egli vi si opponga.

mercoledì 11 ottobre 2017

L'elideista, pure...

...ama il latino; a meno che non si trovi di fronte al latinorum "politico" / giornalistico usato per appiccicare nomi alle riforme - del sistema di voto, solitamente -.

martedì 10 ottobre 2017

In alcuni casi...

...che non sono quelli "soliti" di comunismo oppure illuminismo, non sembra si possa escludere la professione di ateismo dall'ambito di quelle religiose, se il fondo si esplica in un vincolo mentale il quale voglia pure imporsi agli altri "che non comprendono" la Verità dell’irrefutabile affermazione.

lunedì 9 ottobre 2017

Dire che...

...la brama d'onori è antiellenica, e che dunque un "Socrate" affermante la necessità di astenersi dagli onori fosse perfettamente ellenico, avrebbe confermato l'idea nietzschiana che la grecità socratica, se Omero fu la "Bibbia" della Grecia fino a Socrate, fosse una grecità antigreca, posto l'Achille vivo quale greco perfetto. La gara tra cittadini per il conseguimento meritato dei massimi onori entro i limiti consentiti dalla legge della città era ritenuta la stessa grecità, ché era opinato conseguisse l'accrescimento della forza dello Stato con quella dell'individuo.

domenica 8 ottobre 2017

Qualcuno...

...potrebbe dire che nulla è oltre la politica. Metapolitica? E "metà" in greco è una preposizione che introduce il complemento di compagnia.

venerdì 6 ottobre 2017

Una legge.

Il ruolo della legge democratica per l'elideista è "costringere a non costringere". Per esempio, che una minoranza costringa la maggioranza al proprio privilegio, tanto più autoconferitosi in un quadro di formale uguaglianza.

giovedì 5 ottobre 2017

Per alcuni...

...anche fra i realisti, il sintagma "realmente pensato" non è che una contraddizione in termini, sendo che "pensare qualcosa" è astrarre nella mente la concretezza dell'oggetto individuale (si veda l'antistenica negazione della cavallinità). La concordanza di giudizio fra più individui su di un tema conferma la concordanza stessa, non l'esattezza ed universalità di quanto "sotteso", "sottostante" all'idea, la quale ultima inizialmente è convenire ad un'immagine, rappresentazione (=fantasia), concetto di più individui. Od a molti suoi elementi.

mercoledì 4 ottobre 2017

Ogni sistema...

...il quale voglia presentarsi come uno che, attraverso il ragionamento, rintraccia il principio che dev'essere raggiunto perché una proposizione, un comportamento, una cosa sia vera, con ciò stesso "non ammette la libera scelta dell'individuo" (Antonio Labriola La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele, pag. 58).

martedì 3 ottobre 2017

Un ricercatore...

...non di necessità vuole collegare il passato al futuro; potrebbe voler collegare ciò che imperfettamente è definito dal primo termine al presente: egometisticamente al proprio presente, e non per accedere a qualcosa che sia esterno all'oggetto di studio (non per obbligo specializzato), ma per desiderio di esso. Collegare, non unire.

lunedì 2 ottobre 2017

A parte il fatto...

...che per certe persone paia avere importanza solo avere un nome diverso da quello ricevuto - e ciò nonostante migrino da una cultura che afferma l'importanza dell'essenza e non del nome ad una che proclama altrettanto - portando all'estremo la tendenza in cui l'ha preceduto chi lo "costrinse" nel mondo; càpita che un ex - cantante appena tornato cantante sostenga come l'informazione vada bene solo quando non distorca la Verità. Ma la Verità qual'è? Prendiamo la composizione musicale: la Verità è il sistema "classico" occidentale, che pure si è stabilizzato piuttosto tardi? E' la dodecafonia, la quale ha contestato quanto sopra abbastanza presto? E' il sistema di ispirazione africana che sarebbe alla base di blues e jazz, per fare i nomi più conosciuti? E' una mescolanza "equilibrata" dei primi due sistemi o dei secondi due? Del primo e del terzo, invece? Di tutti e tre? E' il sistema greco antico, che faceva musica su altre basi, per quel poco che ne sappiamo, e che alcuni già indicavano come corrotto rispetto ai "bei modi antichi", quando ancora la civiltà greca "classica" era viva? Ed altre civiltà musicali, che non del tutto consapevolmente lo pseudoblocco euro - statunitense sta cercando di far estinguere? Qual'è la Vera Musica? Ciascuna delle musiche sopra elencate, composte ognuna seguendo non troppo rigidamente le regole in quanto per l'elideista ogni sistema rimane comunque aperto, è musica vera. Posto, "ovviamente", che anche le regole del singolo sistema mutano nel tempo: in relazione alle capacità degli strumenti disponibili per costruire musica, ad esempio, che è una disponibilità discontinua. Qui ci si piega all'uso dell'aggettivo "musicale" come descrivente solo l'attività protetta da Euterpe e non quelle tutelate da Clio, Talia, Melpomene etc., musiche anch'esse, poiché ebbero per patrone muse: per un certo tipo di neopagano, le avrebbero ancora.

venerdì 29 settembre 2017

Quand'anche...

...Socrate non sia stato un parmenideo, di certo i debiti di Platone - e cioè del per noi principale suo discepolo - verso l'approccio metafisico dell'eleate alla filosofia sono forti, fondamentali, tanto che "Aristotele" sentì la necessità di far scendere il suo maestro dal cielo, sebbene quest'ultimo avesse già in parte "corretto" Parmenide. E comunque ognuno è per qualche sezione "maestro a sé medesimo", almeno nella composizione degli apporti in un'altra più o meno (tuttavia mai per niente) nuova dottrina. Non unicamente Socrate.

giovedì 28 settembre 2017

Premessa.

