giovedì 23 febbraio 2017

Ad alta voce.

E' l'espressione originale della lettura. Trattare il tema della sacralità della parola non è affatto facile, tanto più in un'epoca nella quale, essendo la cultura "occidentale" massivamente alfabetizzata, essa ha raggiunto quel valore prossimo allo zero che qualsiasi fenomeno tocca quando entra nella quotidianità: uno scritto sul tema è fermo da mesi. Tuttavia, pur non condividendo il falso rifiuto platonico del mettere per iscritto la filosofia (falso a prescindere dall'importanza delle "dottrine non scritte"), potremmo dire paia vero che l'enunciazione a memoria delle tradizioni ebbe a che fare colla "santità" del verbo. Sembra altresì vero che la scrittura poté presentarsi quale una maniera per mantenere inalterato il motto oltre la fallibilità e temporaneità, oltre la putrescenza dell'accidentale individuo umano, ribadendo così il valore sacro e relig(i)oso della parola. Di qui la declamazione pubblica dei testi, oggi così rara, per cui vedi anche Conciliare?. Pur se si incorre in falli scrivendo, e pur se le tavolette o quant'altro più facilmente ancor del cadere nell'accidente di una distruzione totale o parziale, possono essere mal lette.

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