martedì 28 febbraio 2017

Attenzione.

Benché l'evasione erariale (continuo a sostenere che, sulla base della storia della lingua, in un paese che vuol essere definito democratico nel senso contemporaneo questo aggettivo debba essere senza dubbio il sostituto di "fiscale") in Italia sia altissima, affermo non ci debba essere dubbio alcuno: la cura della salute pubblica, popolare, deve essere responsabilità dello Stato, che dal lavoro del popolo riceve le risorse per essere. Dipendendo il funzionamento dello Stato democratico dalla capacità lavorativa dei cittadini (nel mondo moderno, addirittura dei residenti), e dipendendo tale capacità d'essi dalla salute, è interesse e quindi obbligo dello Stato in questo mondo economicista e finanziarista (Scienza delle finanze) garantire la salute dei cittadini. Ogni attività lavorativa deve ricevere un corrispettivo.

lunedì 27 febbraio 2017

domenica 26 febbraio 2017

Vecchio tema.

Deve avere più di vent'anni, risale ai tempi in cui ero un giovane "filologo - traduttore" e qualcunò accennò alla traduzione di un testo in italiano aiutandosi nel lavoro colle traduzioni in altre lingue. Ma dal punto di vista del metodo ortodosso ogni traslazione ("traslatare", "traslatando": 'tradurre', 'traducendo'.) è fonte di (nuovi) errori; dunque, traducendo un testo attraverso una traduzione precedente si aggiungeranno gli involontari errori propri agli involontari errori altrui, il che - sempre dalla angolazione metodologica ortodossa - rende un tale approccio assolutamente sconsigliabile per l'esattezza. Poi, l'errore involontario produce una tradizione onesta, che è produttiva senza inganno. Bisogna infine ammettere che l'errore volontario (altrimenti detto colpa, peccato) produce anch'esso una tradizione che non di necessità rimane poi eternamente separata dall'altra. Si veda Sulla produttività e Metafisica: Irrtum.

sabato 25 febbraio 2017

venerdì 24 febbraio 2017

I diritti.

Essi hanno due parti. Si può fare obiezione di coscienza e non partecipare alla garanzia di un diritto affermato dalla legge, quando non sia quel che si dice un diritto - dovere individuale, la cui natura e numero va quanto meglio delimitata. Ma quel diritto deve poter essere esercitato. Ogni diritto universale del cittadino è un dovere ininterrotto dello Stato democratico (e non solo, in linea teorica), esso deve garantire le condizioni per il suo perenne esercizio effettivo.

giovedì 23 febbraio 2017

Ad alta voce.

E' l'espressione originale della lettura. Trattare il tema della sacralità della parola non è affatto facile, tanto più in un'epoca nella quale, essendo la cultura "occidentale" massivamente alfabetizzata, essa ha raggiunto quel valore prossimo allo zero che qualsiasi fenomeno tocca quando entra nella quotidianità: uno scritto sul tema è fermo da mesi. Tuttavia, pur non condividendo il falso rifiuto platonico del mettere per iscritto la filosofia (falso a prescindere dall'importanza delle "dottine non scritte"), potremmo dire paia vero che l'enunciazione a memoria delle tradizioni ebbe a che fare colla "santità" del verbo. Sembra altresì vero che la scrittura poté presentarsi quale una maniera per mantenere inalterato il motto oltre la fallibilità e temporaneità, oltre la putrescenza dell'accidentale individuo umano, ribadendo così il valore sacro e relig(i)oso della parola. Di qui la declamazione pubblica dei testi, oggi così rara, per cui vedi anche Conciliare?. Pur se si incorre in falli scrivendo, e pur se le tavolette o quant'altro più facilmente ancor del cadere nell'accidente di una distruzione totale o parziale, possono essere mal lette.

mercoledì 22 febbraio 2017

Una cosa certa.

Se sei strano e barbaro in uno stato, tale è che i più singolarmente presi ti guarderanno perplessi e quasi sempre con sospetto perché non riesci a parlare correntemente una lingua semplicissima; talmente banale ritengono l'eseguirla pregiudizialmente, che se non riesci in questo, succede senza dubbio perché in realtà non vuoi.

martedì 21 febbraio 2017

Economia.