Sempre tenere a mente il greco tema della "bella bugia", leggendo l'Odissea. Di seguito: Ulisse è un eroe in quanto discendente da un dio. Ancor dopo ed in connessione a quanto precede: la morte di tutti i compagni d'Odisseo, limitandosi in massima parte nella discussione alla macchina del poema, avviene: a) poiché puniti in grazia della loro empietà, per cominciare; b) a causa della istintiva intemperanza di cui sono macchiati; c) ad indicare la forza del Caso, del Destino (come vi piace): o piuttosto dell'ira e della protezione divina. In un'ottica postmoderna Ulisse tradisce la moglie; ma persino tradisce le sue amanti e protettrici, "astenendosi" solamente da Arete e da Nausicaa: rispetto per l'ospite maschio / marito greco ed i suoi privilegi sulle in modo compiuto "esclusivamente" umane sue donne. Circe e Calipso sono "libere" dee - la tanto discussa ambasceria di Ermes araldo di Zeus alla seconda -. Insisto: cercare il più possibile di valutare il paganesimo, le sue opere superstiti, con un metro interno ad esso, e non con quello del successivo (suggestivo?) postromantico monoteismo attuale. Il substrato culturale della civiltà di estrazione mediterranea nella sua presente forma religiosa influenza anche il giudizio di un ateo "razionalista", che avrebbe da vigilare prima di tutti su sé stesso. Si veda D'attorno alla "pia ipocrisia" di Enea e sua Addizione.

mercoledì 27 settembre 2017

martedì 26 settembre 2017

Genesi...

...e "cristiano"? Il fatto che i cristiani, senza chiedere il permesso a nessuno, si siano accaparrati l'Antico Testamento ebraico come parte dei propri libri sacri, non vuol dire, nonostante poi abbiano visto partigianamente in quegli scritti continue figure di persone ed eventi del Nuovo Testamento, che la Genesi è cristiana e la colomba è cristiana. Una piccola annotazione dopo la lettura di Enmerkar ed il signore di Haratta.

lunedì 25 settembre 2017

L'elideista...

...rispetta gli edifici religiosi nella loro qualità di monumenti, ovvero scrigni stratificati d'opere d'arte figurativa e scritta: non vincola il loro utilizzo esclusivamente all'espletamento della loro funzione originaria bensì, quando risultino nella pratica pressoché disertati, stimola il loro riuso ad uno scopo e modo degno. Non sostiene campagne a favore della proliferazione di spazi destinati al culto confessionale entro gli ambienti di strutture pubbliche e laiche dirizzate ad altro scopo, ma moderatamente vede con favore l'erezione ex novo di sale di preghiera etc. su terreni pubblici sgombri compatibilmente con le esigenze di verde pubblico cittadino necessario all'equilibrio ecologico, intendendo non proibire la manifestazione libera delle fedi particolari - cioè dell’individuo e solo in quanto dell’individuo, a lui necessaria e non al mondo. -. E' manifesto che l'elideista non promuove ed anzi non violentemente impedisce campagne propagandanti l'idea dell'abbattimento di monumenti, ed ancor più - se più sia possibile reputare - atti di tal genere, come di persecuzioni su base confessionale o forzate conversioni.

venerdì 22 settembre 2017

Dunque è qui lo snodo.

Penelope Gouk, Music, science, and natural magic in seventeenth - century England, pagina 3: "Our goal is to provide models of the past that are of ever - increasing complexity, but without loss of clarity". Descrivere il passato con una sempre crescente complessità, ma senza perdere chiarezza. Ciò si ottiene utilizzando modelli, i quali però sono modi, non la resa della complessità stessa. Dunque il "rispecchiamento" si ottiene accrescendo la complessità resa dal testo, e tuttavia mai ottenendo di rendere tutta la complessità. Si badi appunto a "rispecchiamento" in relazione al tema elideista dell'imperfezione dell'immagine allo specchio e - ovviamente - ad un certo ungherese. Il fine disperato dell'elideismo è che il fenomeno rispecchiato sia il meno possibile ridotto anche nella descrizione.

giovedì 21 settembre 2017

La battaglia.

Quella battaglia antipopulista condotta un giorno in "terza pagina" da un quotidiano citando dotti scritti sul doppio corpo del re, mentre il giorno dopo in un anticipo in prima d'un articolo di cronaca si scrive di persona pressoché sconosciuta al cronista ma assurta a notorietà settimanale accennandovi col solo nome di battesimo, ossia attingendo al popolaresco. Ora, nella cultura "classicista" - si veda per la definizione anche temporale L'originalità della variazione - il popolaresco è un divertimento mimetico rivolto alle classi superiori, di cui molto spesso pure chi scriva fa parte a vario titolo; ad oggi il popolaresco è un'esca gettata al "pubblico indistinto" per indurre in esso un processo di identificazione del lettore collo scrittore che è falso almeno in chi ne fa uso consciamente quando scrive, benché sia impossibile controllare in modo conscio l'intero processo di elaborazione: in quanto tale, lo stile popolaresco utilizzato "per vendere" il quotidiano è in fin dei conti anch'esso populismo.

mercoledì 20 settembre 2017

Il problema di fondo.

