domenica 5 febbraio 2017

Dell'imitazione.

Artistica in senso ristretto, s'intende. Mettiamola così: 1) i significati delle parole cambiano; 2) i significati delle immagini mutano. 2a) ci sono immagini informi, quindi aperte in partenza ad una molteplicità di significati che vengono di volta in volta "fissati" dallo spettatore (vedi il test di Rorschach): non vorrei si confondesse "significato" con "forma", schema in uno dei sensi greci; 3) il cuore del discorso: posto che la musica ha di base anche in un punto di vista "imitazione della natura" la risorsa dell'onomatopea, per cui chi ascolta può - e lo fa, dato che una cultura sistematizza quanto può maggiormente le corrispondenze interne alle arti e quelle degli strumenti delle arti alla "realtà esterna" - avvertire consciamente ciò che il musicista vuol riportare alla sua mente: se noi dovessimo dedurre da una supposta mancanza di significati consolidati, sociali, di quanto formato da un'arte, il suo non essere tale, l'Aristotele richiamato avrebbe escluso dalle arti il mimo: così invece non è stato. Ci deve essere un equivoco: Aristotele non ha escluso la musica dalle arti; anzi, un'ampia sezione dei Problemi è dedicata alla musica, ed uno dei primi esempi della Poetica riguarda la gradazione: a) di capacità imitativa dello strumento solo ed in combinazione colla voce; b) la perfezione relativa degli esecutori musicali. Leggere vari commentatori cinquecenteschi della Poetica, soprattutto quelli che più scendono nel dettaglio come Robortello, conferma che le arti vengono gerarchizzate: la gerarchia è stabilita in base alla capacità di approssimazione drammatica: movimento e discorrere, per cui l'arte che più si avvicina a riprodurre tutto ciò che è ritenuto esistere è valutata quale arte più perfetta; in relazione all'arte più perfetta, quella meno perfetta può per brevità essere definita non arte, ma solo in rapporto a quella più perfetta, non in assoluto. Così la tragedia e la commedia, che sono agite da attori in carne ed ossa, nelle quali si parla, si agisce, si canta, si suona, c'è la scenografia, sono arti migliori di pittura e scultura, in cui non v'è movimento, né parola; della danza, in cui abbiamo movimento ma non parola; del poema eroico, che è letto, che conosce la varietà dei toni nella lettura, che descrive colle parole soltanto ogni oggetto vivamente ma non lo può presentare di fronte; del mimo, il cui moto è muto etc.. Per parafrasare qualcuno, tutte le arti non drammatiche sono "arti inferiori", quale più e quale meno: l'artista, l'autore, e l'esecutore colla loro bravura possono tuttavia in parte superare i limiti della propria arte. Di nuovo: i vari gradi di arti non drammatiche non sono "non - arti" in assoluto, bensì rispetto a quelle più complete anche perché dispongono di più strumenti imitativi e / o più pieghevoli per imitare la Natura (che non è limitata a quella percepita in effetto coi sensi).

Nessun commento:

Posta un commento