Io per esempio chiamerei polemicamente "economia" il diritto, la disciplina della storia del diritto di uno Stato particolare. Uso incontestabile, se oikos anche 'patria', direi.

lunedì 20 febbraio 2017

Una "risorsa"...

...non è stata e non sarà necessariamente sempre tale; persino essendo naturale, cioè disponibile in natura: servono preliminarmente conoscenze e capacità tecniche che la "trasformino" in risorsa.

domenica 19 febbraio 2017

Finora...

...le religioni son sì ripetutamente declinate, come fenomeno singolo; ma come trascendentale, scomparse, mai. Trasformate, dal politeismo trascorse nel monoteismo (e poi: questa è una visione occidentocentrica che dovrebbe infine far di conto), dalla compresenza animista alla separazione metafisica rispetto al transeunte creato; fino al paradosso per cui a certuni i monoteismi finiscono per sembrare politeismi absconditi, ed i politeismi monoteismi in ombra. Persino la religione della scienza sperimentale (il cui vertice tra l'altro è una scienza nient'affatto sperimentale nelle sue manifestazioni "culminanti", come la matematica).

sabato 18 febbraio 2017

Teoricamente...

...se la Banca Centrale Europea in contemporanea non facesse gli interessi esclusivi dell'Italia, né quelli della Germania etc., alcuni ne trarrebbero la conclusione che stia facendo in modo corretto il proprio lavoro. Tuttavia sorge un dubbio, nel caso specifico, che riguarda una associazione di stati che hanno declinato storicamente ed ancora declinano diversamente il "comune" modello del capitalismo. Un comportamento riguardante gli stimoli all'economia equilibrato ed omogeneo funziona bene in un quadro politico - economico di riferimento omogeneo quanto i mezzi applicati, in grado invero di consentire un omologo, ossia un ragionamento (e sua applicazione) sensatamente costante su tutto il campo: peccato che di certo questo non è il caso dell'Unione Europea neppure dall'angolazione monetaria, neanche dell'area euro. Al limite si potrebbe usare lo strumento del cambio per promuovere, attraverso il vantaggio del cambio stesso, la convergenza dei paesi UE non euro con quelli dell'area euro; ma questo lascerebbe comunque sul tavolo la questione di come risolvere proficuamente le dissimmetrie fra i paesi adottanti l'euro.

venerdì 17 febbraio 2017

Ricerca.

"L'ho cercata sui monti e sulle pianure, sopra l'interminata superficie del mare e nelle immense profondità della terra, ma non l'ho trovata".

giovedì 16 febbraio 2017

Perciò...

...non necessariamente mancano i manoscritti, come sembra in un articolo di giornale - posto che i chiamati manoscritti molto più probabilmente saranno dattiloscritti, file stampati di programmi di elaborazione testo, invece che d'impaginazione -, bensì mancano le stanze ove accatastarli, dove farne colonne ovvero infilate prospettiche di carta, nelle case editrici odierne. Anche questa è una visione dal punto di fuga (o d'osservazione?)dell'editore, non dello scrittore. Seppure il lavoro di penna può oggi prendere direttamente forma nello spazio dati fornitogli da un gestore integrato restando in linea, lo scrittore dovrebbe ancor attualmente essere il "mostro" che scrive quasi in ogni condizione, ossia pure in quei rari casi che a volte si presentano, quando è disconnesso dalla rete. Dovrà allora pur surrogare in qualche modo allo strumento di cui è momentaneamente privo se, romanticamente, deve fissare gli èmpiti dell'anima per iscritto, sicché avremo addirittura il ritorno alla carta: ad un foglio sciolto, alla pagina di una vecchia agenda "dono" di qualche privato mercante in cerca di un ritorno scordata nella sua funzione di promemoria d'appuntamenti pratici ma pur utile ad imprimervi con una punta tormentati tentativi finalmente liberi di tornare alle origini delle cancellature, delle parole sbarrate e sovrascritte senza che tutto ciò sembri uno strategico spreco di spazio teso ad impressionare il lettore in un mondo che si vanta dell'infinità, interminabile espandibilità, espansibilità d'esso. Punte di biro, di matita, di crayon o pastello: tutto ha valore, assolve lo scopo. Poi v'è il blocco note del telefono intelligente, e si torna al dattiloscritto, dunque. Non si batte il testo del file colle dita sulla tastiera financo del computer, questa macchina da scrivere che permette d'aggiungere al testo figure, suoni e video? Quindi, allorché di nuovo s'ha l'accesso alla rete...

mercoledì 15 febbraio 2017

Anatolia XX.