Quello che gli altri monoteismi riconosciuti tali hanno con l'ebraismo, è che la cultura cui "per invidia" hanno rubato un dio il quale come tutti gli altri era etnico, come erano tutti gli altri, era etnico, cioè concepito come rivolto alla venerazione esclusiva da parte di quel popolo, è ancora viva con il popolo stesso. Poi bisognerebbe vedere in quale altro popolo tale dio fosse nato.

martedì 19 settembre 2017

Sulla dialettica moderna VI.

Non sentivamo la mancanza della sdrucita e bisunta variazione su "Dio, Patria, e famiglia", affatto. Iniziando dal motivo seguendo il quale il secondo termine potrebbe essere considerato un modo per ridire il terzo. Poi perché di solito, dalla presa di potere da parte di quello che ricicla la semplice frase, la Patria ci perde, e solo una famiglia vede giovamento. E se fossimo estremisti cristiani, citeremmo - più o meno -: "Non nominare il nome di Dio per i tuoi interessi", dove "i tuoi interessi" sarebbe sinonimo lungo di 'invano'. Né l'individuo al di sopra dello Stato, né lo Stato al di sopra dell'individuo, bensì alla pari, anche se esiste individuo senza Stato, mentre non si dà Stato senza individuo?

domenica 17 settembre 2017

L'uso...

...del tempo futuro indicativo è perlopiù l'espressione di una certezza basata infondatamente sulla insistenza prossima individuale nel mondo e sulla ripetizione in tempo successivo all'attuale degli eventi passati.

sabato 16 settembre 2017

Il nuovo...

..."barocco" del postromanticismo che vorrebbe esibire originalità assoluta - il sentiero senz'orma - è l'uso continuo del superlativo, della parola che dovrebbe rendere ancor più unica la vita del singolo umano (è la connessione memoriale degli eventi simili ricondotti forzatamente ad identità, che cancella il carattere singolo di ciascuno), massimamente emozionante. Solo che ti accorgi come nella nebulosa della prassi comunicativa perenne queste esperienze superlative, tutte assolute, vengano stritolate e, se poste sotto osservazione attentamente tramite le categorie riassuntive del postromantico stesso, cancellate dall'essere o dal voler mostrarsi la suprema: inarrivabile la nascita, sublime il primo giorno di scuola, incomparabile il primo amore, celestiale il matrimonio, la sommità del gaudio il primo giorno di lavoro, insuperabile la proclamazione della laurea; incommensurabile la felicità che si prova al solo rievocare la data in cui s'è divenuti genitori. Dovessimo credere che le continue iperboli siano la stigma del putrescente barocco sul puro animo umano, e che esse finiscano per generare insensibilità di fronte anche solo ai suoi "naturali" moti oltre che alla tempesta di attributi magnificanti anche non troppo vari i quali come stelle luciferine ci colpiscono, dovremmo trarre quale giudizio sulla nostra età? A)Che non c'è dubbio: il postromanticismo odierno è un'epoca neobarocca. B)Siamo ormai anestetizzati, ancor più che sul versante artistico (estetica ristretta), su quello della sensazione mera (estetica generale). Ma fortunatamente l'elideismo non ritiene il barocco, né il figlio suo rococò, la Ipostasi del Male: richiede soltanto che il tempo da noi respirato voglia ammettere che non ciò cui dà visibilità mai fu provato prima: anzi...

venerdì 15 settembre 2017

giovedì 14 settembre 2017

Cittadini, non cittadini.

La maggior parte dei primi cristiani non era affatto composta da cittadini: romani, per di più; erano bensì sudditi dell'impero, fatto che garantiva loro alcune tutele. Solo dopo che erano trascorsi circa due secoli dalla comparsa del cristianesimo, ed appena cent'anni prima dell'Editto di Costantino, editto di tolleranza e non di erezione della religione cristiana a dovere (officium), tutti i sudditi liberi dell'impero romano divengono contemporaneamente cittadini romani, e non cives latini, adtributi, peregrini... E dunque, anche allora, non tutti i sudditi, ma solo coloro che godono di stato libero. Non tutti i cristiani perciò, anche dopo la decisione decretata da Caracalla, venivano annumerati tra i cittadini. La questione venne - esteriormente - semplificata in sèguito, ora a favore della sudditanza, ora dello stato di cittadino. Sussiste pure in stati democratici, quantomeno nella teoria, diversità tra cittadinanza e residenza in uno stato.

mercoledì 13 settembre 2017

Di nuovo sul dramma moderno.

In un estratto di un articolo francese sul rakugo (落= raku e 語= go) si afferma che il finale del racconto (l'ochi: 落, dove l'identità del carattere rispetto al primo della parola precedente in contemporanea alla diversità di lettura dello stesso non è casuale) deve essere comico, far ridere anche se il corpo principale del racconto dovesse aver mosso i sentimenti - pur se non è scritto - degli uditori. Ossia, viene confermato il restringimento del valore del termine "drammatico" a 'tragico' o 'spaventoso', intervenuto: ma, originariamente significando "drammatico" 'rappresentato in scena', 'agito in palco da attori', anche la commedia fu - e dovrebbe poter esser ancora considerata - un'opera drammatica, benché non seria. Accostando il rakugo ad uno dei modi delle opere omeriche secondo i critici letterari cinquecenteschi italiani aristotelistici, il genere ricadrebbe in quella pratica del personaggio Ulisse nei libri VIII - XII dell'Odissea, il quale, nel raccontare ad Alcinoo ed Arete gli eventi che ha subito, "assume i panni ora di un personaggio, ora dell'altro", inscenando per quanto possibile da fermo l'agire di ciascuno. Quasi come nel rakugo, dove aiutano l'efficacia della rappresentazione la polivalenza del tenugui e del ventaglio. D'altra parte, gli stessi critici ritengono l'Odissea abbia alcune parti comiche, che sia "più comica" dell'Iliade, allo stesso modo in cui alcune tragedie euripidee scioglientisi in un lieto fine all'interno di questa impostazione "rischiano" di essere ritenute quasi comiche (Robortello). Il problema viene "risolto" da Giraldi Cinzio quando propone che la tragedia possa essere ritenuta tale in tutti quei casi nei quali includa alcune parti "terribili" nel corpo, e non obbligatoriamente nello scioglimento.

martedì 12 settembre 2017

Tecnicamente parlando...

