martedì 31 gennaio 2017

Del classico "classicista".

Il più classico dei classici, quel prodigio di stile medio, di saggezza umana che non è "sapienza", bensì alienità da eccessi, esagerazione di sentimenti etc., nonché un'ottava in cui il pensiero si legge come se fosse del tutto semplice, l'Orlando Furioso, ha conosciuto tre edizioni autorizzate dall'autore, il quale lavorò all'ultima più di dieci anni; a tale edizione Ludovico Ariosto cambiava i versi - non però in quanto correggeva sviste o refusi - persino durante la tiratura dei fogli. Si può supporre che se avesse avuto tempo una decina d'anni di vita, avrebbe dato alle stampe una quarta edizione; eppure il Furioso ultimo è di una limpidezza che pare imperfezionabile. Ma il classico, ancor più forse del tormento estatico dell'opera romantica, è solo una forma temporanea, ed è dunque una mobile perfezione, non qualcosa di fatto e compiuto nella erotica mente dell'autore (ogni tanto riemerge, per essere criticata non proprio positivamente l'idea [neo]platonica di Eros come medio fra gli uomini e gli dei).

domenica 29 gennaio 2017

Che la filosofia...

...sia utile siamo d'accordo; che venga insegnata in direzione critica, quantomeno in Italia, non so. Un punto dolente della polemica che nasce dall'emarginazione della filosofia dai programmi d'insegnamento è l'opposizione scienza / filosofia, che sta, quanto a ritrito, raggiungendo i vertici della massima vulgata opposizione, quella ragione / religione. La "filosofia", come l'architettura e la fisica, è una scienza; anche una teoria chimica sbagliata sulla composizione, sulla struttura di un materiale è un sapere, che sarebbe incriticabile, se non fosse in qualche modo conosciuto. L'opposizione scienza / filosofia è dunque insensata,soprattutto perché per definizione la filo - sofia è amore per il sapere, e quindi ricerca del sapere, non suo possesso: perciò l'opposizione di cui sopra è uno dei tipici casi di opposizioni che nascono dal fatto di pensarla su di un tema, fondamentalmente allo stesso modo, come i religiosi e gli atei che disputano sull'esistenza di Dio perché suppongono entrambi che Dio non possa non essere provvidenziale nei confronti di questa specialissima specie che viene detta |essere umano|: gli atei traggono dalla sofferenza e dall'ingiustizia manifestantesi in questo mondo la deduzione che Dio non esiste; i religiosi che il premio sia altrove. Invero, nessuno dei due schieramenti ha, né mai avrà, la prova inoppugnabile della propria ragione. Opporre la filosofia alla scienza è dunque concordare con gli "scienziati" che essa non è una scienza, come il buon Popper, il quale, mentre difende a suo modo filosofia, tradizioni e quant'altro, non riesce ad astenersi da distinzioni coll'accetta fra filosofia "speculativa" e scienza "mitico (=teorico-) osservativa", e quindi dal fornire ai detrattori "scientifici" della filosofia un'arma in più. In questo il tentativo popperiano fallisce: la sua terza via è soltanto un'intenzione, dove prima o poi riemerge la matematica come verità, "toccare la realtà" - per quanto inteso in modo diverso dal comune - del metodo sperimentale etc., e la "verità temporanea" tende a diventare l'ombra di una fantasima intravista di lontano in mezzo ad una nebbia vaga, nonostante debba pur ammettere che l'atomismo è una teoria filosofica recuperata - Popper crede sopravvissuta nella scienza greca, cioè negli studi naturalistici - dagli scienziati naturali da circa duemila anni di una minorità tale, allo stato delle testimonianze, da parere scomparsa. L'atomismo, ossia, è una teoria filosofica, rifiutata dalla tradizione a lungo maggioritaria, e perciò una "falsità temporanea" tornata in auge negli ultimi secoli. Poiché la conoscenza è capacissima di "regredire", non si può escludere che in futuro l'atomismo tramonti di nuovo. Allo stesso modo, supponendo che nel frattempo continui a progredire, si può ammettere la possibilità che teorie attualmente scartate si "rivelino" valide per qualcosa attualmente inspiegabile. Ogni "verità", essendo tale solo fin quando non dovesse risultare scientificamente (secondo il senso ristretto che si assegna in genere all'avverbio, che non è detto rimarrà valido in eterno) confutata, è temporanea; ogni "falsità" essendo tale solamente finché la "scienza" non dovesse riportarla in auge, è temporanea.

venerdì 27 gennaio 2017

La maggior parte...