Un dotto discorrere sull'origine della mezzaluna turca ed islamica, quasi totalmente. Tralasciando delle valide (come confermato anche dallo scritto) ragioni degli stati che il simbolo rifiutano nel quadro della loro visione, e mettendo da un canto ciò che riguarda lo scontro di civiltà, poiché il testo richiama e Costantinopoli e Mosca, ossia la seconda e la terza Roma, accennando alla "caduta" dell'impero ottomano ed associandovi quelle dell'impero zarista e del suo successore comunista, potremmo da questo trarre una conclusione bizzarra. Lungi dal non essere mai caduta infatti, la Terza Roma è già caduta due volte in poco più di settant'anni, quando vedessimo geopoliticamente in continuità le due entità politiche come ho affermato in passato, e la seconda altrettante in poco più di quattrocentocinquanta. Tuttavia entrambe sono risorte, pur nel ridursi del territorio incluso entro i confini: la Russia del presidente, e la Turchia del condottiero che così spesso si offre al popolo nella città sullo Stretto.

martedì 14 febbraio 2017

Illeggibile.

Non saprei definire diversamente l'esordio di periodo di un articolo di rivista musicale: "In apertura l'Overture dalle musiche per il Manfred di Byron [...]".

lunedì 13 febbraio 2017

"Gli interrogatori".

Gli interrogatori duri funzionano, è posto in sodo da secoli. Da qualche secolo in meno è certo anche il fatto che funzionino fin troppo, facendo confessare ad innocenti reati non commessi. Non v'è bisogno di rifarsi ad una recente ricerca condotta per un'assemblea legislativa: basta Cesare Beccaria.

domenica 12 febbraio 2017

Titolo.

Titolo (e parte di sottotitolo) d'un libro: "Retromania"; e "la nostra ossessione per il passato. Dall'altra parte, la didascalia d'un articolo entro una rivista musicale: "il fisarmonicista [...] presenta un omaggio a Michael Brecker fra post - bop e musica contemporanea". Dunque quel che per uno è culto ossessivo del passato, mancanza di capacità di creare, un elemento nocivo della contemporaneità, per l'altro è un positivo omaggio (ad un grande della disciplina che tale tributo merita). Posto che un omaggio può essere ben fatto o meno (una accorta allusione, più che un richiamo aperto, od una emersione moderata per lunghezza e, se ripetuta, a distanza considerevole, di uno stilema riconoscibile, una frase musicale, per rimanere all'ambito della citazione qui sopra) resti dei propri ascolti preferiti faranno comunque capolino in forma involontaria. Insomma, parte del passato è quel passato nostro il quale anche incosciamente ha dato forma alla nostra maniera. Si tratta di cercare il più possibile di dominarlo.

venerdì 10 febbraio 2017

Un'opera.

Non obbligatoriamente un testo scritto - tantomeno per obbligo volutamente narrativo, né concepito fin dall'inizio per essere necessariamente in prosa - dev'essere steso per divenire multimediale: da solo tale diventerà nel momento stesso in cui qualcuno dalla sua prospettiva vi coglierà il seme per la migrazione ad altro mezzo. Se colui che avrà pensato alla traslazione sarà altro individuo rispetto a chi ha elaborato lo scritto, quest'ultimo in seguito sarà comunque trasformato; persino se l'autore opererà da per sé il passaggio, vi sarà un cambiamento: o per un volontario adattamento al diverso linguaggio; od a causa del mutare delle sue idee su alcuni aspetti dell'opera, per esempio sui temi che tratta e come trattarli.

Polemico.

Dunque, non è ancor più "economia" quella disciplina che studia la legge (nomos), il corpo di leggi le quali sono e sono state in vigore nella patria (oikos, con uso retorico ma non perciò meno storicamente valido), in uno specifico stato? Ciò se lo studio delle leggi che regolano gli scambi commerciali e la creazione di capitali, ricchezze si definisce "economia" e non ecosofia od ecologia. Dato poi che le opinioni circa quale sia il modo di creare e gestire ricchezze - ammesso che nel sistema attuale si possa scartare il termine crematistica - sono state e, nonostante il "trionfo" del capitalismo, ancora sono differenti, probabilmente ecologia, cioè 'discorso', e non 'legge', intorno alla creazione di ricchezze risulterebbe termine più adatto a dare una qualche definizione al confronto teorico.

giovedì 9 febbraio 2017

Altro problema.