...chi si dichiara "comunista" mentre accetta di operare politicamente in una assemblea multipartitica, può essere definito in due modi: 1) un comunista che sta organizzando la rivoluzione con cui rovescerà il regime esprimente quell'assemblea; 2) un non comunista. Certo, un comunista marxiano - e tale, a rigore, fu solamente Marx - non ha bisogno dei partiti in modo diverso da un comunista stalinista.

lunedì 11 settembre 2017

Titolo chiama titolo.

Ed il più possibile "famoso". Come quello di una manifestazione letteraria che evoca l'iscrizione di un testo di Cesare Pavese per variazione. E' difficile che nella fronte levigata di un libro (soltanto, visto sopra?) abbiamo a indicare rimandi ad un passo smarrito nella pagina 34 di un'opera ché, come si sa, i cavalieri che sfilano non all'inizio od in coda alla rassegna quale precede la giostra, son quelli che più facilmente vengono dimenticati.

domenica 10 settembre 2017

Infatti.

Alternare "da programma" scuola e lavoro significa che lo stato rifornisce le imprese di manodopera da una parte "poco efficiente", ma dall'altra comunque a costo zero e perciò giovevole a riguardo degli utili conferibili a riserva o distribuibili agli azionisti. Ah, il sole dell'avvenire neocapitalista!

sabato 9 settembre 2017

Il termine...

..."iberoromanzo" qualifica nella disciplina detta filologia romanza quel gruppo di lingue simili ma non uguali che hanno avuto quale madre la lingua latina e come centro di diffusione la penisola iberica: esso comprende sotto di sé lo spagnolo - localmente chiamato "castigliano" -; il portoghese; ed il catalano. Ora, quando una cultura non statalmente indipendente può appoggiarsi ad una lingua ancora salda sotto varii profili, e particolarmente su di un ampio gruppo con una prevalente concentrazione territoriale i cui membri si reciprocamente intelligono nel conversare quotidiano, certo riconoscimenti da parte del governo centrale ne facilitano la sopravvivenza ancor più di una tolleranza informale; ma comunque cinquecento anni sono come il tempo necessario per dire di norma: "Uno".

venerdì 8 settembre 2017

Riuscire...

...a separare la lotta contro le diseguaglianze sociali quale compito dai parlamenti democratici attraverso la promulgazione delle leggi, ed il rapporto di quelli con i cittadini, unico fondamento della legittimità degli organi: un esempio lampante di pensiero autoreferenziale ormai insinuatosi in larghi settori di quella che dovrebbe teoricamente essere una comunità.

giovedì 7 settembre 2017

La regola...

...è socialmente facilitante: troppo facilitante, quando si trasforma in Verità precedente all'universo e ferma oltre la sua scomparsa.

mercoledì 6 settembre 2017

Preconcetti culturali.

Diverso, per alcuni, da "tradizione". Preconcetto culturale è per esempio quello in base al quale un cristiano occidentale di cultura media può commettere l'errore di affermare che la Bibbia sia il più antico libro del mondo: asserzione, allo specchio di una cultura anche solo nozionistica più ampia, chiaramente falsa.

lunedì 4 settembre 2017

Appropriazione indebita.

"Storia del cristianesimo fuori dall'Europa" - "Außereuropäische Christentumsgeschichte" - è un titolo pressoché insensato: il cristianesimo è nato fuori dell'Europa (Ierusalem, per fare un nome); si è esteso precocemente in Asia (Efeso, Atti degli apostoli; le lettere paoline); Sant'Agostino e tanti altri dottrinalmente importanti per il cristianesimo furono Afri. Per quanto poi la studiosa possa all'interno del libro precisare doviziosamente tutti cotesti particolari, il titolo è sviante, poiché pare assumere l'Europa come originaria per il cristianesimo. Già Girolamo Muzio, se non erro nelle Mentite ochiniane, intese la sede romana come la prima sede del cristianesimo pressoché nel senso di una falsa precedenza temporale, mentre la precocità del cristianesimo romano non corrispondeva comunque affatto ad una nascita di esso in Italia.

domenica 3 settembre 2017

L'oppresso...

...ha in prevalenza un comportamento pacifico, finché è tale, verso il suo oppressore e pure nei confronti di altri. Liberato del tutto, si apre l'orizzonte dell'incertezza, dalla linea invero etologicamente vaga anch'essa, con una inclinazione maggioritaria a sciogliere la violenza, poiché la vendetta è un istinto naturale. Dunque, dopo che sarà stato colpito il padrone, verranno travolti coloro che "avrebbero dovuto" essere dalla parte del soggiogato ed invece, collaborando colla forza trascorsa, non lo sono stati. Esempi: guerra sociale e guerra servile, entrambi svoltesi nel I secolo a. C. in Italia; persecuzioni cristiane contro i pagani nel IV d. C.; casi d'altro genere(??) perfino assai recenti.

Non è difficile...