...delle "chiese" intese come edifici sono "nate", sono state costruite sopra i templi degli dei ("idoli") pagani, non solo in Russia come declama un giornalista - storico nell'esordio volutamente gonfio (anche se con ciò del tutto contrario all'immagine autocelebratoria dello stile giornalistico) di un inserto sulla morte di Rasputin e ciò che ne è seguìto. Le "chiese" sono state costruite per secoli sopra templi pagani pure nella maggior parte dell'Europa, in Africa ed in Asia.

giovedì 26 gennaio 2017

Solo chi...

...non ha una approfondita infarinatura di greco si stupisce della coppia usata da Roland Barthes idiozia / autobiografia. Si veda Idiozia e Per adesso. Mi riservo un discorso più lungo riguardante Roland Barthes, su cui ho da parte una o due bozzarelle.

mercoledì 25 gennaio 2017

Idea univoca...

...della religione. Leggo, circa Le Baccanti di Euripide: "In apparenza il suo messaggio è un monito a tutti gli uomini ad adorare sempre gli dei e a non mettersi contro di essi, e in effetti tradizionalmente quest'opera era sempre stata considerata un'opera religiosa, ossia la riscoperta della religione da parte di un autore che per tutta la vita era stato sempre considerato un laico. A un'analisi più attenta però la tragedia rivela forti ambiguità che modificano sensibilmente il messaggio, come bene ha messo in luce la critica degli ultimi decenni. Innanzitutto è da notare che le virtù che all'inizio dell'opera vengono attribuite al dio (capacità di alleviare le tensioni e le sofferenze degli uomini grazie al vino e ai piaceri fisici e mentali) vengono mostrate ben poco: Dioniso si dimostra una divinità assolutamente spietata nel punire chi non aveva creduto in lui, al punto di sterminare i suoi stessi parenti (Penteo era infatti cugino del dio, in quanto figlio di Echione e di Agave, sorella della madre di Dioniso, Semele), ed esiliare i sopravvissuti. Tutto questo per pura e semplice vendetta"; poi: "Se Euripide avesse voluto mettere in scena un'opera religiosa, non avrebbe messo così in evidenza gli aspetti più sconcertanti del dionisismo, ma avrebbe probabilmente posto maggiormente l'attenzione sui lati positivi". Si tratta di una interpretazione modernista, ossia molto "soteriologica" nel senso per cui il dio salva e premia. Ma osserviamo due religioni che conosciamo relativamente bene, ossia l'ebraismo e la stessa religione greca antica: le loro narrazioni sono colme molto più di errori umani nei confronti degli altri uomini e degli dei stessi, puniti da questi ultimi con pene atroci come malattie, saccheggi, metamorfosi, che di premi e salvezza. Il fatto dunque che Dioniso nelle Baccanti punisca chi a lui s'oppone non significa affatto che la tragedia discussa non sia un'opera religiosa, anzi. Tenendo conto, in questo discorso, di due elementi, uno decisamente fondamentale: le tragedie, in primo luogo, erano rappresentate durante feste religiose, tanto più in feste dionisiache, quindi si potrebbe dire che non fosse strettamente necessario esibire in esse un messaggio religioso in quanto, al di là della indispensabile (?) "sprezzatura", il messaggio religioso poteva ritenersi implicito in ragione del contesto in cui il dramma era rappresentato; in secondo luogo, come reclamò ad esempio la critica cinquecentesca italiana di genealogia aristotelica, uno dei "difetti" della produzione tragica euripidea poteva semmai essere ritenuto il finale troppo frequentemente felice, che avvicinava l'opera alla commedia. Si pensi al passo di Robortello, In librum Aristotelis de arte poëtica, explicationes 127A: "dubitem, Aristotelis sententiam secutus, comediis similes esse affirmare". In terzo luogo, il messaggio religioso "positivo" (si veda sopra per l'implicita religiosità) era affidato agli altri due generi, ossia commedia e dramma satiresco. La vendetta poteva dunque essere vista, di nuovo, come una declinazione della giustizia degli dei: si ricordi D'attorno alla pia ipocrisia d'Enea. Altro aspetto criticabile dell'analisi emerge dal seguente passo: "il re Penteo non appare come una persona dall'atteggiamento fortemente razionale (cosa che ci si aspetterebbe da chi rifiuta di avere fede in un dio)". Nella connotazione negativa del personaggio regale emerge finalmente un'altra possibile fenomenologia che si può avere allorché qualcuno si oppone ad una religione, ossia il rifiuto irrazionale, o per hybris come nel caso di Penteo ("un uomo tirannico, irascibile, chiuso nelle proprie convinzioni e non disposto a rimetterle in discussione"), od in difesa di una tradizione precedente. Tutto ciò sempre che si ammetta la possibilità che una religione venga accettata su base razionale. Il razionalismo, secondo l'immagine che si ha - tradizionalmente, fra l'altro - di Euripide, avrebbe potuto essere semmai, potrebbe essere del tragediografo - filosofo - retore "dall'esterno"; ma "internamente" all'opera, pretendere razionalismo da Bacco e dalle Baccanti, nonché dal suo regio avversario barbaro quando si tenga conto del fatto che i suoi antenati sono fenici, e per di più in epoca arcaica, appare pressoché un non - senso, poiché i barbari in genere, non essendo esenti dal problema gli orientali, sono nell'immaginario greco soggetti a passioni disordinate, contrariamente ai greci (Euripide fa osservare nella Medea che una madre greca mai avrebbe uccisi i propri figli per vendetta, per semplice gelosia). Dunque, i valori positivi della religione sono anche nella tragedia delle Baccanti, in quanto in essa è posto l'aspetto per cui il dio deve essere ubbidito ed anzi adorato, per evitare una sua sanguinosa vendetta: l'uomo non ha speranza di vittoria, opponendosi ad un dio, ma solo può subire la sua vendetta. Se è fortunato, mentre viene tormentato da un dio, ottiene la protezione di un altro (Hera / [...]; Poseidone / Atena per Odisseo; Giunone / Venere per Enea). Ancora, l'opposizione al divino non avviene razionalmente neppure nella Bibbia: colui che si oppone ha il cuore duro, è cieco, è sordo etc.

