mercoledì 8 febbraio 2017

Quando uno "strillo"...

...pubblicitario (nient'altro, in verità, questo articoletto su di un - ovviamente - romanzo storico in uscita pubblicato da un quotidiano prestigioso) ripropone elevata alla n la non veterrima, bensì veterrimissima idea inizialmente franco - illuminista del Seicento meridionale, italiano e spagnolo, come secolo buio. Il secolo in cui operarono Bernini, Galileo Galilei, Gianbattista Marino, Borromini ed innumeri altri non al tutto chiusi nell'ombra, onde limitarci all'Italia. Guardassimo al fulgore del XVII secolo spagnolo, poi... La presenza catalo - castigliana entro i territori oggi sotto il dominio della Repubblica Italiana, vorrei far notare, si estende lungo l'arco temporale di quattrocento anni circa, e certuni intendono che atteggiamenti assunti dall'esempio spagnolo in quel lungo periodo abbiano danneggiato la mentalità di un qual estesa parte del paese. Intralasciando talune dozzinalità - parecchie dozzine tutte assieme - diffuse nell'opinione comune, osserveremo brevemente insieme a Gianluigi Beccaria come il segno culturale ispanico non sia affatto superficiale in Italia e quindi, se ci basassimo sul pregiudizio, delle due l'una: o l'oscurità che avvolse l'Italia va ritenuta ben più estesa e cieca (in sostanza adottando questa visione la Luce v'è solo tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento in Italia centro - settentrionale, poi faticosamente dal Settecento già ben principiato ad oggi); oppure anche quel periodo ebbe più d'una candela, fiaccola o faro, in entrambe le terre del Sì. Perché, non scordiamolo, per una certa secolare tradizione storiografica di genealogia rinascimentale, pure il millennio detto Medioevo fu epoca oscura, barbara e sanguinaria annunciata dal Tardo Impero. Alcuni anni fa mi ero messo a far l'esercizio di vedere quanti "barocchi" si potevano scovare e radunare nella storiografia artistica: ne faceva ingiustamente parte anche il francesissimo Rococò, ingiustamente come gli altri.

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