...avere un'idea - direbbe qualcuno - piuttosto [abbastanza] precisa di come sia Dio poiché, allo stesso modo di altri concetti, le fonti della cultura umana certamente non sono manchevoli circa definizioni degli dei. Ed ogni idea espressa è sbagliata. In rapporto alla descrizione di Dio / di un dio maggioritaria in una determinata (?) cultura - sfumano i confini di essa nello spazio e nel tempo -, tutte le altre sono sbagliate. D'altronde la stessa analogia "cristiana" di Dio col padre, riferita alla recentissima idea euroamericana di quest'ultimo, è chiaramente sbagliata rispetto all'immagine di padre rilevabile culturalmente, nel comportamento abituale (etica) quale fu duemila anni fa; ma anche sessant'anni prima dei nostri giorni nei paesi latini e pure in altri. Il padre persino più che severo è presente anche oggi al di fuori del nostro moderno piccolo mondo.

sabato 2 settembre 2017

Del conformismo...

...l'elogio han letto i miei occhi, espresso da una penna in pubblicazione guardante al progresso: ossia quello di un "delicato racconto" cinematografico narrante il finale della parabola verso l'omologazione di chi fu nello splendore di un mezzodì della vita incarnazione stessa di Lilith.

venerdì 1 settembre 2017

Memoria.

Europa era asiatica, ma non libanese. Principessa fenicia oggetto di rapimento da parte di un dio - toro, costui dalla costa della Fenicia la portò alle rive di Creta - tauromachia, ovvero una tradizione... - i violacei flutti del Mediterraneo col petto fendendo, magari un poco ebbro, posto secondo i greci il colore del pelago poteva anche ricordare quello del vino. Europa era semita; ma non era perciò araba, se non nella misura in cui gli arabi son semiti "secondi" sovrapposti ai primi. Europa era asiatica e semita; ma mussulmana o maronita, quel no, anche se avrebbe potuto portare un velo già all'epoca. Era insomma costei fenicia, e la Fenicia corrisponde nei libri di storia grosso modo allo stato attuale dal nome Libano, nome esteso dai monti alla piana che sta ai loro piedi. Allo stesso modo, Alessandro III Argeade detto poi il Grande fu re di Macedonia e tuttavia non fu slavo, come i macedoni non furono considerati greci dagli Elleni finché Filippo II e suo figlio non li garbatamente costrinsero a dichiararli - più o meno, a mezza bocca - tali. E stiamo parlando di gente che metteva generalmente Grecia in ogni luogo che gli riuscisse, più o meno. E tutti i luoghi sono ponti culturali; ma i ponti non sono rimasti sempre identici, bensì le assi sono di legni diversi, le corde sono di età differenti. Insomma, è comprensibile la spinta naturale alla "Convenientia assimilati cum suo assimilabili", e l'anacronismo è uno strumento retorico che non accresce soltanto l'efficacia del testo letterario e semplifica la sua composizione: ma non esageriamo.

giovedì 31 agosto 2017

Riscatto.

Per chi non creda in una vita ultraterrena, se è vero che la morte è la fine di ogni pena, è vero altrettanto che essa fissa un invalicabile termine ad ogni festa, gioia, felicità eventuale.

mercoledì 30 agosto 2017

Il sostantivo...

...femminile corrispondente a "dio" è "dea": almeno in quelle lingue umane in cui si ha una distinzione di genere concernente l'àmbito come - per dire - il latino e l'italiano. Greco thea, francese déesse, inglese goddess, tedesco göttin. "Dio madre" è maschilismo involontario (?). La "genialità" del Dio neutro presentato dallo Pseudo - Dionigi alla considerazione dei primi secoli cristiani è che quello si "collochi" addirittura oltre l'essere, dettaglio dimenticato che fa superare anche il problema dell'identità sessuale divina, problema che è posto con forza quando un monoteismo si delinea nella sua opposizione non troppo approfondita all'assediante politeismo insediato nei popoli circonvicini e dispiegante nella sua varietà due poli i quali caratterizzano l'umanità, e dunque patente sua proiezione animista negli elementi superiori e inferiori. Deum nominativo neutro?

martedì 29 agosto 2017

A volte.

Càpita di dare per facilmente interpretabile, noto a chiunque, ciò che per alcuni è un mistero impenetrabile.

lunedì 28 agosto 2017

Siamo ancora.

"In piccolo", ancòra siamo fermi al giovane Pasolini. Su carta, questa volta, seppure è vero che oggidì non si reagisce pubblicamente indignati a talune scene di Petrolio solo perché il friulano usò certi accorgimenti e perché il cadavere è forse bastevolmente freddo da essere risparmiato.

domenica 27 agosto 2017

Homerusne?

Se leggiamo l'esordio del quindicesimo capitolo del primo libro delle Annotationum libri duo di Francesco Robortello, ci viene il sospetto che Erasmo da Rotterdam fosse considerato un alter Homerus. Qui: "Erasmus vir doctissimus, si illius opera legas, ita alicubi videbitur dormitasset". A chi abbia un minimo di cultura sorge alla mente: aliquando dormitat Homerus, citazione parziale del buon Orazio (Ars poetica 359), che l'udinese conosceva talmente bene da esagerare forse la coincidenza delle venosine idee sulla poetica con quelle di Aristotele. In conclusione però, se ne ricava anche come Erasmo potesse sembrare un nuovo Omero, a modo suo.

sabato 26 agosto 2017

Chi, di nuovo, dice...