martedì 24 gennaio 2017

Chierici.

Non per dire, ma Francesco Petrarca fu, era, è un chierico nella misura in cui è, era, fu uno studioso di una materia seppur non uno studente universitario (clericus); fu un chierico in quanto terziario francescano; non fu chierico nel senso che sia mai stato presbitero (prete), fosse stato ordinato coi voti definitivi.

lunedì 23 gennaio 2017

Avere.

Poter "vantare" cinque / sei autori che vendono diritti è segno di vita strabordante di una letteratura? Una volta si sarebbe preteso che fosse nel suo complesso guida, modello, riferimento al di fuori dei propri confini ed oltre. Se si cita Welles bisognerà notare che, almeno al momento, un certo paese si può dire sulla soglia (au seuil) di una guerra forsanco intestina, ma in guerra no. Quel paese oggi risulta assai distante dal vivere un Rinascimento, persino dall'intravvederlo, nonostante i quotidiani proclami, per cui Il terzo uomo è sommamente disadatt(at)o al contesto, nonostante si possa apprezzare l'escamotage retorico. La conclusione poi qual si dovrebbe trarre dalla chiusa è che, pur se fosse il punto in cui ci si trova basso, essendo esso parte di un incontrastabile processo planetario di decadenza della scrittura rispetto a quella degli antichi, non solo l'unica via di valore sarebbe a ciò rassegnarsi; ma anche esserne contenti, con quella soddisfazione già altrove stigmatizzata (si veda http://www.elideismo.com/2015/12/della-corruzione-delle-lingue.html) d'essere i meno peggio in mezzo al pessimo. Che splendore.

Nuovamente (Di nuovo II).

"Lèggere i quotidiani" non vorrei significasse, nel paese in cui, seppur non abbastanza, ci sono le emeroteche pubbliche ed un buon numero di biblioteche mette a disposizione i giornali per la letture, e nel quale oltretutto le gazzette si possono lèggere in un buon numero di caffè, "acquistare i quotidiani": i quali tra l'altro possono anche essere solamente esibiti sottobraccio ma non letti. Si veda Di nuovo, per esempio, ricordando che più di un autore umanistico - rinascimentale irrideva i casi in cui delle persone avevano libri che poi però non leggevano.

sabato 21 gennaio 2017

Il banale...

