domenica 29 gennaio 2017

Che la filosofia...

...sia utile siamo d'accordo; che venga insegnata in direzione critica, quantomeno in Italia, non so. Un punto dolente della polemica che nasce dall'emarginazione della filosofia dai programmi d'insegnamento è l'opposizione scienza / filosofia, che sta, quanto a ritrito, raggiungendo i vertici della massima vulgata opposizione, quella ragione / religione. La "filosofia", come l'architettura e la fisica, è una scienza; anche una teoria chimica sbagliata sulla composizione, sulla struttura di un materiale è un sapere, che sarebbe incriticabile, se non fosse in qualche modo conosciuto. L'opposizione scienza / filosofia è dunque insensata,soprattutto perché per definizione la filo - sofia è amore per il sapere, e quindi ricerca del sapere, non suo possesso: perciò l'opposizione di cui sopra è uno dei tipici casi di opposizioni che nascono dal fatto di pensarla, su di un tema, fondamentalmente allo stesso modo, come i religiosi e gli atei che disputano sull'esistenza di Dio perché suppongono entrambi che Dio non possa non essere provvidenziale nei confronti di questa specialissima specie che viene detta |essere umano|: gli atei traggono dalla sofferenza e dall'ingiustizia manifestantesi in questo mondo la deduzione che Dio non esiste; i religiosi che il premio sia altrove. Invero, nessuno dei due schieramenti ha, né mai avrà, la prova inoppugnabile della propria ragione. Opporre la filosofia alla scienza è dunque concordare con gli "scienziati" che essa non è una scienza, come il buon Popper, il quale, mentre difende a suo modo filosofia, tradizioni e quant'altro, non riesce ad astenersi da distinzioni coll'accetta fra filosofia "speculativa" e scienza "mitico (= teorico-) osservativa", e quindi dal fornire ai detrattori "scientifici" della filosofia un'arma in più. In questo il tentativo popperiano fallisce: la sua terza via è soltanto un'intenzione, dove prima o poi riemerge la matematica come verità, "toccare la realtà" - per quanto inteso in modo diverso dal comune - del metodo sperimentale etc., e la "verità temporanea" tende a diventare l'ombra di una fantasima intravista di lontano in mezzo ad una nebbia vaga, nonostante debba pur ammettere che l'atomismo è una teoria filosofica recuperata - Popper crede sopravvissuta nella scienza greca, cioè negli studi naturalistici - dagli scienziati naturali da circa duemila anni di una minorità tale, allo stato delle testimonianze, da parere scomparsa. L'atomismo, ossia, è una teoria filosofica, rifiutata dalla tradizione a lungo maggioritaria, e perciò una "falsità temporanea" tornata in auge negli ultimi secoli. Poiché la conoscenza è capacissima di "regredire", non si può escludere che in futuro l'atomismo tramonti di nuovo. Allo stesso modo, supponendo che nel frattempo continui a progredire, si può ammettere la possibilità che teorie attualmente scartate si "rivelino" valide per qualcosa attualmente inspiegabile. Ogni "verità", essendo tale solo fin quando non dovesse risultare scientificamente (secondo il senso ristretto che si assegna in genere all'avverbio, che non è detto rimarrà valido in eterno) confutata, è temporanea; ogni "falsità" essendo tale solamente finché la "scienza" non dovesse riportarla in auge, è temporanea.

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