Il pluralismo complesso del contemporaneo, quando si giunge al dibattito, appare invero ad alcuni esposto quale il corrodersi reciproco di monismi semplificanti contemporanei che, soddisfatti, appiattiscono la varietà che è anche del passato ben entro la riduzione ulteriore di una disponibilità documentaria già necessariamente lacunosa.

mercoledì 8 febbraio 2017

Quando uno "strillo"...

...pubblicitario (nient'altro, in verità, questo articoletto su di un - ovviamente - romanzo storico in uscita pubblicato da un quotidiano prestigioso) ripropone elevata alla n la non veterrima, bensì veterrimissima idea inizialmente franco - illuminista del Seicento meridionale, italiano e spagnolo, come secolo buio. Il secolo in cui operarono Bernini, Galileo Galilei, Gianbattista Marino, Borromini ed innumeri altri non al tutto chiusi nell'ombra, onde limitarci all'Italia. Guardassimo al fulgore del XVII secolo spagnolo, poi... La presenza catalo - castigliana entro i territori oggi sotto il dominio della Repubblica Italiana, vorrei far notare, si estende lungo l'arco temporale di quattrocento anni circa, e certuni intendono che atteggiamenti assunti dall'esempio spagnolo in quel lungo periodo abbiano danneggiato la mentalità di un qual estesa parte del paese. Intralasciando talune dozzinalità - parecchie dozzine tutte assieme - diffuse nell'opinione comune, osserveremo brevemente insieme a Gianluigi Beccaria come il segno culturale ispanico non sia affatto superficiale in Italia e quindi, se ci basassimo sul pregiudizio, delle due l'una: o l'oscurità che avvolse l'Italia va ritenuta ben più estesa e cieca (in sostanza adottando questa visione la Luce v'è solo tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento in Italia centro - settentrionale, poi faticosamente dal Settecento già ben principiato ad oggi); oppure anche quel periodo ebbe più d'una candela, fiaccola o faro, in entrambe le terre del Sì. Perché, non scordiamolo, per una certa secolare tradizione storiografica di genealogia rinascimentale, pure il millennio detto Medioevo fu epoca oscura, barbara e sanguinaria annunciata dal Tardo Impero. Alcuni anni fa mi ero messo a far l'esercizio di vedere quanti "barocchi" si potevano scovare e radunare nella storiografia artistica: ne faceva ingiustamente parte anche il francesissimo Rococò, ingiustamente come gli altri.

martedì 7 febbraio 2017

Secondo problema...

...del Modello potrebbe non essere sbagliato, per le questioni politiche: attenzione tuttavia a che non si trasformi in qualcosa piazzato in un tabernacolo, come nella Visione di Petrolio. E, signori, di nuovo attenzione: non solo la congiura ed il segreto, cui qualcuno polemicamente accenna - la segreta congiura? - "trasformano" la politica in fede, posto che creare una fede, tanto più in politica, è fenomeno meno infrequente di quanto alcuni mostrino di credere (poi magari non è solo una presentazione: e ciò potrebbe essere anche più pericoloso di una simulazione); ma gli attacchi ripetuti e concentrici ad un gruppo pure. Inoltre, alle volte sembra che lo sfondo, la struttura pubblicizzata di "valori di riferimento", assomigli più ai vestiti nuovi dell'Imperatore.

lunedì 6 febbraio 2017

Non è forse vero...

...che la cimba della (Seconda) internazionale, bontà operaia organizzata contro l'egoismo peculiare dei nemici capitalisti fragorosamente si sdrucì allorché urtò nell'Acrocerauno patriottismo delle "nazioni" fronteggiantesi cruentemente durante la Prima Guerra Mondiale?

domenica 5 febbraio 2017

Dell'imitazione.