...principio sulla base del quale si difendono gli altri (si aiutano gli altri a difendersi, meglio) è quello per cui, difendendosi lontano da casa, si evita di doversi difendere più avanti in casa.

venerdì 20 gennaio 2017

Usare.

Utilizzare certi detti - apoftegmi - in certi contesti può essere pericoloso. Citazione: "'Perché chi sa non parla e chi parla non sa', secondo il detto di Lao Tze". Ma, retoricamente, chi scrive parla; quindi, chi cita il detto di Lao Tze in un testo si dovrebbe concludere che non sappia, la quale conclusione intermedia è già abbastanza, senza spingersi oltre.

giovedì 19 gennaio 2017

In qualche...

...modo s'è spinti ad ammetterlo: ancora oggi la Germania appare, da certi osservatorii, come la "Nuova Ellade": lo Stato in cui, quale che sia l'argomento, gli incentivi alla ricerca - intendendo pure l'impostazione di fondo per cui si deve ricercare, prima dei meri fondi economici stanziati - sono tali che una presenza di peso del contributo scientifico tedesco ad una materia è immancabile. Nessun altro stato sembra così universale, un luogo dove l'economia ha una importanza paragonabile a quella delle altre discipline, senza comunque sommergerle con una pervasiva supremazia che prende la piega di una ossessione, di una monomania quale invece sembra caratterizzare l'approccio di altri stati alla conoscenza ed alla vita: "historia etc. ancillae oeconomiae sunt". Come prima delle due guerre mondiali: il che ci dice, non solo sulla Germania, quanto la guardia debba essere tenuta alta, per eccellente che si sia la condizione dell'intelletto. Ossia: la cultura non è "in sé" infallibile vaccino contro l'intolleranza, benché restringerne la diffusione come sempre più si sta facendo in certi stati renda pressoché sicuro l'estendersi dell'intolleranza stessa e delle sue manifestazioni fino alle forme più violente. Si veda anche Ovvero si intende..., E' proprio..., Il termine...

mercoledì 18 gennaio 2017

martedì 17 gennaio 2017

Il diavolo...

...dal greco diabolé, ossia 'calunniatore' etc., se s'adotta una certa prospettiva che rischia di cadere in un parallelo per i più involontario e per non pochi empio, può effettivamente essere detto "eroe del male", e no: in effetto perché, se l'eroe è figlio di un dio, allora il diavolo, in quanto creatura dell'unico Dio essendo suo figlio - e collaboratore, o meglio servo, strumento: si confronti il libro di Giobbe - potrebbe esser impropriamente ritenuto eroe. Ma teniamo conto che a rigore "eroe" è il figlio di una divinità e di un umano: il diavolo ha padre (intesa la parola come sopra) divino, ma non ha madre se non quel dio stesso che gli è anche padre e che d'altra parte secondo lo pseudo - Dionigi è persino al di là dell'essere e del non essere; l'eroe è mortale, mentre il diavolo non lo è: se gli dei pagani nascono, dunque, cosa sono essi per le religioni monoteiste? Tutto ciò che nasce muore, disse qualcuno; ancora: l'eroe è carne e spirito, il diavolo, in quanto angelo secondo il significato seriore, ed angelo precipitato lontano dalla contemplazione del Perfetto, è comunque puro spirito in senso teologico. Dunque solo seguendo un senso della parola "eroe" piuttosto tardo, cioè d'essere che compie (?) imprese abissalmente al di là delle capacità umane, il diavolo può esser nominato eroe. O, ad oggi meglio: "antieroe", contrapposto ad un eroe compiutamente invincibile, sempre secondo l'interpretazione appena indicata.

lunedì 16 gennaio 2017

D'una osservazione in dramma.

