domenica 26 febbraio 2017

Vecchio tema.

Deve avere più di vent'anni, risale ai tempi in cui ero un giovane "filologo - traduttore" e qualcuno accennò alla traduzione di un testo in italiano aiutandosi nel lavoro colle traduzioni in altre lingue. Ma dal punto di vista del metodo ortodosso ogni traslazione ("traslatare", "traslatando": 'tradurre', 'traducendo'.) è fonte di (nuovi) errori; dunque, traducendo un testo attraverso una traduzione precedente si aggiungeranno gli involontari errori propri agli involontari errori altrui, il che - sempre dalla angolazione metodologica ortodossa - rende un tale approccio assolutamente sconsigliabile per l'esattezza. Poi, l'errore involontario produce una tradizione onesta, che è produttiva senza inganno. Bisogna infine ammettere che l'errore volontario (altrimenti detto colpa, peccato) produce anch'esso una tradizione che non di necessità rimane poi eternamente separata dall'altra. Si veda Sulla produttività e Metafisica: Irrtum.

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