...che un testo non monotematico, a cavallo delle discipline, non sia filosofico? Un'altra ossessione contemporanea, quella contro la quale esprime dissenso specialmente l'elideismo, è la segregazione reciproca delle materie, la loro parcellizzazione. L'arbor scientiae contemporaneo è un albero ramificato che tende sempre più a dividersi in rami via via maggiormente piccoli; ma è un albero in cui i rami vorrebbero essere tutti staccati totalmente gli uni dagli altri e dal tronco, eppure rimanere un albero dai rami sospesi in aria. Fortunatamente lo scopo ad oggi non è stato raggiunto e possiamo fondatamente sperare che, por suerte, non dovremmo mai vedere attinto un simile scopo, seppure una multidisciplinarietà autentica, in cui non sia "uomo rinascimentale" un pianista che non suona solamente il pianoforte ma anche un altro strumento e scrive di musica, rimane qualcosa cui tendere senza mai compierla.

venerdì 25 agosto 2017

De modis conscribendis historiis et de officiis scriptorum rerum gestarum.

A dimostrazione che le teorie sulle varie parti della cultura non erano nel Cinquecento italiano tutte identiche, o vogliamo dire una sola colla o chiusa, possiamo osservare che, se Giorgio Vasari nel proemio alla seconda parte delle Vite nella edizione del 1550 si indica come buon storico perché nella sua opera giùdica della maggiore o minore riuscita delle opere degli artisti dei quali stende la biografia (pag. 207 del primo volume Einaudi 1991: "ma vedendo che gli scrittori delle istorie, quegli che per comune consenso hanno nome di avere scritto con miglior giudizio, non solo non si sono contentati di narrare semplicemente i casi seguìti, ma con ogni diligenza e con maggior curiosità che hanno potuto, sono iti investigando i modi et i mezzi e le vie che hanno usati i valenti uomini nel maneggiare l'imprese, e sonsi ingegnati di toccare gli errori, et appresso i bei colpi e ripari e partiti prudentemente qualche volta presi ne' governi delle faccende..."), altri a lui contemporanei ritengono lo storico il quale giudica le azioni che narra sia meno che sufficiente nello svolgere il proprio compito. Basti per esempio pensare al parere decisamente negativo che Sperone Speroni distende su Francesco Guicciardini storico proprio perché esprime una valutazione degli accadimenti da lui esposti negli scritti specifici.

mercoledì 23 agosto 2017

E' pure vero...

...che per una certa visione delle cose, la distinzione fra "civile" e "militare" è di comodo, dato che ogni civile è stato o sarà per un periodo militare e, rimanendo anche sotto le armi cittadino dello stato che per quel periodo gli fa indossare la divisa e che per una serie più o meno lunga di anni lo considererà richiamabile ai ranghi di combattimento, ogni edificio e strumento militare è in ultima istanza civile, in quanto utilizzato da un cittadino allo scopo in primo luogo di proteggere da una aggressione in armi organizzata su vasta scala altri cittadini. Dunque, per esempio, ecco un punto dove la diffusa equivalenza dei nostri giorni residente = cittadino entrerebbe assai in crisi, dato che non tutti i residenti dello stato in età atta a portare le armi sarebbero in caso di guerra richiamabili da quello stato stesso (casi nella Prima e Seconda guerra mondiale di residenti in uno stato imprigionati dalle autorità del luogo in quanto cittadini dello stato nemico).

martedì 22 agosto 2017

Autofagia.

Una potenza geopolitica senza almeno due nemici che consideri credibili deve cercare di inventarne. Perlomeno medi sono necessari a getto continuo perché possa mantenere la propria forza, perché gli individui suoi strumenti possano concentrarsi su di un ostacolo esterno da abbattere, proiettare la potenza compressa al di fuori dei confini. Una potenza senza nemici esterni su cui sfogare la propria forza finirà per lacerare sé stessa (Pharsalia I). Roma dopo la fase delle guerre civili si espanse marginalmente ancora per qualche tempo (Pannonia, Dacia, Britannia); tuttavia, il principale movente d'espansione territoriale di uno stato nell'antichità era l'agricoltura: dunque, non essendo la "Germania" particolarmente appetibile secondo le tecniche di coltivazione dell'epoca, la disfatta di Teutoburgo fu il pretesto "ottimo" al fine di rendere più d'una speranza quella che avrebbe voluto poter limitare l'intervento imperiale nei confronti di quell'insieme poco chiaro di popolazioni all'uso dell'oro e di qualche guerra di "alleggerimento" colla quale raggiungere il fine di stabilizzare l'Occidente. In Oriente dopo il I secolo a. Cr. la politica precedente di riduzione (?) di alcuni stati di dimensioni più o meno piccole a satelliti che potessero collaborare nella difesa dei confini divenne impossibile verso la Partia perché i romani avevano "perso l'occasione" fra l'inizio del III sec. e di quello successivo di arrivare al confronto prima che essa avesse relativamente consolidato il dominio su di un territorio significativamente esteso; fu dunque altrettanto impossibile una operazione del genere coi Sasanidi in un tempo in cui l'arida distesa per cui s'aggiravano barbari in pelliccia s'era già trasformata in un problema militare consistente: era conseguentemente improponibile distruggere la potenza persiana nell'intento di intimorire i Germani. Perciò Roma si chiuse in sé stessa del tutto a partire dal II secolo d. Cr.. Fu così che si diede di nuovo all'autofagia, con tutte le conseguenze successive. Oggi, lo sforzo postbellico compiuto da uno stato federale in massima parte per procura e volto a rimanere esso l'unica potenza militare di livello mondiale è giunto ufficialmente a compiersi: il processo di creazione di nuovi nemici che in un modo o nell'altro è riuscito a portare avanti negli ultimi trent'anni scarsi è probabilmente destinato a continuare formando nuovi Daci ogni tanto, altrimenti esso rischierebbe di dover divorare i propri alleati, e quindi sé stesso. Questo però è probabile che significhi, soprattutto con certe guide, la necessità per gli alleati di rassegnarsi fino al calare di quella esuberanza relativa, a far la parte di un utile Erode e di un proficuo re della Commagene agli occhi dell'egemone.