"Ma un attributo" - disse - "a) è uno fra più 'sinonimi'; b) per ciò stesso, una volta usato come 'sinonimo', qualificarlo come 'improprio' si potrebbe ritenere inesatto. Diverso forse è il discorso riguardo al nome in senso grammaticale e non dialettico - la logica formale è un problema, poiché si autoattribuisce, come anche vorrebbe indicare l'aggettivo 'formale', esattezza, ma tale esattezza deriva dalla convenzione per cui è essa stessa ad assegnare un solo valore ad un cognitum". Questo apre anche la discussione sulla frase di Arnold Schönberg nella Dottrina dell'armonia, per cui: "la tonalità non è una legge naturale della musica". In molti casi, non è "natura" lo stesso che convenzione, abitudine, assuefazione, tradizione?

domenica 15 gennaio 2017

sabato 14 gennaio 2017

L'impossibile.

"Sollen aber Natur und Geist nach ihrer ganzen dramatischen Tiefe zur Darstellung kommen...". Karl Rosenkranz, Aesthetik des Hasslicken 39.

venerdì 13 gennaio 2017

Sulmona.

E' nientemeno che la patria di Publio Ovidio Nasone, non se ne può parlare come di un banale piccolo centro abruzzese. In questi casi mi viene sempre in mente che Spello è un piccolo paese italiano, ma uno scrigno d'arte, come autopticamente rilevato.

giovedì 12 gennaio 2017

Caratteri.

Certi almeno, se si continua ad alludere pesantemente in loro presenza all'auspicio che una situazione riguardanteli approdi ad un fine determinato; se si associano progressivamente nuovi persuasori allo scopo; se si lascia trapelare la possibilità che la loro decisione su di un tema potrebbe rivelarsi favorevole a quanto alcuni si augurano: ebbene, essi si bloccheranno tanto più pervicacemente su di una posizione contraria, negativa, quanto più verranno aumentati gli stratagemmi per raggiungere l'obbiettivo e da quante più direzioni si faranno affluire su di esso.

mercoledì 11 gennaio 2017

Giovincelli...

...sappiate che nel 1931 c'era già la radio, c'era già il cinema; c'erano pure l'automobile e il treno, i giornali quotidiani e non solo; c'era la bicicletta e, siccome s'era superata da appena qualche anno la stampa a caratteri mobili da sistemare a mano con la stereotipia di Didot, c'erano pure i libri (da ancor prima della stampa inventa dai cinesi, a voler dir lo vero). Non amo quest'approccio da: "Immaginate, anche i Sumeri praticavano la stazione eretta...", benché non sostenga l'immobilità dell'universo ab origine.

martedì 10 gennaio 2017

Considerazioni (in)attuali I.

Simone Weil, La prima radice, pag. 37: "Le forme associative di opinione dovrebbero essere sottoposte a due condizioni. La prima, che non vi esista la scomunica. Il reclutamento si dovrebbe fare liberamente, per via di affinità, senza tuttavia che nessuno possa essere invitato ad aderire a un insieme di affermazioni cristallizzate in formule scritte; ma un membro, una volta ammesso, dovrebbe poter essere escluso soltanto per mancanze contro l'onore o per reato di noyautage". Nota su noyautage: "Sistema che consiste nell'introdurre in una organizzazione neutra (sindacato, amministrazione) o ostile (partito politico avverso)propagandisti isolati con lo scopo di dividerla, disorganizzarla e, all'occasione, prenderne la guida". Sembra Attualità da qualche anno.

lunedì 9 gennaio 2017

domenica 8 gennaio 2017

Si può credere... (Anatolia XIX).

...tutto il male del mondo circa la superpotenza solitaria; non si può credere che l'attivismo del grande stato bicontinentale d'oriente sia disinteressato. Entrambi operano come se avessero un primo pré carré, seppur non nel senso di Vauban, e quindi ulteriormente su di uno scacchiere più ampio in cui anche certe perdite impreviste verranno convertite in qualcosa da cui ricavare una contropartita.

sabato 7 gennaio 2017

Nessuno.

Davvero, iperbolicamente nessuno discute che la pittura sia arte. Ma pretendere di attirare in un museo a lavorare "personale" che fino a poco tempo prima operava in teatro, dicendogli che è bellissimo avere a che fare con grandi capolavori d'arte, potrebbe essere considerato da qualcuno un notevole scivolone, financo un involontario insulto, poiché ha l'aria di escludere per errore il dramma dall'arte. E' il problema che nasce dalla consuetudine vulgata di dire "arte (figurativa)" etcetera, sottintendendo la seconda parola.

venerdì 6 gennaio 2017

Ieri...