Artistica in senso ristretto, s'intende. Mettiamola così: 1) i significati delle parole cambiano; 2) i significati delle immagini mutano. 2a) ci sono immagini informi, quindi aperte in partenza ad una molteplicità di significati che vengono di volta in volta "fissati" dallo spettatore (vedi il test di Rorschach): non vorrei si confondesse "significato" con "forma", schema in uno dei sensi greci; 3) il cuore del discorso: posto che la musica ha di base anche in un punto di vista "imitazione della natura" la risorsa dell'onomatopea, per cui chi ascolta può - e lo fa, dato che una cultura sistematizza quanto può maggiormente le corrispondenze interne alle arti e quelle degli strumenti delle arti alla "realtà esterna" - avvertire consciamente ciò che il musicista vuol riportare alla sua mente: se noi dovessimo dedurre da una supposta mancanza di significati consolidati, sociali, di quanto formato da un'arte, il suo non essere tale, l'Aristotele richiamato avrebbe escluso dalle arti il mimo: così invece non è stato. Ci deve essere un equivoco: Aristotele non ha escluso la musica dalle arti; anzi, un'ampia sezione dei Problemi è dedicata alla musica, ed uno dei primi esempi della Poetica riguarda la gradazione: a) di capacità imitativa dello strumento solo ed in combinazione colla voce; b) la perfezione relativa degli esecutori musicali. Leggere vari commentatori cinquecenteschi della Poetica, soprattutto quelli che più scendono nel dettaglio come Robortello, conferma che le arti vengono gerarchizzate: la gerarchia è stabilita in base alla capacità di approssimazione drammatica: movimento e discorrere, per cui l'arte che più si avvicina a riprodurre tutto ciò che è ritenuto esistere è valutata quale arte più perfetta; in relazione all'arte più perfetta, quella meno perfetta può per brevità essere definita non arte, ma solo in rapporto a quella più perfetta, non in assoluto. Così la tragedia e la commedia, che sono agite da attori in carne ed ossa, nelle quali si parla, si agisce, si canta, si suona, c'è la scenografia, sono arti migliori di pittura e scultura, in cui non v'è movimento, né parola; della danza, in cui abbiamo movimento ma non parola; del poema eroico, che è letto, che conosce la varietà dei toni nella lettura, che descrive colle parole soltanto ogni oggetto vivamente ma non lo può presentare di fronte; del mimo, il cui moto è muto etc.. Per parafrasare qualcuno, tutte le arti non drammatiche sono "arti inferiori", quale più e quale meno: l'artista, l'autore, e l'esecutore colla loro bravura possono tuttavia in parte superare i limiti della propria arte. Di nuovo: i vari gradi di arti non drammatiche non sono "non - arti" in assoluto, bensì rispetto a quelle più complete anche perché dispongono di più strumenti imitativi e / o più pieghevoli per imitare la Natura (che non è limitata a quella percepita in effetto coi sensi).

sabato 4 febbraio 2017

Il problema...

...dell'indottrinamento, che il volontarismo pone a riguardo di un sistema educativo statale, non è risolto coll'adozione di un sistema educativo privato. Si tratta della questione agitata da Simone Weil: ogni associazione che preveda la necessità di aderire alle indicazioni di una gerarchia per farne parte, nel suo sistema educativo privato indottrinerà gli studenti; si formeranno dunque più sistemi indottrinanti in luogo di uno. Qual'è la soluzione del problema?

venerdì 3 febbraio 2017

Dicono alcuni.

Affermano certuni che le parole terminanti in -ismo abbiano comunque una sfumature di valutazione non positiva della situazione che "descrivono": dunque, "ottimismo"...

giovedì 2 febbraio 2017

Dubbio.

Jean - Baptiste Say, Petit volume contenant quelques apercus des hommes et de la societé, Penseé sept: "Les hommes à venir auront - ils un meilleur jugement [...]? [...] ils auront notre instruction et nos ideés, e le leurs par dessus". Ciò non è affatto certo. Di nuovo sulle sorti magnifiche e progressive, un autoinganno frequente. Vedi Il modo,La questione delle lingue II, etc.

mercoledì 1 febbraio 2017

Considerazioni (in)attuali II.

Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri, pag. 113: "[...] perché i prìncipi, non dovendo aspettarsi di essere amati né favoriti dai sudditi per sé stessi né per ragione, debbono cercare di esserlo per odio degli altri, e per passione". Dove s'intenda: "per odio (dei sudditi) degli (ossia verso gli) altri (e non dei prìncipi), e per passione". Pratiche anche odierne. Etc.