martedì 7 marzo 2017

I kirishitan.

Leggo una osservazione sul comportamento di un convertito al cristianesimo nel Giappone del Cinquecento. Sembra di avvertire una critica, allorché viene notato che questo daimyo convertito, dopo aver scoperto essere in corso un complotto per ucciderlo, convoca il rivale al castello (城 shiro) e lo massacra. Almeno pare che si tratti di una valutazione morale la quale sottintenda che un convertito cristiano non dovrebbe comportarsi in tal modo, pur se si ammette che la breve espansione del cristianesimo in Giappone prima dei drastici provvedimenti contro i cristiani si basasse sul fatto che i signori prosperavano con metodi immorali ed i loro sudditi si convertivano per obbedienza. Ci rifletto. Parliamo del 1552, e di neoconvertiti. Primo: è difficile, cambiando vita, abbandonare le abitudini precedenti, si tratta di una formazione ricevuta fin dalla nascita. Secondo: nel 1552 un capitano di provincia si era appena dato ad una divagazione letteraria, un poema cavalleresco che si può ben definire un cantare in ritardo. Ora, questo genere è ricolmo di paladini di Carlo Magno che si aggirano per la Francia, la Spagna e la Barberia etc. seguendo questa traccia: si scontrano in battaglia con un signore musulmano o pagano od eretico in genere (spesso, come osservai in altro scritto, i cristiani ariani od ortodossi sono messi sullo stesso piano dei non cristiani), lo uccidono, massacrano i suoi soldati in battaglia nonché i sudditi durante e dopo l'assedio, durante la presa, quindi si fanno riconoscere dominus della città e del regno in nome dell'imperatore, e gli abitanti vengono convinti in vari modi a convertirsi alla religione cristiana; ammesso che tutto ciò sia una finzione, tale finzione narrativa indica una forma mentis ancor presente negli accordi fra Carlo V e la Lega protestante in quegli anni: "cuius regio eius religio"; per quanto riguarda l'uccidere i rivali nonostante si sia cristiani, non mi servirà ricordare la "relatione" scritta dal Segretario Fiorentino, il quale nel 1552 era morto da ventun anni, Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, in cui un cristiano ammazza - non "uccide" - altri cristiani, il che non era disapprovato dall'autore dato il suo realismo politico. Cosa v'è dunque di strano per l'epoca nel comportamento del convertito giapponese da cui questo scritto è partito? Agisce cristianissimamente.

Nessun commento:

Posta un commento