...ascoltavo sorridendo con un sentimento misto di sconforto e derisione l'intervista ad un capo (popolo? Fazione?) straniero che attaccava il multiculturalismo in nome dell'unicità della "cultura nazionale". L'elideismo è la presa d'atto per niente allarmata del dato il quale attesta l'inevitabile mescidanza di qualsiasi cultura: al punto che, quando qualcuno "insinua" la presenza di semitismi linguistici estremamente antichi nelle lingue indoeuropee, sapendo: a)che gli indoeuropei nella loro storia - la quale è, come quella di tutti, storia di migrazioni - si sono spostati innumeri volte venendo a contatto pure con popolazioni di lingua semitica; b) che i semiti commerciarono (e dunque in qualche modo frequentarono: vd. "Avere commercio con qualcuno" per esempio in italiano) con indoeuropei; c) che l'alfabeto fu inventato dai fenici, anch'essi uomini di lingua semitica, e che successivamente venne adottato ed adattato da genti indoeuropee alle proprie esigenze... Da tutto ciò può capitar che qualcuno ipotizzi l'assunzione di parole semitiche nel vocabolario indoeuropeo, se non facile, almeno come naturale tendenza contrastata da alcune difficoltà. Se dunque la mistione lessicale è fenomeno continuo, non risulterà strano verificare che uno Stato il quale, benché possa vantarsi d'aver dominato a lungo la cultura europea per due volte a distanza di cinquecento anni, tuttavia fu "afflitto" fra la fine del Quattrocento e l'inizio del Seicento, dalla grave malattia dell'italianismo, la quale invase inarrestabile tutte le membra, quando non financo le cellule, del suo corpo culturale, dalla musica alla pittura, dal dramma all'architettura, dalla scultura al romanzo in prosa alla versificazione lirica ad ogni altro pensabile (e dunque vero, secondo certe teorie); allora potremmo dire che la cultura "propria" di un paese è la rielaborazione peculiare di ciò che ha ricevuto, di ciò che spesso si è preso colle armi o col prezzo: il melodramma britannico, la ballad opera; la tragedie liryque francese; la musica strumentale tedesca che lottò a lungo per "liberarsi", fra le molte, delle influenze della scuola napoletana; il romanzo cavalleresco spagnolo e la poesia "lirica" gallego - portoghese, per solo fare qualche esempio di fenomeni su cui si potrebbe esercitare una semeiotica culturale, se si vuol insistere a parlare di "malattia", per ognuno di quegli stati temporanei che la storia umana ha visto sorgere, fiorire e fragorosamente cadere sulle terre che noi calpestiamo. La "cultura nazionale", certo: chi lo contesta?

giovedì 5 gennaio 2017

Conciliare?

Non nel senso di Cicerone, ma: "una profondità di pensiero e di vedute con i mezzi di comunicazione" attuali? Forse con "cicli" di testi brevi da connettere fra loro. Aforismi? Può essere. Ed incrementando il numero di incompiuti, piuttosto che ridurlo. La persona intervistata nel testo da cui questa riflessione parte comunque, almeno nell'intervista, appare anti - antica, se il libro è: "rimanere soli con sé stessi"; poiché al contrario per secoli, come ho già scritto (La lettura deformata), l'applicare sé stesso a leggere fu atto concepito intrinsecamente pubblico, declamato a teatro per esempio; o per un pubblico di amici ed estimatori.

mercoledì 4 gennaio 2017

L'occidentale...

..."informazione", nonostante siano passati ormai cent'anni da quando la Russia si è manifestata definitivamente sulla scena del mondo, trascura di ricordarsi, appostamente o meno, che il paese usa ufficialmente come calendario liturgico e non solo il calendario giuliano, in luogo di quello gregoriano, sicché il Natale di cui ci si riempie costantemente la bocca in quel luogo assai lato si celebra il 6 Gennaio dell'anno per lo "Occidente" successivo. Dunque, eventuali "feste" là non vengono onorate coll'astensione dal lavoro contemporanea a quando se ne astengono i lavoratori dell'Europa mediterraneo - atlantica, fatti salvi eventuali casi di karoshi non giapponese. Voglio dire che la voluta alienità russa rispetto a quell'Europa di cui geograficamente si trova ad essere ancor più da qualche tempo non breve parte maggioritaria è confortata dall'incapacità dell'Occidente di capire delle diversità che tratta con troppa indifferenza: un atteggiamento diverso rispetto all'esotismo con cui avvicina le culture asiatiche, del "Sudamerica" in taluni aspetti, africane e dell'Oceania sparsa in arcipelaghi o racchiusa al di là della pellicola costiera europea la quale avvolge in specie l'Australia ma pure la Nuova Zelanda.

martedì 3 gennaio 2017

Nella compostezza...