lunedì 21 agosto 2017

Alla domanda:

"But how wide and how deep should we search? How many levels of analysis are sufficient?" la risposta è una serie di domande: "Quanta è la fatica che sei disposto a fare? Fin quando sei disposto a non dare, prima di tutto a te stesso, una risposta anche solo temporaneamente conclusiva?" Di fronte al fenomeno non c'è risposta esaustiva: solo, per quanto ampia, parziale.

venerdì 11 agosto 2017

Pausa.

Che dicesi in italiano anche posa. Ma tralasciamo la tentazione di un discorso sulla presenza nelle lingue di cultismi e volgarismi, e qui si segnali che s'avrà un ritorno fra nove giorni in ragione di inaccessibilità di vario tipo. La pausa, diciamolo, esprimerebbe in termini temporali un'assenza. Per quanto secondo certe teorie tempo non si dia, ma solo una sua misura per convenzione.

giovedì 10 agosto 2017

Distinzioni.

In società "arcaiche" spesso "diritto" e "religione", se non si identificano del tutto, sono molto vicini e comunicano, hanno scambi. Osserva Julien Ries in un trattato sul sacro che in Grecia religione e legge erano entrambe definite sinteticamente - cioè dando una unica posizione - dal termine nomos. Bisogna tuttavia osservare che, mentre la linea teorica di Alessandro Magno rende qualsiasi uomo cosmopolita, cancellando la distinzione tra greci e barbari ancora saldamente fondata nel suo maestro Aristotele, la civiltà ellenistica vive il conflitto fra le due concezioni. Si aggiungerà che l'equiparazione fra barbari e greci nel pensiero del Magno era favorita dall'unificazione delle due separate categorie in quella di suddito del monarca, sicché potremmo vedere certe resistenze culturali sotto questo profilo di città o leghe greche come il persistere della distinzione fra cittadinanza e sudditanza (la cittadinanza è uno stato legale che si configura come il possesso da parte di un individuo di determinati diritti di vario tipo; la residenza nel territorio di una città / lega, anche da libero, non significa automaticamente cittadinanza - si veda il meteco -.

mercoledì 9 agosto 2017

Se etimologicamente...

... Self / Selbst sta ad indicare 'ciò che è interiormente' (denkt an eine Verbindung des Pronominalstamms ie. *se- (s. ↗sich) mit dem in Pronominalbildungen auftretenden l-Formans (vgl. lat. tālis ‘so beschaffen, solcher’, quālis ‘wie beschaffen, von welcher Art’), die um das Suffix ie. -bho- ‘von der Art des Grundworts seiend, dessen Qualität habend’: Digitales Woerterbuch der deutschen Sprache), ha senso come leggo, usare "self" come sinonimo di 'person'? Solo se si assegna a "person" il valore di "individuo", che è oggi effettivamente il più diffuso. Ma l'elideista, risalendo al valore precedente di "persona", ossia 'maschera', vede quasi una contraddizione nel sovrapporre completamente la maschera ed il 'vero nòcciolo dell'interiorità del singolo', come legge nel testo di uno studioso italiano che scrive in inglese. Il "Vero Io" - wahres Ich - è quello, composito e perennemente mutevole, che sta sotto la maschera e tramite essa risuona amplificato oltre, adeguandosi anche inconsciamente all'interlocutore (perché la persona è principalmente sociale, benché neppure il soggetto si conosca completamente).

martedì 8 agosto 2017

Non è chiaro...

...perché, se in questo mondo del lavoro contemporaneo una laureata in pedagogia col massimo dei voti deve saper adeguarsi al lavoro di impiegata, una "industria aeronautica ad alta tecnologia" non deve sapersi adattare a fare il "mero produttore di componenti ed assemblatore" per conto di altri. Due pesi e due misure, per cui non si può fare a certe persone giuridiche ciò che si impone per darwinismo economico e sociale praticamente a tutte le persone fisiche ed a molte delle stesse giuridiche nel "mondo del lavoro", ossia accettare il disponibile e conformarsi ad un ruolo inferiore essendo troppo debole per assumere il ruolo di lupo alfa? Avete voluto queste regole? "Giocate" anche voi usandole come obbligate gli altri a fare, pretendendo che essi non si lamentino.

lunedì 7 agosto 2017

Iniziative...

...nello stile "petrolio contro cibo", sanzioni indiscriminate contro uno Stato di cui si vuole abbattere il sistema di potere interno, generalmente non servono a nulla. L'unico risultato ottenuto con operazioni del genere è solitamente l'aumento della mortalità tra i "sudditi", poiché in regimi di un certo tipo, che siano di "destra" oppure di "sinistra", i quadri superiori nonché quell'esercito e quella polizia su cui si basa il loro potere, non soffrono mai la fame. L'Iraq di vent'anni fa non era, e la Corea del Nord di oggi non è, la Francia del 1789, dunque una rivolta "popolare" che abbatta il regime era improbabile in Medio Oriente allora e lo è oggi nell'Estremo. Colpire senza alcuna precisione è assolutamente inutile: o si trova il modo di sradicare il potere del capo, di disseccare la sua forza individuale e quella di gruppo della minoranza che lo sostiene, sicché non possa mantenere il controllo, in modo perciò che venga essoindebolito così che sia attaccabile dall'interno con successo; oppure non si otterrà nulla, a parte la nascita di un mercato nero per le risorse formalmente non smerciabili.

venerdì 4 agosto 2017

Sulla storia.

