martedì 31 gennaio 2017

Del classico "classicista".

Il più classico dei classici, quel prodigio di stile medio, di saggezza umana che non è "sapienza", bensì alienità da eccessi, esagerazione di sentimenti etc., nonché un'ottava in cui il pensiero si legge come se fosse del tutto semplice, l'Orlando Furioso, ha conosciuto tre edizioni autorizzate dall'autore, il quale lavorò all'ultima più di dieci anni; a tale edizione Ludovico Ariosto cambiava i versi - non però in quanto correggeva sviste o refusi - persino durante la tiratura dei fogli. Si può supporre che se avesse avuto tempo una decina d'anni di vita, avrebbe dato alle stampe una quarta edizione; eppure il Furioso ultimo è di una limpidezza che pare imperfezionabile. Ma il classico, ancor più forse del tormento estatico dell'opera romantica, è solo una forma temporanea, ed è dunque una mobile perfezione, non qualcosa di fatto e compiuto nella erotica mente dell'autore (ogni tanto riemerge, per essere criticata non proprio positivamente l'idea [neo]platonica di Eros come medio fra gli uomini e gli dei).

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