...dell'esibito distacco dalla materia trattata, nella posa oggettivista del discorso si nasconde sempre, al di là dell'intento genuino dell'oratore, un giudizio: o teso a corroborare nella maggior parte dei casi una versione "tascabile" della tradizione, onde non ingombrare troppo lo sgabuzzino cerebrale di chi ascolta, lègge; o per contestarla in nome d'un rivoluzionario ritrovato, che vuole fondare una tradizione nuova, lo ammetta oppure non lo ammetta consciamente l'oratore. Un certo tipo di Romanticismo vulgato aiuta la prima impostazione; ma anche il Classicismo dei "venti autori indispensabili" per chi pratichi una disciplina qualsiasi, allorché si riduce ad una capacità nominatoria di quei soli venti.

lunedì 2 gennaio 2017

All'ombra...

...del giglio obbligo venite, benché sia obbligo dappoco; venite all'ombra recente delle curiosità in fiore, signori. Leggiamo: "Si capisce che doveva per forza piacere", scrive qualcuno circa il rapporto fra un tema, un argomento, ed un'altra persona. E l'eroe americano trascorso nella sua decadenza compianta per l'Italia è pungolato a divenir padano; un eroe padano fotografato in gondola: sì a Venezia, e non sulla piana veneta, come se Ravenna, la città ultima capitale dell'Impero romano d'Occidente, la città occupata dalla sevizia d'Odoacro (per citare L'Italia liberata da' gotti di Giangiorgio Trìssino), il seggio di Teodorico e dei suoi successori durante il regno ostrogoto d'Italia, il centro dell'Esarcato bizantino, la cattedra dell'arcivescovo che alcuni considerarono per un certo tempo come un secondo papa, non fosse abbastanza, e si dovesse andar a cercare fuori dalla verde distesa creata dall'Eridano un bastevole prestigio. A meno che la laguna che prende il nome quando da quello delle terre che vi si affacciano, quando dalla città che, oltre a nomar l'acque salate di qua dalle bocche di porto, giunse a tale fama che il mare al di là di queste ultime fu pure chiamato golfo d'essa, fatta germana delle "Valli" di Comacchio, non divenga valle pur essa. E l'obbligato è incatenato dalla necessità, in quanto "antropologo e saggista", costretto perché "studioso di folklore e tradizioni popolari", nella stretta misura in cui, essendo "romanziere e affabulatore", è vincolato a fare certe cose e pensarne senza scampo altre; persino incarcerato nella costrizione di essere libero. E dunque quest'Uomo del Tramonto sommamente nella sua forma trascendentale libero, si trova poi, tra i flutti dell'accidenti che càpitano al singolo, avvolto di lacci e laccetti definitorii che lo irrigidiscano, nell'intenzione non solo della teoria, entro una solida griglia tassonomica. Mi vien da tornare a 1957.

domenica 1 gennaio 2017

Geniale.

In francese genial vale anche 'bello'. In italiano geniale significa perlopiù 'estremamente intelligente, brillante, acuto'. Ma in latino il genius è la divinità, il "demone" che accompagna la vita dell'uomo dalla nascita; l'ingenium (ingegno) è l'insieme delle qualità "innate" di un individuo - meglio, che appare avere fin dalla nascita -, più spesso una in particolare. Geniale dunque è anche la lingua "nativa", spesso detta pressoché impropriamente naturale di un uomo (che invero si apprende): ogni lingua è perciò "geniale" in qualche luogo, di qualche in una varia misura circoscritto luogo e tempo, con tutto il rispetto per il greco antico parte del lessico delle lingue "occidentali" che viene elogiato non ingiustamente in un libro il quale pare sia nella penisola italica recentemente "vendutissimo". Certo, l'Italia è paese dove notoriamente i libri vendono assai, ma veramente assai poco, e quindi gli "strilli" valgono ancora meno.