Se è giusto tradurre historìa (greco) e història (latino) colla parola italiana 'ricerca'; e se ha ragione Francesco Robortello allorché afferma che è dovere dello storico spiegare tutto - e nel De historica facultate, e nel De romanorum nominibus -, quando rimprovera a Livio di non farlo spesso, limitandosi a riferire un paio di nomi ("Livius saepe duo tantum profert nomina, neque caret reprehensione, quia historici est omnia explicare"): allora al ricercatore, che per il suo nome stesso è storico, non è colpa da imputare il diffondersi assai in particolari.

giovedì 3 agosto 2017

Parità.

Oggi va di moda l'uguaglianza delle opportunità, della possibilità d'uso: che garantisce le posizioni acquisite. Se non completamente, almeno dalla contestazione della loro difesa con (quasi) ogni mezzo. Dunque, una società conservatrice.

mercoledì 2 agosto 2017

La scienza...

...ci dice un teologo, non può arrivare a spiegare l'umano in tutta la sua complessità. Ora, a parte la questione sòlita di una antonomasìa divenuta tutto, per cui le scienze esatte sono divenute scienze tout court - Scienze - mentre sono solo una sezione; accantonando il fatto che, dunque, come pure il teologo ammetterà, anche la teologia (razionale) è una scienza; in conclusione, deducendo da quanto sopra, neppure la teologia cattolica, (protestante, ortodossa, copta etc. etc. etc.) è in grado di svolgere l'intrico dell'umano in tutta la sua complessità, ma solo di dare risposte parziali ed a tesi, assiomatiche: le quali, allorché arrivano alla soglie dell'oltre - ragione (per così dire) rimandano al Libro, che è l'unico dissolvimento dei culti rivelati. Su quella base, di nuovo antonomasticamente - ed abusivamente - sono contrapposte Parola e parole, colla minuscola. Il medesimo errore scava sotto lo scritto che qui si considera, secondo cui, quando un testo si aggira torno torno a male, colpa, e redenzione (verba che, per il pregiudizio cui l'elideista si oppone, hassi la tendenza a scrivere coll'iniziale maiuscola) sta trattando un tema religioso, dove per "religione" si intende proprio un sistema concreto, a manifestazione materiale, il cui Logos è teocentrico e la struttura è teocratica - nel senso che configura anche solo al proprio interno vincoli di potere che si autogiustificano rimandando ad un dio -. Ma le "religioni", tanto più oggi, non sono solo teocentriche, né dicotomicamente un'adorazione di Mammona contrapposta al disinteresse; e quindi un discorso sui valori non è necessariamente di scientia divina. Come al solito, riduttività.

martedì 1 agosto 2017

Sono...

...sempre esistite le "religioni ateistiche". Come più o meno già scrissi, ogni venerazione di una professione come via per risolvere ogni problema, se non come azione, quale modello di pensiero atto a conseguirne la soluzione, è piuttosto diffusa fra i praticanti di ciascuna di esse. La Filosofia, la Matematica, la Filologia, la Chimica etc. vengono proposte come panacea metodologica per l'umanità, strada reale verso la pace cosmica, al modo degli altari - autels - eretti alla dea Ragione poco più di due secoli fa. Infatti, le maiuscole non sono sopra involontarie.

lunedì 31 luglio 2017

L'estensione...

... delle costrizioni subìte dalla "nostra parte" ad una o ad altre è un aumento dei nostri diritti, per singoli o collettivi che siano intesi? Affermare che il rapporto sessuale è un diritto di entrambe le parti in un rapporto umano di coppia (?) significa forse obbligare tramite sentenza legale ciascuna di esse ad espletare l'atto seguendo una tabella di scadenze fisse anche contro volontà onde non trovarsi ad avere comminata una pena? Non sarebbe ciò riproporre il vecchio schema di dominio maschilista del dovere coniugale, meccanizzando legislativamente un atto che almeno in una forma di pensiero moderna quale si ritiene quella dell'Occidente dovrebbe essere volontario, frutto di un desiderio reciproco, libero? Eventualmente anche al di fuori dei rapporti formalizzati? Potrebbe certo essere un colpo mortale alla prostituzione ed al suo mercato - se è un "diritto inalienabile" avere rapporti sessuali, la pratica di essi non si avrebbe da pagare: tuttavia è vero che si trasferisce un corrispettivo in beni per accedere all'acqua ed al cibo - ma idealmente potrebbe essere persino la via d'accesso all'abolizione del reato di stupro: le cronache italiche qualche anno fa riportarono la difesa di un avvocato circa un proprio assistito perseguito per stupro, il quale appunto sostenne che l'atto compiuto era stato portato a termine perché non aveva altro modo per dare sfogo al proprio "diritto inalienabile" al rapporto sessuale. Il quale dunque può essere eseguito anche contro la volontà di chi è scelto a tal fine, si dovrebbe concludere. L'idea, evidentemente insensata per certi orientamenti, dell'elideista, è che nelle relazioni un diritto può essere esercitato con l'altro / con gli altri quando tutte le parti sono d'accordo. Tanto più in un certo tipo di relazioni, dalla maggioranza occidentale quantomeno viste come a due, che oggi non sono più invariabilmente "eterne".